Tekla Bądarzewska-Baranowska (1829/1834 - 29 settembre 1861): Modlitwa dziewicy / La prière d’une vierge (1856). Maria Romańczyk, pianoforte.
Dal 1991 un cratere del pianeta Venere — la nomenclatura delle cui strutture comprende, per decisione dell’Unione Astronomica Internazionale, esclusivamente nomi propri femminili e nomi di donne celebri — è intitolato all’autrice di questo famosissimo brano.
Gabriela Lena Frank (26 settembre 1972): Apu, poema sinfonico (2017). Lavoro commissionato dal Carnegie Hall per la National Youth Orchestra of the United States of America (NYO-USA), che qui l’esegue sotto la direzione di Marin Alsop.
Gabriela Lena Frank è nata a Berkeley, California, da padre americano di origine ebraica lituana e madre peruviana di origine cinese.
Nelle tradizioni andine, risalenti ai tempi dell’impero incaico, l’apu è uno spirito benigno che protegge coloro che si avventurano sulle montagne.
Agnes Tyrrell (20 settembre 1846 - 1883): Ouverture in do minore per l’oratorio Die Könige in Israel (c1880). Orchestra L’anima giusta, dir. Jessica Horsley.
Francesca Caccini, detta La Cecchina (18 settembre 1587 - 1640): Non so se quel sorriso, canzonetta, dal Primo Libro delle musiche a una e due voci (1618). Shannon Mercer, soprano; Luc Beauséjour, clavicembalo; Sylvain Bergeron, tiorba; Amanda Keesmaat, violoncello.
Non so se quel sorriso
mi schernisce o m’affida,
se quel mirarmi fiso
m’alletta o mi diffida.
Gia schernito e deriso
da bella donna infida
non vorrei più che’l core
fosse strazio d’amore.
Non vo’ più per dolcezza
d’immaginato bene
nutrirmi d’amarezza
vivendo sempre in pene,
né per nuova bellezza
portar i lacci e catene,
né gravar l’alma ancella
di inferma novella.
Se tu vuoi ch’io t’adori,
d’amor stella gentile,
ti canti, e ch’io t’onori
su la mia cetra docile,
a più degni tesori
a guiderdon non vile
chiama l’avida speme
che spregiata già teme.
Soffrir’io più non voglio
la ferita crudele
d’un cor cinto d’orgoglio,
d’un anima infedele,
né tra scoglio né tra scoglio
affidar più le vele
della mia libertate
senza certa pietate.
Francesca Caccini: Ciaccona. Luigi Cozzolino, violino; Andrea Benucci, chitarra; Alfonso Fedi, clavicembalo; Francesco Tomei, viola da gamba.
Nadia Boulanger (16 settembre 1887 - 1979): Fantaisie variée per pianoforte e orchestra (1912). David Greilsammer, pianoforte; Orchestre philharmonique de Radio France, dir. Steven Sloane.
Clara Schumann (13 settembre 1819 - 1896): Concerto in la minore per pianoforte e orchestra op. 7 (1833-35). Francesco Nicolosi, pianoforte; Alma Mahler Sinfonietta, dir. Stefania Rinaldi.
Allegro maestoso – attacca:
Romanze: Andante non troppo, con grazia [7:08] – attacca:
Finale: Allegro non troppo – Allegro molto [12:00]
Isabella Leonarda (Isabella Calegari) detta la Musa novarese (6 settembre 1620 - 1704): Sonata in re minore per violino e basso continuo (ultima delle 12 Sonate a 1, 2, 3, e 4 istromenti op. 16, 1693). Ensemble Bizzarrie Armoniche.
Adagio
Allegro e presto [1:51]
Vivace e largo [3:05]
Aria: Allegro [7:53]
Veloce [9:21]
Isabella Leonarda: Magnificat. Gruppo vocale Musica Laudantes, dir. Riccardo Doni; Cappella strumentale del Duomo di Novara, dir. Paolo Monticelli.
Mrs H. H. A. Beach (Amy Marcy Cheney Beach, 5 settembre 1867 - 1944): Concerto in do diesis minore per pianoforte e orchestra op. 45 (1896). Virginia Eskin, pianoforte; Utah Symphony Orchestra, dir. Joseph Silverstein.
Natal’ja Ivanovna Kurakina (16 agosto 1766 - 1831): Je vais donc quitter pour jamais, romanza su testo di Jean-Pierre Claris de Florian (dal romanzo pastorale Estelle). Anne Harley, soprano; Oleg Timofeev, chitarra; Étienne Abelin, violino.
Je vais donc quitter pour jamais
mon beau pays, ma douce amie!
Loin d’eux je vais traîner ma vie,
dans les pleurs et dans les regrets.
Vallon charmant, où notre enfance
goûta ces plaisirs purs et vrais
que donne la seule innocence,
je vais vous quitter pour jamais.
Champs que j’ai dépouillés de fleurs,
pour orner les cheveux d’Estelle;
roses qui perdiez auprès d’elle
et votre éclat et vos couleurs;
fleuve dont j’ai vu l’ eau limpide,
pour réfléchir ses doux attraits,
suspendre sa course rapide,
je vais vous quitter pour jamais.
Prairie où dès nos premiers ans
nous parlions déjà de tendresse,
où, bien avant notre jeunesse,
nous passions pour de vieux amans;
beaux arbres où nous allions lire
le nom que toujours j’y traçois,
le seul qu’alors je susse écrire,
je vais vous quitter pour jamais.
Ludwig-Wilhelm Tepper de Ferguson (1768 - 1838): Variazioni sopra una romanza della principessa Kurakina. Irina Rees, clavicembalo.
Aleksandr Aleksandrovič Aljab’ev (15 agosto 1787 - 1851): L’usignolo (Соловей, 1826), romanza su testo di Anton Del’vig; trascrizione per voce e orchestra di Michail Ivanovič Glinka (1804 - 1857). Natalie Dessay, soprano; Berliner Sinfonie-Orchester, dir. Michael Schoenwandt.
Соловей мой, соловей,
Голосистый соловей!
Ты куда, куда летишь,
Где всю ночку пропоешь?
Соловей мой, соловей,
Голосистый соловей!
[Кто-то бедная, как я,
Ночь прослушает тебя,
Не смыкаючи очей,
Утопаючи в слезах?
Соловей мой, соловей,
Голосистый соловей!]
Ты лети, мой соловей,
Хоть за тридевять земель,
Хоть за синие моря,
На чужие берега;
Соловей мой, соловей,
Голосистый соловей!
Побывай во всех странах,
В деревнях и в городах:
Не найти тебе нигде
Горемышнее меня.
Соловей мой, соловей,
Голосистый соловей!
(Usignolo, mio usignolo, chiassoso usignolo! Dove sei, dove voli, dove canterai tutta la notte?
Usignolo, mio usignolo, chiassoso usignolo!
[Ti ascolterà, questa notte, un’altra infelice come me, senza poter chiudere occhi che annegano nelle lacrime?]
Vola, mio usignolo, sopra terre lontane, sopra il blu del mare, sopra rive straniere.
Viaggia attraverso ogni landa, sui villaggi, sulle città: non troverai nessuno più infelice di me.)
Michail Ivanovič Glinka (1804 - 1857): Variazioni in mi minore sulla romanza L’usignolo di A. A. Aljab’ev (1833). Anna Petrova-Forster, pianoforte.
Franz Liszt (1811 - 1886): Le Rossignol, air russe d’Alabieff S 250/1 (1842). France Clidat, pianoforte.
Il brano di Liszt trascritto per arpa da Henriette Renié (1875 - 1956) e interpretato da Anneleen Lenaerts.
Betsy Jolas (5 agosto 1926): Quatuor II per soprano, violino, viola e violoncello (1966). Mady Mesplé, soprano; Trio À Cordes Français: Gérard Jarry, violino; Serge Collot, viola; Michel Tournus, violoncello.
Luise Adolpha Le Beau (1850 - 17 luglio 1927): Concerto in re minore per pianoforte e orchestra op. 37 (1887). Katia Tchemberdji, pianoforte; Kammersymphonie Berlin, dir. Jürgen Bruns.
Annie Laurie, ballad scozzese attribuita a William Douglas (1672? - 1748) con melodia di Alicia Scott (nata Alicia Ann Spottiswoode, 1810 - 1900). Interpreti Deanna Durbin (registrazione del 1936: Durbin aveva 14 anni) e, in un arrangiamento di Alice Parker e Robert Shaw, il Westminster Choir diretto da Joseph Flummerfelt.
Maxwelton’s braes are bonnie,
Where early fa’s the dew,
‘Twas there that Annie Laurie
Gi’ed me her promise true.
Gi’ed me her promise true —
Which ne’er forgot will be,
And for bonnie Annie Laurie
I’d lay me down and dee.
Her brow is like the snaw-drift,
Her neck is like the swan,
Her face it is the fairest,
That ‘er the sun shone on.
That ‘er the sun shone on —
And dark blue is her e’e,
And for bonnie Annie Laurie
I’d lay me down and dee.
Like dew on gowans lying,
Is the fa’ o’ her fairy feet,
And like winds, in simmer sighing,
Her voice is low and sweet.
Her voice is low and sweet —
And she’s a’ the world to me;
And for bonnie Annie Laurie
I’d lay me down and dee.
Secondo la tradizione, l’amore fra William Douglas, capitano dei Royal Scots, e Annie, figlia di Robert Laurie, primo baronetto di Maxwellton, fu osteggiato dal padre di lei, forse perché Annie era all’epoca molto giovane, o forse perché Douglas era fedele alla causa giacobita. Comunque sia, si sa per certo che Douglas infine si consolò fra le braccia di una ereditiera del Lanarkshire, Elizabeth Clerk di Glenboig: i due convolarono a nozze nel 1706 a Edimburgo. Tre anni dopo, Annie sposò Alexander Fergusson, 14° Laird di Craigdarroch; ebbe una vita relativamente felice e morì ottantunenne nel 1764.
Non è certo che il testo della ballata sia stato scritto da William Douglas: è probabile che il vero autore sia lo scrittore e giornalista scozzese Allan Cunningham (1784 - 1842), il quale collaborò alla stesura del Ballad Book curato da Charles Kirkpatrick Sharpe (1781? - 1851), la cui edizione originale, del 1823, contiene la prima pubblicazione a stampa di Annie Laurie. Il testo fu poi rimaneggiato da Alicia Scott per adattarlo alla musica da lei stessa precedentemente composta per un’altra poesia scozzese, Kempye Kaye.
Il fantasma della camera azzurra
(Storia di mio zio)
— Non voglio impaurirvi — iniziò mio zio, con tono di voce particolarmente solenne, per non dire che faceva gelare il sangue nelle vene — e, se preferite che non ne parli, non lo farò; ma il fatto è che proprio questa casa, dove siamo ora riuniti, è infestata.
— Non me lo dica! — esclamò Mister Coombes.
— Che mi dice a fare di non dirglielo, se l’ho appena detto? — ribatté lo zio con una certa stizza. — Lei dice cose assurde! Vi dico che questa casa è infestata. Regolarmente, la Vigilia di Natale, la Camera azzurra [a casa dello zio chiamavano Camera azzurra la stanza vicina a quella dei bambini, perché quasi tutto il servizio da toletta era di quel colore] è infestata dal fantasma di un criminale, un uomo che una volta uccise con un pezzo di carbone uno di quei cantanti che, a Natale, vanno di casa in casa.
— Come fece? — chiese Mister Coombes, con curiosità e impazienza. — Fu difficile?
— Non so come fece — rispose lo zio, — non mi spiegò il procedimento. Il cantante era in piedi dentro l’entrata principale e stava cantando una ballata. Si presume che, quando aprì la bocca per il si bemolle, il criminale abbia lanciato il pezzo di carbone da una delle finestre e questo si sia infilato nella gola del cantante e l’abbia soffocato.
— Bisogna essere un bravo tiratore, ma vale certamente la pena di provare — mormorò pensosamente Mister Coombes.
— Ma quello non fu il suo unico crimine, ahimé! — aggiunse lo zio. — Prima, aveva ucciso un solista di cornetta.
— No! Ma è un fatto veramente accaduto? — chiese Mister Coombes.
— Certo che è un fatto veramente accaduto — rispose lo zio, irritato. — Almeno, per quanto si possa parlare di fatti in casi di questo tipo. Com’è pignolo, stasera. Le prove indiziarie erano schiaccianti. Il poveretto, il solista di cornetta, si trovava in questa zona da appena un mese. Il vecchio Mister Bishop, che allora gestiva il Jolly Sand Boys, e dal quale ho saputo la storia, diceva di non aver mai visto un solista di cornetta più operoso e attivo. Il solista di cornetta conosceva solo due motivi, ma Mister Bishop diceva che quell’uomo non avrebbe potuto suonare con più energia, né per più ore al giorno, se ne avesse conosciuti quaranta. I due motivi che suonava erano Annie Laurie e Home! Sweet Home! e, per ciò che concerne l’esecuzione della prima melodia, Mister Bishop diceva che l’avrebbe capita anche un bambino. Questo musicista, questo povero artista senza amici, aveva l’abitudine di venire regolarmente a suonare in questa strada, proprio qui di fronte, due ore ogni sera. Una sera, fu visto entrare proprio in questa casa, evidentemente in risposta a un invito, ma non fu mai visto uscirne!
— I cittadini provarono a offrire una ricompensa per il suo ritrovamento? — chiese Mister Coombes.
— Neanche mezzo penny — replicò lo zio.
— Un’altra estate — continuò lo zio, — venne qui una banda musicale tedesca, che voleva (così annunciarono, al loro arrivo) fermarsi fino all’autunno. Due giorni dopo il loro arrivo, tutta la compagnia, dei pezzi d’uomini così sani e vigorosi che faceva piacere guardarli, fu invitata a cena da questo criminale e, dopo aver passato a letto le ventiquattr’ore successive, lasciò la città: degli uomini finiti, gravemente ammalati di dispepsia. Il medico condotto, che li aveva assistiti, disse che, secondo lui, difficilmente anche uno solo di loro sarebbe stato in grado di suonare di nuovo un’aria.
— Lei… lei non conosce la ricetta, vero? — chiese Mister Coombes.
— Sfortunatamente no — replicò lo zio, — ma si disse che l’ingrediente principale fosse pasticcio di carne di maiale del buffet della stazione. Ho dimenticato gli altri crimini di quest’uomo — continuò lo zio, — prima li conoscevo tutti, ma la mia memoria non è più quella di una volta. Non penso, comunque, di fare torto alla sua memoria se affermo che non fu del tutto estraneo alla morte, e poi al seppellimento, di un signore che suonava l’arpa con le dita dei piedi; e che non aveva la coscienza pulita neppure circa la tomba solitaria di un forestiero sconosciuto che venne una volta in questa zona, un contadinello italiano che suonava l’organetto di Barberia. Ogni anno, la Vigilia di Natale — disse lo zio in tono basso e solenne, rompendo lo strano silenzio sgomento che, come un’ombra, sembrava essersi lentamente infiltrato, furtivo, nella stanza, per poi avvolgerla completamente, — il fantasma di questo criminale infesta la Camera azzurra, proprio in questa casa. Là, da mezzanotte fino al canto del gallo, tra grida selvagge soffocate e gemiti e risate di scherno e il suono spettrale di orridi tonfi, sostiene una fiera lotta fantasma con gli spiriti del solista di cornetta e del cantante assassinato, aiutati, ogni tanto, dalle ombre della banda musicale tedesca, mentre il fantasma dell’arpista strangolato suona folli melodie spettrali, con dita di piedi fantasma, sullo spettro di un’arpa rotta.
Lo zio disse che la Camera azzurra era praticamente inutile, come camera da letto, la Vigilia di Natale.
— Ascoltate! — disse lo zio alzando una mano verso il soffitto, in segno di ammonimento, mentre noi trattenevamo il respiro e ascoltavamo. — Ascoltate! Credo che siano loro: nella Camera azzurra!
da Jerome K. Jerome, Storie di fantasmi per il dopocena
(Told After Supper, 1891. Qui il testo originale.)
Jean-Baptiste Arban (1825 - 1889): Variazioni per cornetta a pistoni su Home! Sweet Home! di sir Henry Bishop (1786 - 1855).
Alla Pàvlova (13 luglio 1952): Sinfonia n. 6, Vincent (2008); ispirata dal capolavoro di Vincent van Gogh Notte stellata (1889) e dedicata all’artista olandese. Orchestra sinfonica «Čajkovskij» di Mosca, dir. Patrick Baton.
I movimento
II movimento [13:55]
III movimento [26:18]
IV movimento [32:23]
Élisabeth-Claude Jacquet de La Guerre (1666 - 27 giugno 1729): Sonata n. 2 in re maggiore per violino e basso continuo (1707). Riccardo Masahide Minasi, violino; Salvatore Carchiolo, clavicembalo.
Presto
Adagio [1:25]
Presto [2:50]
Presto [4:25]
Élisabeth-Claude Jacquet de La Guerre ritratta da François de Troy
Maude Valérie White (23 giugno 1855 - 1937): How Do I Love Thee?, song per voce e pianoforte su testo di Elizabeth Barrett Browning (Sonnet 43) ampiamente rimaneggiato dalla compositrice. Ximena Bernal, mezzosoprano; Felipe Calle, pianoforte.
Testo del song:
How do I love thee? Let me count the ways.
I love thee to the depth and breadth and height
My soul can reach,
(I love thee purely)
I love thee to the level of every day’s
Most quiet need,
(I love thee with the breath) of all my life!
and, if God choose,
I shall but love thee better after death.
Testo originale di Elizabeth Barrett Browning:
How do I love thee? Let me count the ways.
I love thee to the depth and breadth and height
My soul can reach, when feeling out of sight
For the ends of being and ideal grace.
I love thee to the level of every day’s
Most quiet need, by sun and candle-light.
I love thee freely, as men strive for right.
I love thee purely, as they turn from praise.
I love thee with the passion put to use
In my old griefs, and with my childhood’s faith.
I love thee with a love I seemed to lose
With my lost saints. I love thee with the breath,
Smiles, tears, of all my life; and, if God choose,
I shall but love thee better after death.
Miriam Gideon (1906 - 18 giugno1996): Of Shadows Numberless, suite per pianoforte (1966) ispirata dall’Ode to a Nightingale di John Keats. Paula Ennis-Dwyer.
Allegretto: « …magic casements opening on seas of perilous foam »
Animato: « …the blushful Hippocrene » [1:50]
Ritornelle: « …magic casements opening » [3:17]
Presto: « …the murmurous haunt of flies on summer eves » [3:55]
Tranquillamente: « …white hawthorne and the pastoral eglantine » [5:57]
Moderato: « …Adieu! Thy plaintive anthem fades past the near meadows » [9:27]
John Keats
Ode to a Nightingale
My heart aches, and a drowsy numbness pains
My sense, as though of hemlock I had drunk,
Or emptied some dull opiate to the drains
One minute past, and Lethe-wards had sunk:
‘Tis not through envy of thy happy lot,
But being too happy in thy happiness,—
That thou, light-wingèd Dryad of the trees,
In some melodious plot
Of beechen green, and shadows numberless,
Singest of summer in full-throated ease.
Oh for a draught of vintage! that hath been
Cool’d a long age in the deep-delvèd earth,
Tasting of Flora and the country green,
Dance, and Provençal song, and sunburnt mirth!
Oh for a beaker full of the warm South,
Full of the true, the blushful Hippocrene,
With beaded bubbles winking at the brim,
And purple-stainèd mouth;
That I might drink, and leave the world unseen,
And with thee fade away into the forest dim:
Fade far away, dissolve, and quite forget
What thou among the leaves hast never known,
The weariness, the fever, and the fret
Here, where men sit and hear each other groan;
Where palsy shakes a few, sad, last gray hairs,
Where youth grows pale, and spectre-thin, and dies
Where but to think is to be full of sorrow
And leaden-eyed despairs;
Where Beauty cannot keep her lustrous eyes,
Or new Love pine at them beyond to-morrow.
Away! away! for I will fly to thee,
Not charioted by Bacchus and his pards,
But on the viewless wings of Poesy,
Though the dull brain perplexes and retards:
Already with thee! tender is the night,
And haply the Queen-Moon is on her throne,
Cluster’d around by all her starry Fays;
But here there is no light,
Save what from heaven is with the breezes blown
Through verdurous glooms and winding mossy ways.
I cannot see what flowers are at my feet,
Nor what soft incense hangs upon the boughs,
But, in embalmèd darkness, guess each sweet
Wherewith the seasonable month endows
The grass, the thicket, and the fruit-tree wild;
White hawthorn, and the pastoral eglantine;
Fast-fading violets cover’d up in leaves;
And mid-May’s eldest child,
The coming musk-rose, full of dewy wine,
The murmurous haunt of flies on summer eves.
Darkling I listen; and for many a time
I have been half in love with easeful Death,
Call’d him soft names in many a musèd rhyme,
To take into the air my quiet breath;
Now more than ever seems it rich to die,
To cease upon the midnight with no pain,
While thou art pouring forth thy soul abroad
In such an ecstasy!
Still wouldst thou sing, and I have ears in vain—
To thy high requiem become a sod.
Thou wast not born for death, immortal Bird!
No hungry generations tread thee down;
The voice I hear this passing night was heard
In ancient days by emperor and clown:
Perhaps the selfsame song that found a path
Through the sad heart of Ruth, when, sick for home
She stood in tears amid the alien corn;
The same that ofttimes hath
Charm’d magic casements, opening on the foam
Of perilous seas, in faery lands forlorn.
Forlorn! the very word is like a bell
To toll me back from thee to my sole self.
Adieu! the Fancy cannot cheat so well
As she is famed to do, deceiving elf.
Adieu! adieu! thy plaintive anthem fades
Past the near meadows, over the still stream,
Up the hillside; and now ‘tis buried deep
In the next valley-glades.
Was it a vision, or a waking dream?
Fled is that music:—do I wake or sleep?