Guillaume Dufay (c1397 - 27 novembre 1474): Nuper rosarum flores, mottetto a 4 voci (1436). The Hilliard Ensemble.
Nuper rosarum flores
Ex dono pontificis
Hieme licet horrida
Tibi, virgo coelica,
Pie et sancte deditum
Grandis templum machinae
Condecorarunt perpetim.
Hodie vicarius
Jesu Christi et Petri
Successor Eugenius
Hoc idem amplissimum
Sacris templum manibus
Sanctisque liquoribus
Consecrare dignatus est.
Igitur, alma parens
Nati tui et filia
Virgo decus virginum,
Tuus te Florentiae
Devotus orat populus,
Ut qui mente et corpore
Mundo quicquam exorarit.
Oratione tua
Cruciatus et meritis
Tui secundum carnem
Nati Domini sui
Grata beneficia
Veniamque reatum
Accipere mereatur.
Amen.
Tenor :
Terribilis est locus iste.
Nuper rosarum flores fu composto per la consacrazione del Duomo di Firenze, avvenuta il 25 marzo 1436. Si è ipotizzato che la struttura del mottetto e quella della cattedrale siano correlate, ma l’argomento è tuttora oggetto di discussione; qui si trovano alcune informazioni in proposito.
Orlando di Lasso (1530/32 - 1594): Matona mia cara, villanella a 4 voci (dal Libro de Villanelle, Moresche, et altre Canzoni, 1581, n. 12). The Hilliard Ensemble, dir. Paul Hillier.
Matona mia cara, mi follere canzon
cantar sotto finestra, lantze bon compagnon. Don don don diri diri don don don don.
Ti prego m’ascoltare che mi cantar de bon
e mi ti foller bene come greco e capon.
Com’andar alle cazze, cazzar con le falcon,
mi ti portar beccazze, grasse come rognon.
Se mi non saper dire tante belle rason,
Petrarca mi non saper, ne fonte d’Helicon.
Se ti mi foller bene mi non esser poltron;
mi ficcar tutta notte, urtar come monton.
Guillaume Dufay (1397 - 1474): Ce moys de may soyons lies et joyeux, rondeau a 3 voci. The Hilliard Ensemble.
Ce moys de may soyons lies et joyeux
Et de nos cuers ostons merancolye;
Chantons, dansons et menons chiere lye,
Pour despiter ces felons envieux.
Plus c’onques mais chascuns soit curieux
De bien servir sa maistresse jolye:
Ce moys de may soyons lies et joyeux
Et de nos cuers ostons merancolye.
Car la saison semont tous amoureux
A ce faire, pourtant n’y fallons mye.
Carissimi! Dufaÿ vous en prye
Et Perinet dira de mieux en mieux:
Ce moys de may soyons lies et joyeux
Et de nos cuers ostons merancolye;
Chantons, dansons et menons chiere lye,
Pour despiter ces felons envieux.
Clément Janequin (c1485 - 1558): Ce moys de may ma verte cotte, chanson a 4 voci. Ensemble «Clément Janequin».
Ce moys de may,
ma verte cotte je vestiray.
De bon matin me leveray,
ce joly moys de may.
Un sault, deux saults, trois saults,
en rue je feray,
Pour voir si mon amy verray.
Je luy diray qu’il me descotte.
Me descottant le baiseray.
John Dunstable (o Dunstaple; c1390 - 24 dicembre 1453): Quam pulchra es, mottetto a 3 voci. The Hilliard Ensemble.
Quam pulchra es et quam decora,
carissima, in deliciis;
statura tua assimilata est palmae,
et ubera tua botris;
caput tuum ut Carmelus,
collum tuum sicut turris eburnea.
Veni, dilecte mi,
ingrediamur in agrum;
videamus si flores fructus parturierunt,
si floruerunt mala punica;
ibi dabo tibi ubera mea.
Alleluia.
John Dunstable: Descendi in ortum meum, mottetto a 4 voci. ArsNovaSacra Vocal Ensemble.
Descendi in ortum meum,
ut viderem poma convallium
et inspicerem si floruissent vineae
et germinassent mala punica.
Revertere Sunamitis ut intueamur te.
L’esempio più antico di onomatopea musicale che io conosca è l’imitazione del canto del cuculo su cui si fonda il brano che vedete qui sopra, scritto su una pagina del codice Harley 978 della British Library: la cosiddetta « rota di Reading » (dal nome dell’abbazia in cui il manoscritto era un tempo conservato), ossia Sumer is icumen in. Non conosciamo il nome dell’autore, ma è possibile che si tratti di « W. de Wycombe », precentore del priorato di Leominster, Herefordshire, il cui nome è così riportato sul manoscritto.
Questo celebre canone (rota = round) risale a quasi ottocento anni fa ed è la più antica composizione polifonica a sei voci che ci sia pervenuta. Il testo, in inglese medio (Middle English), descrive la natura all’inizio dell’estate:
Sumer is icumen in,
Lhude sing cuccu!
Groweþ sed and bloweþ med
And springþ þe wde nu.
Sing cuccu!
Awe bleteþ after lomb,
Lhouþ after calue cu.
Bulluc sterteþ, bucke uerteþ,
Murie sing cuccu!
Cuccu, cuccu, wel singes þu cuccu;
Ne swik þu nauer nu.
Pes : Sing cuccu nu.
È arrivata l’estate,
canta a piena voce, cucù!
Germoglia il seme e fiorisce il prato,
il bosco rinasce a nuova vita.
Canta, cucù!
La pecora bela per il suo agnello,
il vitello muggisce alla mucca,
salta il toro, il cervo emette fiati,
canta con gioia, cucù!
Cucù, cucù, come canti bene, cucù!
Ora non smettere più.
Pes : Canta, cucù, adesso.
Indicazioni per l’esecuzione del canone (scritte con inchiostro nero):
Hanc rotam cantare possunt quatuor socii. A paucioribus autem quam a tribus aut saltem duobus non debet dici, preter eos qui dicunt pedem. Canitur autem sic. Tacentibus ceteris, unus inchoat cum hiis qui tenent pedem. Et cum venerit ad primam notam post crucem, inchoat alius, et sic de ceteris. Singuli vero repausent ad pausaciones scriptas, et non alibi, spacio unius longe note.
Possono cantare questa rota quattro persone. Non può essere eseguita da meno di tre o al minimo due, oltre a quelli che cantano il pes. Per cantare si procede in questo modo. Mentre gli altri stanno zitti, uno inizia la rota insieme con i due che cantano il pes. Ma quando il primo arriva alla prima nota dopo la croce, un secondo cantore inizia da capo. Gli altri seguono allo stesso modo. Ogni cantore deve rimanere in silenzio, per la durata di una longa, dov’è indicata la pausa, ma non altrove.
Indicazioni per l’esecuzione del pes (in rosso):
1ª voce: Hoc repetit unus quociens opus est, faciens pausacionem in fine.
Una voce ripete questa parte tante volte quante sono necessarie, facendo una pausa alla fine.
2ª voce: Hoc dicit alius, pausans in medio, et non in fine, sed immediate repetens principium.
Un’altra voce canta questa parte facendo una pausa a metà, ma non alla fine, e poi ricominciando immediatamente.
Oltre che sul testo in medio inglese scritto con inchiostro nero, il canone può essere cantato sul testo latino scritto in rosso:
Perspice christicola,
Que dignacio,
Celicus agricola
Pro vitis vicio.
Filio
Non parcens exposuit
Mortis exicio.
Qui captivos semivivos
A supplicio
Vite donat,
Et secum coronat
In coeli solio.
Guarda, o cristiano,
quale onore:
l’agricoltore celeste
per il vizio della vite,
il figlio
non risparmiando, lo espose
al destino della morte.
A voi peccatori, semivivi
per il peccato,
Egli dona la vita
e vi incorona con sé
al soglio celeste.
Sumer is icumen in eseguito dallo Hilliard Ensemble.
Sumer is icumen in, trascrizione in notazione moderna
Maddalena Casulana (attiva nella 2ª metà del sec. XVI): Morir non può il mio cuore, madrigale a 4 voci (pubblicato nella raccolta Il Desiderio, 1566). The Hilliard Ensemble.
Morir non può il mio cuore:
ucciderlo vorrei, poi che vi piace.
Ma trar non si può fuore
del petto vostr’ove gran tempo giace.
Et uccidendol’io,
come desio,
so che morreste voi,
morend’anch’io.
Il desiderio che dà il titolo alla silloge di Maddalena Casulana (prima opera musicale pubblicata da una donna) è soprattutto quello di mostrare al mondo l’errore vanitoso degli uomini, i quali credono di essere i soli a possedere doti intellettuali e ritengono impossibile che ne siano dotate anche le donne. Qui si trova un interessante studio (in inglese) sull’opera di Maddalena Casulana.