Carl Nielsen (9 giugno 1865 - 1931): Sinfonia n. 4 op. 29, Det Uudslukkelige (L’inestinguibile; 1914-16). Hr-Sinfonieorchester, dir. Paavo Järvi.
- Allegro
- Poco allegretto [11:30]
- Poco adagio quasi andante [16:21]
- Allegro [26:10]
Carl Nielsen (9 giugno 1865 - 1931): Sinfonia n. 4 op. 29, Det Uudslukkelige (L’inestinguibile; 1914-16). Hr-Sinfonieorchester, dir. Paavo Järvi.
Thomas Tomkins (1572 - 9 giugno 1656): Music divine, madrigale a 6 voci (pubblicato in Songs of 3, 4, 5, and 6 parts, 1622, n. 24). I Fagiolini, dir. Robert Hollingworth.
Music divine, proceeding from above,
whose sacred subject oftentimes is Love,
in this appears her heav’nly harmony,
where tuneful concords, sweetly do agree.
And yet in this her slander is unjust,
to call that Love which is indeed but lust.

«By the time I Fagiolini gave its first concert in 1986, the revival in interest and period playing styles of early music was well under way. At New College, Oxford (the group’s home), early music was known as ‘beany’ music because most of the musicians that seemed to be interested in it (both amateur and professional) seemed to have an alternative lifestyle of knitted yoghurt and wholefood pullovers, living on a diet of nothing but pulses and beans. Stuck for a name at short notice, countertenor Richard Wyn Roberts proposed ‘the beans’; Robert Hollingworth suggested translating this into Italian as the first concert involved Monteverdi and it sounded nicer like that. This worked well until I Fagiolini first went to Italy and discovered the various slang connotations it has there. We don’t go to Italy much.»
Jean Wiéner (1896 - 8 giugno 1982): Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra, Concerto Franco-Américain (1923). Danielle Laval, pianoforte; Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, dir. Pascal Verrot.

Robert Schumann (8 giugno 1810 - 1856): Bunte Blätter op. 99 (1836–1849). Svjatoslav Richter, pianoforte.
1-3. Drei Stücklein :
Nicht schnell, mit Innigkeit in la maggiore (1838)
Sehr rasch in mi minore (1839) [1:52]
Frisch in mi maggiore (1839; titolo originale Jagdstücke) [2:41]
4-8. Albumblätter :
Ziemlich langsam in fa diesis minore (1841; usato poi da Brahms per le Variazioni op. 9) [3:37]
Schnell in si minore (1838; titolo originale Fata morgana) [5:48]
Ziemlich langsam sehr gesangvoll in la bemolle maggiore (1836; già in Carnaval op. 9) [6:26]
Sehr langsam in mi bemolle minore (1838; titolo originale Jugendschmerz) [8:36]
Langsam in mi bemolle maggiore (1838) [10:41]
Novellette: Lebhaft in si minore (1838) [12:07]
Präludium: Energisch in si bemolle minore (1839) [14:35]
Marsch: Sehr getragen in re minore (1843) [15:46]
Abendmusik: Im Menuett-Tempo in si bemolle maggiore (1841) [24:41]
Scherzo: Lebhaft in sol minore-maggiore (1841) [28:23]
Geschwindmarsch: Sehr markirt in sol minore-maggiore (1849) [32:33]

Joan La Barbara (8 giugno 1947): Twelvesong / Zwölfgesang per nastro magnetico multitraccia (1977); lavoro commissionato da Radio Bremen.

Tomaso Albinoni (8 giugno 1671 - 1751): Concerto a cinque in do minore per archi e basso continuo op. 10 n. 11 (1735). Collegium Musicum 90, dir. Simon Standage.
I dodici concerti dell’op. 10 sono dedicati al marchese di Castelar don Lucas Fernando Patiño Visconti, comandante di un esercito spagnolo stanziato in Italia. In queste composizioni Albinoni ha inserito vari elementi che alludono alle origini iberiche del dedicatario: nel I movimento del Concerto n. 11 abbiamo dunque un’espressiva evocazione del flamenco.

Stan Golestan (7 giugno 1875 - 1956): Pe potecile Carpaților, concerto per pianoforte e orchestra, con coro (1937). Georgeta Ștefănescu-Barnea, pianoforte; Orchestra simfonică şi Corul a Radioteleviziunii Române, dir. Carol Litvin.

Luigi Maurizio Tedeschi (7 giugno 1867 - 1944): Elegia per violino e arpa op. 22 (1938). Daniela Cammarano, violino; Elisa Sargenti, arpa.

Paolo Ugoletti (7 giugno 1956): Sinfonia per archi (2017). KLK Symphony Orchestra, dir. Ferdinando Nazzaro.

Giuseppe Demachi (7 giugno 1732 - c1791): Sinfonia in fa maggiore, Le campane di Roma. Europa Galante, dir. Fabio Biondi.

Alessandra Celletti (6 giugno 1966): Come se un valzer ballassi col pensiero (da Crazy Girl Blue, 2011).
Aram Il’ič Chačaturjan (6 giugno 1903 - 1978): Suite dalle musiche di scena (1941) per il dramma Il ballo in maschera (Маскарад, 1835) di Michail Lermontov. Royal Scottish National Orchestra, dir. Neeme Järvi.

Jean-Baptiste Barrière (1707 - 6 giugno 1747): Sonata II in sol minore dal Livre I de sonates pour violoncelle et basse continue (1733). Jelena Očić Flaksman, violoncello; Ljerka Očić, organo.

Giancarlo Facchinetti (1936 - 6 giugno 2017): Concertino per chitarra e archi op. 211 (2008). Giulio Tampalini, chitarra; membri dell’Orchestra da camera di Brescia.

Cesare Galeotti (5 giugno 1872 - 1929): Légende per arpa op. 139 (1910). Eleonora Volpato.

Johann Kuhnau (1660 - 5 giugno 1722): Il combattimento tra David e Goliath, sonata per strumento a tastiera (Musicalische Vorstellung einiger biblischer Historien in sechs Sonaten auf dem Claviere zu spielen, 1700, n. 1). Anikó Horváth, clavicembalo.
Le bravate di Goliath
Il tremore degl’Israeliti alla comparsa del Gigante, e la loro preghiera fatta a Dio [1:40]
Il Coraggio di David, ed il di lui ardore di rintuzzar l’orgoglio del nemico spaventevole, colla sua confidenza messa nell’ajuto di Dio [3:58]
Il combattere frà l’uno e l’altro e la loro contesa [5:01]. Vien tirata la selce colla frombola nella fronte del Gigante [5:26]. Casca Goliath [5:31]
La fuga de’ Filistei, che vengono persequitati ed amozzati dagl’Israeliti [6:06]
La gioia degl’Israeliti per la loro Vittoria [6:58]
Il Concerto Musico delle Donne in honor di Davide [8:20]
Il Giubilo comune, ed i balli d’allegrezza del Populo [9:46]

Peter Schat (5 giugno 1935 - 2003): De Hemel (Il paradiso), 12 variazioni sinfoniche op. 37 (1989-90). Koninklijk Concertgebouworkest, dir. Riccardo Chailly.
Ispirato da un viaggio in Nuova Zelanda, dove Schat rimase profondamente impressionato dallo spettacolo del tramonto sull’oceano, De Hemel intende raffigurare idealmente ventiquattr’ore della vita di un uomo sulla Terra, il paradiso terrestre che Schat chiamava «il mio Paradiso». Come tutte le opere di Schat successive al 1970, anche De Hemel si fonda sui principi compositivi fissati dal musicista olandese nella teoria del toonklok, ovvero «orologio dei suoni», per la quale tutte le triadi (accordi di tre suoni) possibili sono collocate, per stabilirne le interrelazioni, sul quadrante di un immaginario orologio, nel quale a ogni ora corrisponde un suono della scala cromatica.

Leonel Power (fra il 1370 e il 1385 - 5 giugno 1445): Gloria a 5 voci. Pro Cantione Antiqua.
Orlando Gibbons (1583 - 5 giugno 1625): Almighty and everlasting God, anthem a 4 voci. Coro del St John’s College di Cambridge.
Almighty and everlasting God,
mercifully look upon our infirmities,
and in all our dangers and necessities
stretch forth thy right hand to help and defend us,
through Christ our Lord. Amen.

Cesare Galeotti (5 giugno 1872 - 1929): Fantaisie per arpa op. 138 (1908). Carlotta Gambarelli.

Johann Kuhnau (1660 - 5 giugno 1722): Toccata in la maggiore. Felix Bräuer, organo.


Ci fu un tempo in cui, per avere l’opportunità di scattare una fotografia piena di colori, bastava che passassi a trovare mia madre…
Quale musica associare a un’immagine floreale? C’è solo l’imbarazzo della scelta.
Mi pare che il Blumine, in origine II movimento della Prima Sinfonia di Gustav Mahler, faccia al caso nostro.
Il titolo di questo articolo è tratto da una poesia (inglese) di Pessoa, Her fingers toyed absently with her rings:
There are fallen angels in the way you look
And great bridges over silent streams in your smile.
Your gestures are a lonely princess dreaming over a book
At a window over a lake, on some distant isle.
If I were to stretch my hand and touch yours that would be
Dawn behind the turrets of a city in some East.
The words hidden in my gesture would be moonlight on the sea
Of your being something in my soul like gaiety in a feast.
Let your silence tell me of the numberless dreams that are you,
Let the drooping of your eyelids veil landscapes far away.
I ask no more than that you should come into my dreams and be true
To the wider seas within me and my inner eternal day.
Do not scatter the silence that is the palace where our consciousness
Is now living at unity our duplicate lives of one soul.
What are we, in our dream of each other, but a picture which is
The masterpiece of a painter that never painted at all?
Claudio Monteverdi (1567 - 1643): Il Ballo delle Ingrate, balletto in stile recitativo su testo di Ottavio Rinuccini; commissionato da Vincenzo I Gonzaga e andato in scena a Mantova il 4 giugno 1608 in occasione dei festeggiamenti per le nozze (celebrate il 20 febbraio 1608) di Francesco IV Gonzaga con Margherita di Savoia.
Si compone di alcune azioni coreografiche precedute da una sinfonia ad libitum e tenute insieme da interventi cantati, secondo la struttura del ballet de cour francese; l’organico prevede soprano (Amore), mezzosoprano (Venere), contralto, tenori e baritono (quattro ombre degli Inferi) e basso (Plutone), più otto danzatrici (le anime delle Ingrate), mentre la parte strumentale è costituita da «cinque viole da brazzo, clavicembano e chitarone, li quali istrumenti si raddoppiano secondo il bisogno della grandezza del loco in cui devesi rapresentare».
Amore: Antonella Gianese; Venere: Mirella Golinelli; Plutone: Salvo Vitale; Una dell’Ingrate: Lavinia Bertotti. Ensemble Concerto, dir. Roberto Gini.
AMORE:
De l’implacabil Dio
Eccone giunt’al Regno,
Seconda, O bella Madre, il pregar mio.
VENERE:
Non tacerà mia voce
Dolci lusinghe e prieghi
Fin che l’alma feroce
Del Re severo al tuo voler non pieghi.
AMORE:
Ferma, Madre, il bel piè, non por le piante
Nel tenebroso impero,
Che l’aer tutto nero
Non macchiass’il candor del bel sembiante:
Io sol n’andrò nella magion oscura,
E pregand’il gran Re trarrotti avante.
VENERE:
Va’ pur come t’aggrada. Io qui t’aspetto,
Discreto pargoletto.
Udite, Donne, udite! I saggi detti
Di celeste parlar nel cor servate:
Chi, nemica d’amor, nei crudi affetti
Armerà il cor nella fiorita etate,
Sentirà come poscia arde a saetti
Quando più non avrà grazia e beltate,
E in vano risonerà, tardi pentita,
Di lisce e d’acque alla fallace aita.
PLUTONE:
Bella madre d’Amor, che col bel ciglio
Splender l’Inferno fai sereno e puro,
Qual destin, qual consiglio
Dal ciel t’ha scorto in quest’abisso oscuro?
VENERE:
O de la morte innumerabil gente
Tremendo Re, dal luminoso cielo
Traggemi a quest’orror materno zelo:
Sappi che a mano a mano
L’unico figlio mio di strali e d’arco
Arma, sprezzato arcier, gli omer e l’ali.
PLUTONE:
Chi spogliò di valore l’auree saette
Che tante volte e tante
Giunsero al cor de l’immortal Tonnante?
VENERE:
Donne, che di beltate e di valore
Tolgono alle più degne il nome altero,
Là, nel Germano Impero,
Di cotanto rigor sen van armate,
Che di quadrell’aurate
E di sua face il foco
Recansi a scherzo e gioco.
PLUTONE:
Mal si sprezza d’Amor la face e’l telo.
Sallo la terra e’l mar, l’inferno e’l cielo.
VENERE:
Non de’ più fidi amanti
Odon le voci e i pianti.
Amor, Costanza, Fede
Non pur ombra trovar può di mercede.
Questa gli altrui martiri
Narra ridendo. E quella
Sol gode d’esser bella
Quando tragge d’un cor pianti e sospiri.
Invan gentil guerriero
Move in campo d’honor, leggiadro e fiero.
Indarno ingegno altero
Freggia d’eterni carmi
Beltà che non l’ascolta e non l’aprezza.
Oh barbara fierezza!
Oh cor di tigre e d’angue!
Mirar senza dolore
Fido amante versar lagrime e sangue!
E per sua gloria, e per altrui vendetta
Ritrovi in sua faretra Amor saetta!
PLUTONE :
S’invan su l’arco tendi
I poderosi strali,
Amor che speri, e che soccorso attendi?
AMORE:
Fuor de l’atra caverna
Ove piangono invan, di Speme ignude,
Scorgi, Signor, quell’empie e crude!
Vegga, vegga sull’Istro
Ogni anima superba
A qual martir cruda beltà si serba!
PLUTONE:
Deh! Chi ricerchi, Amor!
Amor, non sai che dal carcer profondo
Cale non è che ne rimeni al mondo?
AMORE:
So che dal bass’Inferno
Per far ritorno al ciel serrato è il varco.
Ma chi contrasta col tuo poter eterno?
PLUTONE:
Saggio signor se di sua possa è parco.
VENERE:
Dunque non ti rammenti
Che Proserpina bella a coglier fiori
Guidai sul monte degli eterni ardori?
Deh! Per quegli almi contenti,
Deh! Per quei dolci amori,
Fa nel mondo veder l’ombre dolenti!
PLUTONE:
Troppo, troppo possenti
Bella madre d’Amore,
Giungon del tuo pregar gli strali al cuore!
Udite! Udite! Udite!
O dell’infernal corte
Fere ministre, udite!
OMBRE D’INFERNO:
Che vuoi? Ch’imperi?
PLUTONE:
Aprite aprite aprite
Le tenebrose porte
De la prigion caliginosa e nera!
E de l’Anime Ingrate
Trahete qui la condannata schiera!
VENERE:
Non senz’altro diletto
Di magnanimi Regi
Il piè porrai ne l’ammirabil tetto!
Ivi, di fabri egregi
Incredibil lavoro,
O quanto ammirerai marmorii fregi!
D’ostro lucent’ e d’oro
Splendon pompose le superbe mura!
E per Dedalea cura,
Sorger potrai tra l’indorate travi,
Palme e trionfi d’innumerabil Avi.
Ne minor meraviglia
Ti graverà le ciglia,
Folti Theatri rimirando e scene,
Scorno del Tebro e de la dotta Atene!
Qui incominciano apparire le Donne Ingrate,
et Amore e Venere così dicono:
AMORE e VENERE:
Ecco ver noi l’adolorate squadre
Di quell’alme infelici. Oh miserelle!
Ahi vista troppo oscura!
Felici voi se vi vedeva il fato
Men crude e fere, o men leggiadre e belle!
Plutone rivolto verso Amore e Venere così dice:
PLUTONE:
Tornate al bel seren, celesti Numi!
Rivolto poi all’Ingrate, così segue:
PLUTONE:
Movete meco, voi d’Amor ribelle!
Con gesti lamentevoli, le Ingrate a due a due
incominciano a passi gravi a danzare la presente entrata,
stando Plutone nel mezzo, camminando a passi naturali e gravi.
Giunte tutte al posto determinato,
incominciano il ballo come segue.
Danzano il ballo sino a mezzo;
Plutone si pone in nobil postura,
rivolto verso la Principessa e Damme, così dice:
PLUTONE:
Dal tenebroso orror del mio gran Regno
Fugga, Donna, il timor dal molle seno!
Arso di nova fiamma al ciel sereno
Donna o Donzella per rapir non vegno.
E quando pur de vostri rai nel petto
Languisce immortalmente il cor ferito,
Non fora disturbar Plutone ardito
Di cotanta Regina il lieto aspetto.
Donna al cui nobil crin non bassi fregi
Sol pon del Cielo ordir gli eterni lumi,
Di cui l’alma virtù, gli aurei costumi
Farsi speglio dovrian Monarchi e Regi.
Scese pur dianzi Amor nel Regno oscuro.
Preghi mi fè ch’io vi scorgessi avanti
Queste infelici, ch’in perpetui pianti
Dolgonsi invan che non ben sagge furo.
Antro è la giù, di luce e d’aer privo,
Ove torbido fumo ogni hor s’aggira:
Ivi del folle ardir tardi sospira
Alma ch’ingrata hebbe ogni amante a schivo.
Indi le traggo e ve l’addito e mostro,
Pallido il volto e lagrimoso il ciglio,
Per che cangiando homai voglie e consiglio
Non piangete ancor voi nel negro chiostro.
Vaglia timor di sempiterni affanni,
Se forza in voi non han sospiri e prieghi!
Ma qual cieca ragion vol che si nieghi
Qual che malgrado alfin vi tolgon gli anni?
Frutto non è di riserbarsi al fino.
Trovi fede al mio dir mortal beltate.
Poi rivolto al Anime Ingrate, così dice:
Ma qui star non più lice, Anime Ingrate.
Tornate al lagrimar nel Regno Inferno!
Qui ripigliano le Anime Ingrate la seconda parte
del Ballo al suono come prima,
la qual finita Plutone così gli parla:
Tornate al negro chiostro,
Anime sventurate,
Tornate ove vi sforza il fallir vostro!
Qui tornano al Inferno al suono della prima entrata,
nel modo con gesti e passi come prima,
restandone una in scena, nella fine facendo il lamento
come segue; e poi entra nell’Inferno:
UNA delle INGRATE:
Ahi troppo è duro!
Crudel sentenza, e vie più crude pene!
Tornar a lagrimar nell’antro oscuro!
Aer sereno e puro,
Addio per sempre! Addio per sempre,
O cielo, o sole! Addio lucide stelle!
Apprendete pietà, Donne e Donzelle!
QUATTRO INGRATE insieme:
Apprendete pietà, Donne e Donzelle!
Segue UNA delle INGRATE:
Al fumo, a gridi, a pianti,
A sempiterno affanno!
Ahi! Dove son le pompe, ove gli amanti!
Dove, dove sen vanno
Donne che si pregiate al mondo furo?
Aer sereno e puro,
Addio per sempre! Addio per sempre,
O cielo, o sole! Addio lucide stelle!
Apprendete pietà, Donne e Donzelle!

Louis-Claude Daquin (4 giugno 1694 - 1772): L’Amusante, rondeau, dalla 3a Suite del Premier Livre de pièces de clavecin (1735). Ernst Stolz, clavicembalo.

Jorge Morel (pseudonimo di Jorge Scibona; 1931 - 2021): Danza brasilera per chitarra. David Russell.

Julius Reubke (1834 - 3 giugno 1858): Der 94. Psalm, sonata in do minore per organo (1857). Dame Gillian Weir all’organo Aeolian-Skinner della First Church of Christ, Scientist in Boston, Massachusetts.
I. [Introduzione:] Grave
1. Dio che fai giustizia, o Signore,
Dio che fai giustizia: mostrati!
2. Alzati, giudice della terra,
rendi la ricompensa ai superbi.
II. Larghetto – Allegro con fuoco [3:25]
3. Fino a quando gli empi, Signore,
fino a quando gli empi trionferanno?
6. Uccidono la vedova e il forestiero,
danno la morte agli orfani.
7. Dicono: «Il Signore non vede,
il Dio di Giacobbe non se ne cura».
III. Adagio – Lento [10:45]
17. Se il Signore non fosse il mio aiuto,
in breve io abiterei nel regno del silenzio.
19. Quand’ero oppresso dall’angoscia,
il Tuo conforto mi ha consolato.
IV. [Fuga:] Allegro – Allegro assai [16:53]
22. Ma il Signore è la mia difesa,
roccia del mio rifugio è il mio Dio.
23. Egli ritorcerà contro di essi la loro malizia,
per la loro perfidia li farà perire,
li farà perire il Signore, nostro Dio.
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Georg Philipp Telemann (1681 - 1767): Suite in sol maggiore per orchestra TWV 55:G2, La Bizarre (c1720). Concerto Copenhagen.

František Škroup (3 giugno 1801 - 1861): Ouverture per il Singspiel in 2 atti Dráteník (Il calderaio) su libretto di Josef Krasoslav Chmelenský, rappresentato per la 1a volta nel 1825. Česká filharmonie, dir. Karel Sejna.

Edward Elgar (2 giugno 1857 - 1934): Introduction and Allegro per quartetto e orchestra d’archi op. 47 (1905). A Far Cry.

Felix Weingartner (2 giugno 1863 - 1942): Prima Sinfonia in sol maggiore op. 23 (1898). Sinfonieorchester Basel, dir. Marko Letonja.

Johann Valentin Rathgeber (1682 - 2 giugno 1750): Concerto in do maggiore, n. 21 della raccolta Chelys sonora op. VI (1728). Monteverdi Ensemble Würzburg, dir. Matthias Beckert.
