Effet de nuit

Sylvio Lazzari (30 dicembre 1857 - 1944): Effet de nuit, tableau symphonique (1901) ispi­rato da una poesia di Paul Verlaine (da Eaux-fortes, 1866). Orchestre du Capitole de Toulouse, dir. Michel Plasson.

La nuit. La pluie. Un ciel blafard que déchiquette
De flèches et de tours à jour la silhouette
D’une ville gothique éteinte au lointain gris.
La plaine. Un gibet plein de pendus rabougris
Secoués par le bec avide des corneilles
Et dansant dans l’air noir des gigues nonpareilles,
Tandis, que leurs pieds sont la pâture des loups.
Quelques buissons d’épine épars, et quelques houx
Dressant l’horreur de leur feuillage à droite, à gauche,
Sur le fuligineux fouillis d’un fond d’ébauche.
Et puis, autour de trois livides prisonniers
Qui vont pieds nus, un gros de hauts pertuisaniers
En marche, et leurs fers droits, comme des fers de herse,
Luisent à contresens des lances de l’averse.

Sinfonia per la pace

Pavel Vranický (per i germanofoni: Paul Wranitzky; 30 dicembre 1756 - 1808): Grande Sinfonie caractéristique pour la paix avec la République française op. 31 (1797). London Mozart Players, dir. Matthias Bamert.

  1. La Révolution – Marche des Anglois – Marche des Autrichiens et Prussiens: Andante maestoso – Allegro molto – Tempo di marcia più maestoso – Più Allegro – Tempo primo
  2. Le sort et la mort de Louis XVI. Marche funèbre: Adagio affettuoso
  3. Marche des Anglois – Marche des Alliés – Tumulte d’une bataille: Allegro
  4. Négociations de paix – Cris de joie pour la paix réstituée: Andante grazioso – Allegro vivace

Pubblicata nel 1797 a Augusta (Baviera) da Johann Karl Gombart, ne fu vietata l’esecuzione – la risoluzione imperiale è datata 20 dicembre 1797 – per evitare possibili disordini provocati dall’allusione alla pace di Campoformio (17 ottobre 1797), con la quale l’Austria aveva ceduto alla Francia i Paesi Bassi e la riva sinistra del Reno, e riconosciuto la costituzione in Lombardia della Repubblica Cisalpina, ottenendo in cambio Venezia, Istria e Dalmazia.

Pavel Vranický

L’ultima Mazurka

Fryderyk Chopin (1810 - 1849): Mazurka in fa minore op. 68 n. 4 (1849). Artur Rubinstein, pianoforte.
Fu concepita a Chaillot (dunque fra il 20 maggio e il 15 agosto 1849), quando la malattia aveva talmente prostrato il fisico di Chopin che il trentanovenne compositore non era ormai più in grado di suonare, né di scrivere la musica: l’abbozzo è infatti quasi illeggibile, e il curatore della prima edizione a stampa (1855), il violoncellista Auguste Franchomme, faticò non poco a decifrarlo.


Roman Vlad (29 dicembre 1919 - 2013): Variazioni intorno all’ultima Mazurka di Chopin (1954). Carlo Grante, pianoforte.


Roman Vlad

Ritratto di signora

Wojciech Kilar (1932 - 29 dicembre 2013) e Franz Schubert (1797 - 1828): The Portrait of a Lady, suite dalla colona sonora del film omonimo (da Henry James, 1996) di Jane Campion. Gli Impromptus di Schubert sono interpretati da Jean-Yves Thibaudet, il Quartetto D 810 dal Brindisi Quartet.

  1. Prologue: My Life before me
  2. The Portrait of a Lady [4:07]
  3. Flowers of Firenze [9:56]
  4. Twilight Cellos [13:55]
  5. A Certain Light [17:00]
  6. Cypresses [23:49]
  7. Schubert: Impromptu in sol bemolle maggiore op. 90 n. 3 D 899.3 [25:55]
  8. Schubert: Impromptu in la bemolle minore-maggiore op. 90 n. 4 D 899.4 [32:42]
  9. Schubert: Quartetto per archi n. 14 in re minore D 810, Der Tod und das Mädchen, II. Andante con moto [39:46]
  10. Epilogue: The Portrait of a Lady [48:08]
  11. Phantasms of Love [53:20]
  12. The Kiss [57:20]
  13. Love Remains [59:24]
  14. End Credits [1:02:30]

Christus factus est

Pompeo Cannicciari (1670 - 29 dicembre 1744): Christus factus est, mottetto a 4 voci (1696). Corale Città di Trento, dir. Roberto Gianotti.

Christus factus est pro nobis obediens
usque ad mortem, mortem autem crucis.

Propter quod et Deus exaltavit illum et dedit illi nomen,
quod est super omne nomen.

Concerto per violoncello – VII

Georg Goltermann (1824 - 29 dicembre 1898): Concerto per violoncello e orchestra n. 4 (Konzertstück) in sol maggiore op. 65 (1872). Michael Ruprecht, violoncello; Amberger Sinfonieorchester, dir. Thomas Appel.

  1. Allegro
  2. Andantino [5:40]
  3. Allegro molto [9:30]

Nisi Dominus secondo l’Abbé Robert

Pierre Robert (c1620 - 28 dicembre 1699): Nisi Dominus, grand motet a 2 cori e orchestra (da Motets pour la Chapelle du Roy mis en musique par Monsieur l’Abbé Robert, 1684, n. 12) sul testo del Salmo CXXVII (126). Dagmar Šašková, dessus; Damien Guillon e Robert Getchell, hautes-contre; Jean-François Novelli, taille; Alain Buet, basse-taille; Arnaud Richard, basse; Les Pages & les Chantres du Centre de musique baroque de Versailles, ensemble Musica Florea (dir. Marek Štryncl), dir. Olivier Schneebeli.

Nisi Dominus aedificaverit domum, in vanum laboraverunt qui aedificant eam. Nisi Dominus custodierit civitatem, frustra vigilat qui custodit eam.
Vanum est vobis ante lucem surgere: surgite postquam sederitis, qui manducatis panem doloris. Cum dederit dilectis suis somnum,
ecce haereditas Domini, filii; merces, fructus ventris.
Sicut sagittae in manu potentis, ita filii excussorum.
Beatus vir qui implevit desiderium suum ex ipsis: non confundetur cum loquetur inimicis suis in porta.

Il rotator dei cigni (Concerto per viola – V)

Paul Hindemith (1895 - 28 dicembre 1963): Der Schwanendreher, concerto per viola e piccola orchestra sopra antichi temi popolari germanici (1935). Tabea Zimmermann, viola; Symphonie­orchester des Bayerischen Rundfunks, dir. David Shallom.

  1. Zwischen Berg und tiefem Tal
  2. Nun laube, Lindlein, laube… – Der Gutzgauch auf dem Zaune sass (Fugato) [8:16]
  3. Seid Ihr nicht der Schwanendreher (Variationen) [17:29]

Incompiuta

Stephen Albert (1941 - 27 dicembre 1992): Sinfonia n. 2 (1992). Orchestra filarmonica russa, dir. Paul Polivinick.

  1. movimento
  2. movimento [12:55]
  3. movimento [17:57]

L’orchestrazione di questo lavoro è stata portata a termine da Sebastian Currier dopo la morte di Albert, vittima di un incidente stradale.

Natale con Perotino – III

Perotino (c1160 - c1230): Sederunt principes, organum quadruplum sul graduale della messa di Santo Stefano (composto forse nel 1199). The Early Music Consort of London, dir. David Munrow.
Fonti del testo sono il Salmo 118, vv. 23a e 86b, e il 108, v. 26:

118: 23a Sederunt principes, et adversum me loquebantur:
86b et iniqui persecuti sunt me.
108: 26a Adjuva me, Domine Deus meus:
26b salvum me fac propter misericordiam tuam.


Mi chiesi se l’Abate non avesse scelto di far cantare quel graduale proprio quella notte, quando ancora erano presenti alla funzione gli inviati dei principi, per ricordare come da secoli il nostro ordine fosse pronto a resistere alla persecuzione dei potenti, grazie al suo privilegia­to rapporto col Signore, Dio degli eserciti. E invero l’inizio del canto diede una grande impressione di potenza.

Sulla prima sillaba se iniziò un coro lento e solenne di decine e deci­ne di voci, il cui suono basso riempì le navate e aleggiò sopra le nostre teste, e tuttavia sembrava sorgere dal cuore della terra. Né s’interruppe, perché mentre altre voci incominciavano a tessere, su quella linea profonda e continua, una serie di vocalizzi e melismi, esso — tellurico — continuava a dominare e non cessò per il tempo intero che occorre a un recitante dalla voce cadenzata e lenta per ripetere dodici volte l’Ave Maria. E quasi sciolte da ogni timore, per la fiducia che quell’ostinata sillaba, allegoria della durata eterna, dava agli oranti, le altre voci (e massime quelle dei novizi) su quella base petrosa e solida innalzavano cuspidi, colonne, pinnacoli di neumi liquescenti e subpuntati. E mentre il mio cuore stordiva di dolcezza al vibrare di un climacus o di un porrectus, di un torculus o di un salicus, quelle voci parevano dirmi che l’anima (degli oranti e mia che li ascoltavo), non potendo reggere alla esuberanza del sentimento, attraverso di essi si lacerava per esprimere la gioia, il dolore, la lode, l’amore, con slancio di sonorità soavi. Intanto, l’ostinato accanirsi delle voci ctonie non demordeva, come se la presen­za minacciosa dei nemici, dei potenti che perseguitavano il popolo del Signore, permanesse irrisolta. Sino a che quel nettunico tumultuare di una sola nota parve vinto, o almeno convinto e avvinto dal giubilo allelujatico di chi vi si opponeva, e si sciolse su di un maestoso e perfettis­simo accordo e su un neuma resupino.

Pronunciato con fatica quasi ottusa il “sederunt”, s’innalzò nell’aria il “principes”, in una grande e serafica calma. Non mi domandai più chi fossero i potenti che parlavano contro di me (di noi), era scomparsa, dissolta l’ombra di quel fantasma sedente e incombente.

[…]

Ora il coro stava intonando festosamente lo “adjuva me”, di cui la a chiara lietamente si espandeva per la chiesa, e la stessa u non appari­va cupa come quella di “sederunt”, ma piena di santa energia. I mona­ci e i novizi cantavano, come vuole la regola del canto, col corpo dirit­to, la gola libera, la testa che guarda in alto, il libro quasi all’altezza delle spalle in modo che vi si possa leggere senza che, abbassando il capo, l’aria esca con minore energia dal petto. Ma l’ora era ancora notturna e, malgrado squillassero le trombe della giubilazione, la caligine del sonno insidiava molti dei cantori i quali, persi magari nell’emissione di una lunga nota, fiduciosi nell’onda stessa del cantico, a volte reclinavano il capo, tentati dalla sonnolenza. Allora i veglianti, anche in quel fran­gente, ne esploravano i volti col lume, a uno a uno, per ricondurli appunto alla veglia, del corpo e dell’anima.

(Umberto Eco, Il nome della rosa:
Sesta giornata, Mattutino;
Bompiani, Milano 1980)