Pavel Vranický (per i germanofoni: Paul Wranitzky; 30 dicembre 1756 - 1808): Grande Sinfonie caractéristique pour la paix avec la République française op. 31 (1797). London Mozart Players, dir. Matthias Bamert.
La Révolution – Marche des Anglois – Marche des Autrichiens et Prussiens: Andante maestoso – Allegro molto – Tempo di marcia più maestoso – Più Allegro – Tempo primo
Le sort et la mort de Louis XVI. Marche funèbre: Adagio affettuoso
Marche des Anglois – Marche des Alliés – Tumulte d’une bataille: Allegro
Négociations de paix – Cris de joie pour la paix réstituée: Andante grazioso – Allegro vivace
Pubblicata nel 1797 a Augusta (Baviera) da Johann Karl Gombart, ne fu vietata l’esecuzione – la risoluzione imperiale è datata 20 dicembre 1797 – per evitare possibili disordini provocati dall’allusione alla pace di Campoformio (17 ottobre 1797), con la quale l’Austria aveva ceduto alla Francia i Paesi Bassi e la riva sinistra del Reno, e riconosciuto la costituzione in Lombardia della Repubblica Cisalpina, ottenendo in cambio Venezia, Istria e Dalmazia.
Fryderyk Chopin (1810 - 1849): Mazurka in fa minore op. 68 n. 4 (1849). Artur Rubinstein, pianoforte.
Fu concepita a Chaillot (dunque fra il 20 maggio e il 15 agosto 1849), quando la malattia aveva talmente prostrato il fisico di Chopin che il trentanovenne compositore non era ormai più in grado di suonare, né di scrivere la musica: l’abbozzo è infatti quasi illeggibile, e il curatore della prima edizione a stampa (1855), il violoncellista Auguste Franchomme, faticò non poco a decifrarlo.
Roman Vlad (29 dicembre 1919 - 2013): Variazioni intorno all’ultima Mazurka di Chopin (1954). Carlo Grante, pianoforte.
Wojciech Kilar (1932 - 29 dicembre 2013) e Franz Schubert (1797 - 1828): The Portrait of a Lady, suite dalla colona sonora del film omonimo (da Henry James, 1996) di Jane Campion. Gli Impromptus di Schubert sono interpretati da Jean-Yves Thibaudet, il Quartetto D 810 dal Brindisi Quartet.
Prologue: My Life before me
The Portrait of a Lady [4:07]
Flowers of Firenze [9:56]
Twilight Cellos [13:55]
A Certain Light [17:00]
Cypresses [23:49]
Schubert: Impromptu in sol bemolle maggiore op. 90 n. 3 D 899.3 [25:55]
Schubert: Impromptu in la bemolle minore-maggiore op. 90 n. 4 D 899.4 [32:42]
Schubert: Quartetto per archi n. 14 in re minore D 810, Der Tod und das Mädchen, II. Andante con moto [39:46]
Georg Goltermann (1824 - 29 dicembre 1898): Concerto per violoncello e orchestra n. 4 (Konzertstück) in sol maggiore op. 65 (1872). Michael Ruprecht, violoncello; Amberger Sinfonieorchester, dir. Thomas Appel.
Hans Henkemans (23 dicembre 1913 - 29 dicembre 1995): Concerto per viola e orchestra (1954). Isabelle van Keulen, viola; Radio Filharmonisch Orkest, dir. Gunther Schuller.
Pierre Robert (c1620 - 28 dicembre 1699): Nisi Dominus, grand motet a 2 cori e orchestra (da Motets pour la Chapelle du Roy mis en musique par Monsieur l’Abbé Robert, 1684, n. 12) sul testo del Salmo CXXVII (126). Dagmar Šašková, dessus; Damien Guillon e Robert Getchell, hautes-contre; Jean-François Novelli, taille; Alain Buet, basse-taille; Arnaud Richard, basse; Les Pages & les Chantres du Centre de musique baroque de Versailles, ensemble Musica Florea (dir. Marek Štryncl), dir. Olivier Schneebeli.
Nisi Dominus aedificaverit domum, in vanum laboraverunt qui aedificant eam. Nisi Dominus custodierit civitatem, frustra vigilat qui custodit eam.
Vanum est vobis ante lucem surgere: surgite postquam sederitis, qui manducatis panem doloris. Cum dederit dilectis suis somnum,
ecce haereditas Domini, filii; merces, fructus ventris.
Sicut sagittae in manu potentis, ita filii excussorum.
Beatus vir qui implevit desiderium suum ex ipsis: non confundetur cum loquetur inimicis suis in porta.
Fabrizio Fontana (1620 - 28 dicembre 1695): Ricercare in fa (pubblicato in Ricercari di Fabritio Fontana torinese, organista di San Pietro in Vaticano, 1677). Simone Stella all’organo di Domenico di Lorenzo da Lucca (1521) della Basilica della Santissima Annunziata in Firenze.
Paul Hindemith (1895 - 28 dicembre 1963): Der Schwanendreher, concerto per viola e piccola orchestra sopra antichi temi popolari germanici (1935). Tabea Zimmermann, viola; Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, dir. David Shallom.
Zwischen Berg und tiefem Tal
Nun laube, Lindlein, laube… – Der Gutzgauch auf dem Zaune sass (Fugato) [8:16]
Seid Ihr nicht der Schwanendreher (Variationen) [17:29]
Bernard van Dieren (27 dicembre 1887 - 1936): Elegie per violoncello e orchestra op. 1 (1908). Christopher Bunting, violoncello; Royal Philharmonic Orchestra, dir. Myer Fredman.
Ernst Boehe (27 dicembre 1880 - 1938): Taormina, poema sinfonico op. 9 (1906). Deutsche Staatsphilharmonie Rheinland-Pfalz, dir. Werner Andreas Albert.
Heikki Suolahti (1920 - 27 dicembre 1936): Sinfonia piccola (1935), revisione di Tauno Hannikainen (1938). Orchestra non identificata, dir. Ari Angervo.
Johann Georg Pisendel (26 dicembre 1687 - 1755): Imitation des caractères de la danse (c1725-35). Freiburger Barockorchester, dir. Gottfried von der Goltz.
Earle Brown (26 dicembre 1926 - 2002): Folio per esecutori non precisati (1952). Nils Vigeland, pianoforte; Eberhard Blum, flauto; Frances-Marie Uitti, violoncello.
Perotino (c1160 - c1230): Sederunt principes, organum quadruplum sul graduale della messa di Santo Stefano (composto forse nel 1199). The Early Music Consort of London, dir. David Munrow.
Fonti del testo sono il Salmo 118, vv. 23a e 86b, e il 108, v. 26:
118: 23a Sederunt principes, et adversum me loquebantur:
86b et iniqui persecuti sunt me.
108: 26a Adjuva me, Domine Deus meus:
26b salvum me fac propter misericordiam tuam.
Mi chiesi se l’Abate non avesse scelto di far cantare quel graduale proprio quella notte, quando ancora erano presenti alla funzione gli inviati dei principi, per ricordare come da secoli il nostro ordine fosse pronto a resistere alla persecuzione dei potenti, grazie al suo privilegiato rapporto col Signore, Dio degli eserciti. E invero l’inizio del canto diede una grande impressione di potenza.
Sulla prima sillaba se iniziò un coro lento e solenne di decine e decine di voci, il cui suono basso riempì le navate e aleggiò sopra le nostre teste, e tuttavia sembrava sorgere dal cuore della terra. Né s’interruppe, perché mentre altre voci incominciavano a tessere, su quella linea profonda e continua, una serie di vocalizzi e melismi, esso — tellurico — continuava a dominare e non cessò per il tempo intero che occorre a un recitante dalla voce cadenzata e lenta per ripetere dodici volte l’Ave Maria. E quasi sciolte da ogni timore, per la fiducia che quell’ostinata sillaba, allegoria della durata eterna, dava agli oranti, le altre voci (e massime quelle dei novizi) su quella base petrosa e solida innalzavano cuspidi, colonne, pinnacoli di neumi liquescenti e subpuntati. E mentre il mio cuore stordiva di dolcezza al vibrare di un climacus o di un porrectus, di un torculus o di un salicus, quelle voci parevano dirmi che l’anima (degli oranti e mia che li ascoltavo), non potendo reggere alla esuberanza del sentimento, attraverso di essi si lacerava per esprimere la gioia, il dolore, la lode, l’amore, con slancio di sonorità soavi. Intanto, l’ostinato accanirsi delle voci ctonie non demordeva, come se la presenza minacciosa dei nemici, dei potenti che perseguitavano il popolo del Signore, permanesse irrisolta. Sino a che quel nettunico tumultuare di una sola nota parve vinto, o almeno convinto e avvinto dal giubilo allelujatico di chi vi si opponeva, e si sciolse su di un maestoso e perfettissimo accordo e su un neuma resupino.
Pronunciato con fatica quasi ottusa il “sederunt”, s’innalzò nell’aria il “principes”, in una grande e serafica calma. Non mi domandai più chi fossero i potenti che parlavano contro di me (di noi), era scomparsa, dissolta l’ombra di quel fantasma sedente e incombente.
[…]
Ora il coro stava intonando festosamente lo “adjuva me”, di cui la a chiara lietamente si espandeva per la chiesa, e la stessa u non appariva cupa come quella di “sederunt”, ma piena di santa energia. I monaci e i novizi cantavano, come vuole la regola del canto, col corpo diritto, la gola libera, la testa che guarda in alto, il libro quasi all’altezza delle spalle in modo che vi si possa leggere senza che, abbassando il capo, l’aria esca con minore energia dal petto. Ma l’ora era ancora notturna e, malgrado squillassero le trombe della giubilazione, la caligine del sonno insidiava molti dei cantori i quali, persi magari nell’emissione di una lunga nota, fiduciosi nell’onda stessa del cantico, a volte reclinavano il capo, tentati dalla sonnolenza. Allora i veglianti, anche in quel frangente, ne esploravano i volti col lume, a uno a uno, per ricondurli appunto alla veglia, del corpo e dell’anima.
(Umberto Eco, Il nome della rosa:
Sesta giornata, Mattutino;
Bompiani, Milano 1980)
Perotino (c1160 - c1230): Viderunt omnes, organum quadruplum sul graduale della 3ª messa di Natale (composto forse nel 1198). The Early Music Consort of London, dir. David Munrow.
Fonte del testo è il Salmo 97, vv. 3b, 4a e 2:
3b Viderunt omnes fines terræ salutare Dei nostri.
4a Jubilate Deo, omnis terra.
2a Notum fecit Dominus salutare suum;
2b ante conspectum gentium revelavit justitiam suam.