Fantasia – V

Fryderyk Chopin (1810 - 17 ottobre 1849): Fantasia in fa minore op. 49 (1841). Arturo Benedetti Michelangeli, pianoforte.

La Fantasia – da considerarsi fra i grandi capolavori della piena maturità di Chopin e una delle sue opere più vigorose e appassionate – si apre con un misterioso Tempo di marcia che ha un po’ il carattere «narrativo» dei temi iniziali delle Ballate: ma, a differenza di quelli, non è mai più riproposto nel resto dell’opera, e deve perciò essere considerato come una lunga introduzione. Al termine della marcia, un breve momento di distensione: terzine arpeggiate, modulanti e via via più rapide conducono all’enunciazione dell’inquieto tema principale; la melodia, sincopata, si evolve dapprima sopra un basso soffocato, ancora in terzine, poi in una splendida progressione che sfocia nel luminoso secondo tema. Al terzo tema, cromatico, segue un nuovo motivo di marcia, assai diverso da quello dell’introduzione: qui l’espressione è trionfale, quasi eroica. Si ripresentano poi, in una sorta di sezione di sviluppo, il primo e il secondo tema; una variante dell’episodio in terzine arpeggiate prelude al Lento sostenuto in si maggiore e in ritmo ternario: un breve, meraviglioso corale che costituisce il vero culmine espressivo della Fantasia. Segue la ripresa, che ripropone nello stesso ordine il materiale tematico della prima sezione.
Molti commentatori si sono chiesti se l’op. 49 debba essere considerata la quinta Ballata di Chopin. «Si tratta però di un falso problema, non solo perché le Ballate sono in 6/4 o in 6/8 e la Fantasia in 4/4, ma per gli elementi strutturali interni, a cominciare dal primo tema, quello “narrativo”, che [nella Fantasia] una volta presentato non compare più» (G. Belotti). Oggetto di discussione è d’altra parte lo stesso titolo della composizione: all’epoca di Chopin, per fantasia si intendeva comunemente una libera elaborazione di motivi celebri, per lo più desunti da opere teatrali di successo, priva di qualsiasi schema prestabilito. Ma il rigore formale dell’op. 49, osserva Belotti, rende assolutamente incomprensibile il suo titolo: dunque «possiamo solo supporre che Chopin non sapesse come chiamare quest’opera eccezionale e scegliesse il titolo attuale per eliminazione». Secondo altri, quel titolo è invece un esplicito e consapevole riferimento alla fantasia tedesca del secolo XVIII: cioè a un «genere» per strumento a tastiera che consentì ai maggiori musicisti dell’epoca (Buxtehude, Pachelbel, Hassler, Scheidt, Froberger, Bach e così via fino a Haydn e a Mozart) di sperimentare, elaborare e sintetizzare in modo personalissimo le più diverse esperienze stilistiche e formali.

NB: salvo diversa indicazione, i testi inseriti negli articoli dedicati a Chopin nel presente blog sono tratti dal volume Chopin: Signori il catalogo è questo di C. C. e Giorgio Dolza, Einaudi, Torino 2001.

Passacaglia sopra un’antica melodia inglese

 
Rebecca Clarke (1886 - 13 ottobre 1979): Passacaglia on an Old English Tune per viola e piano­forte (1941). Amber Archibald, viola; Jamie Namkung, pianoforte.

La melodia sopra cui è costruita la Passacaglia è tratta dall’inno 153 (Come, Holy Ghost, our souls inspire, ossia Veni, Creator Spiritus) dell’English Hymnal del 1906 ed è attribuita a Thomas Tallis.
 


Rebecca Clarke

On the Old 104th Psalm Tune

 
Ralph Vaughan Williams (12 ottobre 1872 - 1958): Fantasia (quasi variazione) on the Old 104th Psalm Tune per pianoforte, coro e orchestra (1950). John Hunt, pianoforte; Cornell A Capella Chorus e The Rochester Chamber Orchestra, dir. Robert Hull.

Andante contemplativo

Arthur De Greef (10 ottobre 1862 - 1940): Trio in fa minore per violino, violoncello e pianoforte (1935). Trio Narziss und Goldmund: Wietse Beels, violino; Mieke De Laurée, violoncello; Piet Kuijken, pianoforte.

  1. Allegro
  2. Andante contemplativo [9:50]
  3. Molto appassionato [14:08]

Narciso & Boccadoro

Con tromba e contrabbasso

 
Camille Saint-Saëns (9 ottobre 1835 - 1921): Settimino in mi bemolle maggiore per tromba, 2 violini, viola, violoncello, contrabbasso e pianoforte op. 65 (1879-80). Edward Beckett, tromba: David le Page e Amanda Smith, violini; Julie Knight, viola; Ferenc Szucs, violoncello; Robin McGee, contrabbasso; Nicholas Walker, pianoforte.

  1. Préambule
  2. Menuet [4:49]
  3. Intermède [9:24]
  4. Gavotte et Final [13:14]

Pour oublier les pleurs

Jacques Offenbach (1819 - 5 ottobre 1880): J’aime la rêverie, mélodie; «paroles de Mme la Baronne Gay de V[aux]» (1839). Mariam Sarkissian, mezzosoprano; Daniel Propper, pianoforte.

J’aime la rêverie:
Les bois et la prairie,
Le gazon et les fleurs
Font oublier les pleurs.

J’aime à voir ton image
Se refléter dans l’eau
D’un ruisseau.
Je voudrais au village
Avec toi m’isoler
Et rester.

J’aime la rêverie…

J’aime ta chevelure,
Et je frémis parfois
Quand mes doigts
De ta blonde parure
Déroulent les anneaux
Doux et beaux.

J’aime la rêverie…

Près de toi les orages
D’un rigoureux destin
Ne sont rien;
Dans tes yeux sans nuages
Je trouve le bonheur
De mon cœur.

J’aime la rêverie…

Una compositrice su Venere

Tekla Bądarzewska-Baranowska (1829/1834 - 29 settembre 1861): Modlitwa dziewicy / La prière d’une vierge (1856). Maria Romańczyk, pianoforte.

Dal 1991 un cratere del pianeta Venere — la nomenclatura delle cui strutture comprende, per decisione dell’Unione Astronomica Internazionale, esclusivamente nomi propri femminili e nomi di donne celebri — è intitolato all’autrice di questo famosissimo brano.

Le tre mani


Jean-Philippe Rameau (25 settembre 1683 - 1764): Les Trois Mains (da Nouvelles Suites de Pièces de Clavecin, c1726-27: n. 4 della Suite in la minore). Alberto Chiari, clavicembalo, e Clément Lefebvre, pianoforte.
Forse bisognerebbe avere una terza mano per eseguire questo brano di Rameau, che ricorda un po’, nello spirito frizzante, le sonate di Domenico Scarlatti 🙂

Rameau_3Mains1

Il gufo e la gattina – II

Igor’ Fëdorovič Stravinskij (1882-1971): The Owl and the Pussycat per voce e pianoforte (1966) su testo di Edward Lear. Adrienne Albert, mezzosoprano; Robert Craft, pianoforte.

The Owl and the Pussy-cat went to sea
 In a beautiful pea-green boat,
They took some honey, and plenty of money,
 Wrapped up in a five-pound note.
The Owl looked up to the stars above,
 And sang to a small guitar,
‘O lovely Pussy! O Pussy my love,
 What a beautiful Pussy you are,
  You are,
  You are!
What a beautiful Pussy you are!’

Pussy said to the Owl, ‘You elegant fowl!
 How charmingly sweet you sing!
O let us be married! too long we have tarried:
 But what shall we do for a ring?’
They sailed away, for a year and a day,
 To the land where the Bong-tree grows
And there in a wood a Piggy-wig stood
 With a ring at the end of his nose,
  His nose,
  His nose,
With a ring at the end of his nose.

‘Dear pig, are you willing to sell for one shilling
 Your ring?’ Said the Piggy, ‘I will.’
So they took it away, and were married next day
 By the Turkey who lives on the hill.
They dined on mince, and slices of quince,
 Which they ate with a runcible spoon;
And hand in hand, on the edge of the sand,
 They danced by the light of the moon,
  The moon,
  The moon,
They danced by the light of the moon.

Autunno – V

Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809 - 1947): Herbstlied, duetto op. 63 n. 4 (1844); testo di Karl Klingemann (1798-1862). Barbara Bonney, soprano; Angelika Kirchschlager, mezzosoprano; Malcolm Martineau, pianoforte.

Ach, wie so bald verhallet der Reigen,
Wandelt sich Frühling in Winterzeit!
Ach, wie so bald in trauerndes Schweigen
Wandelt sich alle der Fröhlichkeit!

Bald sind die letzten Klänge verflogen!
Bald sind die letzten Sänger gezogen!
Bald ist das letzte Grün dahin!
Alle sie wollen heimwärts ziehn!

Ach, wie so bald verhallet der Reigen,
Wandelt sich Lust in sehnendes Leid.

Wart ihr ein Traum, ihr Liebesgedanken?
Süß wie der Lenz und schnell verweht?
Eines, nur eines will nimmer wanken:
Es ist das Sehnen, das nimmer vergeht.

Ach, wie so bald verhallet der Reigen!
Ach, wie so bald in trauerndes Schweigen
Wandelt sich alle die Fröhlichkeit!

(Oh, quanto presto s’arresta la danza, la primavera si tramuta in inverno; oh, quanto presto in doloroso silenzio si tramuta ogni allegria.
Presto si affievoliscono gli ultimi suoni! Presto se ne vanno gli ultimi alati cantori! Presto l’ultimo verde scompare! Tutti vogliono tornare a casa.
Oh, quanto presto s’arresta la danza e il piacere si trasforma in mesto dolore!
Eravate soltanto un sogno, voi, pensieri d’amore? Dolce come la primavera e presto svanito? Una cosa, solo una cosa non cambierà mai: la nostalgia, che mai se ne va.
Oh, quanto presto s’arresta la danza! Oh, quanto presto in doloroso silenzio si tramuta ogni allegria.)

Autunno – IV

Franz Schubert (1797 - 1828): Herbst, Lied D 945 (1828); testo di Ludwig Rellstab (1799 - 1860). Dietrich Fischer-Dieskau, baritono; Gerald Moore, pianoforte.

Es rauschen die Winde
So herbstlich und kalt;
Verödet die Fluren,
Entblättert der Wald.
Ihr blumigen Auen!
Du sonniges Grün!
So welken die Blüten
Des Lebens dahin.

Es ziehen die Wolken
So finster und grau;
Verschwunden die Sterne
Am himmlischen Blau!
Ach, wie die Gestirne
Am Himmel entflieh’n,
So sinket die Hoffnung
Des Lebens dahin!

Ihr Tage des Lenzes
Mit Rosen geschmückt,
Wo ich die Geliebte
Ans Herze gedrückt!
Kalt über den Hügel
Rauscht, Winde, dahin!
So sterben die Rosen
Des Lebens dahin.

(Soffiano i venti gelidi dell’autunno; la campagna si fa sterile, il bosco perde le foglie. Che ne è di voi, prati fioriti, e di te, verde solare? Così avvizziscono i fiori della vita.
Passano nuvole scure e grigie; scompaiono le stelle nel blu del cielo! Ah, come fuggono le stelle dal cielo, così svanisce la speranza dalla vita!
Dove siete, giornate primaverili adornate di rose, quando stringevo al cuore la mia amata? Scendete gelidi dalla collina, venti! Così muoiono le rose della vita.)

Autunno – II

Gabriel Fauré (1845 - 1924): Automne, mélodie op. 18 n. 3 (1878), testo di Armand Silvestre (1837 - 1901). Janine Devost (1932 - 1985), soprano; David Selig, pianoforte.

Automne au ciel brumeux, aux horizons navrants,
Aux rapides couchants, aux aurores pâlies,
Je regarde couler, comme l’eau du torrent,
Tes jours faits de mélancolie.

Sur l’aile des regrets mes esprits emportés,
– Comme s’il se pouvait que notre âge renaisse! –
Parcourent, en rêvant, les coteaux enchantés,
Où jadis sourit ma jeunesse!

Je sens, au clair soleil du souvenir vainqueur,
Refleurir en bouquet les roses deliées,
Et monter à mes yeux des larmes, qu’en mon coeur,
Mes vingt ans avaient oubliées!