Ballo in maschera

Aram Il’ič Chačaturjan (6 giugno 1903 - 1978): Suite dalle musiche di scena (1941) per il dramma Il ballo in maschera (Маскарад, 1835) di Michail Lermontov. Royal Scottish National Orchestra, dir. Neeme Järvi.

  1. Valzer
  2. Notturno [3:56]
  3. Mazurka [7:27]
  4. Romanza [10:05]
  5. Galop (Polka) [13:12]

Le bravate di Goliath (e loro conseguenze)

Johann Kuhnau (1660 - 5 giugno 1722): Il combattimento tra David e Goliath, sonata per strumento a tastiera (Musicalische Vorstellung einiger biblischer Historien in sechs Sonaten auf dem Claviere zu spielen, 1700, n. 1). Anikó Horváth, clavicembalo.

  • Le bravate di Goliath

  • Il tremore degl’Israeliti alla comparsa del Gigante, e la loro preghiera fatta a Dio [1:40]

  • Il Coraggio di David, ed il di lui ardore di rintuzzar l’orgoglio del nemico spaventevole, colla sua confidenza messa nell’ajuto di Dio [3:58]

  • Il combattere frà l’uno e l’altro e la loro contesa [5:01]. Vien tirata la selce colla frombola nella fronte del Gigante [5:26]. Casca Goliath [5:31]

  • La fuga de’ Filistei, che vengono persequitati ed amozzati dagl’Israeliti [6:06]

  • La gioia degl’Israeliti per la loro Vittoria [6:58]

  • Il Concerto Musico delle Donne in honor di Davide [8:20]

  • Il Giubilo comune, ed i balli d’allegrezza del Populo [9:46]

Il paradiso

Peter Schat (5 giugno 1935 - 2003): De Hemel (Il paradiso), 12 variazioni sinfoniche op. 37 (1989-90). Koninklijk Concertgebouworkest, dir. Riccardo Chailly.

Ispirato da un viaggio in Nuova Zelanda, dove Schat rimase profondamente impressionato dallo spettacolo del tramonto sull’oceano, De Hemel intende raffigurare idealmente ventiquattr’ore della vita di un uomo sulla Terra, il paradiso terrestre che Schat chiamava «il mio Paradiso». Come tutte le opere di Schat successive al 1970, anche De Hemel si fonda sui principi compositivi fissati dal musicista olandese nella teoria del toonklok, ovvero «orologio dei suoni», per la quale tutte le triadi (accordi di tre suoni) possibili sono collocate, per stabilirne le interrelazioni, sul quadrante di un immaginario orologio, nel quale a ogni ora corrisponde un suono della scala cromatica.

Power & Gibbons

Leonel Power (fra il 1370 e il 1385 - 5 giugno 1445): Gloria a 5 voci. Pro Cantione Antiqua.


Orlando Gibbons (1583 - 5 giugno 1625): Almighty and everlasting God, anthem a 4 voci. Coro del St John’s College di Cambridge.

Almighty and everlasting God,
mercifully look upon our infirmities,
and in all our dangers and necessities
stretch forth thy right hand to help and defend us,
through Christ our Lord. Amen.

Nel nostro reciproco sogno

Ci fu un tempo in cui, per avere l’opportunità di scattare una fotografia piena di colori, bastava che passassi a trovare mia madre…

Quale musica associare a un’immagine floreale? C’è solo l’imbarazzo della scelta.
Mi pare che il Blumine, in origine II movimento della Prima Sinfonia di Gustav Mahler, faccia al caso nostro.

 
Il titolo di questo articolo è tratto da una poesia (inglese) di Pessoa, Her fingers toyed absently with her rings:

There are fallen angels in the way you look
    And great bridges over silent streams in your smile.
Your gestures are a lonely princess dreaming over a book
    At a window over a lake, on some distant isle.

If I were to stretch my hand and touch yours that would be
    Dawn behind the turrets of a city in some East.
The words hidden in my gesture would be moonlight on the sea
    Of your being something in my soul like gaiety in a feast.

Let your silence tell me of the numberless dreams that are you,
    Let the drooping of your eyelids veil landscapes far away.
I ask no more than that you should come into my dreams and be true
    To the wider seas within me and my inner eternal day.

Do not scatter the silence that is the palace where our consciousness
    Is now living at unity our duplicate lives of one soul.
What are we, in our dream of each other, but a picture which is
    The masterpiece of a painter that never painted at all?

Il Ballo delle Ingrate

Claudio Monteverdi (1567 - 1643): Il Ballo delle Ingrate, balletto in stile recitativo su testo di Ottavio Rinuccini; commissionato da Vincenzo I Gonzaga e andato in scena a Mantova il 4 giugno 1608 in occasione dei festeggiamenti per le nozze (celebrate il 20 febbraio 1608) di Francesco IV Gonzaga con Margherita di Savoia.
Si compone di alcune azioni coreografiche precedute da una sinfonia ad libitum e tenute insieme da interventi cantati, secondo la struttura del ballet de cour francese; l’organico prevede soprano (Amore), mezzosoprano (Venere), contralto, tenori e baritono (quattro ombre degli Inferi) e basso (Plutone), più otto danzatrici (le anime delle Ingrate), mentre la parte strumentale è costituita da «cinque viole da brazzo, clavicembano e chitarone, li quali istrumenti si raddoppiano secondo il bisogno della grandezza del loco in cui devesi rapresentare».
Amore: Antonella Gianese; Venere: Mirella Golinelli; Plutone: Salvo Vitale; Una dell’Ingrate: Lavinia Bertotti. Ensemble Concerto, dir. Roberto Gini.

  1. Sinfonia: Grave (di Salamone Rossi)
  2. Dialogo: Amore, Venere e Plutone [2:12]
  3. Duetto «Ecco, ecco ver noi» (Amore e Venere) [16:36]
  4. Entrata e Ballo [18:47]
  5. Aria «Dal tenebroso orror» (Plutone) [24:24]
  6. Lamento «Ahi troppo» (Una dell’Ingrate) [32:34]

AMORE:

De l’implacabil Dio
Eccone giunt’al Regno,
Seconda, O bella Madre, il pregar mio.

VENERE:

Non tacerà mia voce
Dolci lusinghe e prieghi
Fin che l’alma feroce
Del Re severo al tuo voler non pieghi.

AMORE:

Ferma, Madre, il bel piè, non por le piante
Nel tenebroso impero,
Che l’aer tutto nero
Non macchiass’il candor del bel sembiante:
Io sol n’andrò nella magion oscura,
E pregand’il gran Re trarrotti avante.

VENERE:

Va’ pur come t’aggrada. Io qui t’aspetto,
Discreto pargoletto.

Udite, Donne, udite! I saggi detti
Di celeste parlar nel cor servate:
Chi, nemica d’amor, nei crudi affetti
Armerà il cor nella fiorita etate,

Sentirà come poscia arde a saetti
Quando più non avrà grazia e beltate,
E in vano risonerà, tardi pentita,
Di lisce e d’acque alla fallace aita.

PLUTONE:

Bella madre d’Amor, che col bel ciglio
Splender l’Inferno fai sereno e puro,
Qual destin, qual consiglio
Dal ciel t’ha scorto in quest’abisso oscuro?

VENERE:

O de la morte innumerabil gente
Tremendo Re, dal luminoso cielo
Traggemi a quest’orror materno zelo:
Sappi che a mano a mano
L’unico figlio mio di strali e d’arco
Arma, sprezzato arcier, gli omer e l’ali.

PLUTONE:

Chi spogliò di valore l’auree saette
Che tante volte e tante
Giunsero al cor de l’immortal Tonnante?

VENERE:

Donne, che di beltate e di valore
Tolgono alle più degne il nome altero,
Là, nel Germano Impero,
Di cotanto rigor sen van armate,
Che di quadrell’aurate
E di sua face il foco
Recansi a scherzo e gioco.

PLUTONE:

Mal si sprezza d’Amor la face e’l telo.
Sallo la terra e’l mar, l’inferno e’l cielo.

VENERE:

Non de’ più fidi amanti
Odon le voci e i pianti.
Amor, Costanza, Fede
Non pur ombra trovar può di mercede.
Questa gli altrui martiri
Narra ridendo. E quella
Sol gode d’esser bella
Quando tragge d’un cor pianti e sospiri.
Invan gentil guerriero
Move in campo d’honor, leggiadro e fiero.
Indarno ingegno altero
Freggia d’eterni carmi
Beltà che non l’ascolta e non l’aprezza.
Oh barbara fierezza!
Oh cor di tigre e d’angue!
Mirar senza dolore
Fido amante versar lagrime e sangue!
E per sua gloria, e per altrui vendetta
Ritrovi in sua faretra Amor saetta!

PLUTONE :

S’invan su l’arco tendi
I poderosi strali,
Amor che speri, e che soccorso attendi?

AMORE:

Fuor de l’atra caverna
Ove piangono invan, di Speme ignude,
Scorgi, Signor, quell’empie e crude!
Vegga, vegga sull’Istro
Ogni anima superba
A qual martir cruda beltà si serba!

PLUTONE:

Deh! Chi ricerchi, Amor!
Amor, non sai che dal carcer profondo
Cale non è che ne rimeni al mondo?

AMORE:

So che dal bass’Inferno
Per far ritorno al ciel serrato è il varco.
Ma chi contrasta col tuo poter eterno?

PLUTONE:

Saggio signor se di sua possa è parco.

VENERE:

Dunque non ti rammenti
Che Proserpina bella a coglier fiori
Guidai sul monte degli eterni ardori?
Deh! Per quegli almi contenti,
Deh! Per quei dolci amori,
Fa nel mondo veder l’ombre dolenti!

PLUTONE:

Troppo, troppo possenti
Bella madre d’Amore,
Giungon del tuo pregar gli strali al cuore!
Udite! Udite! Udite!
O dell’infernal corte
Fere ministre, udite!

OMBRE D’INFERNO:

Che vuoi? Ch’imperi?

PLUTONE:

Aprite aprite aprite
Le tenebrose porte
De la prigion caliginosa e nera!
E de l’Anime Ingrate
Trahete qui la condannata schiera!

VENERE:

Non senz’altro diletto
Di magnanimi Regi
Il piè porrai ne l’ammirabil tetto!
Ivi, di fabri egregi
Incredibil lavoro,
O quanto ammirerai marmorii fregi!
D’ostro lucent’ e d’oro
Splendon pompose le superbe mura!
E per Dedalea cura,
Sorger potrai tra l’indorate travi,
Palme e trionfi d’innumerabil Avi.
Ne minor meraviglia
Ti graverà le ciglia,
Folti Theatri rimirando e scene,
Scorno del Tebro e de la dotta Atene!
Qui incominciano apparire le Donne Ingrate,
et Amore e Venere così dicono:

AMORE e VENERE:

Ecco ver noi l’adolorate squadre
Di quell’alme infelici. Oh miserelle!
Ahi vista troppo oscura!
Felici voi se vi vedeva il fato
Men crude e fere, o men leggiadre e belle!
Plutone rivolto verso Amore e Venere così dice:

PLUTONE:

Tornate al bel seren, celesti Numi!
Rivolto poi all’Ingrate, così segue:

PLUTONE:

Movete meco, voi d’Amor ribelle!
Con gesti lamentevoli, le Ingrate a due a due
incominciano a passi gravi a danzare la presente entrata,
stando Plutone nel mezzo, camminando a passi naturali e gravi.
Giunte tutte al posto determinato,
incominciano il ballo come segue.
Danzano il ballo sino a mezzo;
Plutone si pone in nobil postura,
rivolto verso la Principessa e Damme, così dice:

PLUTONE:

Dal tenebroso orror del mio gran Regno
Fugga, Donna, il timor dal molle seno!
Arso di nova fiamma al ciel sereno
Donna o Donzella per rapir non vegno.
E quando pur de vostri rai nel petto
Languisce immortalmente il cor ferito,
Non fora disturbar Plutone ardito
Di cotanta Regina il lieto aspetto.
Donna al cui nobil crin non bassi fregi
Sol pon del Cielo ordir gli eterni lumi,
Di cui l’alma virtù, gli aurei costumi
Farsi speglio dovrian Monarchi e Regi.
Scese pur dianzi Amor nel Regno oscuro.
Preghi mi fè ch’io vi scorgessi avanti
Queste infelici, ch’in perpetui pianti
Dolgonsi invan che non ben sagge furo.
Antro è la giù, di luce e d’aer privo,
Ove torbido fumo ogni hor s’aggira:
Ivi del folle ardir tardi sospira
Alma ch’ingrata hebbe ogni amante a schivo.
Indi le traggo e ve l’addito e mostro,
Pallido il volto e lagrimoso il ciglio,
Per che cangiando homai voglie e consiglio
Non piangete ancor voi nel negro chiostro.
Vaglia timor di sempiterni affanni,
Se forza in voi non han sospiri e prieghi!
Ma qual cieca ragion vol che si nieghi
Qual che malgrado alfin vi tolgon gli anni?
Frutto non è di riserbarsi al fino.
Trovi fede al mio dir mortal beltate.
Poi rivolto al Anime Ingrate, così dice:
Ma qui star non più lice, Anime Ingrate.
Tornate al lagrimar nel Regno Inferno!
Qui ripigliano le Anime Ingrate la seconda parte
del Ballo al suono come prima,
la qual finita Plutone così gli parla:
Tornate al negro chiostro,
Anime sventurate,
Tornate ove vi sforza il fallir vostro!
Qui tornano al Inferno al suono della prima entrata,
nel modo con gesti e passi come prima,
restandone una in scena, nella fine facendo il lamento
come segue; e poi entra nell’Inferno:

UNA delle INGRATE:

Ahi troppo è duro!
Crudel sentenza, e vie più crude pene!
Tornar a lagrimar nell’antro oscuro!
Aer sereno e puro,
Addio per sempre! Addio per sempre,
O cielo, o sole! Addio lucide stelle!
Apprendete pietà, Donne e Donzelle!

QUATTRO INGRATE insieme:

Apprendete pietà, Donne e Donzelle!

Segue UNA delle INGRATE:

Al fumo, a gridi, a pianti,
A sempiterno affanno!
Ahi! Dove son le pompe, ove gli amanti!
Dove, dove sen vanno
Donne che si pregiate al mondo furo?
Aer sereno e puro,
Addio per sempre! Addio per sempre,
O cielo, o sole! Addio lucide stelle!
Apprendete pietà, Donne e Donzelle!

Il Salmo 94

Julius Reubke (1834 - 3 giugno 1858): Der 94. Psalm, sonata in do minore per organo (1857). Dame Gillian Weir all’organo Aeolian-Skinner della First Church of Christ, Scientist in Boston, Massa­chusetts.

I. [Introduzione:] Grave

1. Dio che fai giustizia, o Signore,
   Dio che fai giustizia: mostrati!
2. Alzati, giudice della terra,
   rendi la ricompensa ai superbi.

II. Larghetto – Allegro con fuoco [3:25]

3. Fino a quando gli empi, Signore,
   fino a quando gli empi trionferanno?
6. Uccidono la vedova e il forestiero,
   danno la morte agli orfani.
7. Dicono: «Il Signore non vede,
   il Dio di Giacobbe non se ne cura».

III. Adagio – Lento [10:45]

17. Se il Signore non fosse il mio aiuto,
   in breve io abiterei nel regno del silenzio.
19. Quand’ero oppresso dall’angoscia,
   il Tuo conforto mi ha consolato.

IV. [Fuga:] Allegro – Allegro assai [16:53]

22. Ma il Signore è la mia difesa,
   roccia del mio rifugio è il mio Dio.
23. Egli ritorcerà contro di essi la loro malizia,
   per la loro perfidia li farà perire,
   li farà perire il Signore, nostro Dio.

Il Canto degli italiani e l’Inno delle nazioni

 
Ecco un interessante cortometraggio, forse un po’ didascalico ma comunque molto ben fatto: scrit­to (prendendo spunto dalle memorie di Vittorio Bersezio) e diretto da Maurizio Benedetti, racconta come nacque il nostro inno nazionale. Il quale non è poi così brutto come sono soliti pensare gli italiani, anzi. Verdi ne era entusiasta, tanto che lo inserì nell’Inno delle nazioni, una cantata per tenore, coro e orchestra composta su testo di Arrigo Boito: commissionata per la cerimonia di apertura dell’Esposizione internazionale di Londra del 1862, venne eseguita per la prima volta allo Her Majesty’s Theatre il 24 maggio (giorno genetliaco della regina Vittoria) di quell’anno.
La storia della prima esecuzione è alquanto curiosa. Verdi aveva inizialmente concepito la cantata per il tenore Achille Tamberlick, ma alla partecipazione di questi si era opposto Michele Costa, mu­si­cista inglese di origine italiana cui sarebbe spettato il compito di concertare la partitura, insieme con quelle di altri lavori composti per l’occasione. Costa non volle concedere il permesso a Tamberlick in quanto il tenore era stato da lui scritturato per il Covent Garden. Verdi modificò dunque la parte del tenore («Bardo») riscrivendola per soprano («Una del Popolo») e l’affidò per l’esecuzione a Therese Tietjens.
Nell’Inno delle nazioni sono citati, oltre a Fratelli d’Italia, anche God save the Queen (cantato in lingua inglese) e La Marseillaise. A un certo punto, nella sezione conclusiva, i tre inni risuonano contemporaneamente.
Infine fu deciso di non eseguire la composizione di Verdi durante la cerimonia inaugurale del­l’Espo­sizione, probabilmente per non indispettire Napoleone III con la citazione della Marseillaise, che all’epoca non era l’inno nazionale francese — così come, del resto, il Canto degli italiani non era l’inno nazionale italiano.

Giuseppe Verdi (1813-1901): Inno delle nazioni. Francesco Meli, tenore; Orchestra e coro del Teatro Regio di Torino, dir. Gianandrea Noseda.

CORO DI POPOLO

Gloria pei cieli altissimi,
Pei culminosi monti,
Pel limpidi orizzonti
Gemmati dí splendor.
In questo dí giocondo
Balzi di gioia il mondo,
Perché vicino agli uomini
È il regno dell’Amor,
Gloria! I venturi popoli
Ne cantin la memoria,
Gloria pei cieli! … Gloria!

BARDO

Spettacolo sublime! … ecco … dai lidi
Remoti della terra, ove rifulge
Cocentemente il sol, ove distende
Bianco manto la neve, una migrante
Schiera di navi remigar per l’acque
Degli ampli oceani, ed affollarsi tutte
Verso un magico Tempio, ed in quel Tempio
Spandere a mille a mille i portentosi
Miracoli del genio! … E fuvvi un giorno
Che passò furïando, quel bïeco
Fantasma della guerra; allora udissi
Un cozzar d’armi, un saettar di spade,
Un tempestar di carri e di corsieri,
Un grido di trionfo … e un uluante
Urlo… e colà ove fumò di sangue
Il campo di battaglia, un luttuoso
Campo santo levarsì, e un’elegia
Di preghiere, di pianti e di lamenti…
Ma in oggi un soffio di serena Dea
Spense quell’ire, e se vi furono in campo
Avversarii crudeli, oggi non v’ha
In quel Tempio che Umana Fratellanza,
E a Dio che ’l volle alziam di laudi un canto.

TUTTI

Signor, che sulla terra
Rugiade spargi e fior
E nembi di fulgori
E balsami d’amor;
Fa che la pace torni
Coi benedetti giorni,
E un mondo di fratelli
Sarà, la terra allor.

BARDO

Salve, Inghilterra, Regina dei mari,
Di libertà vessillo antico!
O Francia,
Tu, che spargesti il generoso sangue
Per una terra incatenata, salve, o Francia, salve!
O Italia, o Patria mia,
Che il cielo benigno ti sia propizio ancora,
Fino a quel dí che libera tu ancor risorga al sole!


Mameli & Novaro

 
Inno delle nazioni

Stelle propizie

Georg Muffat (1º giugno 1653 - 1704): Concerto grosso in sol maggiore Propitia Sydera (da Exquisitioris harmoniae instrumentalis gravi-jucundae, 1701, n. 12). Budapesti Filharmóniai Társaság Zenekara (Orchestra della Società filarmonica di Budapest), dir. Tamás Sulyok.

  1. Sonata
  2. Aria
  3. Gavotta
  4. Ciacona
  5. Borea

Propitia Sydera

A proposito di rondeaux – I

Guillaume Dufay (1397 - 1474): Ne je ne dors ne je ne veille. Duo Mignarda: Donna Stewart, mezzosoprano; Ron Andrico, liuto.

 Ne je ne dors, ne je ne veille,
 Tant ay fort la puce en l’oreille,

C’est du mains que de souspirer:
Car contraint suis de desirer
Que mort contre moy se resveille.

Desir ne veult que je sommeille,
L’oeil ouvert ennui me conseille,
Que je transisse de pleurer.

 Ne je ne dors…

Je n’ay pas la coulleur vermeille,
C’est par vous, dont je m’esmerveille,
Comment vous povez endurer.

Que pour vous craindre et honnourer,
Je souffre doulleur nonpareille.

 Ne je ne dors…

Poulenc: Suite française

Francis Poulenc (1899 - 1963): Suite française d’après Claude Gervaise (1935), versione per pianoforte eseguita in concerto da Alicia de Larrocha.

  1. Bransle de Bourgogne
  2. Pavane [1:31]
  3. Petite Marche militaire [3:45]
  4. Complainte [4:43]
  5. Bransle de Champagne [6:04]
  6. Sicilienne [7:47]
  7. Carillon [9:15]

Poulenc, il più sottovalutato dei compositori francesi del ‘900, compose la Suite française nel 1935 affinché fosse eseguita durante la rappresentazione del II atto del dramma La reine Margot di Édouard Bourdet. La suite consiste in una rielaborazione di alcuni brani tratti dai Livres de danceries pubblicati intorno al 1550 da Claude Gervaise: si tratta dunque di una serie di danze rinascimentali (bran[s]le, pavane, sicilienne), cui si aggiungono una “piccola marcia militare”, un carillon e una complainte (n. 4) che è l’unico pezzo interamente composto da Poulenc.


La medesima Suite nella versione per piccola orchestra. New Music Studium, dir. Antonio Plotino.

  1. Bransle de Bourgogne
  2. Pavane [1:23]
  3. Petite marche militaire [4:05]
  4. Complainte [5:10]
  5. Bransle de Champagne [6:30]
  6. Sicilienne [8:19]
  7. Carillon [10:05]

Infine, la trascrizione per pianoforte e quintetto di fiati realizzata da Katsuhisa Ohtaki nel 1992. Ensemble Orphée.

  1. Bransle de Bourgogne
  2. Pavane [1:31]
  3. Petite Marche militaire [4:14]
  4. Complainte [5:14]
  5. Bransle de Champagne [6:36]
  6. Sicilienne [8:58]
  7. Carillon [10:58]

Concerto per lire organizzate

Franz Joseph Haydn (1732 - 31 maggio 1809): Concerto n. 1 in do maggiore per due lire organizzate e orchestra Hob. VIIh:1 (c1786). Matthias Loibner e Thierry Nouat, lire organizzate; Ensemble Baroque de Limoges e Quatuor Mosaïques, dir. Christophe Coin.

  1. Allegro
  2. Andante [6:14]
  3. Finale: Allegro con brio

Thierry Nouat e Matthias Loibner con le lire organizzate

Adagio molto

Carl Ludwig Junker (1748 - 30 maggio 1797): Concerto in si bemolle maggiore per strumento a tastiera e orchestra op. 2 (rev. di Mark Kroll). Mark Kroll, fortepiano; Capella Weilburgensis, dir. Doris Hagel.

Junker è un fautore del cosiddetto empfindsamer Stil, ossia “stile sensibile” o “sentimentale”, una corrente sviluppatasi nella Germania settentrionale intorno a metà Settecento propugnando l’espressione di sentimenti “veri e naturali” anche per il tramite di repentini cambi di umore. Si contrappone alla “teoria degli affetti” (Affektenlehre) elaborata durante il periodo precedente, cioè in epoca barocca, secondo la quale in una stessa composizione può essere espresso un solo sentimento.

  1. Allegro
  2. Adagio molto [10:22]
  3. Rondò: Allegro [17:23]

Junker & Kroll