Oma maa

Jean Sibelius (8 dicembre 1865 - 1957): Oma maa (La mia terra), cantata per coro e orchestra op. 92 (1918); testo (1832) di Kallio (nome d’arte di Samuel Gustaf Bergh). Coro e Orchestra nazionale dell’Estonia, dir. Paavo Järvi.

Vallan autuas se, jok’ ei nuorena sortunu maaltaan,
hyljetty onnensa kans’ urhoin haudoilta pois!
Ei sopis miehenä näin mun nuhdella taivahan töitä,
mutta mun syämeni taas tahtoopi huoata ees.
Kun minä muistan sen yön, jona rakkailta rannoilta luovuin,
nousevat silmiini nyt vieläkin viljavat veet.
Ei mun mielestän’ ei mee Pohjolan tunturit, joilla
lasna ma kuuntelin kuin sampo ja kantelo soi.

(Fortunato colui che in gioventù non fu cacciato dalla sua patria, abbandonato dalla fortuna, lontano dalle tombe dei suoi eroi!
Da uomo, non è giusto che io discuta l’opera del cielo, ma il mio cuore vuole sospirare ancora.
Quando ricordo la notte in cui lasciai i lidi che amavo, ancor oggi copiose lacrime inumidiscono i miei occhi.
Non posso dimenticare le colline del Nord, dove bambino udivo il suono del sampo e del kantele.)

Noël svizzero

Claude Balbastre (8 dicembre 1724 - 1799): Il est un petit l’ange – Noël Suisse, dalla Deuxième Suite de Noëls (1770). Marina Tchebourkina all’organo Clicquot/Cavaillé-Coll della Chiesa di san Rocco in Parigi.


Nicolas Séjan (1745 - 1819): Variations sur un Noël suisse (lo stesso variato da Balbastre). David Christensen, organo.

Perché questo noël è «svizzero»? La risposta è nel testo originale, scritto in modo da far pensare a qualcuno che parli francese con pesante accento tedesco:

Il est un petit l’ange
Qui jamais li mange
Dit à moi l’autr’ jour:
Camarade Alimand,
Prends ton juste-au-corps
Et ton l’habiliment,
Fiens foir sti pouponne.
Quoique tout p’tit, li est grand.
Li l’être dans l’étable,
Li l’être misérable,
Li n’avoir point d’ coffre,
Li n’avoir rien qu’ fiauffe,
Li l’être paufriment
Bien misérablement.

J’ai dit à Monsieu l’ange
– Montrés moi sti grange,
Pour y voir sti pouponne
Qui l’est si paufriment.
Pour moi, n’i falloit faire
Un grand trinquement.
Moi saffre bien faire
Un beau p’tit compliment:
Moi parlerai à le père,
Moi parlerai à le mère,
Moi saffre bien dire:
– Moi reste avec le sire.
Le majesté du roi
Moi le dis franchement.

– Bon jour roi di gloire.
C’est moi qui ti fiens foir.
Comment li portes fous
Depuis l’autre demain?
Pourquoi vous lefir vous
De si grante matin?
Li l’être dangireux
D’y prendre li sirin.
Ni pleures point, j’ t’en prie!
Mon demoisell’ Marie,
Baille-moi lis langes
Que je les fiauffe au p’tit l’ange.
Li l’être une bonne garçonne,
Car moi le saffre bien.

Il testo è trascritto in una raccolta di Châlons-sur-Marne sotto il titolo Le Noël des reîtres : il termine reîtres, come il suo corrispondente italiano raitri, deriva dal tedesco Reiter, che si può genericamente tradurre come «cavaliere» ma nella fattispecie si riferisce agli schwarze Reiter («cavalieri neri», così chiamati per il colore della loro caratteristica corazza pettorale), ossia quei soldati di cavalleria leggera svizzeri e tedeschi (soprattutto sassoni) che furono inquadrati negli eserciti europei nel corso del XVI secolo.

Balbastre, Noel Suisse

Vecchie letrose

Adrian Willaert (1490 - 7 dicembre 1562): Vecchie letrose, frottola (villanella) a 4 voci (pubblicata in Canzone villanesche alla napolitana, 1545, n. 5). La Capella Reial de Catalunya e Hespèrion XXI, dir. Jordi Savall.

Vecchie letrose, non valete niente
Se non a far l’aguaito per la chiazza.
Tira, tira, tir’alla mazza,
Vecchie letrose, scannaros’e pazze!

Secondo il GDLI (Grande Dizionario della Lingua Italiana, Utet, noto anche come il Battaglia, dal nome del suo fondatore), letroso è termine regionale antico per “ostinato”, “cocciuto” o “scontroso”. Il testo si riferisce abbastanza chiaramente a vecchie megere che non hanno niente da fare se non spettegolare ai danni di chi passa per la loro strada, dunque un’accettabile interpretazione del testo potrebbe essere: « vecchie scontrose (o cocciute), non sapete far altro che spiare chi passa per la piazza. Prendetele a bastonate, ’ste vecchie scontrose, scandalose e pazze »

Ratibor!

Ernst Toch (7 dicembre 1887 - 1964): Fuge aus der Geographie per coro parlato a 4 voci (1930). Junger Chor Aachen, dir. Fritz Wey.
Qui si trova uno studio interessante (in inglese) su questa composizione.

Ratibor!
Und der Fluss Mississippi
und die Stadt Honolulu
und der See Titicaca;
Der Popocatepetl liegt nicht in Kanada,
sondern in Mexico, Mexico, Mexico.
Kanada, Malaga, Rimini, Brindisi,
Ja! Athen, Athen, Athen, Athen,
Nagasaki, Yokohama.

The Eternal City

Pietro Mascagni (7 dicembre 1863 - 1945): Suite sinfonica (1902) dalle mu­si­che di scena per il dramma La città eterna (The Eternal City, poi trasformato in romanzo) di sir Hall Caine. Filarmonica ’900 (del Teatro Reģio di Torino), dir. Gianandrea Noseda.

  1. Preludio, Marcia delle trombe d’argento: Allegro brillante – Un poco maestoso – Andante molto sostenuto

  2. Intermezzo fra il I e il II atto: Andante molto sostenuto – Meno sostenuto

  3. Interludio fra il II e il III atto: Sostenuto – Andantino molto sostenuto – Sostenuto

  4. Interludio fra il III e il IV atto: Allegretto vivace e spigliato – Con anima – Calmo – Con anima

  5. Interludio fra il IV e il V atto: Andante maestoso e sostenuto – Largo appassionato – A tempo con moto

In un tono che invita al dormire


Due diversissime interpretazioni della canzonetta a 4 voci Fa’ una canzone di Orazio Vecchi (6 dicembre 1550 - 1605). Ensemble Arduo d’Amore e duo Munia Cabal – Rómulo Vega-González.

Fa’ una canzone senza note nere,
Se mai bramasti la mia grazia havere,
 Falla d’un tuono ch’invita al dormire,
 Dolcemente, dolcemente facendola finire.

Per entro non vi spargere durezze
Ché le mie orecchie non vi sono avezze.

Né vi far cifra o segno contra segno:
Sopra ogni cosa quest’è ‘l mio disegno.

Con questo stile il fortunato Orfeo
Proserpina la giù placar poteo.

Questo è lo stile che quetar già feo
Con dolcezza a Saul lo spirto reo.

Il trovatore capriccioso

John Fernström (6 dicembre 1897 - 1961): Den kapriciöse trubaduren, serenata in 4 parti per piccola orchestra op. 21 (1931). Sveriges Radios Symfoniorkester, dir. Stefan Solyom.

  1. Preludium
  2. Cantabile: Framför linden som blommar i aftonstjärnans sken (Davanti al tiglio in fiore nella luce della stella della sera)
  3. Giocoso: Serenad vid balkongen (Serenata sul balcone)
  4. Final: Sinnets oro (Pensieri della mente)

JF

Musica a Theresienstadt

Gideon Klein (6 dicembre 1919 - 1945): Partita per archi (1944); era ori­gi­na­ria­mente un Trio per violino, viola e violoncello: l’arrangiamento è di Vojtěch Saudek (1951 - 2003). Orchestra di Padova e del Veneto, dir. Nada Matošević Orešković.

  1. Allegro spiccato
  2. Lento [4:49]
  3. Molto vivace [12:47]

Klein fu internato a Theresienstadt nel dicembre del 1941; a fine 1944 venne trasferito a Auschwitz e poi a Fürstengrube, dove morì all’inizio dell’anno successivo.

Concerto per arpa – VI

Virgilio Mortari (6 dicembre 1902 - 1993): Concerto per arpa e orchestra (1970). Giuliana Bressan, arpa; Orchestra da camera di Benevento e del Sannio, dir. Paolo Ponziano Ciardi.

  1. Andante – Più mosso – Allegro ma non troppo
  2. Notturno: Andante [9:10]
  3. Mosso [13:02]

K 560

O du eselhafter Martin!
o du Martinischer Esel!
du bist so faul als wie ein Gaul,
der weder Kopf noch Haxen hat.
Mit dir ist gar nichts anzufangen;
ich seh dich noch am Galgen hangen.
Du dummer Paul, halt du nurs Maul,
Ich scheiß dir aufs Maul,
so hoff’ ich wirst doch erwachen.
O lieber Lipperl, ich bitte dich recht schön,
o leck mich doch geschwind im Arsch!
O, lieber Freund, verzeihe mir,
den Arsch petschier ich dir.
Lipperl! Lipperl! verzeihe mir!

Oh, asinoso Martin!
Oh, Martinoso asino!
Sei pigro come un cavallo
senza muso né garretti.
Con te non c’è rimedio;
ti vedo già penzolar dalla forca.
Stupido Paul, chiudi quella bocca.
Ti caco in bocca,
così magari ti sveglierai.
Oh caro Lipperl, te lo chiedo gentilmente,
baciami il culo, svelto!
Oh caro amico, perdonami,
però ti sigillo il culo.
Lipperl! Lipperl! Perdonami!

Wolfgang Amadeus Mozart
* 27 gennaio 1756 – † 5 dicembre 1791

Slide soft, you silver floods

Henry Lawes (5 dicembre 1595 - 1662): Slide soft, you silver floods, ayre. Anna Prohaska, soprano; Simon Martyn-Ellis, liuto.

Slide soft, you silver floods
And ev’ry Spring
Within these shady woods.
Let no bird sing,
But from this grove a turtle dove
Be seen to couple with his love.

   But silence on each dale and mountain dwell,
   Whilst that I weeping bid my love farewell.

You nymphs of Thetis’ train,
You mermaids fair
That on these shores do plane
Your seagreen hair,
As you in trammels knit your locks
Weep ye, and force the craggy rocks.

   In heavy murmurs through broad shores tell
   How that I weeping bid my love farewell.

Gruppen

Karlheinz Stockhausen (1928 - 5 dicembre 2007): Gruppen per 3 orchestre (1957). hr-Sinfonie­orchester e Ensemble Modern, dir. Matthias Pintscher, Lucas Vis e Paul Fitzsimon.

Stockhausen spiega: «Per “gruppo” si intende un numero determinato di suoni collegati secondo rapporti affini tra loro su un piano superiore di percezione, quello del gruppo appunto. I vari gruppi di una composizione si distinguono per diversi tipi di proporzioni, per diversa struttura, ma sono correlati fra loro nel senso che non è possibile comprendere le proprietà di un gruppo se non in rapporto al grado di affinità che queste presentano con le proprietà di altri gruppi».
Per l’esecuzione di Gruppen sono necessari 109 esecutori ripartiti in 3 orchestre pressappoco uguali ma distanziate: il suono, movendosi da un’orchestra all’altra, crea una musica «spaziale», non solo in senso visivo ma anche acustico e strutturale.

— Organico —
Orchestra 1:
1 flauto (anche ottavino)
1 flauto contralto
1 oboe
1 corno inglese
1 clarinetto
1 fagotto
2 corni
2 trombe
2 tromboni
1 bassotuba
4 percussionisti: 1 marimbaphone (5 ottave; oppure 4 ottave + xilofono per la 5a), 1 Glockenspiel, 5 campanacci da mucca (sospesi, senza battacchio), 1 tamtam grande, piatti piccoli, piatti medi, piatti grandi, 2 tamburi a fessura, 4 tomtom e/o tumba e bongo, 1 cassa rullante con cordiera, 1 tamburo basco
1 Glockenspiel a tastiera (o celesta)
1 arpa
10 violini
2 viole
4 violoncelli
2 contrabbassi

Orchestra 2:
2 flauti (il I anche ottavino)
1 oboe
1 clarinetto piccolo
1 sassofono contralto (anche clarinetto)
1 sassofono baritono
1 fagotto
3 corni
2 trombe
1 trombone tenor-basso
1 trombone basso
4 percussionisti: 1 vibrafono, 14 campane tubolari, 4 campanacci da mucca (sospesi, senza battacchio), 1 tam-tam medio, piatti piccoli, piatti medi, piatti grandi, 2 tamburi a fessura, 4 tomtom e/o tumba e bongo, 1 cassa rullante con cordiera, 1 tamburo basco, 1 raganella, 2 triangoli (acuto e grave)
1 pianoforte a coda senza coperchio
1 chitarra elettrica
8 violini
4 viole
2 violoncelli
2 contrabbassi

Orchestra 3:
1 flauto (anche ottavino)
1 oboe
1 corno inglese
1 clarinetto
1 clarinetto basso
1 fagotto
3 corni
2 trombe
2 tromboni
1 trombone contrabbasso (o bassotuba)
4 percussionisti: 1 xilorimba o marimbaphone (4 ottave), 4 campanacci da mucca (sospesi, senza battacchio), 1 tam-tam piccolo, piatti piccoli, piatti medi, piatti grandi, 2 tamburi a fessura, 4 tomtom e/o tumba e bongo, 1 cassa rullante con cordiera, 1 tamburo basco
1 celesta (5 ottave)
1 arpa
8 violini
4 viole
2 violoncelli
2 contrabbassi

Studio e esperienza mi hanno insegnato che la musica “nuova” ha sempre suscitato analoghe reazioni. La “seconda prattica” di Monteverdi fu ferocemente avversata dal teorico Artusi, una composizione oggi amatissima come la Sinfonia K 550 di Mozart fece inorridire i primi ascoltatori con le sue dissonanze inusitate, e così via. Per contro, quando ho occasione di parlare della complessità di un brano di Bach, quando spiego che cosa s’intende per contrappunto doppio o imitato, non di rado mi succede di vedere che le reazioni degli astanti rasentano l’incredulità, come se alla maggior parte delle persone risulti inverosimile che una composizione del passato possa essere tanto complessa, come se ciò che sembrava ormai acquisito fosse improvvisamente diventato incomprensibile. Oggi, come ai tempi di Monteverdi o a quelli di Mozart, per comprendere l’arte bisognerebbe prima capire le necessità dalle quali scaturisce. Si deve solo decidere se si ha voglia di farlo oppure no.

L’eterno desiderio

Vítězslav Novák (5 dicembre 1870 - 1949): O věčné touze (Dell’eterno desiderio), poema sinfonico op. 33 (1903-05), ispirato dal 17° capitolo dell’Album di schizzi senza schizzi (Billedbog uden Billeder, 1840) di Hans Christian Andersen. Orchestra filarmonica ceca, dir. Karel Šejna.

A Ludvig Holberg

Johan Halvorsen (1864 - 4 dicembre 1935): Suite ancienne per orchestra op. 31 (1911), in memoria di Ludvig Holberg. Orchestra della Radio norvegese (NRK, Norsk rikskringkasting), dir. Ari Rasilainen.

  1. Intrata
  2. Air con variazioni [5:21]
  3. Gigue [16:12]
  4. Sarabande [20:52]
  5. Bourrée [24:42]

Edvard Grieg (1843 - 1907): Fra Holbergs tid (Dai tempi di Holberg), suite op. 40, versione per orchestra d’archi (1884-85). Camerata Nordica, dir. Terje Tønnesen.

  1. Prelude
  2. Sarabande [2:34]
  3. Gavotte [6:21]
  4. Air [9:35]
  5. Rigaudon [15:19]

Ludvig Holberg
Ludvig Holberg
(Bergen, 3 dicembre 1684 – Copenaghen, 28 gennaio 1754)
ritratto postumo (1847) di Jørgen Roed

La guida del giovane all’orchestra

Henry Purcell (1659 - 1695): Rondeau dalle musiche di scena composte nel 1695 per una rappresentazione del dramma Abdelazer or The Moor’s Revenge (1676) di Aphra Behn. Taverner Consort Players, dir. Andrew Parrott.


Benjamin Britten (1913 - 4 dicembre 1976): The Young Person’s Guide to the Orchestra, Variations and Fugue on a Theme of Purcell op. 34 (1946). YouTube Symphony Orchestra 2011, dir. Michael Tilson Thomas.
Una celebre e magistrale composizione didattica.

Feste veneziane

André Campra (4 dicembre 1660 - 1744): suite dall’opéra-ballet les Festes vénitiennes (1710). Ensemble baroque de Limoges, dir. Jean-Michel Hasler.

  1. Entrée de la Suite da la Folie
  2. Gigue [1:12]
  3. Air pour la Suite du Carnaval [2:00]
  4. Rondeau [3:37]
  5. La Bohémienne [5:08]
  6. Airs pour les Arlequins [6:00]
  7. Air des Espagnols [6:57]
  8. Air des Espagnolles [8:20]
  9. Chaconne [9:33]

La Settima Sinfonia di Kalivoda

Jan Křtitel Václav Kalivoda (Johann Baptist Wenzel Kalliwoda; 1801 - 3 dicembre 1866): Sinfonia n. 7 in sol minore WoO 1 (c1865). Das Neue Orchester, dir. Christoph Spering.

  1. Adagio – Allegro non tanto
  2. Scherzo: Allegro ma non troppo [13:12]
  3. Marcia: Adagio [16:39]
  4. Allegro vivace [21:19]

Kalivoda