Mozart & Reger

Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791): Sonata in la maggiore per pianoforte K 331 (K6 300i, composta fra il 1778 e il 1783). Wilhelm Kempff, pianoforte.

  1. Tema con variazioni
  2. Menuetto [13:05]
  3. Alla turca [19:21]

Max Reger (1873 – 11 marzo 1916): Variazioni per orchestra sopra un tema di Mozart op. 132 (1914). Berliner Philharmoniker, dir. Karl Böhm.
Il tema è tratto dal I movimento della Sonata K 331.



L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

L’«ultimo gigante» tra Bach e il Modernismo: l’universo di Max Reger

Le origini e la “tempesta di alcol”: una giovinezza tormentata
Johann Joseph Maximilian Reger nacque a Brand, in Baviera, in una famiglia dove la musica era di casa: il padre, un insegnante, era anche un appassionato organista. Cresciuto a Weiden, il giovane decise di dedicarsi alla musica dopo aver assistito al Festival di Bayreuth nel 1888, nonostante l’iniziale opposizione paterna. Studiò teoria e composizione con Hugo Riemann, ma il suo percorso fu tutt’altro che lineare. Il periodo del servizio militare e i primi insuccessi professionali segnarono l’inizio di una profonda crisi: Reger, caratterialmente inadatto alla disciplina e alla sottomissione, sprofondò in un vortice di debiti e alcolismo (periodo che lui stesso definirà Sturm und Trankzeit, un gioco di parole tra il movimento letterario e il “bere”). Solo l’intervento della sorella Emma, che lo riportò a casa nel 1898, gli permise di riprendersi fisicamente e psicologicamente, dando il via a una fase di febbrile attività compositiva.

L’ascesa accademica e la rottura con la Chiesa
Nel 1901 Reger si trasferì a Monaco, sperando in stimoli culturali maggiori. Qui sposò Elsa von Bercken, una donna protestante divorziata, ma questo gli costò la scomunica dalla Chiesa cattolica, un paradosso per un uomo che si definiva «cattolico fino alla punta delle dita». Nonostante tutto, la sua carriera decollò rapidamente: divenne professore e direttore musicale all’Università di Lipsia nel 1907, mentre quattro anni più tardi realizzò il suo sogno di dirigere la celebre Meininger Hofkapelle, considerata da lui l’orchestra migliore del mondo. Nonostante il prestigio e i numerosi allievi (tra cui spiccano nomi come Erwin Schulhoff e Joseph Haas), la sua vita privata rimase segnata dalla lotta contro l’alcolismo e da un ritmo di lavoro estenuante che minò progressivamente la sua salute.

Lo stile musicale: un ponte tra Barocco e cromatismo
Reger è considerato uno dei più grandi compositori di musica per organo dopo Johann Sebastian Bach. La sua musica è un amalgama unico: se da un lato recupera le forme barocche (fuga, passacaglia, preludio corale), dall’altro spinge il linguaggio armonico verso un cromatismo estremo, quasi ai confini della tonalità tradizionale. Egli ammirava Brahms e Wagner, ma cercava una via personale, definendosi un sostenitore della “polifonia cromatica”. Le sue opere sono famose per l’estrema difficoltà tecnica e a chi lo accusava di scrivere musica troppo complessa, rispondeva che «non c’è una nota di troppo». Negli ultimi anni, tuttavia, cercò una maggiore chiarezza e trasparenza espressiva, approdando a quello che definì lo «stile libero di Jena», visibile in capolavori come le Variazioni su un tema di Mozart.

Una fine prematura e un carattere divisivo
La vita del compositore si interruppe bruscamente a soli 43 anni: nel maggio 1916, durante uno dei suoi abituali viaggi a Lipsia, morì per un arresto cardiaco in un hotel dopo una serata trascorsa con gli amici. Le sue ceneri, dopo vari spostamenti, riposano oggi in una tomba d’onore a Monaco di Baviera.
In vita, Reger fu una figura polarizzante: estremamente sensibile alle critiche, arrivò a inserire sberleffi musicali nelle sue partiture — come i motivi S-C-H-A-F-E (pecora) e A-F-F-E (scimmia) — per colpire i suoi detrattori. Anche il suo rapporto con l’ebraismo fu ambiguo: se da un lato difendeva con vigore gli amici ebrei, dall’altro, nei momenti di rabbia contro la stampa berlinese, non esitava a usare toni antisemiti.

L’eredità: il “gigante” della Nuova Scuola Viennese
Nonostante un periodo di relativo oblio dopo la sua morte, l’influenza di Reger fu enorme. Paul Hindemith lo definì «l’ultimo gigante della musica», affermando che la propria arte non sarebbe stata pensabile senza di lui. Anche i compositori della Seconda Scuola di Vienna (Schoenberg, Berg, Webern) guardarono a lui con profondo rispetto per la sua maestria nel contrappunto. Oggi, grazie al lavoro del Max-Reger-Institut e degli archivi di Meiningen, la sua vasta produzione (che comprende oltre ai lavori per organo, musica da camera, Lieder e opere orchestrali) sta vivendo una rinascita, confermando la sua profezia: 174Tra qualche anno mi butteranno tra i ferri vecchi, ma il mio tempo verrà».

Le Variazioni e Fuga su un tema di Mozart
Queste Variazioni costituiscono allo stesso tempo una delle vette del repertorio sinfonico tardo-romantico e il punto di massimo equilibrio dello «stile libero di Jena». Reger qui abbandona le densità quasi impenetrabili delle sue opere precedenti per abbracciare una chiarezza solare, pur mantenendo una complessità contrappuntistica straordinaria.
L’opera si apre con l’esposizione del tema, tratto dal primo movimento della Sonata per pianoforte in la maggiore K 331 di Mozart. Reger affida l’incipit a un duo di oboe e clarinetto, sostenuti da archi pizzicati. La strumentazione è delicata, quasi cameristica, e rispetta fedelmente lo spirito del tema originale. Tuttavia, già nell’armonizzazione si avverte il “tocco” del compositore: le transizioni tra le frasi sono più fluide e i colori orchestrali aggiungono una profondità nostalgica assente nella versione pianistica.
Reger non si limita a variare la melodia, ma scompone e ricompone il DNA del tema mozartiano attraverso otto trasformazioni di carattere contrastante.
La prima variazione mantiene la grazia del tema, con gli archi che creano un tappeto di arpeggi fluenti mentre i legni ricamano la melodia: si tratta di una variazione pastorale, caratterizzata da un contrappunto leggero che non oscura mai la fonte originale.
Il clima muta poi radicalmente, con Reger che sposta l’asse verso tonalità minori e un ritmo più solenne. Qui emerge l’influenza brahmsiana e l’orchestra si fa densa, con un uso marcato dei corni e dei legni bassi che conferisce una dignità tragica al materiale mozartiano.
Segue una sezione vibrante e dinamica: le sferzate degli archi e i dialoghi serrati tra i legni mostrano la maestria del compositore nel gestire il ritmo e melodia originale viene frammentata e distribuita tra le diverse sezioni dell’orchestra.
La quarta variazione è un momento di puro virtuosismo orchestrale, qualificandosi come una sorta di scherzo, rapido e guizzante, dove il tema diventa un pretesto per giochi ritmici complessi e sincopati. La successiva è forse la sezione più turbolenta: Reger spinge il cromatismo ai limiti, creando un senso di urgenza e quasi di ansia. La scrittura è tipicamente “regeriana”: densa, cromatica e ricca di salti dinamici improvvisi.
Si torna a una lirica distesa: gli archi brillano per intensità, descrivendo una variazione dal respiro ampio, quasi mahleriana nel suo indugiare su armonie tese e risoluzioni dolcissime. La successiva variazione è una delle sezioni più belle dell’opera, dove il compositore sembra guardare a Mozart attraverso un velo di rugiada tardo-romantica. La chiarezza del flauto e dell’arpa infonde un senso di pace ultraterrena.
L’ultima variazione funge da preludio mistico alla fuga finale: è rarefatta, quasi impressionista nell’uso delle sordine e dei rintocchi dei legni, e il tema è ormai un’ombra, una memoria che prepara il terreno per l’esplosione finale.
Il momento culminante dell’opera inizia dieci minuti prima della fine: Reger, considerato l’erede di Bach per quanto riguarda il contrappunto, costruisce una fuga monumentale. Il suo soggetto è vivace e deriva ritmicamente dal tema mozartiano, ma viene elaborato con una perizia architettonica sbalorditiva. Il compositore inizia sottilmente con i secondi violini, aggiungendo via via gli altri archi e i legni in una progressione inarrestabile. La fuga si sviluppa con inversioni e stretti, aumentando costantemente di volume e densità.
Il genio del maestro tedesco si manifesta tuttavia nel finale travolgente: mentre l’orchestra continua il suo complesso intreccio fugato a pieno organico, gli ottoni irrompono proclamando il tema originale di Mozart in fortissimo e a valori larghi. È l’unione perfetta tra il rigore della fuga e la cantabilità del tema, un momento di apoteosi sonora che chiude l’opera in un tripudio di la maggiore.

Nel complesso, queste variazioni non sono solo un esercizio accademico, ma un atto d’amore verso il classicismo. L’opera appare come un ponte ideale, con il compositore che prende per mano Mozart e lo porta nel XX secolo, dimostrando che la bellezza classica può sopravvivere anche nelle armonie più complesse della modernità.

In memoria di Mozart

Cyprien Katsaris (5 maggio 1951): In memoriam Mozart per pianoforte (1988). Esegue l’autore.



L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

Cyprien Katsaris: ritratto di un pianista virtuoso e non convenzionale

Note biografiche
Nato a Marsiglia, Katsaris trascorre la sua prima infanzia in Camerun – all’epoca colonia francese – dove i suoi genitori, originari di Cipro, erano emigrati. La sua precoce esposizione alla musica è favorita dall’ambiente familiare, in quanto i genitori sono melomani e possiedono una vasta collezione di dischi. Questo contesto stimolante lo porta ad iniziare lo studio del pianoforte all’età di soli quattro anni.
Dopo il trasferimento della famiglia a Parigi, prosegue la formazione musicale iscrivendosi al Conservatorio di Parigi nel 1965. Durante l’adolescenza sviluppa una profonda ammirazione per grandi pianisti come György Cziffra, Wilhelm Kempff e Vladimir Horowitz. Al Conservatorio eccelle sotto la guida di Aline van Barentzen e Monique de La Bruchollerie (pianoforte, primo premio nel 1969) e di René Le Roy e Jean Hubeau (musica da camera, primo premio nel 1970). La sua carriera decolla grazie alla vittoria in diversi concorsi internazionali di rilievo, come la Tribuna internazionale dei giovani interpreti-UNESCO a Bratislava (1977), il 1° gran premio al Concorso internazionale «Cziffra» a Versailles (1974) e, in particolare, il suo successo come unico vincitore dell’Europa occidentale al Concorso internazionale regina Elisabetta del Belgio nel 1972. Il suo debutto concertistico ufficiale avviene l’8 maggio 1966 al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, dove esegue la Fantasia ungherese di Liszt.
La carriera di Katsaris si distingue per le collaborazioni con alcuni dei più grandi direttori d’orchestra del XX e XXI secolo (Eugene Ormandy, Leonard Bernstein, Nikolaus Harnoncourt, ecc.) e con orchestre di fama mondiale (Filarmonica di Berlino, la Staatskapelle Dresden, l’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia, ecc.). Katsaris mostra un interesse onnivoro per l’intero repertorio pianistico e possiede una vasta collezione personale di partiture, incluse trascrizioni rare.

Stile pianistico: virtuosismo, canto e originalità
Lo stile pianistico di Katsaris è innanzitutto segnato da una notevole virtuosità tecnica che, tuttavia, non è fine a sé stessa ma si combina con una distintiva dolcezza e sensualità interpretativa. La sua tecnica gli permette di evocare una vasta gamma di timbri orchestrali e di gestire complesse strutture polifoniche. Per Katsaris, la tecnica è fondamentale per realizzare il fraseggio, le sfumature di colore e la chiarezza dei piani sonori, ma il suo scopo ultimo è la comunicazione profonda con il pubblico. Egli concepisce la musica come uno strumento di elevazione spirituale, capace di portare gioia e sollievo, simile alla funzione terapeutica di un medico. Un altro elemento chiave del suo stile è la ricerca del “canto” sul pianoforte, ispirandosi a maestri come Kempff, Horowitz e Cortot, cercando di far “cantare” lo strumento o di imitarne altri (archi, fiati, voce). Questo approccio influenza la sua tecnica, la diteggiatura e la postura. La sua ammirazione per compositori legati al canto, come Bellini, ne è una testimonianza. Katsaris è anche noto per la sua capacità di illuminare le partiture rivelando controcanti inaspettati e offrendo interpretazioni multiple e non convenzionali delle stesse opere, seguendo l’esempio di Chopin. Il suo approccio è descritto come geniale, personale, audace, anticonformista e decisamente individualista, lontano dall’accademismo. Questo stile non sempre ha raccolto consensi unanimi, specialmente in Francia all’inizio, ma gli ha garantito una posizione unica nel panorama musicale. La sua pratica dell’improvvisazione in concerto, spesso aprendo i recital con creazioni estemporanee in omaggio a Liszt e alla tradizione ottocentesca, completa il quadro di un artista “fuori norma”.

Katsaris trascrittore
Una parte significativa dell’attività di Cyprien Katsaris è dedicata alla trascrizione pianistica, una passione nata fin dall’infanzia dall’ascolto del repertorio sinfonico e dal desiderio di riprodurlo autonomamente al pianoforte. Considera la trascrizione un modo per superare la frustrazione derivante dall’assenza di dettagli orchestrali nelle partiture pianistiche standard. La scoperta negli anni ’70 delle trascrizioni di Liszt delle sinfonie di Beethoven fu fondamentale. Dopo un’attenta analisi comparativa, sentì la necessità di integrare elementi orchestrali e vocali (soprattutto nella Nona Sinfonia) mancanti nella versione lisztiana, non per “migliorarla”, ma per aderire più fedelmente allo spirito beethoveniano. Questo lavoro, durato circa dieci anni, ha ulteriormente affinato la sua sensibilità per i piani sonori, i colori e il fraseggio. La sua celebre incisione per Teldec delle nove sinfonie nella versione Liszt/Katsaris richiese lo sviluppo di nuove soluzioni pianistiche per compensare la ricchezza timbrica dell’orchestra. Tra le sue trascrizioni più note figurano, oltre all’integrale delle sinfonie di Beethoven, opere di Bach (Toccata e Fuga BWV 565, Badinerie en forme de burlesque), Mozart (scene dal Flauto magico, Ouverture e aria dal Ratto dal serraglio, Sinfonia n. 40, Eine kleine Nachtmusik) e arrangiamenti per due mani di concerti di Liszt e Beethoven.

L’etichetta discografica Piano 21
Dopo anni di collaborazione con le grandi case discografiche, il 1° gennaio 2001 Cyprien Katsaris fonda ua propria etichetta indipendente, Piano 21, per la pubblicazione delle sue registrazioni — sia nuove che provenienti da archivi privati, radiofonici o esibizioni dal vivo — oltre a riedizioni. Piano 21 si propone di bilanciare il grande repertorio consolidato con la riscoperta di pagine dimenticate o compositori trascurati. Esempi di questa filosofia includono registrazioni dedicate ai concerti di J.S. Bach e dei suoi figli, alla musica della famiglia Mozart, al compositore russo Sergej Bortkevič, a rarità della scuola francese, a un’antologia messicana, oltre a numerose prime registrazioni mondiali, come le Ungarische Zigeunerweisen di Sophie Menter orchestrate da Čajkovskij o la versione pianistica originale di Beethoven del balletto Le creature di Prometeo.

Analisi di In memoriam Mozart
Il brano intende rendere omaggio al maestro salisburghese. Fin dall’inizio, il pezzo evoca un’atmosfera profondamente introspettiva, malinconica e carica di pathos. Il titolo stesso suggerisce un carattere elegiaco, una riflessione sulla figura e sulla musica di Mozart filtrata attraverso la sensibilità e il linguaggio pianistico di Katsaris. Il brano segue una forma ternaria riconducibile a uno schema ABA’, con sezioni chiaramente delineate anche se collegate da transizioni fluide.
Il tema principale, affidato alla mano destra, è una melodia lirica e cantabile, dal carattere discendente e sinuoso. È immediatamente intrisa di espressività grazie all’indicazione “Molto espressivo” e all’uso di appoggiature e note cromatiche che ne accentuano il lirismo dolente. La melodia si sviluppa con naturalezza, esplorando registri diversi e mantenendo sempre una qualità cantabile, quasi vocale.
La seconda sezione non introduce un tema nettamente contrastante, ma piuttosto sviluppa frammenti motivici e armonie presentati nella prima, intensificandone il carattere. Si notano passaggi più mossi, arpeggi e figurazioni scalari che aumentano la tensione. La scrittura melodica diventa più frammentata e integrata nella tessitura armonica complessiva.
La ripresa del tema iniziale avviene in modo riconoscibile, ma non letterale. La melodia è ripresentata con sottili variazioni ritmiche e forse armoniche, mantenendo però intatto il suo carattere espressivo originale. La sezione funge da ricapitolazione emotiva, conducendo il brano verso una conclusione pacata e rassegnata.
La tonalità di fa minore è stabilita fin dall’inizio e pervade l’intero brano, conferendogli il colore scuro e malinconico tipico di questa tonalità. Il linguaggio armonico adottato è ricco e complesso, decisamente tardo-romantico/novecentesco e si spinge ben oltre la grammatica classico-romantica standard.
L’uso del cromatismo è estensivo e pervasivo, sia nelle linee melodiche che nelle progressioni armoniche. Questo arricchisce la tavolozza espressiva e crea tensioni armoniche costanti, spesso risolte in modi inaspettati o ritardati. Si notano accordi alterati, accordi di settima e nona, e dissonanze non preparate o risolte in modo non convenzionale, che contribuiscono alla densità armonica e all’intensità emotiva.
Sebbene il fa minore rimanga il centro tonale di riferimento, ci sono frequenti deviazioni ed esplorazioni di aree armoniche vicine e lontane, specialmente nella seconda sezione, che aumentano il senso di instabilità e ricerca emotiva. L’armonia non è strettamente funzionale nel senso classico, ma piuttosto coloristica ed espressiva.
Il ritmo melodico è fluido e flessibile, con un ampio uso di valori lunghi alternati a passaggi più rapidi (terzine, semicrome, biscrome), specialmente nelle figurazioni ornamentali e nei passaggi di transizione o cadenzali. La mano sinistra spesso presenta figure ritmiche costanti (arpeggi, accordi spezzati), fornendo un flusso continuo su cui si appoggia la melodia più libera della mano destra.
Le indicazioni come “ritenuto” e la flessibilità implicita nel “Molto espressivo” suggeriscono un uso agogico del tempo, con leggere fluttuazioni che sottolineano l’espressività.
La tessitura è prevalentemente di tipo melodia accompagnata, ma l’accompagnamento è spesso così ricco e polifonicamente elaborato da creare una tessitura complessa e stratificata. La mano sinistra non si limita a un supporto armonico, ma partecipa attivamente con contro-melodie e figurazioni elaborate che dialogano con la mano destra. La densità della tessitura varia: momenti più trasparenti si alternano a passaggi più fitti e complessi, specialmente nella seconda sezione e nella cadenza.
Le dinamiche giocano un ruolo cruciale nel modellare l’espressione. Il brano s’inizia piano (p), esplora dinamiche più sostenute (mf) nei momenti di maggiore intensità (come nella seconda sezione e nella cadenza), per poi tornare a dinamiche più sommesse (pp) nella ripresa e nella conclusione, sottolineando il carattere riflessivo e intimo del pezzo. I crescendo e i diminuendo sono usati con grande efficacia per creare ondate emotive.
L’omaggio a Mozart non si manifesta attraverso citazioni dirette di sue opere, ma piuttosto attraverso un’evocazione spirituale ed estetica. La qualità cantabile della melodia principale può essere vista come un richiamo all’eleganza e al lirismo delle linee melodiche mozartiane, specialmente quelle dei suoi movimenti lenti. Mozart stesso utilizzava il cromatismo in modo molto espressivo, specialmente nelle tonalità minori (si pensi alla Sinfonia n. 40 o al Concerto per pianoforte e orchestra n. 20 K 466). Katsaris sembra prendere questo aspetto e amplificarlo attraverso un linguaggio armonico più moderno.
Nonostante la complessità armonica, la struttura ABA’ è relativamente chiara, forse un cenno alla predilezione mozartiana per forme equilibrate. Pur nella sua modernità, la scrittura pianistica conserva una certa eleganza nelle figurazioni e nel fraseggio, che potrebbe rimandare alla raffinatezza della scrittura pianistica di Mozart.

Allegro ansiogeno

Wolfgang Amadeus Mozart (27 gennaio 1756 - 1791): Concerto n. 17 in sol maggiore per pianoforte e or­che­stra K 453 (1784). Géza Anda, solista e direttore; Camerata Academica des Mozarteums Salzburg.

  1. Allegro
  2. Andante
  3. Allegretto

Con i suoi chiaroscuri, il movimento iniziale trasmette all’ascoltatore attento un sottile ma per­si­sten­te senso di inquietudine. Non di rado dalla musica di Mozart, anche nei brani apparentemente leggeri e spensierati, traspare una profonda malinconia.
Sono particolarmente affezionato a questa interpretazione di Géza Anda poiché si trova in un disco donatomi da mio padre nel 1970, poco prima della sua prematura scomparsa.

K 453

Suoni di vetro

Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791): Adagio e Rondò per Glasharmonika, flauto, oboe, viola e violoncello K 617 (23 maggio 1791). Bruno Hoffmann (15 settembre 1913 - 1991), Glasharmonika; Karl Heinz Ulrich, flauto; Helmut Hucke, oboe; Ernst Nippes, viola; Hans Plumacher, violoncello.

Bruno Hoffmann

Eine kleine Nichtmusik

P.D.Q. Bach ovvero Peter Schickele (1935 - 2024): Eine kleine Nichtmusik (1977). The New York Pick-up Ensemble, dir. Peter Schickele.
Ecco un quodlibet alquanto irriverente. Se non riuscite a individuare tutte le compo­si­zioni citate, oltre ovviamente alla serenata quasi omonima (K 525) di Mozart, ne potete trovare qui di seguito i titoli, elencati in ordine di apparizione 😀

I movimento:

  – Anonimo: Turkey in the Straw [0:06]
  – Liszt: Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 [0:29]
  – Brahms: Sinfonia n. 3, IV movimento [0:32]
  – Mozart: duetto «Là ci darem del mano» dal Don Giovanni [0:39]
  – Mozart: Concerto per pianoforte n. 23, I movimento [0:46]
  – Mozart: «Voi che sapete» dalle Nozze di Figaro [0:53]
  – Anonimo: Canto dei battellieri del Volga [0:58]
  – Anonimo: D’ye ken John Peel? (canzone tradizionale inglese) [1:17]
  – Mozart: Sinfonia n. 1, I movimento [1:25]
  – Anonimo: El jarabe tapatio [1:33]
  – Mozart: «Voi che sapete» dalle Nozze di Figaro [1:40]
  – Rachmaninov: Concerto per pianoforte n. 2, I movimento [1:47]
  – Sousa: The Thunderer [2:11]
  – Beethoven: Sinfonia n. 7, IV movimento [2:14]
  – Mozart: Sinfonia n. 41 (Jupiter), IV movimento [2:32]
  – Dvořák: Sinfonia n. 9 (Dal Nuovo Mondo), I movimento [2:37]
  – Brahms: Sinfonia n. 3, IV movimento [2:40]
  – Brahms: Sinfonia n. 4, I movimento [2:50]
  – Händel: «For Unto Us a Child Is Born» dal Messiah [3:03]
  – Beethoven: Sinfonia n. 5, IV movimento [3:13]
  – Emmett: I wish I was in Dixie [3:23]
  – Šostakovič: Sinfonia n. 9, I movimento [3:35]
  – Čajkovskij: «Marcia» dallo Schiaccianoci [3:44]

II movimento:

  – Foster: Jeannie with the light brown hair [4:01]
  – Čajkovskij: Nur wer die Sehnsucht kennt [4:38]
  – Anonimo: Mary had a little lamb (canzoncina infantile) [4:52]
  – Čajkovskij: scena dal Lago dei cigni [5:07]
  – Beethoven: Concerto per pianoforte n. 3, I movimento [5:20]
  – Rimskij-Korsakov: Shahrazad, Leitmotiv del violino solista [5:20]
  – Franck: Sinfonia in re minore, I movimento [5:20]
  – Mendelssohn: Frühlingslied, n. 6 dei Lieder ohne Worte op. 62 [5:33]
  – Brahms: Sinfonia n. 4, I movimento [5:40]
  – Anonimo (forse Davide Rizzio): Auld Lang Syne [5:53]
  – Verdi: «Vedi, le fosche notturne spoglie» dal Trovatore [6:16]
  – Wagner: Preludio da Tristan und Isolde [6:31]
  – Anonimo: Alouette (canzoncina infantile) [6:48]
  – Tema B-A-C-H (SI♭-LA-DO-SI) [7:04]
  – Rachmaninov: Concerto per pianoforte n. 2, III movimento [7:12]

III movimento:

  – Anonimo: Here We Go Loopty Loo (canzoncina infantile) [7:53]
  – Beethoven: Sinfonia n. 5, I movimento [8:14]
  – Von Tilzer: Take Me Out to the Ball Game (inno ufficioso del baseball negli Stati Uniti) [8:36]
  – Musorgskij: tema dell’incoronazione da Boris Godunov [8:55]
  – Anonimo: Oh, Dear, What Can the Matter Be? (canzoncina infantile) [9:12]
  – Rimskij-Korsakov: Shahrazad, tema del giovane principe [9:23]

IV movimento:

  – Foster: Oh, Susanna [9:56]
  – Rossini: galop dalla sinfonia del Guillaume Tell [10:11]
  – Schubert: Marcia militare [10:15]
  – Franck: Sinfonia in re minore, III movimento [10:19]
  – Sullivan: «Miyasama» da The Mikado [10:19]
  – Grieg: «Nell’antro del re della montagna» da Peer Gynt [10:23]
  – Schubert: Erlkönig [10:26]
  – Musorgskij: tema dell’incoronazione da Boris Godunov [10:26]
  – Anonimo: Ah!, vous dirai-je, maman (canzoncina infantile) [10:32]
  – Franck: Sinfonia in re minore, III movimento [10:36]
  – Foster: Old Black Joe (canto tradizionale) [10:44]
  – Mozart: Sinfonia n. 29, IV movimento [10:50]
  – Stravinskij: dal finale di Pétrouchka [10:55]
  – Humperdinck: Hänsel und Gretel, atto I, scena 1a [11:03]
  – Offenbach: «Galop enfernal» da Orphée aux enfers [11:07]
  – Schumann: Sinfonia n. 1 (Frühlingssymphonie), I movimento [11:11]
  – Anonimo: Travadja La Moukère [11:15]
  – Musorgskij: «La Grande Porta di Kiev» dai Quadri di un’esposizione [11:19]
  – Autore incerto: Westminster Quarters [11:20]
  – Beethoven: Sinfonia n. 5, I movimento [11:20]
  – R. Strauss: Till Eulenspiegels lustige Streiche [11:30]


Peter Schickele

Un innocente amor

Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791): «Là ci darem la mano», duettino di Don Giovanni e Zerlina, dal I atto, scena 9a, del dramma giocoso Don Giovanni K 527 (1787), libretto di Lorenzo Da Ponte. Bryn Terfel, baritono; Cecilia Bartoli, soprano; Orchestra dell’Accademia nazionale di santa Cecilia, dir. Myung-Whun Chung.


Friedrich Dotzauer (1783 - 6 marzo 1860): Andante con Variazioni über ein Thema aus der Oper «Don Giovanni» per 2 violoncelli. Marie Spaemann e Rebekka Markowski.


Fryderyk Chopin (1810 - 1849): Variazioni per pianoforte e orchestra op. 2 (1827) su «Là ci darem la mano» dal Don Giovanni di Mozart. Claudio Arrau, pianoforte; London Philharmonic Orchestra, dir. Eliahu Inbal.

Chopin elaborò questa sua prima partitura orchestrale durante il secondo anno di studio presso la Scuola superiore di musica di Varsavia; le Variazioni contribuirono in maniera determinante, forse anche più dei Concerti per pianoforte, a far conoscere il nome del giovane compositore in patria e nei principali centri musicali europei.
È noto l’entusiasmo che le Variazioni op. 2 suscitarono nel giovane Schumann, il quale le recensì in un lungo articolo per l’«Allgemeine Musikalische Zeitung» di Lipsia (n. XXXIII/49 del 7 dicembre 1831), articolo che s’inizia con una significativa esclamazione: «Giù il cappello, signori, un genio!». Chopin lesse la recensione e ne scrisse divertito a Tytus Woyciechowski, dedicatario delle Variazioni: «Costui le analizza misura per misura, affermando che non sono variazioni come le altre, ma una specie di quadro fantastico. Della seconda dice che vi si vedono correre Don Giovanni e Leporello; nella terza Don Giovanni stringe Zerlina fra le braccia, mentre a sinistra Masetto si rode di rabbia. Infine sostiene che nella quinta misura dell’Adagio Don Giovanni bacia Zerlina in re bemolle maggiore. […] È ben divertente la fantasia di questo tedesco» (12 dicembre 1831).
Chopin eseguì più volte in pubblico le Variazioni op. 2: fra l’altro, anche nel concerto con il quale si presentò al mondo musicale parigino, il 26 febbraio 1832.

Chopin op. 2

NB: salvo diversa indicazione, i testi inseriti negli articoli dedicati a Chopin nel presente blog sono tratti dal volume Chopin: Signori il catalogo è questo di C. C. e Giorgio Dolza, Einaudi, Torino 2001.

Variazioni e Finale

Christian Heinrich Rinck (18 febbraio 1770 - 1846): 9 Variationen und Finale per organo op. 90. Gabriel Isenberg all’organo della Chiesa di St Agnes in Rüschendorf (Damme, Bassa Sassonia).
Il tema variato è desunto dalla canzone infantile francese Ah, vous dirai-je, Maman (ovvero Quand trois poules vont au champ); gli anglofoni sulla stessa melodia cantano Twinkle, twinkle, little star e Baa, Baa, Black Sheep; nei Paesi di lingua tedesca ha identica melodia il canto natalizio Morgen kommt der Weihnachtsmann. Variazioni sul medesimo tema si devono, fra gli altri, a Wolfgang Amadeus Mozart, Johann Christoph Friedrich Bach, Theodor von Schacht, Ernő Dohnányi, Erwin Schulhoff.

Rinck

Variazioni sulla Marcia dei sacerdoti

Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791): «Priestermarsch» (Marcia dei sacerdoti), dal II atto, scena 1a, del Singspiel Die Zauberflöte (Il flauto magico) K 620 (1791). Academy of St Martin in the Fields, dir. sir Neville Marriner.


Christian Gottlob Neefe (5 febbraio 1748 - 1798): Veränderungen über den Priestermarsch aus Mozarts Zauberflöte (Variazioni sulla Marcia dei sacerdoti). Gabriel Isenberg all’organo della Chiesa di San Giovanni Battista in Welschen Ennest (Renania Settentrionale-Vestfalia).

Il catalogo è questo

Giuseppe Gazzaniga (1743 - 1º febbraio 1818): «Dell’Italia, ed Alemagna», aria di Pasquariello dal I atto del dramma giocoso Don Giovanni o sia Il convitato di pietra (1786) su libretto di Giovanni Bertati. Alfredo García, baritono; María Rodríguez, soprano; Real Orquesta Sinfónica de Sevilla, dir. Pablo González.

PASQUARIELLO
Per me… sentite… vi dirò… siccome…

DONNA ELVIRA
Non confonderti.

PASQUARIELLO
Oibò: non v’è pericolo.
Siccome io dico, che Alessandro il Grande…

DONNA ELVIRA
E che c’entra Alessandro!

PASQUARIELLO
C’entra; e statevi cheta.
Siccome, io dico, che Alessandro il Grande
non era giammai sazio
di far nuove conquiste, il mio padrone
se avesse ancora cento spose, e cento,
sazio non ne sarìa, né mai contento;
egli è il Grande Alessandro delle femmine;
onde per far le sue amorose imprese
spesso, spesso cangiar suol di paese.

DONNA ELVIRA
Dunque ha dell’altre femmine?

PASQUARIELLO
Ih, ih! Se voi volete averle in vista
ecco signora mia, quest’è la lista.
(getta una lista di alcuna braccia di carta)
Dell’Italia, ed Alemagna
ve n’ho scritte cento, e tante.
Della Francia, e della Spagna
ve ne sono non so quante:
fra madame, cittadine,
artigiane, contadine,
cameriere, cuoche, e guattere;
perché basta che sian femmine
per doverle amoreggiar.
Vi dirò ch’è un uomo tale,
se attendesse alle promesse,
che il marito universale
un dì avrebbe a diventar.
Vi dirò che egli ama tutte,
che sian belle, o che sian brutte:
delle vecchie solamente
non si sente ad infiammar.

PASQUARIELLO
Vi dirò…

DONNA ELVIRA
Tu m’hai seccata.

PASQUARIELLO
Vi dirò…

DONNA ELVIRA
Non più: va’ via.

(insieme)
PASQUARIELLO
Vi dirò che si potria
fin domani seguitar.

DONNA ELVIRA
Il mio cor da gelosia
tutto sento a lacerar.


Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791): «Mada­mina, il ca­talogo è que­sto», aria di Leporello dal I atto del dramma giocoso in 2 atti Il dissoluto punito ossia il Don Giovanni K 527 (1787) su libretto di Lorenzo Da Ponte. Ferruccio Furlanetto, basso; Orchester der Wiener Staatsoper, dir. Zubin Mehta.

Questo non picciol libro è tutto pieno
dei nomi di sue belle.
Ogni villa, ogni borgo, ogni paese
è testimon di sue donnesche imprese.

Madamina, il catalogo è questo
 delle belle che amò il padron mio;
 un catalogo egli è che ho fatt’io:
 osservate, leggete con me.
In Italia seicento e quaranta,
 in Lamagna duecento e trentuna,
 cento in Francia, in Turchia novantuna,
 ma in Ispagna son già mille e tre.
V’ha fra queste contadine,
 cameriere, cittadine,
 v’han contesse, baronesse,
 marchesane, principesse,
 e v’han donne d’ogni grado,
 d’ogni forma, d’ogni età.

Nella bionda egli ha l’usanza
 di lodar la gentilezza;
 nella bruna, la costanza;
 nella bianca, la dolcezza.
Vuol d’inverno la grassotta,
 vuol d’estate la magrotta;
 è la grande maestosa,
 la piccina è ognor vezzosa.
Delle vecchie fa conquista
 pe’l piacer di porle in lista:
 ma passion predominante
 è la giovin principiante.
Non si picca se sia ricca,
 se sia brutta, se sia bella:
 purché porti la gonnella,
 voi sapete quel che fa.

Puro Poulenc

Francis Poulenc (1899 - 30 gennaio 1963): Concerto per due pianoforti e orchestra (1932), qui interpretato dal compositore insieme con Jacques Février (1959); l’Orchestre National de la Radio-Télévison Française è diretto da Georges Prêtre.

  1. Allegro ma non troppo
  2. Larghetto
  3. Allegro molto

Ispirato, in parte, dal Concerto in sol di Ravel, nel movimento centrale contiene un tenero omaggio a Mozart; tutto è comunque impregnato da un senso dell’ironia molto “francese”. Fu lo stesso autore a definire questo concerto «puro Poulenc».

K 560

O du eselhafter Martin!
o du Martinischer Esel!
du bist so faul als wie ein Gaul,
der weder Kopf noch Haxen hat.
Mit dir ist gar nichts anzufangen;
ich seh dich noch am Galgen hangen.
Du dummer Paul, halt du nurs Maul,
Ich scheiß dir aufs Maul,
so hoff’ ich wirst doch erwachen.
O lieber Lipperl, ich bitte dich recht schön,
o leck mich doch geschwind im Arsch!
O, lieber Freund, verzeihe mir,
den Arsch petschier ich dir.
Lipperl! Lipperl! verzeihe mir!

Oh, asinoso Martin!
Oh, Martinoso asino!
Sei pigro come un cavallo
senza muso né garretti.
Con te non c’è rimedio;
ti vedo già penzolar dalla forca.
Stupido Paul, chiudi quella bocca.
Ti caco in bocca,
così magari ti sveglierai.
Oh caro Lipperl, te lo chiedo gentilmente,
baciami il culo, svelto!
Oh caro amico, perdonami,
però ti sigillo il culo.
Lipperl! Lipperl! Perdonami!

Wolfgang Amadeus Mozart
* 27 gennaio 1756 – † 5 dicembre 1791

Come un agnello

Giuseppe Sarti (battezzato il 1° dicembre 1729 - 1802): «Come un agnello», aria di Mingone (basso) dal I atto del dramma giocoso Fra i due litiganti il terzo gode (1782). Roberto Scaltriti, basso; Les Talens Lyriques, dir. Christophe Rousset.

Come un agnello
Che va al macello
Belando andrai
Per la città.
Io colla bella
Mia rondinella
Andrò rondando
Di qua, di là.
Io già m’aspetto
Sentirmi dire:
Guarda che amabile
Sposo perfetto!
Di là ripetere:
Viva 1a sposa.
O incomparable,
O impareggiabile
Coppia vezzosa,
Il ciel concedavi
Felicità.


Anonimo: 8 Variazioni su «Come un agnello» per pianoforte, attribuite a Wolfgang Amadeus Mozart (K 460, K6 454a). Rosemary Thomas.

È molto improbabile che questa serie di variazioni sia opera del salisburghese; i curatori dell’ultima edizione delle opere complete mozartiane la considerano infatti spuria. Tuttavia, il tema di Sarti era ben noto a Mozart, che lo cita nella seconda delle Danze tedesche per orchestra K 509 e nel Don Giovanni. In effetti, i due musicisti si erano conosciuti di persona: Wolfgang ne scrive in una lettera al padre datata 9-12 giugno 1784, raccontando fra l’altro di aver composto alcune variazioni sopra un’aria di Sarti e aggiungendo che quest’ultimo le aveva gradite molto.
Un manoscritto conservato presso una collezione privata elvetica contiene due variazioni su «Come un agnello», quasi certamente di Mozart, ma stilisticamente molto diverse dalle Variazioni K 460.

Variazioni

HPSCHD

 
John Cage (1912 - 1992) e Lejaren A. Hiller jr (1924 - 1994): HPSCHD per un numero variabile da 1 a 7 di clavicembali rinforzati elettronicamente, suoni elettronici generati da computer e registrati su un numero variabile da 1 a 51 di nastri magnetici, e un numero variabile da 2 a 58 di altoparlanti (1967-69).

Il titolo è un’abbreviazione di harpsichord (termine inglese per clavicembalo) e si pronuncia leggendo le singole lettere all’inglese. La composizione utilizza parte di un precedente lavoro di Cage (Winter Music per 1-20 pianoforti, 1957) nonché brani di Ludwig van Beethoven, Ferruccio Busoni, Fryderyk Chopin, Louis Moreau Gottschalk, Wolfgang Amadeus Mozart e Robert Schumann. Alla 1a esecuzione (16 maggio 1969) le 7 parti per clavicembalo furono eseguite da William Brooks, Neely Bruce, Philip Corner, Ronald Peters, Yūji Takahashi, David Tudor e Antoinette Vischer.
 

Poco andante

Ludwig Wenzel Lachnith (7 luglio 1746 - 1820): Sinfonia in si bemolle maggiore. Kurpfälzisches Kammerorchester, dir. Hans Oskar Koch.

  1. Pastorale: Poco andante
  2. Andantino [4:40]
  3. Allemande [8:57]

Oggi Lachnith sarebbe del tutto dimenticato, se non fosse per una sua rivisitazione del Flauto magico andata in scena a Parigi nel 1801 con il titolo Les Mystères d’Isis ; si tratta di un adattamento del capolavoro mozartiano al gusto francese dell’epoca: nell’immediato ebbe un grande successo di pubblico, ma suscitò molte critiche anche postume, fra cui quella di Berlioz, feroce e al tempo stesso assai spassosa.

K 467

 
Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791): Concerto in do maggiore per pianoforte e orchestra K 467 (1785). Fazıl Say, pianoforte; hr-Sinfonieorchester, dir. Peter Oundjian.

  1. Allegro maestoso
  2. Andante [14:57]
  3. Allegro vivace assai [22:52]

Oggi, per cambiare un po’, ecco qualcosa di ben noto 🙂

Pa-pa-pa-pa

Jean Françaix (23 maggio 1912 - 1997): Hommage à l’ami Papageno per pianoforte e 10 strumenti a fiato (1984). Con l’autore al pianoforte, il Bläser Ensemble Mainz diretto da Klaus Rainer Schöll.
Ennesima dichiarazione d’amore di Jean Françaix alla musica di Mozart.


Papageno secondo Emanuele Luzzati

Mozart new-look

Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791): «Deh, vieni alla finestra» da Don Giovanni, atto II. Cesare Siepi.

Deh, vieni alla finestra, o mio tesoro,
Deh, vieni a consolar il pianto mio.
Se neghi a me di dar qualche ristoro,
Davanti agli occhi tuoi morir vogl’io!
Tu ch’hai la bocca dolce più del miele,
Tu che il zucchero porti in mezzo al core!
Non esser, gioia mia, con me crudele!
Lasciati almen veder, mio bell’amore!


Georges Bizet (1838-1875): «Près des remparts de Séville» (seguidilla) da Carmen, atto I. Maria Callas, con Nicolai Gedda.

Près des remparts de Séville
Chez mon ami Lillas Pastia,
J’irai danser la séguedille
Et boire du Manzanilla!
J’irai chez mon ami Lillas Pastia!
Oui, mais toute seule on s’ennuie,
Et les vrais plaisir sont à deux;
Donc pour me tenir compagnie
J’emmènerai mon amoureux!
Mon amoureux… il est au diable…
Je l’ai mis à la porte hier!
Mon pauvre coeur, très consolable,
Mon coeur est libre comme l’air!
J’ai des galants à la douzaine,
Mais ils ne sont pas à mon gré;
Voici la fin de la semaine:
Qui veut m’aimer? je l’aimerai!
Qui veut mon âme?… elle est à prendre!
Vous arrivez au bon moment!
Je n’ai guère le temps d’attendre,
Car avec mon nouvel amant,
Près des remparts de Séville
Chez mon ami Lillas Pastia,
J’irai danser la séguedille
Et boire du Manzanilla.


Jean Françaix (23 maggio 1912-1997): Mozart new-look, petite fantaisie pour contrebasse et instruments à vent sur la sérénade de Don Giovanni (1983). Enrico Fagone, contrabbasso; Orchestra della Svizzera Italiana.
Il tema mozartiano è accompagnato da citazioni della seguidilla dalla Carmen di Bizet — «afin de saupoudrer d’un peu de démocratie l’aristocratie du Maître salzbourgeois», spiega Françaix.

Per corno di bassetto

Alessandro Rolla (22 aprile 1757 - 1841): Concerto in fa maggiore per corno di bassetto e orchestra. Sauro Berti, corno di bassetto; Young Musicians European Orchestra, dir. Paolo Olmi.
Il corno di bassetto è un antenato del clarinetto. Corno di bassetto è anche lo pseudonimo con cui George Bernard Shaw firmava i propri articoli di critica musicale.


Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791): Concerto in sol maggiore per corno di bassetto e orchestra K 584b/621b (frammento). Gilles Thomé, corno di bassetto; Ensemble 415, dir. Chiara Banchini.
Di questo Concerto rimane soltanto il primo movimento, incompiuto (199 battute), so­stan­zial­mente identico a quello del Concerto per clarinetto e orchestra K 622, composto nel 1791.

WAM 266

Mozart: Missa brevis in do maggiore K 259, detta Orgelsolo-Messe (1776). Celestina Casapietra, soprano; Annelies Burmeister, contralto; Peter Schreier, tenore; Hermann Christian Polster, basso; Walter Heinz Bernstein, organo; Rundfunkchor Leipzig e Radio-Sinfonie-Orchester Leipzig, dir. Herbert Kegel.


Wolfgang Amadeus Mozart
* 27 gennaio 1756 – † 5 dicembre 1791

Il Trio dei birilli

Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791): Trio in mi bemolle maggiore per pianoforte, clarinetto e viola K 498 (Kegelstatt-Trio, 1786). Roland Pöntinen, pianoforte; Martin Fröst, clarinetto; Maksim Rysanov, viola.
Il titolo (apocrifo) con cui il brano è noto si deve a un aneddoto, non verificabile, secondo il quale Mozart avrebbe composto il Trio K 498 durante una partita a birilli: infatti il termine tedesco Kegelstatt designa un luogo in cui si pratica il gioco dei birilli, ovvero una specie di bowling.

  1. Andante
  2. Menuetto [5:24]
  3. Rondò: Allegretto [10:57]