Dona a noi la pace

Andreas Hammerschmidt (1611 - 29 ottobre 1675): Verleih uns Frieden genädiglich, mottetto per 3 voci soliste (soprano, tenore, basso), coro a 6 voci, 2 cornetti, 3 tromboni e basso continuo (pubblicato in Musicalische Andachten, 4ª parte, 1646, n. 34). Knabenchor Hannover, Himlische Cantorey, Johann Rosenmüller Ensemble, dir. Jörg Breiding.

Verleih uns Frieden genädiglich,
Herr Gott, zu unsern Zeiten.
Es ist doch ja kein andrer nicht,
der für uns könnte streiten,
denn du, unser Gott, alleine.


È un sogno la vita

Anonimo (erroneamente attribuita a Stefano Landi, 1587-1639): Homo fugit velut umbra – Passacalli della vita a 3 voci (pubblicata nella raccolta Canzonette spirituali e morali, che si cantano nell’Oratorio di Chiavenna, 1657). Marco Beasley, voce; ensemble L’Arpeggiata, dir. Christina Pluhar.

Oh, come t’inganni
se pensi che gli anni
non han da finire:
bisogna morire.

È un sogno la vita
che par sì gradita,
è breve gioire,
bisogna morire.
Non val medicina,
non giova la china,
non si può guarire,
bisogna morire.

Non vaglion sberate,
minarie, bravate
che caglia l’ardire,
bisogna morire.
Dottrina che giova,
parola non trova
che plachi l’ardire,
bisogna morire.

Non si trova modo
di scioglier ‘sto nodo,
non vale fuggire,
bisogna morire.
Commun’è statuto,
non vale l’astuto
‘sto colpo schermire,
bisogna morire.

La morte crudele
a tutti è infedele,
ogn’uno svergogna,
morire bisogna.
È pur o pazzia
o gran frenesia,
par dirsi menzogna,
morire bisogna.

Si more cantando,
si more sonando
la cetra, o sampogna,
morire bisogna.
Si muore danzando,
bevendo, mangiando;
con quella carogna
morire bisogna.

I giovani, i putti
e gl’huomini tutti
s’hann’a incenerire,
bisogna morire.
I sani, gl’infermi,
i bravi, gl’inermi
tutt’hann’a finire,
bisogna morire.

E quando che meno
ti pensi, nel seno
ti vien a finire,
bisogna morire.
Se tu non vi pensi
hai persi li sensi,
sei morto e puoi dire:
bisogna morire.

Dopo Azincourt (25 ottobre 1415)

Anonimo (XV secolo): The Agincourt Carol. Fauvel Consort.

Deo gracias Anglia redde pro victoria!

Owre Kynge went forth to Normandy
With grace and myght of chyvalry
Ther God for hym wrought mervelusly;
Wherefore Englonde may call and cry:

Deo gracias Anglia redde pro victoria!

He sette sege, forsothe to say,
To Harflu towne with ryal aray;
That toune he wan and made afray
That Fraunce shal rewe tyl domesday.

Deo gracias Anglia redde pro victoria!

Then went hym forth, owre king comely,
In Agincourt feld he faught manly;
Throw grace of God most marvelsuly,
He had both feld and victory.

Deo gracias Anglia redde pro victoria!

Ther lordys, erles and barone
Were slayne and taken and that full soon,
Ans summe were broght into Lundone
With joye and blisse and gret renone.

Deo gracias Anglia redde pro victoria!

Almighty God he keep owre kynge,
His peple, and alle his well-wyllynge,
And give them grace wythoute endyng;
Then may we call and savely syng:

Deo gracias Anglia redde pro victoria!

Composée à l’âge de 17 ans

Georges Bizet (25 ottobre 1838 - 1875): Sinfonia in do maggiore (1855). Nederlands Kamerorkest/Netherlands Chamber Orchestra; Gordan Nikolić, I violino e direzione.

  1. Allegro vivo
  2. Adagio [8:06]
  3. Scherzo: Allegro vivace [19:29]
  4. Allegro vivace [25:28]

Da assaporare nel II movimento, oltre allo struggente tema affidato all’oboe, la deliziosa piccola fuga della sezione centrale [13:31].

Quella pace gradita

Alessandro Scarlatti (1660 - 24 ottobre 1725): Quella pace gradita, cantata da camera per soprano, flauto dolce, violino, violoncello e basso continuo H 610. Alicia Amo, soprano; ensemble La Ritirata, dir. Josetxu Obregón.

I. Sinfonia: Andante

II. Quella pace gradita (recitativo)

Quella pace gradita,
ch’or non alberga più dentro al mio seno,
fa che la propria vita odio ed aborro.
Amor, tu sai s’io peno
e se penai la serie di tant’anni,
ma ne raccolsi sol messe d’affanni.
Or questa pover’alma,
che stanca è di soffrir, cerca la calma.

III. Crudel tiranno Amore (aria)

Crudel tiranno Amore,
non più tormenti, no,
non tante pene.
Ché stanco questo core
soffrir già più non può
tante catene.

IV. O voi selve beate (recitativo)

O voi selve beate,
che nel sen racchiudete un silenzio,
una quiete sì gradita
che a star con voi m’invita;
oh, quanto, o Dio, invidio la tua sorte,
caro augellin che godi
tra quei graditi orrori
nell’innocenza tua i puri amori.

V. Care selve, soggiorni di quiete (aria)

Care selve, soggiorni di quiete,
star con voi sol brama il mio cor.
Stanco di più penar,
or brama di passar l’ore più liete
lontano dalle cure, e dall’Amor.

VI. Lungi, lungi da me, tiranno Amore (recitativo)

Lungi, lungi da me, tiranno Amore;
che quest’alma è avvilita
da sognati contenti,
da continui tormenti,
che m’opprimono il cor per tua cagione,
e me fanno bramare
d’abitar nelle selve,
di viver tra le belve.
Sì, sì, verrò a trovarvi,
solitudini amate:
date ricetto a un infelice core,
che dentro a voi nascoso
spera trovar riposo.

VII. Teco, o mesta tortorella (aria)

Teco, o mesta tortorella,
viver voglio in compagnia.
Dov’è ’l bosco più frondoso,
dove più la selva è bella
starò ascoso per dar quiete all’alma mia.

Casals

Johann Sebastian Bach (1685-1750): Suite per violoncello n. 1 in sol maggiore BWV 1007. Pau Casals, violoncello.


Anonimo: El cant dels ocells; Pau Casals, violoncello; Mieczysław Horszowski, pianoforte.

El cant dels ocells, considerato dai catalani una sorta di inno nazionale, è diventato celebre in questo adattamento di Casals, che lo eseguiva abitualmente all’inizio dei suoi concerti come simbolo di pace e fratellanza universale; lo suonò fra l’altro alla Casa Bianca, il 13 novembre 1961, al cospetto del presidente Kennedy.

Pau Casals scomparve cinquant’anni fa, il 22 ottobre 1973.

Icaro – un titolo per far volare la fantasia

Lera Auėrbach (21 ottobre 1973): Icarus, poema sinfonico (2006). The National Youth Orchestra of Great Britain, dir. Mark Wigglesworth.

« The title Icarus was given to this work after it was written. All my music is abstract, but by giving evocative titles I invite the listener to feel free to imagine, to access his own memories, associations. Icarus is what came to my mind, listening to this work at that time. Each time I hear the piece — it is different. What is important to me is that it connects to you, the listener, in the most individual and direct way, that this music disturbs you, moves you, soars with you, stays with you. You don’t need to understand how or why — just allow the music to take you wherever it takes you. It is permissible to daydream while listening or to remember your own past. It is fine not to have any images at all, but simply experience the sound » (Lera Auėrbach).

VLA

Gli sghignazzi di Satana

Johannes Brahms (1833 - 1897): Trio in si maggiore per violino, violoncello e pianoforte op. 8 (1854, seconda versione 1889). Clara-Jumi Kang, violino; Jian Wang, violoncello; Alessandro Taverna, pianoforte.

  1. Allegro con brio
  2. Scherzo: Allegro molto [15:50]
  3. Adagio [22:37]
  4. Allegro [30:56]

Iniziammo a far musica verso le quattro ed eseguimmo due sonate per violino e pianoforte di Beethoven e un trio di Schubert. Dopo il tè venne finalmente il momento del Trio in si maggiore. Ho un debole per questo trio, soprattutto per l’attacco, di solenne esultanza.

[…]

Il secondo movimento del Trio in si maggiore, i cui ritmi mi hanno tante volte angosciato e scosso: mai sono riuscito a suonarlo fino all’ultima nota senza un profondo abbattimento, pur amandolo di vera passione.

Uno Scherzo, certo. Ma che genere di Scherzo! In esso lievita una terribile allegria, una gaiezza che raggela il sangue. Risa spettrali vorticano nello spazio, un folleggiare cupo, sfrenato e carnascialesco di creature dal piede caprino: questo è l’attacco, così inizia questo Scherzo bizzarro. E all’improvviso dal baccanale d’inferno si libra alta una voce solitaria, la voce di un’anima smarrita, la voce di un cuore straziato dal terrore che confida la sua pena.

Ma ecco nuovamente irrompere gli sghignazzi di Satana, travolgono fragorosi quegli accenti puri e lacerano in mille brani il canto. La voce riprende vigore, incerta e lieve, trova la sua melodia e la trasporta verso l’alto, quasi volesse fuggire in sua compagnia in un mondo diverso.

I diavoli dell’inferno tuttavia prevalgono, si è fatto giorno, l’estremo giorno, il giorno del Giudizio, Satana trionfa sull’anima peccatrice e la voce straziata dell’uomo precipita dalla sublime altezza giù giù nel disperato sghignazzo di Giuda.

Al termine del movimento, rimasi per lunghi minuti silenzioso fra spettatori silenziosi. Poi quell’universo desolato di larve cupe e incalzanti svanì. La visione del Giudizio si dissolse, l’incubo apocalittico si dileguò e mi rese la libertà.

da Leo Perutz, Il Maestro del Giudizio universale (Der Meister des Jüngsten Tages, 1923)
traduzione di Margherita Belardetti
© 2012 Adelphi Edizioni, Milano

Moro beato


Jacques Arcadelt (1507 - 14 ottobre 1568): Il bianco e dolce cigno, madrigale a 4 voci (pubblicato nel Primo Libro de’ madrigali a 4 voci, 1539, n. 1); testo di Giovanni Guidiccioni rielaborato da Alfonso d’Avalos. The King’s Singers (sopra) e The Consort of Musicke.

Il bianco e dolce cigno
cantando more, ed io
piangendo giung’al fin del viver mio.
Stran’e diversa sorte,
ch’ei more sconsolato
ed io moro beato.
Morte che nel morire
m’empie di gioia tutto e di desire.
Se nel morir, altro dolor non sento,
di mille mort’il dì sarei contento.


Ed ecco una lectio magistralis di Francesco Di Fortunato:


Le picotin (non pas d’avoine)

Claudin de Sermisy (c1490 - 13 ottobre 1562): En entrant en ung jardin, chanson a 4 voci (pubblicata in Trente et une chansons musicales à 4 parties, 1531, n. 11) su testo di Clément Marot (L’Adolescence clémentine, Chanson XXVI). La Maurache, dir. Julien Skowron.

En entrant en ung jardin
Je trouvay Guillot Martin
Avec Helaine
Qui demandoit au matin son picotin
Son beau petit picotin,
Non pas d’avaine.

A donc Guillot luy a dit:
Vous aurez bien ce credit
Quand je seray en alaine.
Mais n’en prenes qu’ung petit.
Car par trop grant appetit
Vient souvent la pance plaine.

Sermisy - En entrant

Faute d’argent – II

Josquin des Prez (c1450 - 1521): Faulte d’argent , chanson a 5 voci. Capella Sancti Michaelis.
L’attribuzione a Josquin di questa chanson è ogetto di discussione.

Faulte d’argent c’est douleur non pareille,
Se je le dis, las, je sçai bien pourquoy,
Sans de quibus il se fault tenir quoy,
Femme qui dort, pour argent se resveille.

Concerto per corno e archi

Jan Křtitel Jiří Neruda (Johann Baptist Georg Neruda; c1711 - 11 ottobre 1776): Concerto in mi bemolle maggiore per corno e archi. Miroslavo Petkov, tromba; Orchestra del Festival di Ernen (Vallese, Svizzera), maestro concertatore Daniel Bard.

  1. Allegro
  2. Largo [5:30]
  3. Vivace [10:30]

Faute d’argent – I


Josquin des Prez (c1450 - 1521): Adieu mes amours, chanson a 4 voci (c1480). Interpreti: Ensemble «Clément Janequin» (versione strumentale, sopra) e Capella Sancti Michaëlis.

Adieu mes amours, à Dieu vous command,
Adieu je vous dy jusquez au printemps.
Je suis en souci de quoy je vivray,
La raison pour quoy je le vous diray:
Je n’ay plus d’argent, vivray je du vent,
Se l’argent du roy ne vient plus souvent.

Sinfonia con organo – III

Camille Saint-Saëns (9 ottobre 1835 - 1921): Sinfonia n. 3 in do minore-maggiore op. 78 (1886). Thierry Escaich, organo; Orchestre de Paris, dir. Paavo Järvi.

  1. Adagio – Allegro moderato – attacca:
  2. Poco adagio
  3. Allegro moderato – Presto – Allegro moderato – attacca:
  4. Maestoso – Allegro – Più Allegro – Molto allegro – Pesante

Saint-Saëns