Il regno delle ombre

Léon Minkus (23 marzo 1826 - 1917): «Le Royaume des Ombres», scena del II atto del balletto La Bayadère (1877). Orchestra dell’Opera nazionale di Sofia, dir. Boris Spasov.



L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

Léon Minkus: l’artefice del balletto imperiale russo

Dalle origini viennesi al debutto come prodigio
Léon Minkus, nato a Vienna come Aloysius Bernhard Philipp Minkus, è stato una figura centrale della musica del XIX secolo, nonostante che per lungo tempo i suoi dati biografici siano rimasti avvolti nel mistero. Figlio di un commerciante di vino di origini morave e di una ungherese, entrambi convertiti dal giudaismo al cattolicesimo, egli manifestò un talento precoce straordinario. Già a quattro anni iniziò lo studio del violino e a otto si esibì nel suo primo concerto pubblico, venendo acclamato come un bambino prodigio. Dopo gli studi presso la Gesellschaft der Musikfreunde, iniziò a comporre e a viaggiare per l’Europa, guidando anche orchestre da ballo a Vienna, seguendo l’esempio del giovane Johann Strauss figlio.

L’ascesa in Russia e il successo internazionale
La svolta della sua carriera avvenne nel 1853, quando emigrò a San Pietroburgo per dirigere l’orchestra privata del principe Nikolaj Jusupov. In breve tempo, Minkus scalò le gerarchie musicali russe: divenne primo violino al Teatro Bol’šoj di Mosca, direttore d’orchestra dell’Opera italiana e professore al Conservatorio di Mosca. Il successo internazionale arrivò grazie alla collaborazione con il coreografo Arthur Saint-Léon. Insieme crearono opere di grande risonanza come La Flamme d’amour e, soprattutto, La Source (1866), composta a quattro mani con un giovane Léo Delibes per l’Opéra di Parigi. La musica del compositore fu lodata per la sua natura “orecchiabile e sognante”, ricca di ritmi contagiosi che conquistarono il pubblico europeo.

Il sodalizio con Petipa e i grandi capolavori
Il nome del compositore è indissolubilmente legato a quello del leggendario coreografo Marius Petipa. Nel 1869, il successo del balletto Don Chisciotte a Mosca gli valse la nomina a compositore ufficiale del Balletto imperiale russo, succedendo a Cesare Pugni. In questa veste, egli produsse i suoi lavori più celebri, tra cui spicca La Bayadère (1877), considerata il suo capolavoro assoluto. Durante il suo servizio imperiale, il compositore godette di un prestigio immenso, testimoniato dal conferimento dell’Ordine di San Stanislao da parte dello zar Alessandro III, che lodò la sua capacità di raggiungere la «perfezione come compositore di balletti». Oltre alle opere originali, egli lavorò incessantemente alla revisione e all’integrazione di partiture altrui, come quelle per Giselle e Paquita.

Il declino e i misteri finali
Dopo il pensionamento nel 1886, Minkus e la moglie tornarono a Vienna nel 1891, vivendo grazie a una pensione concessa dal governo russo. Tuttavia, gli ultimi anni furono segnati dalla tragedia: con lo scoppio della prima guerra mondiale, la Russia sospese il pagamento della sua rendita, lasciando il compositore in gravi difficoltà finanziarie. Morì di polmonite nel 1917, all’età di 91 anni. Anche dopo la morte, la sua storia è stata segnata da incertezze: per anni si credette che la sua tomba fosse stata distrutta dai nazisti a causa delle sue origini ebraiche, ma ricerche recenti suggeriscono che il luogo della sua sepoltura sia stato protetto e preservato grazie a un tempestivo cambio di nome sulla lapide.

Stile ed eredità musicale: un ponte tra due epoche
Minkus occupa un posto unico nella storia della musica: rappresenta il ponte ideale tra il balletto romantico di inizio secolo (Pugni) e le grandi innovazioni di Čajkovskij e Riccardo Drigo. Sebbene non fosse un sinfonista nel senso stretto, egli possedeva un dono straordinario per la melodia e il ritmo, ispirandosi all’opera italiana di Bellini e Verdi più che alla tradizione viennese. La sua musica è caratterizzata da una grazia innata, ideale per il movimento coreutico, e da una grande capacità evocativa nelle scene pantomimiche. Tuttavia, la valutazione critica della sua opera è oggi resa difficile dal fatto che molte sue partiture originali sono state drasticamente alterate, tagliate o contaminate da inserti di altri compositori nel corso del XX secolo. Solo in anni recenti, grazie a ricostruzioni filologiche, il pubblico ha potuto riscoprire la bellezza originale di capolavori come La Bayadère nella loro forma autentica.

Il «Regno delle Ombre»
Questo brano rappresenta uno dei vertici del ballet blanc ottocentesco. La musica di Minkus, spesso sottovalutata per la sua semplicità melodica, rivela qui una straordinaria capacità di creare un’atmosfera ipnotica, eterea e strutturalmente perfetta per accompagnare la visione indotta dall’oppio del protagonista Solor.

La scena si apre con uno dei momenti più iconici della storia del balletto. Musicalmente, il compositore sceglie una cellula ritmica e melodica estremamente semplice: un arpeggio ascendente dell’arpa che introduce un tema cullante in 2/4. La melodia procede per gradi congiunti, discendente, quasi sospirata dai violini. La particolarità di questa sezione è la sua natura iterativa: man mano che le ballerine scendono lungo la rampa, la musica si ripete in modo quasi ossessivo. Questo minimalismo ante-litteram serve a sottolineare l’estetica del canone visivo: ogni entrata aggiunge uno strato orchestrale, aumentando gradualmente il volume e la pienezza sonora, passando dal solo pizzicato degli archi a un accompagnamento più ricco dei legni, senza mai perdere quella qualità traslucida e spettrale che caratterizza le “ombre”.
Conclusa l’entrata cerimoniale, il tempo muta in un 3/4 tipicamente ottocentesco: si tratta di un valzer lento, elegante e fluido. La melodia si fa più distesa e cantabile, abbandonando la frammentazione della sezione precedente. Il compositore utilizza qui i legni per ricamare sopra il tappeto ritmico degli archi. Il ritmo del valzer non è mai aggressivo, ma mantiene una grazia fluttuante che riflette l’armonia d’insieme delle danzatrici che riempiono il palcoscenico.
L’ingresso dell’eroe maschile è segnato da un netto cambio di energia e la musica si fa più assertiva e virtuosistica. Sebbene il clima resti sognante, Minkus introduce accenti più marcati e una scrittura orchestrale che sottolinea il vigore fisico del ballerino. Il ritmo si fa più serrato, preparando il terreno per l’incontro tra l’amante vivo e l’ombra della sua amata perduta.
L’apparizione di Nikija è un momento di pura commozione lirica, con la musica che rallenta e si carica di una malinconia profonda. È frequente l’uso del violino solista (o del violoncello in alcune varianti), che espone una melodia ampia e struggente. Il compositore si ispira apertamente allo stile del melodramma italiano e la linea melodica “piange” sopra un accompagnamento orchestrale discreto che lascia spazio all’espressività solistica. Le armonie si fanno più ricche di cromatismi, evocando il dolore e la nostalgia di Solor.
Segue il cuore emotivo dell’intero atto e Minkus scrive una pagina di ampio respiro sinfonico-coreutico. Il tema è nobile e solenne, basato su frasi lunghe che permettono ai ballerini di eseguire sollevamenti e pose plastiche. È una musica che sembra sfidare la gravità, cercando di tradurre in suono l’idea di un amore che sopravvive oltre la morte.
La prima e delicatissima variazione si caratterizza per il suo tempo moderato, quasi una danza di cortesia settecentesca rivisitata in chiave romantica. La scrittura è trasparente, con brevi incisi dei fiati che dialogano con gli archi pizzicati. Segue un improvviso sprazzo di brio e la musica si fa scintillante, con ritmi puntati e un piglio leggero: qui il compositore mette in mostra il lato più operistico e vivace della sua danza, fornendo alla ballerina un supporto ritmico preciso per i piccoli salti e le batterie.
La terza variazione torna a un clima di composta eleganza. Il ritmo è regolare, quasi meccanico ma mai rigido, con una melodia aggraziata che si snoda senza sbalzi dinamici eccessivi. Segue una sezione caratterizzata dalla leggerezza: la melodia è spesso affidata ai legni acuti che giocano con brevi note staccate, creando un effetto “campanellino” tipico dei balletti russi dell’epoca.
La variazione finale dei solisti prima della chiusura è una musica di bravura, con un tempo più incalzante che serve a mostrare la potenza e la tecnica del ballerino. Gli ottoni intervengono con maggiore decisione per dare corpo al gran finale.
La scena si chiude con un tripudio orchestrale. Torna il tempo di valzer, ma questa volta in una versione più vivace. Tutta l’orchestra è impegnata: i violini eseguono scale rapide, gli ottoni sottolineano i momenti culminanti e l’intero corpo di ballo si ricongiunge in un movimento coreutico corale. Minkus costruisce un crescendo finale travolgente che porta la visione al suo culmine sonoro e visivo, prima del ritorno al silenzio del risveglio di Solor.

Grave maestoso energico

Barone Herman Severin Løvenskiold (30 luglio 1815 - 1870): Ouverture del balletto Sylfiden (La Sylphide; 1836). Det Kongelige Kapel, dir. David Garforth.



L’approfondimento
di Pierfrancesco Di Vanni

Herman Severin Løvenskiold, il compositore norvegese che conquistò la Danimarca

Løvenskiold è una figura emblematica della musica romantica scandinava, compositore di origine norvegese la cui carriera e fama sono indissolubilmente legate alla Danimarca. La sua opera più celebre, la partitura per il balletto Sylfiden, non solo lo ha consacrato nella storia della musica, ma è diventata un pilastro della cultura danese.

La nascita tra i fiordi e il trasferimento in Danimarca
Nato in Norvegia presso la ferriera di Holden Jernværk, Herman Severin era figlio di Eggert Løvenskiold, il direttore dell’impianto. La sua vita prese una svolta decisiva nel 1829, quando la famiglia si trasferì in Danimarca. Fin da bambino, Herman mostrò un talento musicale così eccezionale da convincere il padre ad abbandonare il progetto di avviarlo alla carriera militare. Il giovane Løvenskiold poté così dedicarsi alla sua vera passione, formandosi sotto la guida del compositore Peter Casper Krossing.

La consacrazione: il successo imperituro di Sylfiden
Il suo debutto fu tanto precoce quanto trionfale: nel 1836, a soli 21 anni, compose la musica per la storica versione di August Bournonville del balletto Sylfiden per il Balletto reale danese. Il lavoro ottenne un successo immediato e duraturo, tanto da rimanere un punto fermo nel repertorio del Teatro reale di Copenaghen fino ai giorni nostri. La sua fama ha varcato i confini nazionali e il balletto è stato inserito nel Canone culturale danese, a testimonianza della sua importanza per le arti sceniche del Paese.

Il perfezionamento in Europa e la maturità artistica
Incoraggiato da questo successo, il compositore intraprese un viaggio di perfezionamento in Europa. Studiò a Vienna con Ignaz von Seyfried e trascorse un periodo a Lipsia, dove le sue composizioni ottennero l’attenzione e il plauso di Robert Schumann. Il suo tour formativo lo portò anche in Italia e a San Pietroburgo, avendo così modo di arricchire ulteriormente il proprio bagaglio culturale e musicale. Tornato in Danimarca, produsse una notevole quantità di opere per il Teatro reale. Tra queste spiccano i balletti Hulen i Kullafjeld (1841) e Den ny Penelope (1847), e l’opera Turandot (1854). La sua produzione non si limitò al teatro, ma incluse anche ouverture da concerto, musica da camera e numerosi brani per pianoforte, come i celebri Impromptus op. 8.
A coronamento della carriera, dal 1851 fino alla morte Løvenskiold ricoprì la prestigiosa carica di organista presso la Chiesa del Castello (Slotskirken) di Copenaghen.
Lo stile musicale di Løvenskiold è caratterizzato da una fresca inventiva e da uno spiccato slancio poetico. Tuttavia, la sua produzione è a volte diseguale, alternando lavori di pregio a composizioni meno ispirate.

L’ouverture del balletto Sylfiden
Notevole esempio di ouverture romantica in stile pot-pourri, il brano anticipa i temi musicali e le atmosfere emotive dell’opera che seguirà. Più che un’elaborazione sinfonica complessa, essa agisce come un prologo sonoro, guidando l’ascoltatore attraverso i contrastanti mondi del balletto: quello etereo e magico delle silfidi e quello terreno e passionale degli esseri umani.

La composizione si apre in un’atmosfera di cupo mistero: le note gravi e sostenute dei violoncelli, dei contrabbassi e dei corni creano un’ambientazione notturna e presaga, mentre la tonalità minore e il movimento lento evocano l’ambientazione scozzese, forse una nebbiosa alba o il sonno inquieto del protagonista, James. Improvvisamente, questa quiete viene squarciata da un potente e drammatico accordo fortissimo dell’intera orchestra: questo non è un semplice accento, ma un vero e proprio colpo di scena sonoro, un presagio del conflitto e del destino tragico che incombe sulla storia.
La musica ritorna alla calma, ma con una nuova sfumatura: un dialogo malinconico e sognante si sviluppa tra il fagotto e i violoncelli, suggerendo un sentimento di desiderio e nostalgia. Brevi interventi leggeri e quasi trasparenti dei legni (flauto e oboe) su un pizzicato degli archi sembrano rappresentare la prima, fugace apparizione della silfide, eterea e inafferrabile. Il tema iniziale viene ripreso dai violini, guadagnando gradualmente intensità. L’orchestrazione si infittisce in un grande crescendo che culmina in un secondo, maestoso tutti orchestrale. Questo passaggio finale dell’introduzione serve a creare una tensione crescente, preparando il terreno per la sezione successiva e chiudendo il sipario sul mondo onirico e misterioso.
Senza alcuna pausa, l’ouverture si lancia in un Allegro agitato che rappresenta il cuore drammatico della vicenda. Gli archi eseguono un moto perpetuo rapido e pulsante, creando una base di tensione inarrestabile. Su questa trama ritmica, l’orchestra espone un tema vigoroso e passionale, pieno di slancio e urgenza. Questo tema incarna perfettamente il conflitto interiore di James, diviso tra il mondo reale (la fidanzata Effie) e l’attrazione soprannaturale per la silfide. La sezione si sviluppa con un’energia crescente, utilizzando brevi frammenti tematici che si rincorrono tra le diverse sezioni dell’orchestra. I colpi dei timpani e gli accenti degli ottoni rafforzano il carattere tempestoso e drammatico del passaggio, che si conclude con una cadenza decisa, quasi a simboleggiare una scelta fatale.
Dopo la tempesta emotiva, Løvenskiold introduce un netto cambio di atmosfera, trasportandoci in un quadro sonoro idilliaco e pastorale. L’oboe intona una melodia dolce e semplice, dal chiaro sapore popolare scozzese. Accompagnato da un ondeggiante tappeto d’archi, questo tema evoca la serenità della campagna e l’innocenza dell’amore terreno di Effie. La melodia viene poi ripresa e variata dal flauto, che le conferisce una qualità ancora più leggera e sognante. L’intero corpo degli archi si appropria del tema, sviluppandolo con maggiore calore e pienezza espressiva: questo episodio rappresenta il mondo rassicurante e familiare che James è destinato a lasciare, un’oasi di pace prima del ritorno del dramma.
La scena si sposta ora verso un momento di celebrazione collettiva: l’orchestra attacca un valzer brillante e festoso, caratterizzato da un ritmo trascinante e da una melodia elegante e gioiosa. Questo è chiaramente un tema associato a una danza o a una festa di nozze, un momento di gioia comunitaria che contrasta nettamente con la dimensione intima e soprannaturale della silfide. La strumentazione è piena e ricca, con gli ottoni che aggiungono un tocco di solennità e pompa alla celebrazione.
L’ouverture si conclude con una coda che riassume l’energia dell’opera e la proietta verso un finale mozzafiato. Il tempo accelera in un Presto incalzante e l’orchestra riprende frammenti dei temi precedenti, in particolare quello drammatico dell’Allegro, in un crescendo di intensità ed eccitazione. Il ritmo si fa sempre più serrato e la dinamica cresce costantemente, creando un senso di corsa irrefrenabile verso il finale. La sezione finale è un’esplosione di energia orchestrale: il tema principale viene affermato in modo trionfale, con squilli di ottoni, rulli di timpani e vorticosi passaggi degli archi. Løvenskiold chiude l’ouverture con una serie di accordi potenti e perentori, lasciando il pubblico con il fiato sospeso e un forte senso di attesa per l’inizio del balletto.

Scacco matto

Sir Arthur Bliss (1891 - 27 marzo 1975): Checkmate, balletto in 1 scena con un prologo (1937). Royal Scottish National Orchestra, dir. David Lloyd-Jones.

  1. Prologue. The Players: Moderato maestoso
  2. Dance of the red Pawns: Allegro con spirito, scherzando [5:26]
  3. Dance of the Four Knights: Allegro moderato sempre robustamente [7:52]
  4. Entry of the Black Queen: L’istesso tempo [11:42]
  5. The Red Knight’s Mazurka: Moderato giojosamente [17:13]
  6. Ceremony of the Red Bishops: Largamente (misticamente) [20:51]
  7. Entry of the Red Castles: Allegro molto deciso [23:03]
  8. Entry of the Red King and Queen: Grave [25:27]
  9. The Attack: Allegro impetuoso e brillante [27:14]
  10. The Duel: Maestoso moderato e molto appassionato [34:17]
  11. The Black Queen dances: Allegretto dispettoso [42:43]
  12. Finale. Checkmate: Andante poco sostenuto – Allegro vivace e feroce [46:26]

Biancaneve circassa

Jacques Offenbach (20 giugno 1819 - 1880): Le Papillon, balletto in 2 atti e 4 scene (1860). London Symphony Orchestra, dir. Richard Bonynge.

  1. Preludio – Atto I, scena 1a: inizio
  2. Atto I, scena 1a: fine [9:23]
  3. Atto I, scena 2a: inizio [16:53]
  4. Atto I, scena 2a: Valse des rayons [18:36]
  5. Atto I, scena 2a: fine [23:10]
  6. Atto II, scena 1a: inizio [30:30]
  7. Atto II, scena 1a: continuazione [32:26]
  8. Atto II, scena 1a: fine [39:42]
  9. Atto II, scena 2a: Pas de deux [41:52]
  10. Apoteosi [53:06]

Composto sopra un soggetto di Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Maria Taglioni, il balletto andò in scena per la prima volta all’Opéra di Parigi, Salle Le Peletier, il 26 novembre 1860, con la coreografia di M. Taglioni; fra gli interpreti, Emma Livry (Farfalla), Louis Mérante (Djalma), Louise Marquet (Hamza) e Berthier (Patimate).

Trama. ATTO I: l’azione si svolge in Circassia. La fata Hamza, ormai anziana, cerca invano di sedurre il principe Djalma, il cui bacio le restituirebbe magicamente bellezza e giovinezza. La giovane Farfalla, alla quale il principe dedica le proprie attenzioni, si burla della fata, suscitandone l’ira: Hamza infatti la trasforma nell’insetto da cui trae il nome. Catturata dalle dame di corte, Farfalla viene riconosciuta da Djalma, che le dà la libertà. Ma Hamza è vigile e riduce nuovamente Farfalla in prigionia; a questo punto Patimate, servo della fata, rivela che Farfalla è figlia dell’emiro e tempo prima era stata rapita da Hamza.
ATTO II: la rivelazione di Patimate costringe Hamza a restituire Farfalla al padre, il quale promette la fanciulla in sposa al principe. Nel momento in cui i due giovani stanno per baciarsi, la fata malvagia riesce a intrufolarsi fra loro: davvero il bacio le ridona giovinezza e bellezza. Ma il principe continua a respingerla, sicché Hamza, indispettita, induce in lui un magico sonno e ritrasforma Farfalla in insetto, mentre il palazzo dell’emiro diventa un giardino incantato. Nella casa di Hamza, Farfalla viene attratta dalla luce delle torce: volando troppo vicino alla fiamma si brucia le ali e precipita nel vuoto, ma viene salvata dal principe, che prendendola fra le braccia spezza il sortilegio: Farfalla, riprese sembianze umane, potrà sposare Djalma mentre Hamza, per punizione, viene trasformata in una statua.

Le Papillon

Non parlatemi più d’amore

Pierre Guédron (c1566 - c1620): Qu’on ne me parle plus d’amour, air de ballet (air de cour) tratto dal Ballet des inconstants (1608). Le Poème Harmonique, dir. Vincent Dumestre.

Qu’on ne me parle plus d’amour,
L’inconstance règne à la Cour,
Ô Dieux punissez ces âmes volages,
Ô Dieux punissez ces légers amoureux.

Ces amants pour nous décevoir
Jurent Amour et son pouvoir:
Ô Dieux punissez ces âmes parjures,
Ô Dieux punissez ces légers amoureux.

Ils n’ont de la fidélité
Sinon pour la déloyauté:
Ô Dieux punissez ces cœurs infidèles,
Ô Dieux que n’ont-ils leurs cœurs dans les yeux.

Ils feignent plus de passion
Lorsqu’ils ont moins d’affection:
Ô Dieux punissez ces cœurs infidèles,
Ô Dieux punissez ces légers amoureux.

La foi de ces esprits moqueurs
Fuit par leurs bouches de leurs cœurs:
Ô Dieux punissez ces cœurs infidèles,
Ô Dieux punissez ces légers amoureux.

gallica

La Ballerina e il Moro

Joseph Lanner (12 aprile 1801 - 14 aprile 1843): Steyrische Tänze op. 165 (1841). Wiener Biedermeier Solisten.


J. Lanner: Die Schönbrunner, valzer op. 200. Wiener Symphoniker, dir. Robert Stolz.


Temi tratti da queste due composizioni di Lanner sono stati utilizzati da Stravinskij nel balletto Petruška (1911), quadro III n. 3: « Valzer della Ballerina e del Moro ».

New York Philharmonic, dir. Leonard Bernstein.

Su temi di Offenbach

Manuel Rosenthal (1904 - 2003) Gaîté parisienne, balletto su musiche di Jacques Offenbach. Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo diretto dall’autore.
Il balletto, sceneggiato da Étienne de Beaumont e coreografato da Léonide Massine, fu presentato dalla compagnia del Ballet Russe de Monte-Carlo al Théâtre de Monte-Carlo il 5 aprile 1938. Per l’orchestrazione (per me insoddisfacente), Rosenthal si avvalse della collaborazione di Jacques Brindejont-Offenbach (1883 - 1956), figlio di Pépita, la terzogenita di Jacques Offenbach, e Prosper Brindejont.

  1. Ouverture (da La vie parisienne)
  2. Allegro moderato (da Mesdames de la Halle)
  3. Polka (da Le voyage dans la lune)
  4. Ländler (da Lieschen et Fritzchen)
  5. Mazurka (da La vie parisienne)
  6. Valse (da La vie parisienne)
  7. Entrée du Brésilen (da La vie parisienne)
  8. Polka (da La belle Hélène)
  9. Valse (da Orphée aux enfers)
  10. Marche (da Tromb-al-Cazar)
  11. Valse (da La vie parisienne)
  12. Entrée du Brésilien (da La vie parisienne)
  13. Valse (da Les contes d’Hoffmann)
  14. Duel (brano di Rosenthal)
  15. Valse (da La Périchole)
  16. Prelude au Can-Can (brano di Rosenthal)
  17. Can-Can Scène 1 (da Orphée aux enfers e Robinson Crusoe)
  18. Can-Can Scène 2 – Polka (da Orphée aux enfers)
  19. Can-Can Scène 3 (da La vie parisienne)
  20. Can-Can Scène 4 (da Orphée aux enfers, La vie parisienne e Les contes d’Hoffmann)

Manuel Rosenthal

L’arco di Ulisse (Harbison 85)

John Harbison (20 dicembre 1938): Ulysses’ Bow, II atto del balletto Ulysses (1983). Pittsburgh Symphony Orchestra, dir. André Previn.

  1. Prelude: Premonitions
  2. Scene I: Ulysses’ Return
  3. Interlude I: Ulysses and Argos
  4. Scene II: The Suitors
  5. Interlude II: While the Suitors Sleep
  6. Scene III: Penelope – Interlude III: Penelope’s Dream
  7. Scene IV: The Trial of the Bow
  8. Interlude IV: The Ritual of Purification
  9. Scene V: Reunion

Shakespeariana – XXXII

MacBallet

Giuseppe Verdi (1813 - 1901): Ballet music from Macbeth (1865). WDR Rundfunk­or­chester, dir. Massimo Zanetti.

Based on Shakespeare’s play of the same name, Verdi’s Macbeth was premiered on March 14th, 1847. The ballet scene was added to Verdi’s special Paris debut: the new version of the opera was first performed on April 21st, 1865.

Shakespeariana – XXIX

Ivresse de jeunesse

Charles Gounod (1818 - 1893): «Je veux vivre», Juliette’s valse-ariette (waltz song) from the 1st act of the opera Roméo et Juliette (1867), libretto by Jules Barbier and Michel Carré, based on Romeo and Juliet by William Shakespeare. Natalie Dessay, soprano; Orchestre du Capitole de Toulouse conducted by Michel Plasson.

Ah!
Je veux vivre
Dans ce rêve qui m’enivre
Ce jour encore!
Douce flamme,
Je te garde dans mon âme
Comme un trésor!

Cette ivresse de jeunesse
Ne dure, hélas, qu’un jour!
Puis vient l’heure
Où l’on pleure,
Le cœur cède à l’amour
Et le bonheur fuit sans retour!

Loin de l’hiver morose
Laisse-moi sommeiller
Et respirer la rose
Avant de l’effeuiller.

Shakespeariana – XXVII

Romeo and Juliet, a piano suite

Sergei Prokofiev (Sergej Sergeevič Prokof’ev; 1891 - 1953): 10 Pieces for piano from the ballet Romeo and Juliet / Десять пьес для фортепиано из балета Ромео и Джульетта op. 75 (1937). Igor Roma, piano.

  1. Folk Dance (Народный танец)
  2. Scene (Сцена) [3:53]
  3. Minuet (Менуэт) [5:20]
  4. Young Juliet (Джульетта-девочка) [8:33]
  5. Masks (Маски) [12:23]
  6. Montagues and Capulets (Монтекки и Капулетти) [14:37]
  7. Friar Laurence (Патер Лоренцо) [18:01]
  8. Mercutio (Меркуцио) [21:15]
  9. Dance of the Girls With Lilies (Танец антильских девушек) [23:15]
  10. Romeo and Juliet Before Parting (Ромео и Джульетта перел разлукой) [25:41]

Dolcetti

Richard Strauss (11 giugno 1864 - 1949): Suite dal balletto Schlagobers (1921-22). Orkiestra filharmonii na­ro­do­wej w Warszawie (Orchestra filarmonica di Varsavia), dir. Jacek Kaspszyk.

  1. In der Konditorküche: Marsch
  2. Tanz der Teeblüte [4:23]
  3. Tanz des Kaffees – Träumerei [9:53]
  4. Schlagoberswalzer [18:07]
  5. Tanz der Prinzessin – Walzer [24:56]
  6. Tanz der kleinen Pralinees – Springtanz der Knallbonbons – Galopp [33:38]
  7. Menuett – Pas de deux [38:15]
  8. Finale: Allgemeiner Tanz [43:47]

Il balletto è ambientato a Vienna. Un gruppo di bambini dopo la cresima vengono accompagnati dalle rispettive madrine in una pasticceria del Prater, dove si abbuffano di ogni sorta di dolciumi: ne consegue inevitabile l’indigestione, sicché finiscono in ospedale. Durante la notte, i bambini sognano che tutti i dolcetti divorati il giorno prima prendono vita e danzano. La mattina successiva il medico constata la guarigione dei piccoli, che possono tornare ai loro giochi spensierati.

La gatta

Henri Sauguet (pseudonimo di Jean-Pierre Poupard; 18 maggio 1901 - 1989): la Chatte, balletto (1927). Deutsche Radio Philharmonie Saarbrücken Kaiserslautern, dir. Robert Reimer.

  1. Ouverture
  2. Jeux des garçons: Allegro [2:32]
  3. Invocation à Aphrodite: Andante ma non troppo [6:23]
  4. La Métamorphose [8:49]
  5. Danse de la chatte [9:26]
  6. Adagio [11:18]
  7. Retour des garçons: Allegretto [14:44]
  8. Scherzo: Vivace [16:06]
  9. Hymne finale [19:20]

The Triumph of Neptune

Lord Berners (Gerald Hugh Tyrwhitt-Wilson, XIV barone Berners; 1883 - 19 aprile 1950): The Triumph of Neptune, suite dal balletto (1926). Royal Liverpool Philharmonic Orchestra, dir. Barry Wordsworth.

  1. Harlequinade
  2. Dance of the Fairy Princess
  3. Schottische
  4. Cloudland
  5. Sunday Morning (Intermezzo)
  6. Polka
  7. Hornpipe
  8. The Frozen Forest
  9. Apotheosis

Bacco e Arianna

Albert Roussel (5 aprile 1869 - 1937): Bacchus et Ariane, suite n. 2 dal balletto op.43 (1931). Orchestre Lamoureux, dir. Igor Markevitch.

  1. Prélude. Ariane dort: Andante
  2. Elle regarde avec étonnement de tous côtés: Lento
  3. Bacchus danse seul: Allegro
  4. Le Baiser: Andante
  5. Le Thiase défile: Allegro deciso
  6. Danse de Ariane: Andante
  7. Danse d’Ariane et de Bacchus: Moderato e pesante
  8. Bacchanale: Allegro brillante
  9. Allegro molto

Albert Rousssel, 1913

A cena da re Ubu

Bernd Alois Zimmermann (20 marzo 1918 - 1970): Musique pour les soupers du roi Ubu, «ballet noir en sept parties et une entrée» (1962-66) su soggetto tratto da Ubu roi di Alfred Jarry. Kölner Rundfunkorchester, dir. Michael Gielen.

  1. Entrée de l’Académie: Ubu Roi, Capitaine Bordure et ses Partisans
  2. Couplet: Mère Ubu et ses Gardes [4:34]
  3. Couplet: Pile, Cotice et l’Ours [6:22]
  4. Couplet: Le Cheval à Phynances et les Larbins de Phynances [7:33]
  5. Couplet: Pavane de Pissembock et Pissdoux [8:31]
  6. Couplet: Berceuse des petits financiers qui ne peuvent pas s’endormir [11:44]
  7. Couplet: Marche du décervellage [12:35]

Le ninfe di Diana

André Grétry (8 febbraio 1741 - 1813): «Ballet des Nymphes de Diane», dal I atto di Céphale et Procris, ou l’Amour conjugal, ballet héroïque su libretto di Jean-François Marmontel (1773). Les Agrémens. dir. Guy van Waas.

  1. Menuet
  2. Contredanse
  3. Pantomime
  4. Chœur: Fière indifférence (Reprise du Menuet)
  5. Tambourin

Grétry

Sacre a quattro mani

Igor’ Fëdorovič Stravinskij (1882 - 1971): Le Sacre du printemps trascritto dall’autore per pianoforte a 4 mani (1914). Vladimir Aškenazij e Andrej Gavrilov.

1er tableau: L’adoration de la Terre

– Introduction
– Augures printaniers — Danses des adolescentes [3:58]
– Jeu du rapt [7:19]
– Rondes printanières [8:30]
– Jeu des cités rivales [12:22]
– Cortège du Sage [14:02]
– L’Adoration de la Terre (Le Sage) — Danse de la terre [14:40]

2ème tableau: Le sacrifice

– Introduction [16:15]
– Cercles mystérieux des adolescentes [20:44]
– Glorification de l’élue [24:14]
– Évocation des ancêtres [25:38]
– Action rituelle des ancêtres [26:17]
– Danse sacrale [29:44]

Balletto egiziano

Alexandre Luigini (1850 - 1906): Ballet égyptien op. 12 (1875). London Symphony Orchestra, dir. Richard Bonynge.

Rappresentato per la prima volta al Grand Théâtre di Lione il 13 gennaio 1875, il balletto di Luigini acquisì una certa notorietà undici anni più tardi, nel 1886, quando fu eseguito nel corso di una rappresentazione lionese dell’Aida, come introduzione al II atto.

Balletti collettivi – II

Les Six: Les mariés de la tour Eiffel, balletto poetico-burlesco in 1 atto (1921) su libretto di Jean Cocteau. Philharmonia Orchestra, dir. Geoffrey Simon.

  1. Overture: le 14 juillet (Georges Auric, 1899 - 1983)
  2. Marche nuptiale (Darius Milhaud, 1892 - 1974) [2:27]
  3. Discours du Général, polka (Francis Poulenc, 7 gennaio 1899 - 1963) [4:25]
  4. La Baigneuse de Trouville, carte postale en couleurs (Poulenc) [5:11]
  5. La Fugue du Massacre (Milhaud) [7:14]
  6. La Valse des Dépêches (Germaine Tailleferre, 1892 - 1983) [9:01]
  7. Marche funèbre (Arthur Honegger, 1892 - 1955) [11:34]
  8. Quadrille (Tailleferre) [15:21]
  9. Ritournelles (Auric) [18:25]
  10. Sortie de la Noce (Milhaud) [20:26]

Ai nomi dei Six bisognerebbe aggiungere quello di Charles Gounod (1818 - 1893), in quanto la «Marche funèbre» di Honegger utilizza, oltre alla «Marche nuptiale» di Milhaud, un tema della celebre «Valse» del I atto del Faust (1859), che potete ascoltare qui nell’interpretazione dei Wiener Philharmoniker diretti da Rudolf Kempe:


balletto

Isadora

Richard Rodney Bennett (1936 - 24 dicembre 2012): Isadora, suite dal balletto (1981). BBC Concert Orchestra, dir. Barry Wordsworth.
Isadora è un balletto in 2 atti creato per la compagnia del Royal Ballet da Kenneth MacMillan; il soggetto prende spunto dalla vita e dall’arte della celebre danzatrice statunitense Isadora Duncan (1877 o 1878 - 1927).

Galop Excelsior

 
Romualdo Marenco (1841 - 9 ottobre 1907): il celebre «Galop» del Ballo Excelsior (1881). Allestimento del 2002 alla Teatro alla Scala di Milano, con Marta Romagna (Luce) e Isabel Seabra (Civiltà), coreografia di Ugo Dell’Ara; Corpo di ballo e Orchestra del Teatro alla Scala, dir. David Coleman.