Treatise

Cornelius Cardew (1936 - 13 dicembre 1981): Treatise «for any number of musicians with any instruments» (1967). Cardew Trio: Michele Selva, sassofono contralto; Nicola Baroni, violoncello e live electronics; Massimiliano Messieri, percussioni-giocattolo e live electronics. Esecuzione live (12 gennaio 2010) delle prime 14 pagine della partitura.

Una sinfonia da diecimila dollari

Kurt Magnus Atterberg (12 dicembre 1887 - 1974): Sesta Sinfonia in do maggiore op. 31 (1927-28). Sveriges Radios Symfoniorkester, dir. Stig Westerberg.

  1. Moderato
  2. Adagio [9:56]
  3. Vivace [22:21]

Nel 1928 questa Sinfonia vinse un concorso indetto dalla Casa discografica Columbia per celebrare il centenario della morte di Franz Schubert; alla composizione fu assegnato un premio di 10.000 dollari, ciò le valse il titolo di Dollarsymfonin.

Sonata da cimbalo di piano e forte

Lodovico Giustini (12 dicembre 1685 - 1743): Sonata in sol minore, n. 1 delle 12 Sonate da cimbalo di piano e forte detto volgarmente di martelletti op. 1 (1732). Andrea Coen, fortepiano.

  1. Balletto: Spiritoso, ma non presto
  2. Corrente: Allegro [3:52]
  3. Sarabanda: Grave [6:03]
  4. Giga: Presto [9:07]
  5. Minuet: Affettuoso [10:40]
  6.  
     

    Giustini, op. 1

Il re di Thule

Carl Friedrich Zelter (11 dicembre 1758 - 1832): Es war ein König in Thule, Lied (1812) su testo di Wolfgang Goethe. Bettina Pahn, soprano; Tini Mathot, Hammerklavier.

Es war ein König in Thule,
Gar treu bis an das Grab,
Dem sterbend seine Buhle
einen gold’nen Becher gab.

Es ging ihm nichts darüber,
Er leert’ ihn jeden Schmaus;
Die Augen gingen ihm über,
So oft er trank daraus.

Und als er kam zu sterben,
Zählt’ er seine Städt’ im Reich,
Ließ alles seinem Erben,
Den Becher nicht zugleich.

Er saß bei’m Königsmahle,
Die Ritter um ihn her,
In hoher Väter Saale,
Dort auf dem Schloß am Meer.

Dort stand der alte Zecher,
Trank letzte Lebensgluth,
Und warf den heil’gen Becher
Hinunter in die Flut.

Er sah ihn stürzen, trinken
Und sinken tief in das Meer,
die Augen täten ihm sinken,
Trank nie einen Tropfen mehr.

C’era un re, a Thule, fedele fino alla tomba; la sua bella, morendo, gli diede una coppa d’oro.
Niente gli era più caro: ne beveva in ogni banchetto, e alzava gli occhi quando beveva.
E quando fu sul punto di morire contò le città del regno: agli eredi lasciò ogni cosa, ma non la coppa.
Sedeva al banchetto regale, i cavalieri intorno a lui, nella sala degli avi, nel castello sul mare.
Là stava il vecchio bevitore: bevve l’ultimo ardore di vita e poi gettò la sacra coppa tra i flutti.
La vide cadere, riempirsi e affondare nel mare profondo. I suoi occhi si spensero, mai più bevve un sorso.

Juventus

Victor de Sabata (1892 - 11 dicembre 1967): Juventus, poema sinfonico (1919). Orchestra sinfonica della Rai di Torino diretta dall’autore (registrazione del 1933).

« Nel poema sinfonico Juventus il compositore vuole descrivere lo slancio e i desideri impetuosi della giovinezza: i suoi incessanti sogni di conquista, la sua marcia baldanzosa verso la luce della gioia e del dominio, e tutte le splendenti chimere che abitano il cuore di ogni uomo… Ma alla febbrile esaltazione succede la depressione, noiosa, e indifferente. Al primo impatto con le deprimenti realtà della vita di tutti i giorni, il sogno trionfante vacilla, esita e svanisce. Una tristezza mortale scende sull’anima che piange, priva di ogni speranza. I canti dell’Ideale sono ormai trasformati in beffarda risata e in funebri rintocchi. Il silenzio avvolge tutto, in un annullamento che sembra dover durare per sempre. Ma ecco, improvvisamente, il risorgere della giovinezza riportata in vita dall’ardore del suo stesso sangue, ancora pieno della sua intatta forza. Crede, spera ancora, risorto e reso più forte da tutte le avversità e le amarezze. Inebriato, vola ancora una volta alla conquista della vita » (V. de Sabata).

Lascia ch’io citi

Fortunato Chelleri (1690 - 11 dicembre 1757): Sinfonia in si bemolle maggiore (1742). Silvia Colli e Gian Andrea Guerra, violini; Valentina Soncini, viola; Gioele Gusberti, vio­loncello; Vanni Moretto, contrabbasso; Giovanni Paganelli, clavicembalo e concer­tazione.

  1. Allegro
  2. Affettuoso
  3. Allegro

Nel II movimento v’è la citazione di un famoso tema di Händel.

clavicembalo & violino

César Franck 1822-2022 – V

César Franck (10 dicembre 1822 - 1890): Quintetto in fa minore-maggiore per pianoforte e archi (1878-79). Rosanne Philippens e Lorenzo Gatto, violini; Dimitri Murrath, viola; Camille Thomas, violoncello; Julien Libeer, pianoforte.
Dedicato a Camille Saint-Saëns, che tuttavia non apprezzava molto questa composizione e ciononostante suonò il pianoforte nella prima esecuzione (Société Nationale de Musique, 17 gennaio 1880).

  1. Molto moderato, quasi lento – Allegro
  2. Lento, con molto sentimento [14:50]
  3. Allegro non troppo, ma con fuoco [25:16]

Franck, Quintette II

César Franck 1822-2022 – III

César Franck (10 dicembre 1822 - 1890): Sonata in la maggiore per violino e pianoforte (1886). David Ojstrach e Svjatoslav Richter in concerto, a Mosca, nel 1968.

  1. Allegretto ben moderato
  2. Allegro – Quasi lento – Tempo I [6:49]
  3. Recitativo-fantasia: Ben moderato – Largamente – Molto vivace [15:28]
  4. Allegretto poco mosso [23:10]

Da ascoltarsi assaporando una madeleine.

Sinfonietta giocosa

Bohuslav Martinů (8 dicembre 1890 - 1959): Sinfonietta giocosa per pianoforte e orchestra da camera (1940). Dennis Henning, pianoforte; Australian Chamber Orchestra, dir. sir Charles Mackerras.

  1. Poco allegro
  2. Allegretto poco moderato [8:17]
  3. Allegro [14:09]
  4. Andantino (moderato) – Allegro [21:35]

Oma maa

Jean Sibelius (8 dicembre 1865 - 1957): Oma maa (La mia terra), cantata per coro e orchestra op. 92 (1918); testo (1832) di Kallio (nome d’arte di Samuel Gustaf Bergh). Coro e Orchestra nazionale dell’Estonia, dir. Paavo Järvi.

Vallan autuas se, jok’ ei nuorena sortunu maaltaan,
hyljetty onnensa kans’ urhoin haudoilta pois!
Ei sopis miehenä näin mun nuhdella taivahan töitä,
mutta mun syämeni taas tahtoopi huoata ees.
Kun minä muistan sen yön, jona rakkailta rannoilta luovuin,
nousevat silmiini nyt vieläkin viljavat veet.
Ei mun mielestän’ ei mee Pohjolan tunturit, joilla
lasna ma kuuntelin kuin sampo ja kantelo soi.

(Fortunato colui che in gioventù non fu cacciato dalla sua patria, abbandonato dalla fortuna, lontano dalle tombe dei suoi eroi!
Da uomo, non è giusto che io discuta l’opera del cielo, ma il mio cuore vuole sospirare ancora.
Quando ricordo la notte in cui lasciai i lidi che amavo, ancor oggi copiose lacrime inumidiscono i miei occhi.
Non posso dimenticare le colline del Nord, dove bambino udivo il suono del sampo e del kantele.)

Noël svizzero

Claude Balbastre (8 dicembre 1724 - 1799): Il est un petit l’ange – Noël Suisse, dalla Deuxième Suite de Noëls (1770). Marina Tchebourkina all’organo Clicquot/Cavaillé-Coll della Chiesa di san Rocco in Parigi.


Nicolas Séjan (1745 - 1819): Variations sur un Noël suisse (lo stesso variato da Balbastre). David Christensen, organo.

Perché questo noël è «svizzero»? La risposta è nel testo originale, scritto in modo da far pensare a qualcuno che parli francese con pesante accento tedesco:

Il est un petit l’ange
Qui jamais li mange
Dit à moi l’autr’ jour:
Camarade Alimand,
Prends ton juste-au-corps
Et ton l’habiliment,
Fiens foir sti pouponne.
Quoique tout p’tit, li est grand.
Li l’être dans l’étable,
Li l’être misérable,
Li n’avoir point d’ coffre,
Li n’avoir rien qu’ fiauffe,
Li l’être paufriment
Bien misérablement.

J’ai dit à Monsieu l’ange
– Montrés moi sti grange,
Pour y voir sti pouponne
Qui l’est si paufriment.
Pour moi, n’i falloit faire
Un grand trinquement.
Moi saffre bien faire
Un beau p’tit compliment:
Moi parlerai à le père,
Moi parlerai à le mère,
Moi saffre bien dire:
– Moi reste avec le sire.
Le majesté du roi
Moi le dis franchement.

– Bon jour roi di gloire.
C’est moi qui ti fiens foir.
Comment li portes fous
Depuis l’autre demain?
Pourquoi vous lefir vous
De si grante matin?
Li l’être dangireux
D’y prendre li sirin.
Ni pleures point, j’ t’en prie!
Mon demoisell’ Marie,
Baille-moi lis langes
Que je les fiauffe au p’tit l’ange.
Li l’être une bonne garçonne,
Car moi le saffre bien.

Il testo è trascritto in una raccolta di Châlons-sur-Marne sotto il titolo Le Noël des reîtres : il termine reîtres, come il suo corrispondente italiano raitri, deriva dal tedesco Reiter, che si può genericamente tradurre come «cavaliere» ma nella fattispecie si riferisce agli schwarze Reiter («cavalieri neri», così chiamati per il colore della loro caratteristica corazza pettorale), ossia quei soldati di cavalleria leggera svizzeri e tedeschi (soprattutto sassoni) che furono inquadrati negli eserciti europei nel corso del XVI secolo.

Balbastre, Noel Suisse

Vecchie letrose

Adrian Willaert (1490 - 7 dicembre 1562): Vecchie letrose, frottola (villanella) a 4 voci (pubblicata in Canzone villanesche alla napolitana, 1545, n. 5). La Capella Reial de Catalunya e Hespèrion XXI, dir. Jordi Savall.

Vecchie letrose, non valete niente
Se non a far l’aguaito per la chiazza.
Tira, tira, tir’alla mazza,
Vecchie letrose, scannaros’e pazze!

Secondo il GDLI (Grande Dizionario della Lingua Italiana, Utet, noto anche come il Battaglia, dal nome del suo fondatore), letroso è termine regionale antico per “ostinato”, “cocciuto” o “scontroso”. Il testo si riferisce abbastanza chiaramente a vecchie megere che non hanno niente da fare se non spettegolare ai danni di chi passa per la loro strada, dunque un’accettabile interpretazione del testo potrebbe essere: « vecchie scontrose (o cocciute), non sapete far altro che spiare chi passa per la piazza. Prendetele a bastonate, ’ste vecchie scontrose, scandalose e pazze »