Sofija Asgatovna Gubajdulina (24 ottobre 1931): In tempus praesens, concerto per violino e orchestra (2007). Anne-Sophie Mutter, violino; London Symphony Orchestra, dir. Valerij Gergiev.

Sofija Asgatovna Gubajdulina (24 ottobre 1931): In tempus praesens, concerto per violino e orchestra (2007). Anne-Sophie Mutter, violino; London Symphony Orchestra, dir. Valerij Gergiev.

Sir Malcolm Arnold (21 ottobre 1921 - 2006): Sinfonia n. 1 op. 22 (1949). Bournemouth Symphony Orchestra diretta dall’autore.

Lera Auėrbach (21 ottobre 1973): Icarus, poema sinfonico (2006). The National Youth Orchestra of Great Britain, dir. Mark Wigglesworth.
« The title Icarus was given to this work after it was written. All my music is abstract, but by giving evocative titles I invite the listener to feel free to imagine, to access his own memories, associations. Icarus is what came to my mind, listening to this work at that time. Each time I hear the piece — it is different. What is important to me is that it connects to you, the listener, in the most individual and direct way, that this music disturbs you, moves you, soars with you, stays with you. You don’t need to understand how or why — just allow the music to take you wherever it takes you. It is permissible to daydream while listening or to remember your own past. It is fine not to have any images at all, but simply experience the sound » (Lera Auėrbach).

David R. Gillingham (20 ottobre 1947): Concertino per 4 percussionisti, arpa e orchestra di strumenti a fiato (1997). The WISH Wind Orchestra.

Oggi ricordiamo Charles Gounod (1818 - 18 ottobre 1893) con la grande Valse che conclude il I atto del Faust (1859). Wiener Philharmoniker, Rudolf Kempe.

Jean-Baptiste Lully (1632 - 1687): Marche pour la cérémonie des Turcs, dalla comédie-ballet Le Bourgeois gentilhomme su testo di Molière (1670). Le Concert des Nations, dir. Jordi Savall.

Jan Křtitel Jiří Neruda (Johann Baptist Georg Neruda; c1711 - 11 ottobre 1776): Concerto in mi bemolle maggiore per corno e archi. Miroslavo Petkov, tromba; Orchestra del Festival di Ernen (Vallese, Svizzera), maestro concertatore Daniel Bard.

Camille Saint-Saëns (9 ottobre 1835 - 1921): Sinfonia n. 3 in do minore-maggiore op. 78 (1886). Thierry Escaich, organo; Orchestre de Paris, dir. Paavo Järvi.

Tōru Takemitsu (8 ottobre 1930 - 1996): Fantasma/Cantos per clarinetto e orchestra (1991). Richard Stoltzman, clarinetto; BBC National Orchestra of Wales, dir. Tadaaki Otaka.

Felix Draeseke (7 ottobre 1835 - 1913); Terza Sinfonia in do maggiore op. 40, Symphonia Tragica (1886). Sinfonieorchester Wuppertal, dir. George Hanson.

Max Butting (6 ottobre 1888 - 1976): Gespenster besuchten mich per orchestra op. 120 (1972). Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin, dir. Max Pommer.
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Franz von Suppé (1819 - 1895): Dichter und Bauer, ouverture (1846). Wiener Staatsopernorchester, dir. Hans Swarowsky.
Josef Strauß (1827 - 1870): Transactionen, valzer op. 184 (1865). Wiener Philharmoniker, dir. Christian Thielemann.
Ci sono melodie che viaggiano nel tempo e nello spazio.
Certo, direte voi: oggi, con i mezzi di comunicazione di cui disponiamo oggi, viaggi di questo genere si compiono in men che non si dica e con estrema facilità. Ma, nei « viaggi » cui mi riferisco, partenza e arrivo hanno luogo all’interno di composizioni musicali di autori diversi, a volte diversissimi fra loro, vissuti in Paesi diversi e in differenti epoche.
La trasmigrazione che vi propongo oggi è assai breve, anche se per portarla a termine ci sono voluti 19 anni: in effetti, più che di un viaggio si tratta di una bella passeggiata attraverso la città di Vienna. Nel corso di questa passeggiata, una melodia nervosa, sincopata, in ritmo binario (nell’ouverture di Suppé al minuto 4:58) trova il modo di trasformarsi in un languido e appassionato tema di valzer (nella composizione di Josef Strauß a 1:20).
Se questa sorta di viaggi suscita il vostro interesse, cercate la rubrica melodie itineranti nel presente blog. Signori, in carrozza!


Joachim Raff (1822 - 1882): Sinfonia n. 10 in fa minore op. 213, Zur Herbstzeit (1879). Philharmonia Hungarica, dir. Werner Andreas Albert.

Herman David Koppel (1º ottobre 1908 - 1998): Sinfonia n. 6 op. 63, Sinfonia breve (1957). Aalborg Symfoniorkester, dir. Moshe Atzmon.

Michail Ivanovič Glinka (1804 - 1857): Capriccio brillante sopra la «jota aragonesa», ouverture spagnola n. 1 (1845). Orchestra Sinfonica di Stato dell’URSS, dir. Evgenij Fëdorovič Svetlanov (registrazione del 1969).
Franz Liszt (1811 - 1886): Rhapsodie espagnole S.254 (1858). Stephen Hough, pianoforte.
Ferruccio Busoni (1866 - 1924): trascrizione per pianoforte e orchestra della Rhapsodie espagnole di Liszt (1893). Joshua Pierce, pianoforte; Orchestra Filarmonica di Stato di Mosca, dir. Paul Freeman.
Fate attenzione al tema che si presenta al minuto 2:52 nella composizione di Glinka, all’8:14 in quella di Liszt e all’8:40 della trascrizione di Busoni.
In un testo del 1910 [1], così Busoni descrive la composizione di Liszt:
Questa Rapsodia spagnola consta di due parti che portano un nome (Folie d’Espagne – Jota aragonesa), cui fanno seguito un terzo tempo senza titolo e un finale.
Prima di tutto troviamo una cadenza a mo’ di preludio e delle variazioni su un tema lento di danza, tema che, a quanto pare, è di Corelli (…). Questa prima parte è in do diesis minore. La seconda parte, in re maggiore, presenta pure delle variazioni, questa volta su una vivace danzetta di otto battute, in ritmo di 3/8. (Anche Glinka l’ha usata in un pezzo per orchestra.)
Una nuova cadenza, che anticipa il tema, porta al terzo tempo, che è costruito sul tema che segue:
(Incontriamo questo tema nella Terza Sinfonia di Mahler – come vi è arrivato?)
Buona domanda: come vi è arrivato? La melodia dovette compiere un lungo viaggio, dalla valle dell’Ebro alle foreste di Boemia, forse a bordo di una diligenza, insieme con un postiglione che, giunto al termine del percorso, la suonò con la sua cornetta per far danzare gli animali del bosco. I quali poi raccontarono ogni cosa a Gustav Mahler…
[1] Inserito nel programma di sala di un concerto diretto da Arthur Nikisch; ora, con il titolo Valore della trascrizione, in F. Busoni, Scritti e pensieri sulla musica, a cura di Luigi Dallapiccola e Guido Maggiorino Gatti, Milano, Ricordi 1954, pp. 27-30. ↵
Isidora Žebeljan (27 settembre 1967 - 29 settembre 2020): Konji Svetog Marka, iluminacija za orkestar (I cavalli di san Marco, miniatura per orchestra, 2004). Janáčkova filharmonie Ostrava, dir. David Porcelijn.

Hugues Dufourt (28 settembre 1943): Les Chasseurs dans la neige d’après Bruegel per orchestra (2001). Ensemble intercontemporain, dir. Bruno Mantovani.
Il brano ha inizio a 2:01 e si conclude a 20:18.

Béla Bartók (1881 - 26 settembre 1945): Román népi táncok (Danze popolari romene), versione originale per pianoforte Sz. 56, BB 68 (1915) eseguita da Lily Kraus (registrazione del 1938).
La medesima suite trascritta per piccola orchestra da Bartók, con la suddivisione dell’ultimo brano in due, Sz. 68, BB 76 (1917). Budapesti Fesztiválzenekar, dir. Iván Fischer.

Johann Anton Filtz ovvero Anton Fils (battezzato il 22 settembre 1733 - 1760): Sinfonia in sol minore. Concerto Köln, dir. Werner Ehrhardt.

Pirro Albergati Capacelli (20 settembre 1663 - 1735): Santa Brigida, cantata per tenore, archi e basso continuo (da Cantate et Oratori spirituali a una, due, e tre voci con strumenti op. X, 1714). Andrea Fusari, tenore; Fortuna Ensemble, dir. Roberto Cascio.

Allan Pettersson (19 settembre 1911 - 1980): Sinfonia n. 9 (1971); composta per il 350enario della fondazione di Göteborg. Deutsches Symphonie-Orchester Berlin, dir. Alun Francis.


Alberto Franchetti (18 settembre 1860 - 1942): Sinfonia in mi minore (1885). Orchestra Sinfonica Moldava, dir. Silvano Frontalini.

Désiré-Emile Inghelbrecht (17 settembre 1880 - 1965): Sinfonia breve da camera (1930). Dir. Jan Koetsier.
Shin’ichirō Ikebe (15 settembre 1943): Quinta Sinfonia, Simplex (1990). Orchestra sinfonica metropolitana di Tōkyō, dir. Kōtarō Satō.
Flor Alpaerts (12 settembre 1876 - 1954): Zomer Idylle, poema sinfonico (1928). Vlaams Radio Orkest, dir. Michel Tabachnik.

Arvo Pärt (11 settembre 1935): Fratres, versione per violino, percussioni e archi (1992). Gil Shaham, violino; Roger Carlsson, percussioni; Göteborgs Symfoniker, dir. Neeme Järvi.

Bartolomeo Campagnoli (10 settembre 1751 - 1827): Concerto in si bemolle maggiore per violino e orchestra op. 15 (c1820). Francesco Manara, violino; Orchestra di Padova e del Veneto, dir. Giancarlo Andretta.

Richard Strauss (1864 - 8 settembre 1949): Notturno, Lied con orchestra op. 44 n. 1 (1899) su testo di Richard Dehmel (da Erscheinung, pubblicata nella raccolta Erlösungen, 1891). Linda Finnie, mezzosoprano; Royal Scottish National Orchestra, dir. Neeme Järvi.
Hoch hing der Mond; das Schneegefild
lag weit und öde um mich her,
wie meine Seele bleich und leer.
Und neben mir – so stumm und wild,
so stumm und kalt wie meine Not,
als wollt’ er weichen nimmermehr,
saß starr – und wartete – der Tod.
Da kam es her, wie einst so mild,
so bang und sacht,
aus ferner Nacht;
so kummerschwer
kam seiner Geige Hauch daher,
und vor mir stand sein stilles Bild.
Der mich umflochten wie ein Band,
daß meine Blüte nicht zerfiel
und daß mein Herz die Sehnsucht fand,
die große Sehnsucht ohne Ziel:
dar stand er nun in öden land,
und stand so trüb und feierlich,
und sah nicht auf, noch grüßte mich, –
nur seine Töne ließ er irr’n
und weinen durch die kühle Flur,
und mir entgegen schaute nur
auf seiner Stirn,
als wär’s ein Auge hohl und fahl,
der tiefen Wunde dunkles Mal.
Und trüber quoll das trübe Lied,
und quoll so heiß, und wuchs und schwoll,
so heiß und voll
wie Leben, das nach Liebe glüht, –
wie Liebe, die nach Leben schreit,
nach ungenoßner Seligkeit,
so wehevoll,
so wühlend quoll
das strömende Lied und flutete, –
und leise leise blutete
und strömte mit
ins bleiche schneefeld, rot und fahl,
der tiefen Wunde dunkles Mal.
Und müder glitt die müde Hand,
und vor mir stand
ein bleicher Tag,
ein ferner bleicher Jugendtag,
da Starr im Sand
zerfallen seine Blüte lag,
da seine Sehnsucht sich vergaß
in ihrer Schwermut Uebermaß
und seiner Traurigkeiten müd
zum Ziel Er schritt, –
und liet auf schrie das wienende Lied,
das wühlende, und flutete,
und seiner Saiten Klage schnitt
und seine Stirme blutete
und weinte mit
in meiner starre Seelennot,
als sollt’ ich hören ein Gebot,
als sollt’ ich fühlen, was ich litt,
und fühlen alles Leidens Schuld
und alles Lebens warme Huld, –
und also, blutend, wandt’ er sich
ins bleiche Dunkel – und verblich.
Und bebend hört’ ich mir entgehn,
entfliehn das Lied, und wie so zart
so zitternd ward
der langen Töne fernes Flehn, –
da fühlte ich kalt ein Rauschen wehn
und grauenschwer
die Luft sich rühren um mich her,
und wollte bebend doch ihn sehn,
sein Lauschen sehn,
Der wartend saß bei meiner Not,
und wandte mich, – da lag es kahl.
das bleiche Feld: und still und fahl
zog fern vondannen – auch der Tod.
Hoch hing der Mond; und mild und müd
hinschwand es in die leere Nacht,
das flehende Lied, –
und schwand und schied,
des toten Freundes flehendes Lied.

Gil Shohat (7 settembre 1973): Terza Sinfonia, Sinfonia del fuoco (1998). Orchestra da camera d’Israele, dir. Philippe Entremont.

Antonio Vivaldi (1678 - 1741): Concerto in fa maggiore per flauto, archi e basso continuo op. 10 n. 1, RV 433, La tempesta di mare (1729). Sir James Galway, flauto; I Solisti Veneti, dir. Claudio Scimone (1934 - 6 settembre 2018).
