La Musa novarese

Isabella Leonarda (Isabella Calegari) detta la Musa novarese (6 settembre 1620 - 1704): Sonata in re minore per violino e basso continuo (ultima delle 12 Sonate a 1, 2, 3, e 4 istromenti op. 16, 1693). Ensemble Bizzarrie Armoniche.

  1. Adagio
  2. Allegro e presto [1:51]
  3. Vivace e largo [3:05]
  4. Aria: Allegro [7:53]
  5. Veloce [9:21]

Isabella Leonarda: Magnificat. Gruppo vocale Musica Laudantes, dir. Riccardo Doni; Cappella strumentale del Duomo di Novara, dir. Paolo Monticelli.

Allegro con scioltezza

Mrs H. H. A. Beach (Amy Marcy Cheney Beach, 5 settembre 1867 - 1944): Concerto in do diesis minore per pianoforte e orchestra op. 45 (1896). Virginia Eskin, pianoforte; Utah Symphony Orchestra, dir. Joseph Silverstein.

  1. Allegro moderato
  2. Scherzo: Vivace (Perpetuum mobile) [13:25]
  3. Largo [17:53]
  4. Allegro con scioltezza [22:23]

Mrs H. H. A. Beach

Da me tornerai

Edvard Grieg (1843 - 4 settembre 1907): «Solvejgs sang / Solvejgs Lied», dalle musiche di scena (1875) per il dramma Peer Gynt di Henrik Ibsen (atto III, n. 19); traduzione tedesca di Christian Morgenstern. Lucia Popp, soprano; Academy of St Martin in the Fields, dir. Neville Marriner.

Der Winter mag scheiden, der Frühling vergehn,
der Sommer mag verwelken, das Jahr verwehn,
Du kehrst mir zurück, gewiß, du wirst mein,
ich hab es versprochen, ich harre treulich dein.

Gott helfe dir, wenn du die Sonne noch siehst.
Gott segne dich, wenn du zu Füßen ihm kniest.
Ich will deiner harren, bis du mir nah,
und harrest du dort oben, so treffen wir uns da!

(Forse l’inverno passerà, la primavera se ne andrà, l’estate appassirà e l’anno intero svanirà, ma un giorno tornerai, lo so. E io fedelmente ti aspetterò, te l’ho promesso. Che Dio ti aiuti, se ancora vedi il sole. Che Dio ti benedica, se ti inginocchi davanti a Lui. Io ti aspetterò, fino a quando arriverai da me. E se rimarrai lassù, lassù ci incontreremo!)

Conosco molte interpretazioni di questa composizione, diverse sono disponibili online grazie a YouTube, ma nessuna mi commuove come quella di Lucia Popp.


Scaramouche

 
Darius Milhaud (4 settembre 1892 - 1974): Scaramouche, suite per sassofono contralto e orchestra op. 165c (1939), tratta delle musiche di scena per Le médécin volant di Molière. Simone Moschitz, sassofono; Orchestra UniMi, dir. Sebastiano Rolli.

  1. Vif
  2. Modéré [4:16]
  3. Brazileira [8:52]

Musica istropolitana

Alexander Moyzes (4 settembre 1906 – 1984): Musica istropolitana koncertantná, preludio per archi op. 73 (1974). Slovenská filharmónia, dir. Bohdan Warchal.
L’aggettivo «istropolitana» deriva dall’antico nome di Bratislava, Istropoli, ossia «città sul Danubio» (fiume chiamato Istro da greci e romani).

Moby Dick

 
Philip Sainton (1891 - 2 settembre 1967): Moby Dick, suite sinfonica dalla colonna sonora del film omonimo (1956) di John Huston. Louis Levy and His Orchestra.

  1. Opening
  2. Quayside Scenes [1:39]
  3. Going Aboard [2:19]
  4. Pequod’s Departure [2:52]
  5. Captain Ahab [3:55]
  6. Carnival [5:15]
  7. The Sea [6:53]
  8. The Hunt: The Great White Whale [8:15]
  9. Soliloquy: St Elmo’s Fire [8:58]
  10. The Hunt: He Rises [10:21]
  11. Moby Dick and Closing [13:59]

La notte, ancora

 
Alphons Diepenbrock (2 settembre 1862 - 1921): Die Nacht, elegia per contralto e orchestra (1910-11) su testo di Friedrich Hölderlin. Janet Baker, mezzosoprano; Koninklijk Concertgebouworkest, dir. Bernard Haitink.

Rings um ruhet die Stadt; still wird die erleuchtete Gasse,
Und, mit Fackeln geschmückt, rauschen die Wagen hinweg.
Satt gehn heim von Freuden des Tags zu ruhen die Menschen,
Und Gewinn und Verlust wäget ein sinniges Haupt
Wohlzufrieden zu Haus; leer steht von Trauben und Blumen,
Und von Werken der Hand ruht der geschäftige Markt.
Aber das Saitenspiel tönt fern aus Gärten; vielleicht, daß
Dort ein Liebendes spielt oder ein einsamer Mann
Ferner Freunde gedenkt und der Jugendzeit; und die Brunnen
Immerquillend und frisch rauschen an duftendem Beet.
Still in dämmriger Luft ertönen geläutete Glocken,
Und der Stunden gedenk rufet ein Wächter die Zahl.
Jetzt auch kommet ein Wehn und regt die Gipfel des Hains auf,
Sieh! und das Schattenbild unserer Erde, der Mond,
Kommet geheim nun auch; die Schwärmerische, die Nacht, kommt,
Voll mit Sternen und wohl wenig bekümmert um uns,
Glänzt die Erstaunende dort, die Fremdlingin unter den Menschen,
Über Gebirgeshöhn traurig und prächtig herauf.
    (Friedrich Hölderlin, Brod und Wein I)

Riposa la città, il vicolo acceso azzittisce;
strepitano carrozze adorne di fiaccole,
la gente rincasa, sazia delle gioie del giorno,
un capo accorto calcola entrata e uscita
in pace e a casa, il mercato industrioso
spoglio di grappoli fiori e opere s’acquieta.
– Un violino lontano, da un giardino. Forse
qualcuno che ama o un solitario che pensa
gioie perdute, la sua giovinezza; perenni
fresche fontane scrosciano su aiuole odorose.
Erano nella penembra dell’aria rintocchi lenti,
qualcuno annuncia chiaro il conto delle ore.
Un soffio di vento muove le cime del bosco,
e il simulacro della terra, la luna,
viene in segreto: e la fantastica notte
che è ricca di stelle e di noi non si cura,
splende stupita, estraniata tra gli uomini
sopra le cime dei colli, triste e sfarzosa.
    (traduzione di Enzo Mandruzzato)

diepenbrock_incipit

Settembre

Richard Strauss (1864 - 1949): September, Lied per voce e orchestra (Vier letzte Lieder, n. 2; 1948) su testo di Hermann Hesse. Lucia Popp, soprano; London Symphony Orchestra, dir. Michael Tilson Thomas.

Der Garten trauert,
kühl sinkt in die Blumen der Regen.
Der Sommer schauert
still seinem Ende entgegen.

Golden tropft Blatt um Blatt
nieder vom hohen Akazienbaum.
Sommer lächelt erstaunt und matt
in den sterbenden Gartentraum.

Lange noch bei den Rosen
bleibt er stehn, sehnt sich nach Ruh.
Langsam tut er die [großen]
müdgeword’nen Augen zu.

(Il giardino è in lutto, fredda scivola tra i fiori la pioggia. Rabbrividendo l’estate si avvia silente verso la fine.
A foglia a foglia l’oro cade a terra dall’alto albero d’acacia. L’estate sorride, stupita e languida, nel sogno del giardino morente.
A lungo ancora vicino alle rose sembra sopravvivere, ma anela al riposo. Lentamente chiude i [grandi] suoi occhi ormai stanchi.)


Sinfonia Gioconda

Nodar Gabunija (1933 - 31 agosto 2000): Terza Sinfonia (Sinfonia Gioconda) per orchestra da camera (1988). Orchestra da camera di Stato della Georgia, dir. Lijana Isakadze.

  1. Quasi danza
  2. Tempo molto rubato, come improvvisazione
  3. Intermedio: Moderato quasi cembalo
  4. Tempo molto rubato

Il deserto

Félicien David (1810 - 29 agosto 1876): Le désert, ode-symphonie in 3 parti per voce recitante, tenore, coro maschile e orchestra, testo poetico di Auguste Colin (1844). Olivier Pascalin, recitante; Bruno Lazzaretti, tenore; Chor der St.-Hedwigs-Kathedrale Berlin; Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin, dir. Guido Maria Guida.

Questa composizione è il frutto (maturato oltre dieci anni dopo) del viaggio in Egitto e in Medio Oriente compiuto da David nel 1833, all’epoca della sua adesione al sansimonismo. Il testo narra il percorso di una carovana attraverso il deserto del Sahara: affronta una tempesta di sabbia, fa sosta per la notte, riprende il cammino al levar del giorno rendendo omaggio a Allah. L’ode è articolata in 3 parti a loro volta suddivise in scene fra loro indipendenti:
PARTE I, L’entrée au désert. L’orchestra evoca l’immensità silente del deserto; si ode la preghiera di un coro di pellegrini che rende omaggio a Allah; dopo, in lontananza, si avverte il rumore della carovana (Marche de la caravane), dapprima sommesso, poi sempre più forte man mano che questa si avvicina. Si leva una forte tempesta di sabbia (Le simoun), amplificata dalla disperata supplica del coro che invoca Allah affinché abbia pietà dei credenti. Tornata la calma, la carovana può riprendere il cammino.
PARTE II, La nuit [22:26]. Il coro intona un cantico alla notte; seguono due brani strumentali, la Fantaisie arabe («air syrien») e la Danse des almées, che richiamano remote atmosfere orientali. Si celebra la vita libera del deserto in contrapposizione a quella civilizzata (La liberté au désert); l’episodio si conclude con una Rêverie du soir fondata sopra una melodia orientale udita da David al tempo del suo soggiorno in Egitto. Il silenzio, immobile, si distende nuovamente sul deserto.
PARTE III, Le lever du soleil [35:09]. Il sole si alza sul deserto e lo inonda di luce e di amore; solo il canto del muezzin (Chant du muezzin) increspa l’atmosfera immobile del Sahara. La carovana si rimette in cammino (Le départ de la caravane). L’ode si conclude con un omaggio corale a Allah.

Dei tempi antichi

Anatolij Konstantinovič Ljadov (1855 - 28 agosto 1914): Dei tempi antichi (Про старину), ballata in re maggiore per pianoforte op. 21a (1889). Inna Porošina.


Ljadov: Dei tempi antichi, ballata in re maggiore per orchestra op. 21b (1889). Orchestra filarmonica slovacca, dir. Stephen Gunzenhauser.

Ljadov, op. 21a

Concerto per violoncello – III: Alla cosacca

Antonín Kraft (1749 - 28 agosto 1820): Concerto in do maggiore per violoncello e orchestra op. 4 (c1805). Jiří Hošek, violoncello; Orchestra sinfonica di Praga, dir. Josef Hrnčíř.

  1. Allegro aperto
  2. Andante [11:56]
  3. Rondò alla cosacca: Moderato [17:32]

frontespizio

L’età dell’inquietudine

Leonard Bernstein (25 agosto 1918 - 1990): Seconda Sinfonia, The Age of Anxiety , versione originale (1947-48). Lukas Foss, pianoforte; Philharmonic-Symphony Orchestra of New York diretta dall’autore.

Ispirata dall’omonima «egloga barocca» di Wystan Hugh Auden, ne segue strettamente lo svolgimento. Il pianoforte solista è, nella concezione dell’autore, «un protagonista quasi autobiografico, posto di fronte a uno specchio orchestrale in cui vede sé stesso, analiticamente, in un’ambientazione moderna».
Il lavoro è suddiviso in due parti, comprendenti ognuna tre sezioni che si susseguono senza stacchi:
PARTE I – A) The Prologue : in un bar della 3rd Avenue tre uomini e una giovane donna, tormentati dalla solitudine, cercano nell’alcool la liberazione dai propri problemi; B) The Seven Ages [a 2:27]: la vita dell’uomo è considerata da quattro punti di vista differenti («conversazione» in 4 variazioni senza tema comune, ognuna delle quali prende le mosse da un elemento di quella precedente); C) The Seven Stages [a 10:50]: viaggio interiore dei personaggi alla ricerca di un «luogo» confortevole e sicuro (7 variazioni).
PARTE II – A) The Dirge [a 16:42]: chiuso il bar, i quattro personaggi si recano a casa della donna; sul taxi, intonano un canto funebre per la perdita del Grande Padre («Colossal Dad»); B) The Masque [a 22:22]: stanchi, tormentati da sensi di colpa, i quattro bevono e ballano, in una finzione di divertimento (Scherzo per pianoforte e percussioni); C) The Epilogue [a 26:51]: i quattro si separano, soli come prima, e ognuno trova una riconciliazione con sé stesso nella fede, nell’affermazione di «qualcosa di puro» che può essere ovunque.

Concerto per sassofono e orchestra

 
Paul Creston (nome d’arte di Giuseppe Guttoveggio; 1906 - 24 agosto 1985): Concerto per sassofono contralto e orchestra op. 26 (1941). Rob Burton, sassofono; City of Birmingham Symphony Orchestra, dir. Mark Wigglesworth (concerto finale del vincitore, nella categoria legni, della BBC Young Musician competition nel 2018).

  1. Energetic
  2. Meditative [6:39]
  3. Rhythmic [14:22]

Rio Grande

Constant Lambert (23 agosto 1905 - 21 agosto 1951): The Rio Grande, cantata per voce solista, coro, pianoforte, ottoni, archi e percussione (1927) su testo di Sacheverell Sitwell. Jean Temperley, mezzosoprano; London Madrigal Singers, dir. Christopher Bishop; London Symphony Orchestra, dir. André Previn.

By the Rio Grande
They dance no sarabande
On level banks like lawns above the glassy, lolling tide;
Nor sing they forlorn madrigals
Whose sad note stirs the sleeping gales
Till they wake among the trees and shake the boughs,
And fright the nightingales;
But they dance in the city, down the public squares,
On the marble pavers with each colour laid in shares,
At the open church doors loud with light within.
At the bell’s huge tolling,
By the river music, gurgling, thin
Through the soft Brazilian air.
The Comendador and Alguacil are there
On horseback, hid with feathers, loud and shrill
Blowing orders on their trumpets like a bird’s sharp bill
Through boughs, like a bitter wind, calling
They shine like steady starlight while those other sparks are failing
In burnished armour, with their plumes of fire,
Tireless while all others tire.
The noisy streets are empty and hushed is the town
To where, in the square, they dance and the band is playing;
Such a space of silence through the town to the river
That the water murmurs loud –
Above the band and crowd together;
And the strains of the sarabande,
More lively than a madrigal,
Go hand in hand
Like the river and its waterfall
As the great Rio Grande rolls down to the sea.
Loud is the marimba’s note
Above these half -salt waves,
And louder still the tympanum,
The plectrum, and the kettle-drum,
Sullen and menacing
Do these brazen voices ring.
They ride outside,
Above the salt-sea’s tide.
Till the ships at anchor there
Hear this enchantment,
Of the soft Brazilian air,
By those Southern winds wafted,
Slow and gentle,
Their fierceness tempered
By the air that flows between.