Adagio misterioso

John Addison (16 marzo 1920 - 1998): Concerto per tromba, archi e percussione (1949). Leon Rapier, tromba; The Louisville Orchestra, dir. Jorge Mester.

  1. Allegretto
  2. Adagio misterioso
  3. Allegro con brio

Addison scrisse molte colonne sonore cinematografiche (Premio Oscar per Tom Jones di Tony Richardson, 1963) e musica per la televisione. La sua composizione più famosa è indubbiamente questa:

Balletto meccanico

George Antheil (1900 - 12 febbraio 1959): Ballet mécanique per pianoforti, percussioni, cicalini elettrici e eliche da aeroplano (1923-25, rev. 1952-53); originariamente compo­sto per il film cubista omonimo, diretto da Fernand Léger con la collaborazione di Dud­ley Murphy e Man Ray. Philadelphia Virtuosi Chamber Orchestra, dir. Daniel Spalding.

Antheil

Concerto per marimba

Christopher TheofanidisChristopher Theofanidis (18 dicembre 1967): Concerto per marimba, strumenti a fiato e percussione (2013). William Moersch, marimba; Illinois Wind Symphony, dir. Robert W. Rumbelow.

    Prologue
  1. Allegro [2:46]
  2. Simplice [7:56]
  3. Vivace [14:36]
  4. Aria [18:58]

Gruppen

Karlheinz Stockhausen (1928 - 5 dicembre 2007): Gruppen per 3 orchestre (1957). hr-Sinfonie­orchester e Ensemble Modern, dir. Matthias Pintscher, Lucas Vis e Paul Fitzsimon.

Stockhausen spiega: «Per “gruppo” si intende un numero determinato di suoni collegati secondo rapporti affini tra loro su un piano superiore di percezione, quello del gruppo appunto. I vari gruppi di una composizione si distinguono per diversi tipi di proporzioni, per diversa struttura, ma sono correlati fra loro nel senso che non è possibile comprendere le proprietà di un gruppo se non in rapporto al grado di affinità che queste presentano con le proprietà di altri gruppi».
Per l’esecuzione di Gruppen sono necessari 109 esecutori ripartiti in 3 orchestre pressappoco uguali ma distanziate: il suono, movendosi da un’orchestra all’altra, crea una musica «spaziale», non solo in senso visivo ma anche acustico e strutturale.

— Organico —
Orchestra 1:
1 flauto (anche ottavino)
1 flauto contralto
1 oboe
1 corno inglese
1 clarinetto
1 fagotto
2 corni
2 trombe
2 tromboni
1 bassotuba
4 percussionisti: 1 marimbaphone (5 ottave; oppure 4 ottave + xilofono per la 5a), 1 Glockenspiel, 5 campanacci da mucca (sospesi, senza battacchio), 1 tamtam grande, piatti piccoli, piatti medi, piatti grandi, 2 tamburi a fessura, 4 tomtom e/o tumba e bongo, 1 cassa rullante con cordiera, 1 tamburo basco
1 Glockenspiel a tastiera (o celesta)
1 arpa
10 violini
2 viole
4 violoncelli
2 contrabbassi

Orchestra 2:
2 flauti (il I anche ottavino)
1 oboe
1 clarinetto piccolo
1 sassofono contralto (anche clarinetto)
1 sassofono baritono
1 fagotto
3 corni
2 trombe
1 trombone tenor-basso
1 trombone basso
4 percussionisti: 1 vibrafono, 14 campane tubolari, 4 campanacci da mucca (sospesi, senza battacchio), 1 tam-tam medio, piatti piccoli, piatti medi, piatti grandi, 2 tamburi a fessura, 4 tomtom e/o tumba e bongo, 1 cassa rullante con cordiera, 1 tamburo basco, 1 raganella, 2 triangoli (acuto e grave)
1 pianoforte a coda senza coperchio
1 chitarra elettrica
8 violini
4 viole
2 violoncelli
2 contrabbassi

Orchestra 3:
1 flauto (anche ottavino)
1 oboe
1 corno inglese
1 clarinetto
1 clarinetto basso
1 fagotto
3 corni
2 trombe
2 tromboni
1 trombone contrabbasso (o bassotuba)
4 percussionisti: 1 xilorimba o marimbaphone (4 ottave), 4 campanacci da mucca (sospesi, senza battacchio), 1 tam-tam piccolo, piatti piccoli, piatti medi, piatti grandi, 2 tamburi a fessura, 4 tomtom e/o tumba e bongo, 1 cassa rullante con cordiera, 1 tamburo basco
1 celesta (5 ottave)
1 arpa
8 violini
4 viole
2 violoncelli
2 contrabbassi

Studio e esperienza mi hanno insegnato che la musica “nuova” ha sempre suscitato analoghe reazioni. La “seconda prattica” di Monteverdi fu ferocemente avversata dal teorico Artusi, una composizione oggi amatissima come la Sinfonia K 550 di Mozart fece inorridire i primi ascoltatori con le sue dissonanze inusitate, e così via. Per contro, quando ho occasione di parlare della complessità di un brano di Bach, quando spiego che cosa s’intende per contrappunto doppio o imitato, non di rado mi succede di vedere che le reazioni degli astanti rasentano l’incredulità, come se alla maggior parte delle persone risulti inverosimile che una composizione del passato possa essere tanto complessa, come se ciò che sembrava ormai acquisito fosse improvvisamente diventato incomprensibile. Oggi, come ai tempi di Monteverdi o a quelli di Mozart, per comprendere l’arte bisognerebbe prima capire le necessità dalle quali scaturisce. Si deve solo decidere se si ha voglia di farlo oppure no.

Rio Grande

Constant Lambert (23 agosto 1905 - 21 agosto 1951): The Rio Grande, cantata per voce solista, coro, pianoforte, ottoni, archi e percussione (1927) su testo di Sacheverell Sitwell. Jean Temperley, mezzosoprano; London Madrigal Singers, dir. Christopher Bishop; London Symphony Orchestra, dir. André Previn.

By the Rio Grande
They dance no sarabande
On level banks like lawns above the glassy, lolling tide;
Nor sing they forlorn madrigals
Whose sad note stirs the sleeping gales
Till they wake among the trees and shake the boughs,
And fright the nightingales;
But they dance in the city, down the public squares,
On the marble pavers with each colour laid in shares,
At the open church doors loud with light within.
At the bell’s huge tolling,
By the river music, gurgling, thin
Through the soft Brazilian air.
The Comendador and Alguacil are there
On horseback, hid with feathers, loud and shrill
Blowing orders on their trumpets like a bird’s sharp bill
Through boughs, like a bitter wind, calling
They shine like steady starlight while those other sparks are failing
In burnished armour, with their plumes of fire,
Tireless while all others tire.
The noisy streets are empty and hushed is the town
To where, in the square, they dance and the band is playing;
Such a space of silence through the town to the river
That the water murmurs loud –
Above the band and crowd together;
And the strains of the sarabande,
More lively than a madrigal,
Go hand in hand
Like the river and its waterfall
As the great Rio Grande rolls down to the sea.
Loud is the marimba’s note
Above these half -salt waves,
And louder still the tympanum,
The plectrum, and the kettle-drum,
Sullen and menacing
Do these brazen voices ring.
They ride outside,
Above the salt-sea’s tide.
Till the ships at anchor there
Hear this enchantment,
Of the soft Brazilian air,
By those Southern winds wafted,
Slow and gentle,
Their fierceness tempered
By the air that flows between.

Paradigm (Lukas Foss 100)

Lukas Foss (15 agosto 1922 - 2009): Paradigm «for my Friends» per ensemble (1968, rev. 1969). Jan Williams, percussioni; Stephen Bell, chitarra elettrica; Charles Haupt, violino; Jerry Kirkbride, clarinetto; Marijke Verberne, violoncello; George Ritscher, suoni elettronici; diretto dall’autore.

  1. Session
  2. Reading
  3. Recital
  4. Lecture

« L’arte non ha funzione d’intrattenimento: i monumenti d’arte che costruiamo servono a questo, a introdurre qualcosa che trasformi la nostra vita. In ciascuna musica c’è sempre una verità che si dice e che non ha bisogno di essere spiegata. Non ha torto Mahler quando afferma che ogni musica è musica a programma. La mer di Debussy è musica a programma. Ma lo stesso Debussy non avrebbe scritto La mer se avesse voluto soltanto descrivere il mare: c’è qualcosa di più che la sua descrizione, c’è l’amore per il mare e la sensazione del mare » (Lukas Foss).

Folk songs: 6. The Oak and the Ash

 
Anonimo (secolo XVI): The oak and the ash, ovvero The Northern Lasse’s Lamentation. Alfred Deller, controtenore; Desmond Dupré, liuto.

A North Country maid up to London had strayed
Although with her nature it did not agree,
She wept, and she sighed, and she bitterly cried:
I wish once again in the North I could be.
Oh the oak and the ash and the bonnie ivy tree,
They flourish at home in my own country.

While sadly I roam, I regret my dear home
Where lads and young lasses are making the hay,
The merry bells ring and the birds sweetly sing,
And maidens and meadows are pleasant and gay.
Oh the oak and the ash and the bonnie ivy tree,
They flourish at home in my own country.

No doubt, did I please, I could marry with ease,
Where maidens are fair many lovers will come.
But he whom I wed must be North Country bred,
And carry me back to my North Country home.
Oh the oak and the ash and the bonny ivy tree,
They flourish at home in my own country.


Una serie di variazioni sulla melodia di The Oak and the Ash, opera di Giles Farnaby (c1563 - 1640), si trova con il titolo Quodlings Delight nel Fitzwilliam Virginal Book (n. [CXIV]). Qui la composizione di Farnaby è interpretata al clavicembalo da Pieter-Jan Belder:


La medesima melodia ha inoltre dato origine a diverse danze popolari, fra cui una contraddanza pubblicata con il numero 52 nella fortunata raccolta The English Dancing Master (16511) di John Playford: il brano reca il suggestivo titolo di Goddesses, probabilmente ispirato da quello di un masque, The Vision of the Twelve Goddesses, scritto da Samuel Daniel e rappresentato nel 1604. Ecco Goddesses in un arrangiamento di Bernard Thomas interpretato dal bravissimo Nicolas Fendt, che suona chitarra rinascimentale, liuto-chitarra, flauto dolce soprano, contralto, tenore e basso, e percussioni:


Tempus ex machina

 
Gérard Grisey (17 giugno 1946 - 1998): Tempus ex machina (1979). Les Percussions de Strasbourg.

Musica spettrale (musique spectrale) è una locuzione creata nel 1979 dal compositore e filosofo francese Hugues Dufourt per indicare un insieme di procedimenti compositivi che parte dall’analisi delle proprietà acustiche del suono (lo spettro sonoro), ossia dallo studio del timbro attraverso il mezzo elettronico. Si fa ricorso alla teoria dei segnali e all’uso di computer, mediante i quali è possibile indagare le caratteristiche fisiche del suono: analizzato e visualizzato attraverso spettrogrammi, lo spettro sonoro può essere riprodotto su una scala più ampia utilizzando strumenti musicali acustici e/o elettronici.
Oltre a Gérard Grisey, considerato capofila dello spettralismo in musica, e a Hugues Dufourt, hanno aderito a questa corrente autori come Iancu Dumitrescu, Georg Friedrich Haas, Michaël Lévinas, Magnus Lindberg, Fausto Romitelli, Tristan Murail, Horațiu Rădulescu, Kaija Saariaho, Claude Vivier.


Gérard Grisey

Iannis Xenakis: Pléïades

Iannis Xenakis (29 maggio 1922 - 2001): Pléïades per percussioni (1979). Les Percussions de Strasbourg.

  1. Mélanges
  2. Métaux [8:30]
  3. Claviers [21:58]
  4. Peaux [32:00]

Il titolo è da intendersi nell’accezione di «pluralità». Commissionata dal Théâtre de l’Opéra du Rhin per le Percussions de Strasbourg, la composizione venne presentata in uno spettacolo intitolato Concile musical nell’ambito del quale le quattro parti di Pléïades vennero alternate a dodici brani antifonici di Giovanni Gabrieli.
Métaux è scritto per sei strumenti inventati dal compositore e battezzati complessivamente sixxen, da six = sei e Xen(akis): formati da pezzi di metalli diversi, comprendono diciannove altezze di suono distribuite secondo una scala non equalizzata che comprende intervalli di terzi e quarti di tono e loro multipli, il cui effetto timbrico è molto simile a quello del gamelan balinese.

Iannis Xenakis: Dmaathen

Oggi, nel giorno del suo centesimo compleanno, ricordiamo Iannis Xenakis, compositore, ingegnere e architetto greco naturalizzato francese, uno dei musicisti più significativi del secondo Novecento.


Iannis Xenakis (29 maggio 1922 - 2001): Dmaathen per oboe e percussione (1976). Maxime Le Minter, oboe; Yves Popow, percussione.

Δμάαθεν δὲ κεραυνῷ τόξοισί τ’ Ἀπόλλωνος
Essi furono annientati dal fulmine e dalle frecce di Apollo
(Pindaro, Pitica VIII, vv. 17-18)

«L’artista gioca con le forme proprio come lo scienziato o il credente. Il musicista lo fa in modo ancor più sistematico, poiché vive simultaneamente nel microcosmo del suono e nel macrocosmo delle architetture più vaste, come se si trovasse in una millefoglie fatta di strati trasparenti in tutti i sensi» (Iannis Xenakis).

IX

Scales

Christophe Bertrand (24 aprile 1981 - 2010): Scales per ensemble (2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, 2 tromboni, 1 percussionista, 3 pianoforti, 3 violini, 2 viole, 2 violoncelli e 1 contrabbasso; 2008-09). Ensemble Intercontemporain, dir. Matthias Pintscher.

(foto di Pascale Srebnicki, 2008)

Siate alla pugna accorti

Giovanni Giacomo Gastoldi (c1555 - 4 gennaio 1609): Amor vittorioso, «balletto» (madrigale) a 5 voci (1591). Ensemble Les Voix Animées.

Tutti venite armati
O forti miei soldati.
Fa la la.
Io son l’invitt’Amore
Giusto saettatore.
Non temete punto,
Ma in bella schiera uniti,
Me seguitate arditi.
Fa la la.

Sembrano forti heroi
Quei che son contra voi.
Ma da chi sa ferire,
Non si sapran schermire.
Non temete punto,
Ma coraggiosi e forti,
Siat’ a la pugna accorti.

[Lieti hor movete il piede,
Che vostre sian le prede.
Hor via feriam lo sdegno
Ch’ei de la vita è indegno.
Non temete punto,
Eterna sia la gloria
E certa è la vittoria.

Già morto giace in terra
Chi ci avea mosso guerra.
Or gli altri suoi seguaci
Tutti assaliamo, audaci.
Non temete punto:
Ecco ch’i non estinti
Fuggon già sparsi e vinti.]


Lo stesso brano in una reboante versione solo strumentale. Ensemble Tibicines, dir. Igino Conforzi.

GGG, Amor vittorioso