David R. Gillingham (20 ottobre 1947): Concertino per 4 percussionisti, arpa e orchestra di strumenti a fiato (1997). The WISH Wind Orchestra.

David R. Gillingham (20 ottobre 1947): Concertino per 4 percussionisti, arpa e orchestra di strumenti a fiato (1997). The WISH Wind Orchestra.

Karen Beaumont (1965): Psalm Fantasia (after Psalm 21:14) per organo (2023). Carson Cooman.

Oggi ricordiamo Charles Gounod (1818 - 18 ottobre 1893) con la grande Valse che conclude il I atto del Faust (1859). Wiener Philharmoniker, Rudolf Kempe.

Jean-Baptiste Lully (1632 - 1687): Marche pour la cérémonie des Turcs, dalla comédie-ballet Le Bourgeois gentilhomme su testo di Molière (1670). Le Concert des Nations, dir. Jordi Savall.

Mario Pilati (16 ottobre 1903 - 1938): Sonata per flauto e pianoforte (1922, 1926-27). Emmanuel Pahud, flauto; Francesca Carta, pianoforte.
Johannes Brahms (1833 - 1897): Trio in si maggiore per violino, violoncello e pianoforte op. 8 (1854, seconda versione 1889). Clara-Jumi Kang, violino; Jian Wang, violoncello; Alessandro Taverna, pianoforte.
Iniziammo a far musica verso le quattro ed eseguimmo due sonate per violino e pianoforte di Beethoven e un trio di Schubert. Dopo il tè venne finalmente il momento del Trio in si maggiore. Ho un debole per questo trio, soprattutto per l’attacco, di solenne esultanza.
[…]
Il secondo movimento del Trio in si maggiore, i cui ritmi mi hanno tante volte angosciato e scosso: mai sono riuscito a suonarlo fino all’ultima nota senza un profondo abbattimento, pur amandolo di vera passione.
Uno Scherzo, certo. Ma che genere di Scherzo! In esso lievita una terribile allegria, una gaiezza che raggela il sangue. Risa spettrali vorticano nello spazio, un folleggiare cupo, sfrenato e carnascialesco di creature dal piede caprino: questo è l’attacco, così inizia questo Scherzo bizzarro. E all’improvviso dal baccanale d’inferno si libra alta una voce solitaria, la voce di un’anima smarrita, la voce di un cuore straziato dal terrore che confida la sua pena.
Ma ecco nuovamente irrompere gli sghignazzi di Satana, travolgono fragorosi quegli accenti puri e lacerano in mille brani il canto. La voce riprende vigore, incerta e lieve, trova la sua melodia e la trasporta verso l’alto, quasi volesse fuggire in sua compagnia in un mondo diverso.
I diavoli dell’inferno tuttavia prevalgono, si è fatto giorno, l’estremo giorno, il giorno del Giudizio, Satana trionfa sull’anima peccatrice e la voce straziata dell’uomo precipita dalla sublime altezza giù giù nel disperato sghignazzo di Giuda.
Al termine del movimento, rimasi per lunghi minuti silenzioso fra spettatori silenziosi. Poi quell’universo desolato di larve cupe e incalzanti svanì. La visione del Giudizio si dissolse, l’incubo apocalittico si dileguò e mi rese la libertà.
da Leo Perutz, Il Maestro del Giudizio universale (Der Meister des Jüngsten Tages, 1923)
traduzione di Margherita Belardetti
© 2012 Adelphi Edizioni, Milano

Jacques Arcadelt (1507 - 14 ottobre 1568): Il bianco e dolce cigno, madrigale a 4 voci (pubblicato nel Primo Libro de’ madrigali a 4 voci, 1539, n. 1); testo di Giovanni Guidiccioni rielaborato da Alfonso d’Avalos. The King’s Singers (sopra) e The Consort of Musicke.
Il bianco e dolce cigno
cantando more, ed io
piangendo giung’al fin del viver mio.
Stran’e diversa sorte,
ch’ei more sconsolato
ed io moro beato.
Morte che nel morire
m’empie di gioia tutto e di desire.
Se nel morir, altro dolor non sento,
di mille mort’il dì sarei contento.
Ed ecco una lectio magistralis di Francesco Di Fortunato:
Claudin de Sermisy (c1490 - 13 ottobre 1562): En entrant en ung jardin, chanson a 4 voci (pubblicata in Trente et une chansons musicales à 4 parties, 1531, n. 11) su testo di Clément Marot (L’Adolescence clémentine, Chanson XXVI). La Maurache, dir. Julien Skowron.
En entrant en ung jardin
Je trouvay Guillot Martin
Avec Helaine
Qui demandoit au matin son picotin
Son beau petit picotin,
Non pas d’avaine.
A donc Guillot luy a dit:
Vous aurez bien ce credit
Quand je seray en alaine.
Mais n’en prenes qu’ung petit.
Car par trop grant appetit
Vient souvent la pance plaine.

Johann Ludwig Krebs (12 ottobre 1713 - 1780): Preludio e fuga in re maggiore. Gerhard Weinberger all’organo Holzhey dell’Abbazia di Neresheim (Baden-Württemberg).
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Josquin des Prez (c1450 - 1521): Faulte d’argent , chanson a 5 voci. Capella Sancti Michaelis.
L’attribuzione a Josquin di questa chanson è ogetto di discussione.
Faulte d’argent c’est douleur non pareille,
Se je le dis, las, je sçai bien pourquoy,
Sans de quibus il se fault tenir quoy,
Femme qui dort, pour argent se resveille.

Jan Křtitel Jiří Neruda (Johann Baptist Georg Neruda; c1711 - 11 ottobre 1776): Concerto in mi bemolle maggiore per corno e archi. Miroslavo Petkov, tromba; Orchestra del Festival di Ernen (Vallese, Svizzera), maestro concertatore Daniel Bard.

Josquin des Prez (c1450 - 1521): Adieu mes amours, chanson a 4 voci (c1480). Interpreti: Ensemble «Clément Janequin» (versione strumentale, sopra) e Capella Sancti Michaëlis.
Adieu mes amours, à Dieu vous command,
Adieu je vous dy jusquez au printemps.
Je suis en souci de quoy je vivray,
La raison pour quoy je le vous diray:
Je n’ay plus d’argent, vivray je du vent,
Se l’argent du roy ne vient plus souvent.

Walter Niemann (10 ottobre 1876 - 1953): Sonata per pianoforte n. 1 op. 60 (1919). Bing Bing Li.

Camille Saint-Saëns (9 ottobre 1835 - 1921): Sinfonia n. 3 in do minore-maggiore op. 78 (1886). Thierry Escaich, organo; Orchestre de Paris, dir. Paavo Järvi.

Tōru Takemitsu (8 ottobre 1930 - 1996): Fantasma/Cantos per clarinetto e orchestra (1991). Richard Stoltzman, clarinetto; BBC National Orchestra of Wales, dir. Tadaaki Otaka.

Felix Draeseke (7 ottobre 1835 - 1913); Terza Sinfonia in do maggiore op. 40, Symphonia Tragica (1886). Sinfonieorchester Wuppertal, dir. George Hanson.

Max Butting (6 ottobre 1888 - 1976): Gespenster besuchten mich per orchestra op. 120 (1972). Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin, dir. Max Pommer.
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Franz von Suppé (1819 - 1895): Dichter und Bauer, ouverture (1846). Wiener Staatsopernorchester, dir. Hans Swarowsky.
Josef Strauß (1827 - 1870): Transactionen, valzer op. 184 (1865). Wiener Philharmoniker, dir. Christian Thielemann.
Ci sono melodie che viaggiano nel tempo e nello spazio.
Certo, direte voi: oggi, con i mezzi di comunicazione di cui disponiamo oggi, viaggi di questo genere si compiono in men che non si dica e con estrema facilità. Ma, nei « viaggi » cui mi riferisco, partenza e arrivo hanno luogo all’interno di composizioni musicali di autori diversi, a volte diversissimi fra loro, vissuti in Paesi diversi e in differenti epoche.
La trasmigrazione che vi propongo oggi è assai breve, anche se per portarla a termine ci sono voluti 19 anni: in effetti, più che di un viaggio si tratta di una bella passeggiata attraverso la città di Vienna. Nel corso di questa passeggiata, una melodia nervosa, sincopata, in ritmo binario (nell’ouverture di Suppé al minuto 4:58) trova il modo di trasformarsi in un languido e appassionato tema di valzer (nella composizione di Josef Strauß a 1:20).
Se questa sorta di viaggi suscita il vostro interesse, cercate la rubrica melodie itineranti nel presente blog. Signori, in carrozza!


Joachim Raff (1822 - 1882): Sinfonia n. 10 in fa minore op. 213, Zur Herbstzeit (1879). Philharmonia Hungarica, dir. Werner Andreas Albert.

Il francese Pierre Guédron (c1566 - c1620), cantante e compositore, scrisse pregevoli airs de cour; uno di questi, Est-ce Mars? (1613), ebbe una certa notorietà e ispirò brillanti variazioni a diversi musicisti dell’epoca: le più famose sono opera di Jan Pieterszoon Sweelinck (1562 - 1621).
Del testo di Est-ce Mars?, adespoto, sono noti soltanto i primi quattro versi; ma in tempi recenti il poliedrico artista svizzero Gaël Liardon (1973 - 2018) ne aggiunse altri trentadue, assai spiritosi:
Est-ce Mars, le grand dieu des alarmes,
Que je vois?
Si l’on doit en juger par ses armes,
Je le crois.
Son carquois semble rempli d’éclairs,
Fuyons, fuyons! Tous à couvert!
Rajustant mes lunettes, j’observe
Que ce n’est
Pas le frère ombrageux de Minerve
Qui m’effrai’.
C’est le fils de Vénus, quel beau jour!
C’est Cupidon, le dieu d’Amour!
Mais à peine ai-je pu reconnaître
Ce charmeur
Qu’une flèche enflammée pénètre
Dans mon cœur.
En hurlant, je m’écroule à ses pieds
Ainsi qu’un arbre foudroyé.
Puis survient un troisième prodige :
Quel émoi!
Il se change en Vénus callipyge
Devant moi!
Et la flèche en mon cœur se faufil’
Jusque dans mon talon d’Achill’.
Fou d’amour, je gémis, j’agonise,
Implorant.
Mais la belle est myope et méprise
Mon tourment.
Sans un mot, elle lève les yeux
Et s’en retourne dans les cieux.
La morale à la fin de la fable,
La voilà:
Lorsque Mars apparaît très affable
Et qu’il a
Les appas d’une nymphe, crois-moi,
C’est un nouveau cheval de Troi’!
Delle variazioni di Sweelinck si trovano in rete varie interpretazioni; ho scelto quelle di Ernst Stolz al virginale e Matteo Imbruno all’organo della Chiesa evangelica di Uttum, ma altre sono altrettanto belle e interessanti.
Sopra Est-ce Mars? il compositore nederlandese di origine piccarda Nicolas Vallet (c1583 - c1642) scrisse per un insieme di quattro liuti alcune variazioni, l’ultima delle quali in tempo di courante (danza in ritmo ternario); sono qui eseguite da Les Luths Consort.
La raccolta di musica tastieristica cinque-secentesca nota come Fitzwilliam Virginal Book contiene una breve serie di varazioni composte da Giles Farnaby sulla stessa melodia di Est-ce Mars? ma con il misterioso titolo di The New Sa-Hoo. Qui di seguito l’interpretazione di Stolz e un arrangiamento per 5 ottoni eseguito dal Leipziger Blechbläser Quintett.
Anonimo (XVII secolo): Parson’s Farewell, dalla raccolta The English Dancing Master di John Playford (Londra 16511), n. 6. Ernst Stolz, pardessus de viole, flauto dolce, clavicembalo, chitarra rinascimentale e violone.

Anonimo (XVII secolo): Bourée d’Avignonez, da Recueil de plusieurs vieux Airs faits aux Sacres, Couronnements, Mariages di André Danican Philidor l’Aîné (manoscritto datato 1690), n. XXII. Le Concert des Nations, dir. Jordi Savall.

Herman David Koppel (1º ottobre 1908 - 1998): Sinfonia n. 6 op. 63, Sinfonia breve (1957). Aalborg Symfoniorkester, dir. Moshe Atzmon.

Michail Ivanovič Glinka (1804 - 1857): Capriccio brillante sopra la «jota aragonesa», ouverture spagnola n. 1 (1845). Orchestra Sinfonica di Stato dell’URSS, dir. Evgenij Fëdorovič Svetlanov (registrazione del 1969).
Franz Liszt (1811 - 1886): Rhapsodie espagnole S.254 (1858). Stephen Hough, pianoforte.
Ferruccio Busoni (1866 - 1924): trascrizione per pianoforte e orchestra della Rhapsodie espagnole di Liszt (1893). Joshua Pierce, pianoforte; Orchestra Filarmonica di Stato di Mosca, dir. Paul Freeman.
Fate attenzione al tema che si presenta al minuto 2:52 nella composizione di Glinka, all’8:14 in quella di Liszt e all’8:40 della trascrizione di Busoni.
In un testo del 1910 [1], così Busoni descrive la composizione di Liszt:
Questa Rapsodia spagnola consta di due parti che portano un nome (Folie d’Espagne – Jota aragonesa), cui fanno seguito un terzo tempo senza titolo e un finale.
Prima di tutto troviamo una cadenza a mo’ di preludio e delle variazioni su un tema lento di danza, tema che, a quanto pare, è di Corelli (…). Questa prima parte è in do diesis minore. La seconda parte, in re maggiore, presenta pure delle variazioni, questa volta su una vivace danzetta di otto battute, in ritmo di 3/8. (Anche Glinka l’ha usata in un pezzo per orchestra.)
Una nuova cadenza, che anticipa il tema, porta al terzo tempo, che è costruito sul tema che segue:
(Incontriamo questo tema nella Terza Sinfonia di Mahler – come vi è arrivato?)
Buona domanda: come vi è arrivato? La melodia dovette compiere un lungo viaggio, dalla valle dell’Ebro alle foreste di Boemia, forse a bordo di una diligenza, insieme con un postiglione che, giunto al termine del percorso, la suonò con la sua cornetta per far danzare gli animali del bosco. I quali poi raccontarono ogni cosa a Gustav Mahler…
[1] Inserito nel programma di sala di un concerto diretto da Arthur Nikisch; ora, con il titolo Valore della trascrizione, in F. Busoni, Scritti e pensieri sulla musica, a cura di Luigi Dallapiccola e Guido Maggiorino Gatti, Milano, Ricordi 1954, pp. 27-30. ↵
Isidora Žebeljan (27 settembre 1967 - 29 settembre 2020): Konji Svetog Marka, iluminacija za orkestar (I cavalli di san Marco, miniatura per orchestra, 2004). Janáčkova filharmonie Ostrava, dir. David Porcelijn.

Hugues Dufourt (28 settembre 1943): Les Chasseurs dans la neige d’après Bruegel per orchestra (2001). Ensemble intercontemporain, dir. Bruno Mantovani.
Il brano ha inizio a 2:01 e si conclude a 20:18.

Bellerofonte Castaldi (c1581 - 27 settembre 1649): Tasteggio soave. Simone Vallerotonda, tiorba.

Béla Bartók (1881 - 26 settembre 1945): Román népi táncok (Danze popolari romene), versione originale per pianoforte Sz. 56, BB 68 (1915) eseguita da Lily Kraus (registrazione del 1938).
La medesima suite trascritta per piccola orchestra da Bartók, con la suddivisione dell’ultimo brano in due, Sz. 68, BB 76 (1917). Budapesti Fesztiválzenekar, dir. Iván Fischer.

Guillaume Costeley (1530 - 1606): Elle craint l’esperon – Celle qu’ainsi fiere voyez, chanson a 4 voci con risposta (response). Ensemble «Clément Janequin».
Elle craint l’esperon,
Tant chatouilleuse la chair a;
Mais le vouloir est bon,
Jamais restifve ne sera.
Montez dessus, galopez la,
Courez, courez, marchez le pas,
Faites luy ce qui vous plaira,
Mais ne la picquez pas.
Response :
Celle qu’ainsi fiere voyez
Se dresser avec si grand cœur
N’est point farouche, et m’en croyez;
Mais elle a faute de picqueur:
Elle est en sa jeune vigueur,
Ce n’est que jeu, point ell’ ne mord.
Sus donc, courage, n’ayez peur,
Montez dessus et picquez fort.

Pierre Regnault, noto come Sandrin (c1490 - 1561): Doulce mémoire, chanson a 4 voci (composta intorno al 1538 e pubblicata nel Second Livre des chansons à quatre parties, 1543, no. 10) su testo di Francesco I di Valois-Angoulême, re di Francia. Ensemble «Clément Janequin».
Doulce mémoire en plaisir consommée,
O siècle heureulx que cause tel scavoir,
La fermeté de nous deux tant aymée,
Qui à nos maulx a sceut si bien pourvoir
Or maintenant a perdu son pouvoir,
Rompant le but de ma seure espérance
Servant d’exemple à tous piteux à veoir
Finy le bien, le mal soudain commence.
Pierre Certon (c1510/20 - 1572): Finy le bien, «response de Doulce mémoire», chanson a 4 voci (1539) su testo di Hugues Salel. Ensemble «Clément Janequin».
Finy le bien, le mal soudain commence.
O cueur heureux, qui mect à nonchaloir
La cruauté, malice et inconstance
Qu’on voit souvent au féminin vouloir
La méprisant ne se pourra douloir:
Car la vertu croistra sa renommée,
Luy despartant pour si loyal devoir
Doulce mémoire en plaisir consommée.

