Variazioni sulla Marcia dei sacerdoti

Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791): «Priestermarsch» (Marcia dei sacerdoti), dal II atto, scena 1a, del Singspiel Die Zauberflöte (Il flauto magico) K 620 (1791). Academy of St Martin in the Fields, dir. sir Neville Marriner.


Christian Gottlob Neefe (5 febbraio 1748 - 1798): Veränderungen über den Priestermarsch aus Mozarts Zauberflöte (Variazioni sulla Marcia dei sacerdoti). Gabriel Isenberg all’organo della Chiesa di San Giovanni Battista in Welschen Ennest (Renania Settentrionale-Vestfalia).

Abblasen

Canon triplex 6 vocumGottfried Reiche (5 febbraio 1667 - 1734) o Johann Se­bastian Bach (1685-1750): Abblasen in do maggiore. Don Smithers, tromba.
Il brano, com’è evidenziato nel video di Geru, è visibile in un ritratto di Reiche eseguito intorno al 1727 da Elias Gottlob Haussmann – il quale alcuni anni dopo (1746) dipingerà anche il celebre ritratto di Bach riprodotto qui a sinistra. Reiche, virtuoso di tromba attivo a Lipsia dal 1688, compose centinaia di brani congeneri, ma solo quello del dipinto ci è noto. Alcuni ritengono tuttavia che questa breve com­po­si­zio­ne non sia di Reiche e l’attribuiscono invece a Bach: si tratterebbe di un omaggio del Kantor al fidato collaboratore in occasione del suo sessantesimo compleanno.
Abblasen, di solito tradotto in italiano con il termine «fanfara», originariamente indicava, nei Paesi tedeschi, i brani eseguiti dall’alto delle torri di una città (Turmblasen, Turmmusik) da parte di musici appositamente stipendiati (Stadtpfeifer): essi suonavano i propri strumenti a fiato in varie occasioni, per esempio per segnalare lo scoccare delle ore (Stundenblasen). Iniziatasi nel Medioevo, la tradizione perdurò fino a metà Ottocento.


Graham Dixon (1977): Abblasen per quattro trombe piccole (2004), fantasia sul brano di Reiche/Bach. Jeffrey A. Shaffer esegue tutte le parti.

Canzona, Passamezzo & Capriccio

Johann Vierdanck (battezzato il 5 febbraio 1605 - 1646): Canzona, Passamezzo [4:33] & Capriccio [11:56]. Parnassi musici: Margaret MacDuffie, Matthias Fischer e Wolfgang Greser, violini; Stephan Schrader, violoncello; Sergio Azzolini, fagotto; France Beaudry-Wichmann, contrabbasso; Hubert Hoffmann, arciliuto; Martin Lutz, organo e clavicembalo.

In inferno nulla est redemptio

Alessandro Melani (4 febbraio 1639 - 1703): Peccantem me quotidie a 2 voci e basso continuo (pubblicato in Concerti spirituali a 2, 3 e 5 voci… opera terza, 1682). Elisabetta Vuocolo, contralto; Alessandro Ravasio, basso; I Musici del Gran Principe, dir. Samuele Lastrucci.

Peccantem me quotidie
et non poenitentem,
timor mortis conturbat me,
quia in inferno nulla est redemptio,
commissa mea pavesco et ante te erubesco
dum veneris iudicare noli me condemnare
quia peccavi nimis in vita mea.
Deus in nomine tuo salvus me fac
et in virtute tua libera me.
Miserere mei, Deus, et salva me
quia peccavi nimis in vita mea.

Questa è la mia gioia

Johann Ludwig Bach (4 febbraio 1677 - 1731): Das ist meine Freude, mottetto per doppio coro e basso continuo. Jeune Chœur du Limousin e ensemble Chronochromie, dir. Jean-Michel Hasler.

Das ist meine Freude,
daß ich mich zu Gott halte
und meine Zuversicht
setze auf den Herren.
Das ist meine Freude.

Pièces d’orgue

Louis Marchand (2 febbraio 1669 - 1732): dodici composizioni per organo. Michel Chapuis all’organo Clicquot (1783) della Chiesa del Priorato Saint-Pierre-et-Saint-Paul in Souvigny (Allier); registrazione del 1962.
I dodici brani furono pubblicati dopo la morte dell’autore in una raccolta che si ritiene essere una copia del I Livre d’orgue di Marchand, stampato nel gennaio del 1700, del quale non ci è pervenuto alcun esemplare.

  1. Plein Jeu
  2. Fugue [2:40]
  3. Trio [4:43]
  4. Basse de Trompette [6:51]
  5. Quatuor [9:07]
  6. Tierce en taille [12:03]
  7. Duo [15:07]
  8. Récit [17:11]
  9. Tierce en taille [20:48]
  10. Basse de Trompette ou de Cromorne [23:04]
  11. Fond d’Orgue [24:11]
  12. Dialogue [25:59]

Del ciel regina – I

Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525 - 2 febbraio 1594): Vergine bella, madrigale spirituale a 5 voci (1581) su testo di Fran­cesco Petrarca (1ª strofe). Ensemble Officium, dir. Wilfried Rombach.

Vergine bella, che di sol vestita,
coronata di stelle, al sommo Sole
piacesti sí, che ’n te Sua luce ascose,
amor mi spinge a dir di te parole:
ma non so ’ncominciar senza tu’ aita,
et di Colui ch’amando in te si pose.
Invoco lei che ben sempre rispose,
chi la chiamò con fede:
Vergine, s’a mercede
miseria extrema de l’humane cose
già mai ti volse, al mio prego t’inchina,
soccorri a la mia guerra,
bench’i’ sia terra, et tu del ciel regina.

Palestrina, Vergine bella

Per la regina d’Olanda

Girolamo Crescentini (2 febbraio 1762 - 1846): Sei Ariette composte per la Regina d’Olanda (1800). Marina Comparato, mezzosoprano; Gianni Fabbrini, fortepiano.

1. Sino all’ultimo momento

Sino all’ultimo momento
 sarà tuo questo mio core.
 Non temer mio dolce amore,
t’amerò fra l’ombre ancor.

2. Alma dell’alma mia [2:30]

Alma dell’alma mia,
 mio solo nume amato,
 a te m’unisce il fato,
non so che più bramar.
Pieno di gioia e amore,
 pieno di dolce speme,
 a te sarò mio bene
fido e costante ognor.

3. Povero core [4:59]

Quando sarà quel dì
 ch’io non ti senta in seno
sempre tremar così
 povero core
stelle che crudeltà,
 un sol piacer non v’è
che quando mio si fa
 non sia dolore.

4. Mi lagnerò tacendo [7:18]

Mi lagnerò tacendo
 della mia sorte amara
 ma ch’io non t’ami o cara
non lo sperar da me.
Crudel in che t’offendo
 se resta in questo petto
 il misero diletto
di sospirar per te?

5. Deh frena le lagrime [10:22]

Deh frena le lagrime
 mia vita, mio bene,
 partir mi conviene,
mi sento morir.
Se il fiero destino
 mi vuole infelice,
 almen la mia Nice
mi serbi la fè.

6. Che chiedi, che brami [12:53]

Che chiedi, che brami,
ti spiega se m’ami
 mio dolce tesor,
 mio solo pensier.
Se l’idol che adoro
 non vedo contento,
 mi sembra tormento
l’istesso piacer.

Girolamo Crescentini

Lamento della Ninfa

Claudio Monteverdi (1567 - 1643): Lamento della Ninfa, da Madrigali guerrieri et amorosi (VIII Libro di madrigali, 1638, n. 22), su testo di Ottavio Rinuccini. Emma Kirkby, soprano; Paul Agnew e Andrew King, tenori; Alan Ewing, basso; The Consort of Musicke, dir. Anthony Rooley.
Lo stesso testo messo in musica da Antonio Brunelli, ma Monteverdi ne dà un’interpretazione completamente diversa.

Non havea Febo ancora
recato al mondo il dì,
che del suo albergo fuora
una donzella uscì.

  Miserella, ah più no, no,
  tanto gel soffrir non può.

Sul pallidetto volto
scorgeasi il suo dolor,
spesso gli venia sciolto
un gran sospir dal cor.

Si calpestando i fiori
errava hor qua, hor là,
e i suoi perduti amori
così piangendo va.

Amor, dicea, e il pie’
mirando il ciel fermò,
dove, dov’ è la fe’
che ‘l traditor giurò?

Se il ciglio ha più sereno
colei che ‘l mio non è,
già non gli alberga in seno
amor si nobil fè.

Fa’ ch’ei ritorni mio
Amor com’ei pur fu,
o tu m’ancidi, ch’io
non mi tormenti più.

Né mai più dolci baci
da quella bocca havrà,
né più soavi, ah taci,
taci, che troppo il sa.

Poiché di lui mi struggo,
dove stima non fa,
che sì, che sì ch’io ‘l fuggo
ch’ancor mi pregherà?

Sì tra sdegnosi pianti
sfogava il suo dolor;
sì dei gentili amanti
misto è col gelo amor.

Monteverdi

Misto è col gelo amor

Antonio Brunelli (1577 - 1630): Non havea Febo ancora su testo di Ottavio Rinuccini (pubblicato in Scherzi, arie, canzonette, e madrigali a una, due e tre voci… libro secondo op. 10, 1614). Furio Zanasi, baritono; Ensemble La Chimera, dir. Eduardo Egüez.

Non havea Febo ancora
recato al mondo il dì,
che del suo albergo fuora
una donzella uscì.

  Miserella, ah più no, no,
  tanto gel soffrir non può.

Sul pallidetto volto
scorgeasi il suo dolor,
spesso gli venia sciolto
un gran sospir dal cor.

Si calpestando i fiori
errava hor qua, hor là,
e i suoi perduti amori
così piangendo va.

Amor, dicea, e il pie’
mirando il ciel fermò,
dove, dov’ è la fe’
che ‘l traditor giurò?

Se il ciglio ha più sereno
colei che ‘l mio non è,
già non gli alberga in seno
amor si nobil fè.

Fa’ ch’ei ritorni mio
Amor com’ei pur fu,
o tu m’ancidi, ch’io
non mi tormenti più.

Né mai più dolci baci
da quella bocca havrà,
né più soavi, ah taci,
taci, che troppo il sa.

Poiché di lui mi struggo,
dove stima non fa,
che sì, che sì ch’io ‘l fuggo
ch’ancor mi pregherà?

Sì tra sdegnosi pianti
sfogava il suo dolor;
sì dei gentili amanti
misto è col gelo amor.