Ernesto Cavallini (30 agosto 1807 - 1874): Adagio e Tarantella per clarinetto e pianoforte. Sergio Bosi, clarinetto; Riccardo Bartoli, pianoforte.
Acclamato virtuoso, Cavallini fu soprannominato «il Paganini del clarinetto». Verdi scrisse per lui l’assolo del Preludio al III atto della Forza del destino, qui in una riduzione per clarinetto (Corrado Giuffredi) e pianoforte (Federico Nicoletta):
Simon Bainbridge (30 agosto 1952 - 2021): Herbsttag / Autumn Day per doppio coro a cappella (1993) su testo di Rainer Maria Rilke nella traduzione inglese di James Blair Leishman. The Ionian Singers, dir. Timothy Salter.
Herr: es ist Zeit. Der Sommer war sehr groß
Leg deinen Schatten auf die Sonnenuhren,
und auf den Fluren laß die Winde los.
Befiehl den letzten Früchten voll zu sein;
gieb ihnen noch zwei südlichere Tage,
dränge sie zur Vollendung hin und jage
die letzte Süße in den schweren Wein.
Wer jetzt kein Haus hat, baut sich keines mehr.
Wer jetzt allein ist, wird es lange bleiben,
wird wachen, lesen, lange Briefe schreiben
und wird in den Alleen hin und her
unruhig wandern, wenn die Blätter treiben.
Lord, it is time. The summer was so great.
Impose upon the sundials now your shadows
and round the meadows let the winds rotate.
Command the last fruits to incarnadine;
vouchsafe, to urge them on into completeness,
yet two more south-like days; and that last sweetness,
inveigle it into the heavy vine.
He’ll not build now, who has no house awaiting.
Who’s now alone, for long will so remain:
sit late, read, write long letters, and again
return to restlessly perambulating
the avenues of parks when leaves downrain.
Giovanni Paisiello (1740 - 1816): «Nel cor più non mi sento», duetto, dal II atto dell’opera L’amor contrastato, ossia La molinarella (libretto di Giuseppe Palomba, 1788; ripresa nel 1790 con il titolo La molinara). Renata Tebaldi, soprano (esegue soltanto la 1a strofe); New Philharmonia Orchestra, dir. Richard Bonynge.
Nel cor più non mi sento
brillar la gioventù.
Cagion del mio tormento,
Amor, sei colpa tu.
Mi pizzichi, mi stuzzichi,
mi pungichi, mi mastichi;
Che cosa è questa, ohimè?
Pietà, pietà, pietà!
Amore è un certo che,
che disperar mi fa!
Bonifazio Asioli (30 agosto 1769 - 1832): Sonata in sol maggiore per pianoforte op. 8 n. 1. Vladimir Plešakov.
Presto
Adagio [6:22]
Tema («Nel cor più non mi sento» di Paisiello), 10 variazioni e Epilogo [11:18]
Ludwig van Beethoven (1770 - 1827): 6 Variazioni per pianoforte su «Nel cor più non mi sento» WoO 70 (1795). Wilhelm Kempff.
Sulla genesi di questa composizione si racconta il seguente aneddoto. Una sera Beethoven si trovava a teatro per assistere a una rappresentazione della Molinara; quando fu eseguito il noto duetto «Nel cor più non mi sento», una dama gli disse: «Avevo alcune variazioni su questo tema, ma le ho perdute». Durante la notte Beethoven compose sei variazioni sul tema di Paisiello e il mattino successivo le inviò alla signora con questa intitolazione: Variazioni ecc. perdute per la — ritrovate per Luigi van Beethoven. Sie sind so leicht, daß die Dame sie wohl a vista sollte spielen können (sono così facili che la signora dovrebbe essere in grado di eseguirle a prima vista).
Niccolò Paganini (1782 - 1840): Introduzione e variazioni sul tema «Nel cor più non mi sento» per violino solo (1821). Leonid Kogan.
Giovanni Bottesini (1821 - 1889): Variazioni su «Nel cor più non mi sento» per contrabbasso e pianoforte op. 23. Gabriele Ragghianti, contrabbasso; Pier Narciso Masi, pianoforte.
Félicien David (1810 - 29 agosto 1876): Le désert, ode-symphonie in 3 parti per voce recitante, tenore, coro maschile e orchestra, testo poetico di Auguste Colin (1844). Olivier Pascalin, recitante; Bruno Lazzaretti, tenore; Chor der St.-Hedwigs-Kathedrale Berlin; Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin, dir. Guido Maria Guida.
Questa composizione è il frutto (maturato oltre dieci anni dopo) del viaggio in Egitto e in Medio Oriente compiuto da David nel 1833, all’epoca della sua adesione al sansimonismo. Il testo narra il percorso di una carovana attraverso il deserto del Sahara: affronta una tempesta di sabbia, fa sosta per la notte, riprende il cammino al levar del giorno rendendo omaggio a Allah. L’ode è articolata in 3 parti a loro volta suddivise in scene fra loro indipendenti:
PARTE I, L’entrée au désert. L’orchestra evoca l’immensità silente del deserto; si ode la preghiera di un coro di pellegrini che rende omaggio a Allah; dopo, in lontananza, si avverte il rumore della carovana (Marche de la caravane), dapprima sommesso, poi sempre più forte man mano che questa si avvicina. Si leva una forte tempesta di sabbia (Le simoun), amplificata dalla disperata supplica del coro che invoca Allah affinché abbia pietà dei credenti. Tornata la calma, la carovana può riprendere il cammino.
PARTE II, La nuit [22:26]. Il coro intona un cantico alla notte; seguono due brani strumentali, la Fantaisie arabe («air syrien») e la Danse des almées, che richiamano remote atmosfere orientali. Si celebra la vita libera del deserto in contrapposizione a quella civilizzata (La liberté au désert); l’episodio si conclude con una Rêverie du soir fondata sopra una melodia orientale udita da David al tempo del suo soggiorno in Egitto. Il silenzio, immobile, si distende nuovamente sul deserto.
PARTE III, Le lever du soleil [35:09]. Il sole si alza sul deserto e lo inonda di luce e di amore; solo il canto del muezzin (Chant du muezzin) increspa l’atmosfera immobile del Sahara. La carovana si rimette in cammino (Le départ de la caravane). L’ode si conclude con un omaggio corale a Allah.
Arthur De Greef (1862 - 29 agosto 1940): Fantaisie sur de vieilles chansons flamandes per pianoforte e orchestra (1893). Stefan Poelmans, pianoforte; Vlaams Radio Orkest, dir. Silveer van den Broeck.
Vincenzo Bell’haver (o Bell’aver, Belaver, Bellavere; c1540 - 29 agosto 1587): Toccata in locum Antiphonae IV, dal Transilvano, parte I (1593), di Girolamo Diruta. Christoph F. Lorenz, organo.
Ivor Gurney (28 agosto 1890 - 1937): The Cloths of Heaven, testo di William Butler Yeats. Ian Partridge, tenore; Jennifer Partridge, pianoforte.
Had I the heavens’ embroidered cloths,
Enwrought with golden and silver light
The blue and the dim and the dark cloths
Of night and light and the half-light,
I would spread the cloths under your feet:
But I, being poor, have only my dreams.
I have spread my dreams under your feet;
Tread softly because you tread on my dreams.
Anatolij Konstantinovič Ljadov (1855 - 28 agosto 1914): Dei tempi antichi (Про старину), ballata in re maggiore per pianoforte op. 21a (1889). Inna Porošina.
Ljadov: Dei tempi antichi, ballata in re maggiore per orchestra op. 21b (1889). Orchestra filarmonica slovacca, dir. Stephen Gunzenhauser.
Ugo Amendola (28 agosto 1917-1995): Quartetto per archi (1947). Paul Klee 4tet: Alessandro Fagiuoli e Stefano Antonello, violini; Andrea Amendola, viola; Luca Paccagnella, violincello.
Antonín Kraft (1749 - 28 agosto 1820): Concerto in do maggiore per violoncello e orchestra op. 4 (c1805). Jiří Hošek, violoncello; Orchestra sinfonica di Praga, dir. Josef Hrnčíř.
Josquin des Prez (c1450 - 27 agosto 1521): Alma redemptoris mater, antifona (mottetto) a 4 voci (1518). Ensemble De Labyrinto.
Alma Redemptoris Mater, quae pervia coeli porta manes,
et stella maris, succurre cadenti, surgere qui curat, populo:
tu quae genuisti, natura mirante, tuum sanctum Genitorem,
Virgo prius ac posterius, Gabrielis ab ore sumens illud Ave, peccatorum miserere.
Tomás Luis de Victoria (1548 - 27 agosto 1611): Alma redemptoris mater, antifona a 8 voci (pubblicata in Cantica B. Virginis, 1581, n. 18). Ensemble Plus Ultra, dir. Michael Noone.
Tomás Luis de Victoria (1548 - 27 agosto 1611): Nigra sum, sed formosa, antifona (mottetto) a 6 voci (pubblicato in Motecta festorum totius anni cum Communi Sanctorum, quae partim senis, partim quinis, partim quaternis, alia octonis vocibus concinuntur, 1585, n. 3); testo tratto dal Canticum canticorum (I:5, II:10-12) in parte modificato.
Alcune interpretazioni del mio mottetto preferito. Nell’ordine:
– The Tallis Scholars, dir. Peter Phillips
– Chanticleer
– The Song Company
– Ensemble Plus Ultra, dir. Michael Noone
Nigra sum sed formosa filia Jerusalem
Ideo dilexit me Dominus et introduxit me in cubiculum suum et dixit mihi:
surge amica mea et veni.
Jam hiems transiit, imber abiit et recessit,
Flores apparuerunt in terra nostra, tempus putationis advenit.
Victoria è uno dei più straordinari compositori di ogni tempo. Ogni volta che ho l’occasione di ascoltare la sua musica mi sorprende la maestria con cui riesce a creare architetture polifoniche di complesse senza mai rinunciare all’intelligibilità del testo e alla piacevolezza dell’insieme. Questo brano è un esempio significativo della sua arte formidabile.
Josquin des Prez (c1450 - 27 agosto 1521): Tu solus qui facis mirabilia, mottetto a 4 voci (pubblicato in Motetti de Passione de Cruce de Sacramento de Beata Virgine – B, Venezia 1503). Gloriana Ensemble: Noar Lee Naggan, controtenore; Hillel Sherman, tenore; Yoram Bar Akiva, baritono; Joel Sivan, basso.
I. Tu solus qui facis mirabilia,
Tu solus Creator, qui creasti nos,
Tu solus Redemptor, qui redemisti nos
sanguine tuo pretiosissimo.
Ad te solum confugimus,
in te solum confidimus
nec alium adoramus,
Jesu Christe.
Ad te preces effundimus
exaudi quod supplicamus,
et concede quod petimus,
Rex benigne .
II. D’ung aultre amer,
Nobis esset fallacia:
D’ung aultre amer,
Magna esset stultitia et peccatum.
Audi nostra suspiria,
Replenos tua gratia,
O rex regum,
Ut ad tua servitia
Sistamus cum laetitia
in aeternum.
Philip Glass (1937): cinque danze (nn. 1, 2, 5, 8 e 9) dal balletto In the Upper Room (1986). Philip Glass Ensemble, dir. Michael Riesman.
Il balletto, coreografato da Twyla Tharp, fu presentato al pubblico il 26 agosto 1986 come Untitled. In seguito Tharp ebbe l’idea di ribattezzarlo con il titolo attuale prendendo spunto da un inno cristiano per la Pentecoste, In the upper room at Jerusalem ovvero Prayer for the Power: il testo, del rev. James Bruce Mackay, fa riferimento a un passo degli Atti degli apostoli (1:13) in cui si dice che i discepoli di Gesù erano soliti riunirsi « in una stanza al piano superiore » dove ricevettero poi lo Spirito Santo, il quale si manifestò loro, annunciato da un vento impetuoso, sotto forma di « lingue di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno » (Atti 2:2-3). Il titolo del balletto non allude però a esperienze mistico-religiose: la Upper Room è in realtà la mente dell’artista, visitata dal vento e dal fuoco dell’ispirazione.
Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha (26 agosto 1819 - 1861): Melodia per violino e pianoforte. Iona Brown, violino; Jennifer Partridge, pianoforte.
Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha: Gruss an den Bruder, testo di Ernesto I di Sassonia-Coburgo-Gotha (padre del compositore). Toby Spence, tenore; Ronald Brautigam, pianoforte.
Hat so lang mein Leid geschwiegen,
soll es heute auf erstehn
und aus süssen Schlaf dich wiegen,
durch der Klänge zartes Weh’n.
Ist auch noch so weit die Reise
trägt’s ein Zephir hin zu Dir!
Und es flüstert dann ganz leise,
Denkst des Bruders Du auch hier
von der Heimath von dem Norden
von der Jugend stillem Glück,
spricht es schwebend in Accorden:
leitet hieher deinen Blick.
(A lungo il mio soffrire è stato silente, ma oggi sorgerà e ti desterà dolcemente dal tuo sonno con il lieve respiro dei suoni.
Il viaggio è lungo, ma te lo porterà il vento! E con lieve alito ti farà pensare al tuo fratello,
alla casa, al Nord, alla serena felicità della gioventù, librandosi parlerà per accordi: qui attirerà il tuo sguardo.)
Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha: Ständchen (Serenata) per voce e pianoforte su testo di Ernesto I di Sassonia-Coburgo-Gotha. Ian Partridge, tenore; Jennifer Partridge, pianoforte.
Wachst, Liebchen, Du in stiller Nacht?
Kennest Liebchen auch der Sehnsucht Macht?
O lass bey meinem heissen Fleh’n
das Fenster heut noch offen stehn.
Es ruhet längst schon süss und fest,
was Lieb’ und Sehnsucht ruhen lässt.
O Liebchen komm an’s Fenster Dein,
lass schauen Deine Äugelein!
Wie ist’s so schön im Mondenschein!
Es weht die Luft so kühl und rein.
Horch wie die Leier sehnend klingt!
Das Vöglein selbst im Traum noch singt!
Da that sich auf das Fensterlein,
es sahn heraus im Mondenschein
die schönsten schönsten Äugelein:
wie freundlich waren sie und rein.
(Vegli ancora, amor mio, nella notte silente? Anche tu, amore, avverti il morso del desiderio? Oh, ascolta il mio appello appassionato e lascia aperta, ora, la tua finestra.
È un riposo assai dolce e profondo quello di chi dà requie all’amore e al desiderio. Oh, amore, vieni alla finestra e fa’ che possa vedere i tuoi begli occhi!
Com’è bello stare al chiaro di luna! L’aria è così fresca e pura. Ascolta il bramoso suono della cetra! Il passerotto canta anche quando sogna!
Ed ecco, la finestra si spalancò e nel chiaro di luna brillarono quegli occhi stupendi: e quanto erano amichevoli e puri.)
Leonard Bernstein (25 agosto 1918 - 1990): Seconda Sinfonia, The Age of Anxiety , versione originale (1947-48). Lukas Foss, pianoforte; Philharmonic-Symphony Orchestra of New York diretta dall’autore.
Ispirata dall’omonima «egloga barocca» di Wystan Hugh Auden, ne segue strettamente lo svolgimento. Il pianoforte solista è, nella concezione dell’autore, «un protagonista quasi autobiografico, posto di fronte a uno specchio orchestrale in cui vede sé stesso, analiticamente, in un’ambientazione moderna».
Il lavoro è suddiviso in due parti, comprendenti ognuna tre sezioni che si susseguono senza stacchi: PARTE I – A) The Prologue : in un bar della 3rd Avenue tre uomini e una giovane donna, tormentati dalla solitudine, cercano nell’alcool la liberazione dai propri problemi; B) The Seven Ages [a 2:27]: la vita dell’uomo è considerata da quattro punti di vista differenti («conversazione» in 4 variazioni senza tema comune, ognuna delle quali prende le mosse da un elemento di quella precedente); C) The Seven Stages [a 10:50]: viaggio interiore dei personaggi alla ricerca di un «luogo» confortevole e sicuro (7 variazioni). PARTE II – A) The Dirge [a 16:42]: chiuso il bar, i quattro personaggi si recano a casa della donna; sul taxi, intonano un canto funebre per la perdita del Grande Padre («Colossal Dad»); B) The Masque [a 22:22]: stanchi, tormentati da sensi di colpa, i quattro bevono e ballano, in una finzione di divertimento (Scherzo per pianoforte e percussioni); C) The Epilogue [a 26:51]: i quattro si separano, soli come prima, e ognuno trova una riconciliazione con sé stesso nella fede, nell’affermazione di «qualcosa di puro» che può essere ovunque.
Paul Creston (nome d’arte di Giuseppe Guttoveggio; 1906 - 24 agosto 1985): Concerto per sassofono contralto e orchestra op. 26 (1941). Rob Burton, sassofono; City of Birmingham Symphony Orchestra, dir. Mark Wigglesworth (concerto finale del vincitore, nella categoria legni, della BBC Young Musician competition nel 2018).
Théodore Dubois (24 agosto 1837 - 1924): Toccata in sol maggiore, n. 3 delle Douze Pièces pour orgue (1889). Olivier Penin all’organo della Basilica di Sainte-Clotilde in Parigi.