Concertino – X

Heinrich Joseph Baermann (1784 - 1847): Concertino in do minore per clarinetto e orchestra op. 29 (1818); strumentazione di Peter Joseph von Lindpaintner (1791 - 1856). Dieter Klöcker, clarinetto; Pražský komorní orchestr, dir. Milan Lajčík.

  1. Allegro
  2. Adagio [8:55]
  3. Rondò: Allegretto vivo [13:57]

Canarios: Sanz & Rodrigo

Gaspar Sanz (alias Francisco Bartolomé Sanz Celma, 1640 - 1710): Canarios (da Instrucción de música sobre la guitarra española, vol. I, Saragozza 1674). Diogo Rodrigues, chitarra barocca.


Joaquín Rodrigo (22 novembre 1901 - 1999): Fantasia para un gentilhombre (1954): IV. Canario (rielaborazione del brano di Sanz). John Williams, chitarra; English Chamber Orchestra, dir. sir Charles Groves.

Sanz, Canarios

Canarios: Muffat & Purcell

Georg Muffat (1653 - 1704): Impatientia, suite in si bemolle maggiore per orchestra (da Florilegium secundum, 1698, Fasciculus I, n. 4). Orchestra da camera della Società filarmonica di Budapest, dir. Tamás Sulyok.

  1. Symphonie
  2. Balet
  3. Canaries
  4. Gigue
  5. Sarabande
  6. Bourrée
  7. Chaconne

Henry Purcell (1659 - 21 novembre 1695): «Canaries», dal V e ultimo atto della semi-opera tragicomica The Prophetess, or The History of Dioclesian (1695). Tafelmusik, dir. Jeanne Lamon.

Fidelio & Leonore

Ludwig van Beethoven (1770 - 1827): Fidelio, ouverture in mi maggiore per la 3ª e defi­ni­tiva versione (1814) dell’opera omonima. Wiener Philharmoniker, dir. Claudio Abbado.

Fidelio in una figurina del cioccolato

L’unica opera di Beethoven fu originariamente composta su un libretto che Joseph Sonnleithner aveva ricavato da un dramma di Jean-Nicolas Bouilly, Léonore, ou L’amour conjugal, andato in scena nel 1798 con parti cantate scritte da Pierre Gaveaux, il quale nella prima rap­pre­sen­ta­zione aveva soste­nuto il ruolo del protagonista ma­schile, Florestan.
L’opera beethoveniana ebbe una gestazione tra­va­glia­tis­si­ma: iniziata nel 1803, la composizione si trascinò, fra dubbi, pause e ripensamenti, fino al 1805. Fu rap­pre­sen­tata a Vienna, con il titolo Leonore oder Die eheliche Liebe (Leonore ovvero L’amor coniugale, op. 72), il 20 novembre di quell’anno al Theater an der Wien. Un insuccesso. I cantanti non erano dei mi­gliori, l’opera era troppo lunga (3 atti) e il pubblico era costituito perlopiù da ufficiali francesi – la capitale asbur­gica era allora occupata dalle truppe napoleoniche – che non capivano il tedesco.
Nei mesi successivi Beethoven decise di sottoporre il la­voro a una profonda revisione, affidandosi per il libretto all’amico Stephan von Breuning. La nuova versione in 2 atti fu allestita, con il titolo Leonore (op. 72a), il 29 marzo 1806 nel medesimo teatro, e neanche questa volta ebbe successo. Otto anni dopo Beethoven tornò a ri­ma­neg­gia­re l’opera su richiesta del sovrintendente del Kärnthner­thor-Theater (Teatro di Porta Carinzia), dove andò in scena il 23 maggio 1814 con il titolo Fidelio (op. 72b) e libretto riscritto da Georg Friedrich Treitschke. Questa è la versione che si impose definitivamente.

Della faticosa gestazione del Fidelio sono testimonianza anche le quattro ouvertures che Beethoven scrisse per l’opera: una per la prima versione (nota anche come Leonore 2), una per la seconda (Leonore 3), una per una rappresentazione praghese mai realizzata (op. 138, detta Leonore 1), e infine quella del 1814. Delle Leonore, la più bella è senza dubbio la n. 3, un vero capolavoro che qui possiamo ascoltare eseguita dagli stessi interpreti di cui sopra:
 

Protagonista del Fidelio è appunto Leonore, una donna coraggiosa e determinata, assai più di tutti i comprimari messi insieme. La vicenda si svolge in Spagna, presso Siviglia, nel XVII secolo. — ATTO I. Florestan, marito di Leonore, è stato ingiustamente imprigionato per ordine del crudele Pizarro, governatore della prigione di Siviglia, suo nemico giurato. Per entrare nella prigione, dove Florestan è rinchiuso ormai da due anni, e tentare di aiutarlo, Leonore si traveste da uomo, assume il nome di Fidelio e si fa assoldare quale inserviente dal carceriere Rocco, un uomo di buon cuore che ha una figlia, Marzelline. Tutto questo è l’antefatto: la prima scena si svolge nel cortile della prigione, davanti all’abitazione di Rocco e Marzelline; quest’ultima è corteggiata da Jaquino, un dipendente del padre, ma è segretamente innamorata di Fidelio; Jaquino cerca di farsi benvolere da Marzelline, ma la giovane lo respinge. Giungono Fidelio e Rocco; il carceriere ha intuito quali siano i sentimenti della figlia e medita di darla in sposa a Fidelio. Consapevole di aver suscitato la simpatia di Rocco, Fidelio gli chiede di poter scendere con lui nei sotterranei: sa infatti che vi è rinchiuso un prigioniero importante e spera che questi sia Florestan. Intanto Pizarro viene a sapere che il ministro Don Fernando, sospettando irregolarità nella gestione del carcere, intende compiervi un’ispezione; Pizarro teme che Don Fernando scopra la prigionia di Florestan, amico carissimo del ministro, e decide di sopprimere il proprio nemico: comunica perciò a Rocco che il re ha condannato a morte Florestan e offre una borsa piena di monete d’oro al carceriere se ucciderà egli stesso il prigioniero. Rocco non ha cuore di accettare, tuttavia non può rifiutare di eseguire gli ordini del governatore: dovrà dunque procurare sepoltura al condannato, e in questo si farà aiutare da Fidelio. Più tardi, quando Fidelio e Marzelline gli chiedono di lasciare uscire dalle celle per breve tempo i prigionieri, Rocco accondiscende. Ma sopraggiunge Pizarro, che vedendo i carcerati in libertà va su tutte le furie; Rocco riesce a chetarlo, ricordandogli l’ordine che ha ricevuto e che sta per eseguire. I prigionieri, fra i quali non v’è Florestan, devono però ritornare in cella.

Fidelio in una figurina dell’estratto di carne

ATTO II. Florestan è incatenato in una cella sot­ter­ranea; sfinito, nel delirio crede di vedere Leonore e di poter fuggire con lei in un regno di libertà e felicità. Rocco scende nel sot­ter­ra­neo per svuotare una ci­ster­na in cui conta di gettare il corpo del condannato; il carceriere è ac­com­pa­gnato da Fidelio/Leonore, che vede il marito, gli si avvicina e lo riconosce. So­spet­tava già che il pri­gioniero da sop­pri­mere fosse Florestan, e ora ne ha la conferma. In quel momento giunge Pizarro, deciso a uccidere con le proprie mani Florestan, ma Leonore si rivela e fa scudo al marito con il proprio corpo, poi minaccia il governatore con una pistola. Uno squillo di tromba annuncia l’arrivo di Don Fernando: Pizarro non ha scampo. Rocco rivela le trame del governatore al ministro, che fa uscire dalle celle i prigionieri e consegna solennemente a Leonore le chiavi con cui la donna stessa ridà la libertà a Florestan.

Concerto per flauto – IV

Johan Helmich Roman (1694 - 20 novembre 1758): Concerto in sol maggiore per flauto e orchestra BeRi 54. Lisa Beznosiuk, flauto; Orchestra of the Age of Enlightenment, dir. Anthony Halstead.

  1. Non troppo Allegro
  2. Larghetto (Siciliano) [3:36]
  3. Allegro [5:51]

Čajkovskij: Le Stagioni – 11


Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840 - 1893): Времена года / Les Saisons op. 37a (1875-76), 11. Ноябрь: На тройке / Novembre: Troïka. Versione originale: Valentyna Lysycja, pianoforte. Trascrizione per orchestra di Aleksandr Gauk (1893 - 1963): Orchestra da camera di Mosca, dir. Constantine Orbelian.
Questa composizione fu pubblicata nel 1876, sul numero di novembre del periodico sanpietroburghese «Нувеллист» (Nuvellist), associata a versi di N. A. Nekrasov:

Не гляди же с тоской на дорогу,
И за тройкой вослед не спеши,
И тоскливую в сердце тревогу
Поскорей навсегда затуши.
Non guardare la strada con malinconia,
non aver fretta di recuperare il ritardo con la trojka,
e cancella per sempre la tristezza
che brucia nel tuo cuore.

Dedicata a Brahms

Albert Dietrich (1829 - 20 novembre 1908): Sinfonia in re minore op. 20 (1869), dedicata a Johannes Brahms. Olden­bur­gi­sches Staats­orche­ster, dir. Alexander Rumpf.

  1. Allegro
  2. Andante con molto di moto, quasi allegretto [13:07]
  3. Scherzo: Allegro energico [22:20]
  4. Finale: Allegro [32:40]

Casa, dolce casa

Quando, per pura curiosità, ho cercato “home sweet home” nel web, sono rimasto alquanto sorpreso: nei primi 150 risultati della ricerca eseguita tramite Google, non compare nemmeno una volta il nome di Henry Bishop.
“Musicista?” chiederete voi. Certo: sir Henry Rowley Bishop (18 novembre 1786 - 1855) scrisse un gran numero di cantate, balletti e opere liriche; fra queste ultime si annovera Clari, or The Maid of Milan (1823), composta su libretto dello statunitense John Howard Payne: fa parte dell’opera l’aria «Mid pleasures and palaces» nota, per via del refrain, appunto con il titolo Home! Sweet Home! Qui potete ascoltarla nell’interpretazione del soprano Greta Bradman accompagnata dall’arpista Suzanne Handel:

Mid pleasures and palaces though we may roam,
Be it ever so humble, there’s no place like home;
A charm from the skies seems to hallow us there,
Which seek thro’ the world, is ne’er met elsewhere.
Home! Home!
Sweet, sweet home!
There’s no place like home,
There’s no place like home!

An exile from home splendor dazzles in vain.
Oh, give me my lowly thatched cottage again,
The birds singing gaily that came at my call
And gave me the peace of mind, dearer than all.
Home! Home!
Sweet, sweet home!
There’s no place like home,
there’s no place like home!

Home! Sweet Home! venne pubblicato come brano a sé stante, in un primo tempo con la dicitura «composed and partly founded on a Sicilian Air» (in seguito Bishop ammise di aver inventato questo particolare a scopo promozionale). Divenne subito incre­di­bil­mente popolare: in breve tempo ne furono vendute oltre centomila copie. Nel 1852, curata dall’autore, ne uscì una nuova edizione a stampa come parlour ballad (cioè, in sostanza, una romanza da camera), e in questa veste ottenne ampio successo anche negli Stati Uniti: difatti, ancora oggi è spesso presente nelle antologie di musiche risalenti agli anni della guerra di secessione (1861-1865).

La vasta popolarità di cui Home! Sweet Home! godette nel corso dell’Ottocento è testimoniata dal fatto che la sua melodia è citata in varie composizioni dell’epoca. Già nel 1827 venne utilizzata dallo svedese Franz Berwald (1796 - 1868) nella sezione mediana, Andante con variazioni, del suo Konzertstück per fagotto e orchestra op. 2 — qui interpretato da Patrik Håkansson con l’Orchestra sinfonica di Gävle diretta da Petri Sakari:

[l’Andante con variazioni ha inizio a 5:43]

Altra citazione celebre si trova all’inizio della «scena della pazzia» (aria «Cielo, a’ miei lunghi spasimi», atto II, scena 3ª) nella tragedia lirica Anna Bolena, rappresentata nel 1830, di Donizetti (1797 - 1848) — ascoltate Maria Callas:


Risale al 1855 circa l’opus 72 di Sigismond Thalberg (1812 - 1871), Home! Sweet Home! Air Anglais varié per pianoforte; nel video qui sotto è eseguito da Dennis Hennig:


Un’altra breve serie di variazioni, per cornetta a pistoni sola, si deve a Jean-Baptiste Arban (1825 – 1889); per ascoltarla (o riascoltarla) — potete farlo leggendo (o rileggendo) allo stesso tempo uno spassoso racconto di Jerome K. Jerome — cliccate qui.

Voglio menzionare ancora, per finire, la Fantaisie sur deux mélodies anglaises per organo op. 43 di Alexandre Guilmant (1837 - 1911): in questa composizione, del 1887 circa, Home! Sweet Home! è associato a un altro famosissimo brano inglese, Rule, Britannia! di Thomas Arne (1710 - 1778). Ecco la Fantaisie di Guilmant eseguita da Bernhard Schneider all’organo Klais della Chiesa di Sankt Aegidien in Braunschweig:


Concerto per tre

Carl Friedrich Fasch (18 novembre 1736 - 1800): Concerto in mi maggiore per tromba, violino, oboe d’amore, archi e continuo. Gabriele Cassone, trom­ba; Massimo Spadano, violino; Alfredo Bernardini, oboe d’amore e direzione; Zefiro Baroque Or­chestra.

  1. Allegro
  2. Affettuoso [5:19]
  3. Allegro [11:04]

Suite du Ballet de Stockholm

Guillaume Dumanoir père (16 novembre 1615 - 1697): Suite du Ballet de Stockholm. Le Concert des Nations, dir. Jordi Savall.

  1. Intrada
  2. Geschwindt – Langsamer – Sarabande [0:44]
  3. Presto – Langsam – Allegro [3:20]
  4. Marche [4:27]
  5. Air [6:12]
  6. Sarabande [8:18]
  7. Bransle [8:54]
  8. Double [9:52]
  9. Allegro [11:34]
  10. Air [12:45]

  1. Intrada
  2. Presto [0:36]
  3. Aria – Langsam – Presto [1:14]
  4. Langsamer – Sarabande [2:19]
  5. Bransle [4:31]
  6. Hungaresca [5:16]
  7. Marche – Tambourin [7:18]
  8. Langsamer – Sarabande [8:32]

Concerto per organo e orchestra – IV

Paul Hindemith (16 novembre 1895 - 1963): Concerto per organo e orchestra (1962). Iveta Apkalna, organo; Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin, dir. Marek Janowski.

  1. Crescendo: Moderato maestoso
  2. Allegro assai [4:55]
  3. Canzonetta in triads, and two Ritornelli: Moderato [12:05]
  4. Phantasy on Veni Creator Spiritus: Allegro moderato [18:10]

L’isola fortunata

Richard Addinsell (1904 - 14 novembre 1977): The Isle of Apples (c1960-70). BBC Concert Orchestra, dir. Kenneth Alwyn.

Celebre pressoché solo per il così soprannominato Concerto di Varsavia, che fa parte della colonna sonora di Dangerous Moonlight, un film di guerra diretto da Brian Desmond Hurst nel 1941, Addinsell scrisse diverse altre musiche per il cinema, fra cui quelle per Addio, Mr. Chips! (Goodbye, Mr. Chips, 1939) di Sam Wood.
La partitura di The Isle of Apples fu rinvenuta dopo la morte del compositore. Il titolo di questo breve idillio sinfonico fa probabilmente riferimento alla leggendaria isola di Avalon, citata come «Insula Avallonis» e poi come «Insula Pomorum quae Fortunata vocatur» nell’Historia regum Britanniae di Goffredo di Monmouth. Secondo le leggende arturiane, a Avalon fu forgiata Excalibur, e in seguito l’isola accolse le spoglie mortali di Artù — si è ipotizzato che Addinsell abbia composto The Isle of Apples dopo la scomparsa dell’amica e collaboratrice Clemence Dane (1888 - 1965).

Richard Addinsell

Bateau ivre

Maurice Delage (13 novembre 1879 - 1961): Bateau ivre, poema sinfonico (1954) ispirato dall’omonima poesia di Arthur Rimbaud. Orchestre National de la RTF, dir. Manuel Rosenthal.

Et je voguais, lorsqu’à travers mes liens frêles
Des noyés descendaient dormir, à reculons!

Sinfonia funebre – I

Bernhard Romberg (13 novembre 1767 - 1841): Prima Sinfonia in do minore op. 23, Trauer-Sinfonie (1810); composta in memoria di Luisa di Meclemburgo-Strelitz, regina di Prussia (1776 - 1810). Kölner Akademie, dir. Michael Alexander Willens.

  1. Andante lento maestoso – Allegro
  2. Adagio non troppo – Allegro non troppo [13:01]
  3. Con più moto – Andante lento – Andante gracioso [18:01]