Giuseppe Tartini (8 aprile 1692 - 1770): Sonata in sol minore per violino e basso continuo op. 1 n. 10, Didone abbandonata (c1731). Sergio Marrini, violino; Ekachai Maskulrat, violoncello; Francesco Saverio Pedrini, clavicembalo.
Affettuoso Mi volesti infelice, eccomi sola,
tradita, abbandonata,
senz’Enea, senz’amici e senza regno.
Presto [8:01] Precipiti Cartago,
arda la reggia e sia
il cenere di lei la tomba mia.
Allegro [10:54] E dell’ibere stelle
al fausto balenar
tutti i regni del mar
tornino in calma.
Franz Ries (7 aprile 1846 - 1932): La Capricciosa, versione per violino e orchestra. Janos Maté, violino; Münchner Rundfunkorchester, dir. Willy Mattes.
Stephen Storace (4 aprile 1762 - 1796): Sonata (III) for the Piano-Forte, with Accompanyments (c1788). Mаx Bаrros, fortepiano; Stephаnie Chаsе, violino; Chrіstіne Gummеrе, violoncello.
Henri Marteau (31 marzo 1874 - 1934): Concerto in do maggiore per violino e orchestra op. 18 (1916). Nicolas Koeckert, violino; Deutsche Radio Philharmonie Saarbrücken Kaiserslautern, dir. Raoul Grüneis.
Allegro risoluto – Allegro energico, ma non troppo
Ludwig van Beethoven (1770 - 26 marzo 1827): Trio in re maggiore per violino, violoncello e pianoforte op. 70 n. 1, Geistertrio (n. 4, 1808). Isaac Stern, violino; Leonard Rose, violoncello; Eugene Istomin, pianoforte.
Allegro vivace e con brio
Largo assai ed espressivo [6:34]
Presto [17:45]
Perché questo brano è noto come Geistertrio, ossia «Trio degli spettri»? A quanto pare il titolo si deve indirettamente a Carl Czerny, il più celebre fra gli allievi di Beethoven, il quale nel 1842 scrisse che ascoltando il II movimento gli era venuta in mente la scena iniziale dell’Amleto.
Francesca Lebrun (nata Franziska Danzi; 24 marzo 1756 - 1791): Sonata per violino e strumento a tastiera in fa maggiore op. 1 n. 3 (1780). Dana Maiben, violino; Monica Jakuc, fortepiano.
Le Quattro stagioni di Vivaldi ri-composte da Max Richter (22 marzo 1966). Daniel Hope, violino solista; Ensemble LPR, dir. Tito Muñoz; con la partecipazione dell’autore.
Nicolas Flagello (15 marzo 1928 - 16 marzo 1994): Credendum, rapsodia per violino e orchestra (1973). Elmar Oliveira, violino; Slovenská filharmónia, dir. David Amos.
Jenő Hubay (1858 - 12 marzo 1937): Concerto per violino e orchestra n. 3 in sol minore op. 99 (c1907). Ragin Wenk-Wolff, violino; Orchestra sinfonica della Radio slovacca di Bratislava, dir. Dennis Burkh.
Giovanni Stefano Carbonelli (9 marzo 1694 - 1772): Sonata in mi minore per violino e basso continuo (n. 9 della raccolta XII Sonate da camera a violino, e violone o cembalo, 1729, dedicata a John Manners, III duca di Rutland). Augusta McKay Lodge, violino; Doug Balliett, violone; Adam Cockerham, tiorba; Elliot Figg, clavicembalo.
Maurice Ravel (7 marzo 1875 - 1937): Tzigane per violino e pianoforte (1924). Chantal Juillet, violino; Pascal Rogé, pianoforte con luthéal.
Brevettato dal belga Georges Cloetens nel 1919, il luthéal è un dispositivo meccanico che, applicato a un pianoforte a coda, consente al pianista di modificarne il timbro, ottenendone sonorità affini a quelle del liuto, dell’arpa, del clavicembalo, della cetra. Non ebbe fortuna: la Tzigane di Ravel è una delle pochissime composizioni che ne prevedano l’impiego.
Lo stresso brano trascritto dall’autore per violino e orchestra. Olivier Charlier, violino; Orchestre National de Lorraine, dir. Jacques Mercier.
Johann Georg Albrechtsberger (1736 - 7 marzo 1809): Concertino a 5 in mi bemolle maggiore (1771). Marcos-Fregnani Martins, flauto; Benjamin Braude, violino; Pierre-Henri Xuereb, viola; Damien Ventula, violoncello; Rachel Talitman, arpa.
Sergej Sergeevič Prokof’ev (1891 - 5 marzo 1953): Ouverture su temi ebraici op. 34, versione originale (1919) per clarinetto, quartetto d’archi e pianoforte. Ermanno Veglianti, clarinetto; Pierluigi Pietroniro e Antonio Cordici, violini; Massimiliano Carlini, viola; Francesco Storino, violoncello; Leandro Piccioni, pianoforte.
Lo stesso brano nella versione per orchestra realizzata da Prokof’ev nel 1934 e poi pubblicata come op. 34bis. The Chamber Orchestra of Europe, dir. Claudio Abbado.
Antonio Vivaldi (4 marzo 1678 - 1741): Concerto in si bemolle maggiore per violino, archi e basso continuo RV 367. Concerto Italiano, dir. Rinaldo Alessandrini.
Johann Pachelbel (1653 - 3 marzo 1706): Canone e Giga [al minuto 2:57] in re maggiore per 3 violini e basso continuo (1694). Hespèrion XXI, dir. Jordi Savall.
Ecco la composizione più tartassata dell’intera storia musicale: eseguita il più delle volte con lentezza abnorme; orbata della seconda parte, la Giga, come se questa non fosse una sua componente fondamentale; per tacer di quelli che ne eseguono il solo antecedente, ossia la parte del I violino, sopra un canapè di accordi banali, come se ignorassero il significato del termine “canone” – e probabilmente l’ignorano davvero (*).
Insomma, un gioiello del repertorio musicale barocco ridotto a insipida sciacquetta romantico-sentimentale. Fortuna che ci sono Jordi Savall e il suo ensemble a ricordarci come Pachelbel l’aveva concepito.
(*) In ambito musicale il canone è, nella sua forma più semplice, una composizione polifonica costituita da un’unica idea melodica che viene enunciata da due o più “voci” (per convenzione si usa questo termine anche se si tratta di parti strumentali) diverse, le quali non attaccano simultaneamente ma in successione:
Si tratta dunque di una forma di contrappunto “a imitazione” (imitazione è detta appunto la ripetizione di una frase melodica eseguita da una voce diversa da quella che l’ha enunciata per prima).
Quello di Pachelbel che si può ascoltare in questa pagina è un canone a 3 voci (i tre violini). Siccome v’è una quarta parte (il basso continuo) che non partecipa al gioco delle imitazioni, si parla in questo caso di “canone misto”.
Girolamo Frescobaldi (1583 - 1° marzo 1643): Se l´aura spira tutta vezzosa, dal Primo Libro d’arie musicali (1630). Alice Borciani, soprano; Sabine Stoffer, violino barocco; Maria Ferré, tiorba; Magdalena Hasibeder, organo.
Se l’aura spira tutta vezzosa
La fresca rosa ridente sta.
La siepe ombrosa di bei smeraldi
D’estivi caldi timor non ha.
A balli liete venite ninfe
Gradite fior di beltà
Orché sì chiaro il vago fonte
Dall’alto monte al mar s’en va.
Miei dolci versi spiega l’augello
E l’arboscello fiorito sta.
Un volto bello ha l’ombra accanto
Sol si dia vanto d’aver pietà.
Al canto ninfe ridenti
Scacciate i venti di crudeltà.
Aleksandr Porfir’evič Borodin (1833 - 27 febbraio 1887): Quartetto per archi n. 2 in re maggiore (1881). Quartetto Borodin.
Allegro moderato
Scherzo [7:56]
Notturno [12:39]
Finale [20:50]
Il III movimento del Secondo Quartetto di Borodin trascritto per orchestra da Aleksandr Čerepnin (1899 - 1977). Philharmonia Orchestra, dir. Anatole Fistoulari.
Antonín Reicha (26 febbraio 1770 - 1836): Grande Symphonie de salon n. 1 in re minore-maggiore per 9 strumenti solisti (oboe, clarinetto, fagotto, corno, 2 violini, viola, violoncello e contrabbasso; 1825). Le Concert de la Loge, dir. Julien Chauvin.
Alessandro Stradella (1639 - 25 febbraio 1682): Sonata in re minore per violino, violoncello e basso continuo. Ensemble Consonanze Stravaganti: Linda Przybiernow, violino; Nicola Paoli, violoncello; Andrea Antonel, tiorba.
Matija Bravničar (24 febbraio 1897 - 1977): Concerto per violino e orchestra (1962). Dejan Bravničar, violino; Simfonični orkester RTV Slovenija, dir. Milan Horvat.