Modést Petròvič Mùsorgskij (1839 - 1881): Una notte sul Monte Calvo (Ночь на лысой горе), poema sinfonico, rielaborazione (1886) di Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov (1844 - 1908). New York Philharmonic Orchestra, dir. Leonard Bernstein.
E questa è la versione più nota.
Musorgskij: La notte di san Giovanni sul Monte Calvo (versione originale, 1866-67). Berliner Philharmoniker, dir. Claudio Abbado.
Luis Ricardo Falero, duca di Labranzano (1851 - 1896): Partenza delle streghe per il sabba (1878)
Samuel Barber (1910 - 1981): Summer Music op. 31 per quintetto di fiati (1956). Katrina Penman, flauto; Sebastián Gimeno, oboe; Salvador Salvador, clarinetto; Salvador Alberola, fagotto; José Miguel Asensi, corno.
Maude Valérie White (23 giugno 1855 - 1937): How Do I Love Thee?, song per voce e pianoforte su testo di Elizabeth Barrett Browning (Sonnet 43) ampiamente rimaneggiato dalla compositrice. Ximena Bernal, mezzosoprano; Felipe Calle, pianoforte.
Testo del song:
How do I love thee? Let me count the ways.
I love thee to the depth and breadth and height
My soul can reach,
(I love thee purely)
I love thee to the level of every day’s
Most quiet need,
(I love thee with the breath) of all my life!
and, if God choose,
I shall but love thee better after death.
Testo originale di Elizabeth Barrett Browning:
How do I love thee? Let me count the ways.
I love thee to the depth and breadth and height
My soul can reach, when feeling out of sight
For the ends of being and ideal grace.
I love thee to the level of every day’s
Most quiet need, by sun and candle-light.
I love thee freely, as men strive for right.
I love thee purely, as they turn from praise.
I love thee with the passion put to use
In my old griefs, and with my childhood’s faith.
I love thee with a love I seemed to lose
With my lost saints. I love thee with the breath,
Smiles, tears, of all my life; and, if God choose,
I shall but love thee better after death.
Luigi Tomasini (22 giugno 1741 - 1808): Trio in do maggiore per Baryton, viola e violoncello Kor.19. Maddalena Del Gobbo, Baryton; Robert Bauerstatter, viola; David Pennetzdorfer, violoncello.
Allegro spiritoso
Minuetto
Rondò: Allegretto
Baryton è il nome tedesco della viola di bordone: si tratta di uno strumento ad arco di dimensioni analoghe a quelle di un violoncello, solitamente dotato di sei corde principali e di nove corde di risonanza, tese sotto la tastiera.
Luigi Tomasini lavorò per circa trent’anni al servizio del principe Nicola I Esterházy, che era un ottimo musicista dilettante, gran virtuoso di Baryton: Joseph Haydn e Tomasini composero per lui e il suo strumento una gran quantità di brani, perlopiù trii.
Wikipedia dice che il Baryton cadde in disuso “per l’elevata difficoltà che comportava il suonarlo”. In realtà, la ragione per cui l’interesse per questo tipo di strumenti a un certo punto cessò è l’esilità del loro suono; la famiglia dei violini prevalse infine su quella delle viole proprio grazie alla robustezza del suono.
L’esempio più antico di onomatopea musicale che io conosca è l’imitazione del canto del cuculo su cui si fonda il brano che vedete qui sopra, scritto su una pagina del codice Harley 978 della British Library: la cosiddetta « rota di Reading » (dal nome dell’abbazia in cui il manoscritto era un tempo conservato), ossia Sumer is icumen in. Non conosciamo il nome dell’autore, ma è possibile che si tratti di « W. de Wycombe », precentore del priorato di Leominster, Herefordshire, il cui nome è così riportato sul manoscritto.
Questo celebre canone (rota = round) risale a quasi ottocento anni fa ed è la più antica composizione polifonica a sei voci che ci sia pervenuta. Il testo, in inglese medio (Middle English), descrive la natura all’inizio dell’estate:
Sumer is icumen in,
Lhude sing cuccu!
Groweþ sed and bloweþ med
And springþ þe wde nu.
Sing cuccu!
Awe bleteþ after lomb,
Lhouþ after calue cu.
Bulluc sterteþ, bucke uerteþ,
Murie sing cuccu!
Cuccu, cuccu, wel singes þu cuccu;
Ne swik þu nauer nu.
Pes : Sing cuccu nu.
È arrivata l’estate,
canta a piena voce, cucù!
Germoglia il seme e fiorisce il prato,
il bosco rinasce a nuova vita.
Canta, cucù!
La pecora bela per il suo agnello,
il vitello muggisce alla mucca,
salta il toro, il cervo emette fiati,
canta con gioia, cucù!
Cucù, cucù, come canti bene, cucù!
Ora non smettere più.
Pes : Canta, cucù, adesso.
Indicazioni per l’esecuzione del canone (scritte con inchiostro nero):
Hanc rotam cantare possunt quatuor socii. A paucioribus autem quam a tribus aut saltem duobus non debet dici, preter eos qui dicunt pedem. Canitur autem sic. Tacentibus ceteris, unus inchoat cum hiis qui tenent pedem. Et cum venerit ad primam notam post crucem, inchoat alius, et sic de ceteris. Singuli vero repausent ad pausaciones scriptas, et non alibi, spacio unius longe note.
Possono cantare questa rota quattro persone. Non può essere eseguita da meno di tre o al minimo due, oltre a quelli che cantano il pes. Per cantare si procede in questo modo. Mentre gli altri stanno zitti, uno inizia la rota insieme con i due che cantano il pes. Ma quando il primo arriva alla prima nota dopo la croce, un secondo cantore inizia da capo. Gli altri seguono allo stesso modo. Ogni cantore deve rimanere in silenzio, per la durata di una longa, dov’è indicata la pausa, ma non altrove.
Indicazioni per l’esecuzione del pes (in rosso):
1ª voce: Hoc repetit unus quociens opus est, faciens pausacionem in fine.
Una voce ripete questa parte tante volte quante sono necessarie, facendo una pausa alla fine.
2ª voce: Hoc dicit alius, pausans in medio, et non in fine, sed immediate repetens principium.
Un’altra voce canta questa parte facendo una pausa a metà, ma non alla fine, e poi ricominciando immediatamente.
Oltre che sul testo in medio inglese scritto con inchiostro nero, il canone può essere cantato sul testo latino scritto in rosso:
Perspice christicola,
Que dignacio,
Celicus agricola
Pro vitis vicio.
Filio
Non parcens exposuit
Mortis exicio.
Qui captivos semivivos
A supplicio
Vite donat,
Et secum coronat
In coeli solio.
Guarda, o cristiano,
quale onore:
l’agricoltore celeste
per il vizio della vite,
il figlio
non risparmiando, lo espose
al destino della morte.
A voi peccatori, semivivi
per il peccato,
Egli dona la vita
e vi incorona con sé
al soglio celeste.
Sumer is icumen in eseguito dallo Hilliard Ensemble.
Sumer is icumen in, trascrizione in notazione moderna
Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov (1844 - 21 giugno 1908): interludio sinfonico dal 1° quadro del III atto dell’opera La fiaba dello zar Saltan (1900), noto con il titolo Il volo del calabrone. Royal Scottish National Orchestra, dir. Neeme Järvi.
«Tout d’abord poussé par ce qui se fait en aviation, j’ai appliqué aux insectes les lois de la résistance de l’air, et je suis arrivé avec M. Sainte-Laguë à cette conclusion que leur vol est impossible» (Antoine Magnan, Le Vol des insectes, 1934).
Sembra che la parola cancan (o can-can) abbia origini coltissime: sarebbe nata nell’ambito di un’accesa discussione fra accademici francesi sull’esatta pronuncia del vocabolo latino quamquam 🙂
Comunque sia, quello che oggi, in un contesto musicale, tutti chiamano cancan è in realtà un galop, ossia una danza veloce in tempo binario che originariamente faceva parte della quadriglia, costituendone la sezione conclusiva.
Così cantano in coro, entusiasti, gli dèi dell’Olimpo, al culmine di una festa organizzata da Plutone sulle rive dello Stige, nell’ultimo atto di Orphée aux enfers:
Ce bal
Est original,
D’un galop infernal
Donnons tous le signal.
Vive le galop infernal!
Donnons le signal
D’un galop infernal!
Amis, vive le bal!
Offenbach nacque il 20 giugno 1819 (ma credeva di essere venuto al mondo due anni dopo): era un genio, uno di quelli che sanno come rendere la vita, se non migliore, almeno più allegra – molto più allegra 😀
Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840 - 1893): Времена года / Les Saisons op. 37a (1875-76), 6. Июнь: Баркарола / Juin: Barcarolle. Versione originale: Valentyna Lysycja, pianoforte. Trascrizione per orchestra di Aleksandr Gauk (1893 - 1963): Orchestra da camera di Mosca, dir. Constantine Orbelian.
Originariamente il brano fu pubblicato sul periodico sanpietroburghese «Нувеллист» (Nuvellist) nel giugno 1876, associato a una quartina di Aleksej Nikolaevič Pleščeev:
Выйдем на берег, там волны
Ноги нам будут лобзать.
Звезды с таинственной грустью
Будут над нами сиять.
Andiamo a riva, dove le onde
baceranno i nostri piedi.
Le stelle, con misteriosa tristezza,
brilleranno su di noi.
Stevan Hristić (19 giugno 1885 - 1958): Rapsodia per pianoforte e orchestra (1942). Marina Arsenijević, pianoforte; Orchestra sinfonica della Radiotelevisione serba, dir. Bojan Suđić.
Johann Gottlieb Janitsch (19 giugno 1708 - 1763): Sonata in la maggiore per violino, viola da gamba, violoncello e basso continuo (un tempo erroneamente attribuita a Christoph Schaffrath, 1709 - 1763). Amandine Beyer, violino; Guido Balestracci, viola da gamba; Martin Zeller, violoncello; Massimilano Raschietti, clavicembalo.
Alfredo Catalani (19 giugno 1854 - 1893): Contemplazione (1878). Orchestra Sinfonica di Roma, dir. Francesco La Vecchia.
Eseguito per la prima volta a Parigi, al Palais du Trocadero, il 19 giugno 1878 (giorno del 24° compleanno di Catalani), Contemplazione è un notturno sinfonico fondato sopra una di quelle melodie lunghe lunghe «che per l’amplissimo respiro Verdi elogiava caldamente nel Bellini» (Guido M. Gatti, Catalani, Garzanti, Milano 1953, p. 78).
Alessandro Marcello (1673 - 19 giugno 1747): Concerto in re minore per oboe e archi (pubblicato nella raccolta antologica 12 Concerti a 5, 1716, n. 2). Andreas Helm, oboe; L’Orfeo Barockorchester, dir. Michi Gaigg.
Georgs Pelēcis (18 giugno 1947): Concertino bianco in do maggiore per pianoforte e orchestra da camera (1983). Aleksej Ljubimov, pianoforte; Deutsche Kammerphilharmonie Bremen, dir. Heinrich Schiff.
Miriam Gideon (1906 - 18 giugno1996): Of Shadows Numberless, suite per pianoforte (1966) ispirata dall’Ode to a Nightingale di John Keats. Paula Ennis-Dwyer.
Allegretto: « …magic casements opening on seas of perilous foam »
Animato: « …the blushful Hippocrene » [1:50]
Ritornelle: « …magic casements opening » [3:17]
Presto: « …the murmurous haunt of flies on summer eves » [3:55]
Tranquillamente: « …white hawthorne and the pastoral eglantine » [5:57]
Moderato: « …Adieu! Thy plaintive anthem fades past the near meadows » [9:27]
John Keats
Ode to a Nightingale
My heart aches, and a drowsy numbness pains
My sense, as though of hemlock I had drunk,
Or emptied some dull opiate to the drains
One minute past, and Lethe-wards had sunk:
‘Tis not through envy of thy happy lot,
But being too happy in thy happiness,—
That thou, light-wingèd Dryad of the trees,
In some melodious plot
Of beechen green, and shadows numberless,
Singest of summer in full-throated ease.
Oh for a draught of vintage! that hath been
Cool’d a long age in the deep-delvèd earth,
Tasting of Flora and the country green,
Dance, and Provençal song, and sunburnt mirth!
Oh for a beaker full of the warm South,
Full of the true, the blushful Hippocrene,
With beaded bubbles winking at the brim,
And purple-stainèd mouth;
That I might drink, and leave the world unseen,
And with thee fade away into the forest dim:
Fade far away, dissolve, and quite forget
What thou among the leaves hast never known,
The weariness, the fever, and the fret
Here, where men sit and hear each other groan;
Where palsy shakes a few, sad, last gray hairs,
Where youth grows pale, and spectre-thin, and dies
Where but to think is to be full of sorrow
And leaden-eyed despairs;
Where Beauty cannot keep her lustrous eyes,
Or new Love pine at them beyond to-morrow.
Away! away! for I will fly to thee,
Not charioted by Bacchus and his pards,
But on the viewless wings of Poesy,
Though the dull brain perplexes and retards:
Already with thee! tender is the night,
And haply the Queen-Moon is on her throne,
Cluster’d around by all her starry Fays;
But here there is no light,
Save what from heaven is with the breezes blown
Through verdurous glooms and winding mossy ways.
I cannot see what flowers are at my feet,
Nor what soft incense hangs upon the boughs,
But, in embalmèd darkness, guess each sweet
Wherewith the seasonable month endows
The grass, the thicket, and the fruit-tree wild;
White hawthorn, and the pastoral eglantine;
Fast-fading violets cover’d up in leaves;
And mid-May’s eldest child,
The coming musk-rose, full of dewy wine,
The murmurous haunt of flies on summer eves.
Darkling I listen; and for many a time
I have been half in love with easeful Death,
Call’d him soft names in many a musèd rhyme,
To take into the air my quiet breath;
Now more than ever seems it rich to die,
To cease upon the midnight with no pain,
While thou art pouring forth thy soul abroad
In such an ecstasy!
Still wouldst thou sing, and I have ears in vain—
To thy high requiem become a sod.
Thou wast not born for death, immortal Bird!
No hungry generations tread thee down;
The voice I hear this passing night was heard
In ancient days by emperor and clown:
Perhaps the selfsame song that found a path
Through the sad heart of Ruth, when, sick for home
She stood in tears amid the alien corn;
The same that ofttimes hath
Charm’d magic casements, opening on the foam
Of perilous seas, in faery lands forlorn.
Forlorn! the very word is like a bell
To toll me back from thee to my sole self.
Adieu! the Fancy cannot cheat so well
As she is famed to do, deceiving elf.
Adieu! adieu! thy plaintive anthem fades
Past the near meadows, over the still stream,
Up the hillside; and now ‘tis buried deep
In the next valley-glades.
Was it a vision, or a waking dream?
Fled is that music:—do I wake or sleep?
Nino Rota (1911 - 1979): Waterloo Waltz, dalla colonna sonora originale del film Waterloo di Sergej Bondarčuk (1970). Indimenticabile il Napoleone di Rod Steiger.
La Marche de la Garde Impériale à Waterloo.
La Garde meurt mais ne se rend pas.
Il campo di Waterloo oggi ha la calma che appartiene alla terra, impassibile sostegno dell’uomo, e somiglia a tutte le altre pianure.
Però, di notte, da quella pianura s’innalza una specie di bruma fantastica; e se qualche viaggiatore, passando di là, osserva, ascolta, medita, come Virgilio nella funesta pianura di Filippi, l’allucinazione della catastrofe l’assale. Il terribile 18 giugno rivive; sparisce la falsa collina-monumento, sfuma quel leone qualunque, e il campo di battaglia riprende la sua realtà: schiere di fanteria ondeggiano nella pianura, galoppi furiosi attraversano l’orizzonte; il sognatore spaventato vede balenar le sciabole, scintillare le baionette, fiammeggiare le bombe, incrociarsi mostruosamente i fulmini; sente, come un rantolo in fondo a una tomba, il vago clamore della fantastica battaglia; quelle ombre sono i granatieri; quel luccichio sono i corazzieri; quello scheletro è Napoleone; quell’altro scheletro è Wellington. Tutto questo non esiste più, eppure cozza e combatte ancora; e i burroni si tingono di rosso, e gli alberi fremono, la furia arriva fino al cielo, e nelle tenebre tutte quelle alture selvagge, Mont-Saint-Jean, Hougomont, Frischemont, Papelotte e Plancenoit, appaiono confusamente coronate da un turbine di spettri che si sterminano fra loro.
Charles Gounod (17 giugno 1818 - 1893): Marche funèbre d’une marionnette, versione originale per pianoforte (1872). David Dekker.
(Fra i tanti, ho scelto questo video per i suoi bellissimi disegni.)
La partitura contiene le seguenti didascalie:
La Marionnette est cassée! [0:12]
Murmure de regrets de la troupe [0:14]
Le cortège [0:38]
Ici plusieurs des principaux personnages de la troupe s’arrêtent pour se refraîchir [2:26]
Retour à la maison [3:35]
Lo stesso brano nella versione per orchestra che Gounod realizzò nel 1879. The Boston Pops Orchestra, dir. Arthur Fiedler.
Gérard Grisey (17 giugno 1946 - 1998): Tempus ex machina (1979). Les Percussions de Strasbourg.
Musica spettrale (musique spectrale) è una locuzione creata nel 1979 dal compositore e filosofo francese Hugues Dufourt per indicare un insieme di procedimenti compositivi che parte dall’analisi delle proprietà acustiche del suono (lo spettro sonoro), ossia dallo studio del timbro attraverso il mezzo elettronico. Si fa ricorso alla teoria dei segnali e all’uso di computer, mediante i quali è possibile indagare le caratteristiche fisiche del suono: analizzato e visualizzato attraverso spettrogrammi, lo spettro sonoro può essere riprodotto su una scala più ampia utilizzando strumenti musicali acustici e/o elettronici.
Oltre a Gérard Grisey, considerato capofila dello spettralismo in musica, e a Hugues Dufourt, hanno aderito a questa corrente autori come Iancu Dumitrescu, Georg Friedrich Haas, Michaël Lévinas, Magnus Lindberg, Fausto Romitelli, Tristan Murail, Horațiu Rădulescu, Kaija Saariaho, Claude Vivier.
Einar Englund (17 giugno 1916 - 1999): Sinfonia n. 4, Nostalginen (Nostalgica) per archi e percussioni (1976). Turun filharmoninen orkesteri (Orchestra filarmonica di Turku), dir. Jorma Panula.
Georg Friedrich Händel (1685 – 1759): Concerto in si bemolle maggiore per arpa, archi e continuo op. 4 n. 6 HWV 294 (1736). Maxime Eilander, arpa; Tafelmusik Baroque Orchestra, dir. Jeanne Lamon.