Nosferatu 1922-2022

Il 15 marzo 1922 ebbe luogo a Berlino la prima proiezione pubblica del film Nosferatu ‒ Eine Symphonie des Grauens diretto da Friedrich Wilhelm Murnau su una sceneggiatura che Henrik Galeen aveva liberamente tratto dal romanzo Dracula (1897) di Bram Stoker; questo film è unanimemente considerato uno dei capolavori del cinema muto.
La proiezione berlinese del 1922 fu accompagnata da un’orchestra che, sotto la guida di Hans Erdmann, eseguì una partitura scritta appositamente dal direttore stesso. Erdmann (1882 – 1942) è a tutti gli effetti il primo grande autore di colonne sonore cinematografiche; gli si deve fra l’altro un trattato (Allgemeines Handbuch der Film-Musik, 1927, scritto in collaborazione con Giuseppe Becce e Ludwig Brav) considerato una pietra miliare nella storia della musica per film.
La partitura di Erdmann per Nosferatu è stata recentemente ricostruita dai musicologi statunitensi Gillian B. Anderson e James Kessler. Grazie a un accurato restauro della pellicola, oggi è possibile vedere il film di Murnau accompagnato dalle musiche originali:



sopra: didascalie in tedesco;
sotto: didascalie in inglese.


A chi volesse approfondire segnalo:
una pagina del sito di Gillian Anderson ricca di informazioni, in particolare sulla partitura da lei ricostruita;
la voce su Hans Erdmann redatta da Ermanno Comuzio per l’Enciclopedia del cinema Treccani;
– un gustoso articolo del blogger Lucius Etruscus sulla vicenda dei diritti d’autore richiesti (invano) dalla vedova Stoker alla casa produttrice del film di Murnau;
una recensione del romanzo di Stoker pubblicata dalla blogger Elena Bergonti.

L’isola dei morti – IV

Sergej Vasil’evič Rachmaninov (1873 – 1943): Die Toteninsel, poema sinfonico op. 29 (1909) ispirato dall’omonimo dipinto di Arnold Böcklin. Orchestra sinfonica di Stato della Federazione russa, dir. Evgenij Fëdorovič Svetlanov.
Nel video si alternano le cinque versioni note del dipinto:
1a versione, 1880, oggi nella Öffentliche Kunstsammlung del Kunstmuseum di Basilea;
2a versione, 1880, Metropolitan Museum of Art di New York;
3a versione, 1883, Alte Nationalgalerie di Berlino;
4a versione, 1884, distrutta nel corso della seconda guerra mondiale;
5a versione, 1886, Museum der bildenden Künste, Lipsia.

Rachmaninov, op. 29

Changing rainbows

Changing rainbows

Questa strip dei Peanuts di Charles M. Schulz, pubblicata per la prima volta il 12 marzo 1968, contiene una spassosa allusione — spassosa in quanto la citazione di Lucy è errata — a un’espressione idiomatica inglese, la quale ha fra l’altro ispirato una nota canzone di music hall, I’m Always Chasing Rainbows.

I'm Always Chasing Rainbows

Pubblicato nel 1917 come opera di Joseph McCarthy (testo) e Harry Carroll (musica), questo brano presenta qualche motivo di interesse per noi musicofili (o musicomani) in quanto è la prima canzone di Tin Pan Alley che sia stata composta utilizzando una melodia presa in prestito dal repertorio “classico”: si tratta del tema della sezione centrale (Moderato cantabile) della Fantaisie-impromptu in do diesis minore op. posth. 66 di Fryderyk Chopin.
Ecco I’m Always Chasing Rainbows cantata da Judy Garland nel film Le fanciulle delle follie (Zigfield Girl, 1941, regia di Robert Z. Leonard):


Artur Rubinstein per Chopin:


Tornando ai Peanuts, bisogna dire che l’impresa di rendere in italiano lo svarione di Lucy è tutt’altro che facile. Qui il traduttore se l’è cavata molto bene, facendo ricorso a un modo di dire ispirato dal capolavoro di Cervantes:

Budini a vento

Damigella tutta bella

Claudio Monteverdi (1567 - 1643): Damigella tutta bella, madrigale a 3 voci e strumenti (pubblicato in Scherzi musicali a 3 voci, 1607, n. 6); testo di Gabriello Chiabrera. Philippe Jaroussky e Nuria Rial, voci; ensemble l’Arpeggiata, dir. Christina Pluhar.


Vincenzo Calestani (10 marzo 1589 - p1617): Damigella tutta bella, aria per 1 voce e basso continuo (pubblicata in Madrigali et arie per sonare et cantare nel chitarrone leuto o clavicembalo a una, e due voci, 1617). Zachary Wilder e Emiliano Gonzalez Toro, tenori; ensemble I Gemelli, dir. Emiliano Gonzalez Toro.

Damigella
tutta bella
versa, versa quel bel vino,
fa’ che cada
la rugiada
distillata di rubino.

Ho nel seno
rio veneno
che vi sparse Amor profondo,
ma gittarlo
e lasciarlo
vo’ sommerso in questo fondo.

Damigella
tutta bella
di quel vin tu non mi sazi,
fa’ che cada
la rugiada
distillata di topazi.

Ah, che, spento,
io non sento
il furor de gl’ardor miei,
men cocenti,
meno ardenti
sono, ohimè, gli incendi etnei.

Nova fiamma
più m’infiamma,
arde il cor foco novello,
se mia vita
non s’aita,
ah, ch’io vengo un Mongibello.

Ma più fresca
ogn’ hor cresca
dentro me sì fatta arsura,
consumarmi
e disfarmi
per tal modo ho per ventura.

Fogli d’album per viola e pianoforte

Hans Sitt (1850 - 10 marzo 1922): Albumblätter per viola e pianoforte op. 39 (1891). Alicia Calabuig, viola; Jorge Blasco, pianoforte.

  1. Moderato in do maggiore
  2. Andante sostenuto in sol minore
  3. Allegro in sol maggiore
  4. Allegro in la maggiore
  5. Lento in fa minore
  6. Allegro molto vivace in re minore

Kinderkonzerte 1 e 2

Franco Margola (1908 - 9 marzo 1992): Kinderkonzert n. 1 per pianoforte e orchestra (1954). Ruggero Ruocco, pianoforte; I Solisti Aquilani, dir. Vittorio Parisi.

  1. Allegro
  2. Aria: Larghetto [4:07]
  3. Allegro spigliato [8:32]

Franco Margola: Kinderkonzert n. 2 per violino e orchestra (1955): Irene Tella, violino. I Solisti Aquilani, dir. Vittorio Parisi.

  1. Allegro
  2. Sostenuto [5:31]
  3. Allegro finale [9:54]

Senza musica

Maurice Ravel (7 marzo 1875 - 1937): Boléro per orchestra (1928). London Symphony Orchestra, dir. Valerij Gergiev.

Di regola non propongo l’ascolto di composizioni molto fa­mo­se. Se ho deciso di fare un’eccezione con il Boléro è perché in rete su questo brano si possono trovare innumerevoli in­for­mazioni e opinioni, escluse (forse) un paio di considerazioni che a me paiono molto importanti, anzi fondamentali, e di queste ho intenzione di parlare.
Due premesse, una a proposito dell’autore e l’altra in merito alla composizione. Sono convinto che Ravel sia uno dei massimi musicisti del ‘900, artista di rara sensibilità e raf­fi­na­tezza, figura di rilievo assoluto neĺla storia dell’arte musicale del secolo passato; ritengo altresì che il Boléro non sia affatto la sua opera più significativa: è una composizione sui generis, lontanissima per stile, concezione e struttura da altre notevoli creazioni di Ravel, come per esempio il Quartetto in fa, Le Tombeau de Couperin. L’Enfant et les Sortilèges e soprattutto Gaspard de la nuit. Potete trovare nel web dovizia di particolari sulla genesi del Boléro, per cui spero che mi perdonerete se non mi soffermo sull’argomento.
Mi preme invece porre l’accento sulla definizione che di questo brano diede lo stesso Ravel:

« J’avais écrit une pièce qui durait dix-sept minutes et consistant entièrement en un tissu orchestral sans musique – en un long crescendo très progressif » (Avevo scritto un brano che durava diciassette minuti e che consisteva interamente in un tessuto orchestrale senza musica – in un lungo crescendo progressivo).

Il punto è: perché «senza musica»? Che cosa intende dire Ravel quando afferma che non c’è musica nel suo Boléro ? In realtà non è difficile dare una risposta a questa domanda.
Non diversamente dagli altri suoi colleghi compositori, Ravel ha una precisa concezione di quello che deve essere la composizione. Sono trascorsi molti secoli da quando i musicisti europei hanno abbandonato l’idea che comporre sia semplicemente inventare una bella melodia: questo avvenne intorno alla metà del XII secolo, anche se la svolta definitiva ebbe luogo nel Quattrocento. Da allora, comporre significa soprattutto elaborare: una o più idee musicali servono da fondamenta per la creazione di strutture complesse nelle quali le idee-base si ripresentano più volte in vesti sempre diverse, mutando ritmo, andamento, armonia, talvolta dando origine a intricati disegni polifonici e contrappuntistici. Quello della variazione è un principio proprio della musica, è anzi la natura stessa della musica: praticamente non esiste in nessun’altra forma di espressione artistica, salvo sporadici esperimenti (un noto esempio in ambito letterario è costituito dagli Esercizi di stile di Raymond Queneau, splendidamente tradotti in italiano da Umberto Eco). In generale, nelle composizioni di un buon musicista, anche in quelle più semplici, non troverete mai un’idea che venga riproposta due volte o più senza alcuna variante.
Inoltre, quando le idee musicali elaborate in una stessa composizione sono (almeno) due, hanno sempre qualità molto diverse, contrastanti: se una ha carattere prevalentemente ritmico, ben scandita, l’altra è ampia e distesa, cantabile. È con il contrasto che si crea la forma, la quale è «unità nella varietà».
Ebbene, nel Boléro non c’è niente di tutto questo. Non c’è contrasto: un unico periodo musicale, costituito da due frasi di andamento molto simile, si ripete invariato dall’inizio alla fine sopra una figurazione ritmica ossessiva, anche questa immutabile. Non ci sono variazioni. L’armonia è statica, non presenta alcuna modulazione salvo un estemporaneo passaggio dal do maggiore d’impianto al mi maggiore, otto battute prima della coda conclusiva, che ritorna al do. Non c’è contrappunto.
Ovvio dunque che per Ravel il Boléro sia un brano «senza musica», ossia «senza arte».

Ma questo non è del tutto vero, perché — e qui arrivo al secondo punto — una caratteristica peculiare del Boléro rivela la mano del grande compositore: l’orchestrazione.
L’orchestrazione è un’arte a sé, molto meno semplice di quanto potrebbe sembrare: richiede gusto, fantasia e una perfetta conoscenza di tutte le proprietà timbriche e foniche dei vari strumenti. La maestria di Ravel in questo campo è universalmente ri­co­nosciuta: non a caso fra i suoi lavori più riusciti si annovera l’or­che­stra­zione dei Quadri di un’esposizione di Musorgskij. Basta dare un’occhiata all’or­ga­nico nella prima pagina della partitura per intuire che il Boléro è un altro saggio magistrale di orchestrazione: la prima cosa che si nota è che prevede l’impiego alcuni strumenti inusuali, come la tromba piccola e soprattutto l’oboe d’amore, fratello settecentesco del ben più antico oboe tradizionale, rispetto al quale ha un timbro assai più dolce e carezzevole [nel video che ho scelto per questo articolo si può ascoltarne l’assolo a partire dal minuto 3:44].
Il «crescendo progressivo» del Boléro è ottenuto non solo mediante le opportune indicazioni dinamiche, ma anche e soprattutto attraverso una scelta attenta degli strumenti e degli impasti sonori.

Ho un’ultima considerazione da fare a proposito del Boléro di Ravel – ma è un’opinione personale, quindi siete liberi di non tenerne conto: questo brano «senza musica» è comunque una delle composizioni più sensuali che io conosca, e credo che per riuscire a ottenere un simile effetto ripetendo più volte invariata la stessa tiritera sia necessaria tutta l’arte di un musicista fuori del comune.

Insomma, pur tenendo sempre ben presente che il Boléro non è la com­po­si­zione più rappresentativa dello stile di Ravel, bisogna comunque ammettere che è un capolavoro.
Senza musica.

Boléro

Scacciapensieri & mandora

Johann Georg Albrechtsberger (1736 - 7 marzo 1809): Concerto in fa maggiore per scacciapensieri, mandora e orchestra. Fritz Mayer: scacciapensieri; Dieter Kirsch, mandora; Münchener Kammerorchester, dir. Hans Stadlmaier.

  1. Allegro Moderato
  2. Andante
  3. Menuett: Moderato
  4. Finale: Allegro molto


Emendemus in melius

William Byrd (c1540 - 1623): Emendemus in melius, mottetto a 5 voci: responsorio del mattino per la I domenica di Quaresima (pubblicato in Cantiones quae ab argumento sacrae vocantur, 1575, n. 4). Collegium Vocale Gent, dir. Philippe Herreweghe.

Emendemus in melius quae ignoranter peccavimus;
ne subito praeoccupati die mortis,
quaeramus spatium poenitentiae,
et invenire non possumus.
Attende, Domine, et miserere
quia peccavimus tibi.
Adjuva nos, Deus salutaris noster,
et propter honorem nominis tui libera nos.

Miserere 1750

František TůmaFrantišek Tůma (1704 - 1774): Miserere mei, Deus (Salmo 50). Ensemble da camera Currende, dir. Erik van Nevel.

  1. Miserere mei
  2. Amplius lava me [3:07]
  3. Tibi soli peccavi [6:47]
  4. Ecce enim [8:22]
  5. Asperges me [10:41]
  6. Auditui meo [12:28]
  7. Averte faciem tuam [14:56]
  8. Sacrificium Deo [16:20]
  9. Benigne fac Domine [19:03]
  10. Gloria Patri [21:26]

Canti sacri

Henri Pousseur (1929 – 6 marzo 2009): Trois Chants sacrés per soprano, violino, viola e violoncello (1951). Valarie Lamoree, soprano; Eric Rosenblith, violino; Jacob Glick, viola; Michael Rudiakov, violoncello.

  1. Veniet Dominus: Lento, con molta libertà
  2. O vos omnes: Andante [1:21]
  3. Salve Regina: Assai lento [2:34]

Suite in re minore

Georg Friedrich Händel (5 marzo 1685 – 1759): Suite in re minore HWV 428 (n. 3 della raccolta Suites de Pieces pour le Clavecin, 1720). Daria van den Bercken, pianoforte.

  1. Präludium: Presto
  2. Allegro (Fugue) [1:23]
  3. Allemande [3:49]
  4. Courante [7:09]
  5. Air & 5 variations [8:28]
  6. Presto [16:00]

HWV 428

Miserere 1723

Charles-Hubert Gervais (1671 - 1744): Miserere (c1723-44). Gerlinde Sämann e Lisa Rothländer, soprani; Robert Morvai, tenore e contraltista; Nils Giebelhausen, tenore; Matthias Horn, basso; Capella Cathedralis Fulda e L’arpa festante, dir. Franz-Peter Huber.

Gervais - Miserere frontespizio

Nulla in mundo pax sincera

Antonio Vivaldi (4 marzo 1678 – 1741): Nulla in mundo pax sincera, mottetto per soprano, due violini, viola e basso continuo RV 630. Emma Kirkby, soprano; Academy of Ancient Music, dir. Christopher Hogwood.

Aria

Nulla in mundo pax sincera
sine felle; pura et vera,
dulcis Jesu, est in te.

Inter poenas et tormenta
vivit anima contenta
casti amoris sola spe.

Recitativo

Blando colore oculos mundus decepit
at occulto vulnere corda conficit;
fugiamus ridentem, vitemus sequentem,
nam delicias ostentando arte secura
vellet ludendo superare.

Aria

Spirat anguis
inter flores et colores
explicando tegit fel.
Sed occulto factus ore
homo demens in amore
saepe lambit quasi mel.

Alleluia.

RV 630

Miserere 1638

Gregorio Allegri (c1582 – 1652): Miserere mei, Deus, mottetto per doppio coro a 5+4 voci (c1638) su testo del Salmo 50. Ensemble Tenebrae, dir. Nigel Short.

Miserere mei, Deus: secundum magnam misericordiam tuam.
Et secundum multitudinem miserationum tuarum, dele iniquitatem meam.
Amplius lava me ab iniquitate mea: et a peccato meo munda me.
Quoniam iniquitatem meam ego cognosco: et peccatum meum contra me est semper.
Tibi soli peccavi, et malum coram te feci: ut iustificeris in sermonibus tuis, et vincas cum iudicaris.
Ecce enim in iniquitatibus conceptus sum: et in peccatis concepit me mater mea.
Ecce enim veritatem dilexisti: incerta et occulta sapientiae tuae manifestasti mihi.
Asperges me, hyssopo, et mundabor: lavabis me, et super nivem dealbabor.
Auditui meo dabis gaudium et laetitiam: et exsultabunt ossa humiliata.
Averte faciem tuam a peccatis meis: et omnes iniquitates meas dele.
Cor mundum crea in me, Deus: et spiritum rectum innova in visceribus meis.
Ne proiicias me a facie tua: et spiritum sanctum tuum ne auferas a me.
Redde mihi laetitiam salutaris tui: et spiritu principali confirma me.
Docebo iniquos vias tuas: et impii ad te convertentur.
Libera me de sanguinibus, Deus, Deus salutis meae: et exsultabit lingua mea iustitiam tuam.
Domine, labia mea aperies: et os meum annuntiabit laudem tuam.
Quoniam si voluisses sacrificium, dedissem utique: holocaustis non delectaberis.
Sacrificium Deo spiritus contribulatus: cor contritum, et humiliatum, Deus, non despicies.
Benigne fac, Domine, in bona voluntate tua Sion: ut aedificentur muri Ierusalem.
Tunc acceptabis sacrificium iustitiae, oblationes, et holocausta: tunc imponent super altare tuum vitulos.

La storia del Miserere di Allegri è molto interessante, specie se a raccontarla è il nostro giovane amico Francesco Di Fortunato:


Un capolavoro di Pachelbel

Johann Pachelbel (1653 - 3 marzo 1706): Ciaccona in fa minore P 43. Maurizio Mancino all’organo Nenninger della Chiesa prepositurale dei Santi Alessandro e Margherita in Melzo (Milano).
Considerata fra le più significative composizioni del musicista francone, la Ciaccona in fa minore consiste in una serie di ventidue variazioni sul tema iniziale; la complessità e la bellezza dell’insieme hanno indotto alcuni al paragone con l’arte di Bach, e in particolare con le Variazioni Goldberg.

Ciaccona

Miserere 1589

William Byrd (c1540 - 1623): Miserere mei, Deus, mottetto a 5 voci (pubblicato in Cantiones Sacrae II, 1589, n. 20) su testo del Salmo 50, versetto 3. Rachel Garrepy, soprano; Christopher Garrepy, controtenore; Andrew Garrepy e Mark Garrepy, tenori; Michael Garrepy, basso.

Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam;
et secundum multitudinem miserationum tuarum, dele iniquitatem meam.