Werner Fabricius (10 aprile 1633 - 1679): scelta di brani tratti dalla raccolta Deliciae harmonicae a 5 parti (1656). Drottningholms Barockensemble.
- Paduan
- Allemanda [2:21]
- Courant [4:13]
- Ballo [5:27]
- Sarabanda [6:32]

Werner Fabricius (10 aprile 1633 - 1679): scelta di brani tratti dalla raccolta Deliciae harmonicae a 5 parti (1656). Drottningholms Barockensemble.

Florence Price (9 aprile 1887 - 1953): The Mississippi River, poema sinfonico (1934). The Women’s Philharmonic, dir. Apo Hsu.

Johann Crüger (9 aprile 1598 - 1662): Jesu, meine Freude, inno su testo di Johann Franck (pubblicato nella 5ª edizione dell’innario protestante Praxis pietatis melica, 1653). Cappella Vocale Berlin, dir. Carsten Albrecht.
Jesu, meine Freude,
Meines Herzens Weide,
Jesu, meine Zier,
Ach wie lang, ach lange
Ist dem Herzen bange
Und verlangt nach dir!
Gottes Lamm, mein Bräutigam,
Außer dir soll mir auf Erden
Nichts sonst Liebers werden.
[Unter deinem Schirmen
Bin ich vor den Stürmen
Aller Feinde frei.
Laß den Satan wittern,
Laß den Feind erbittern,
Mir steht Jesus bei.
Ob es itzt gleich kracht und blitzt,
Ob gleich Sünd und Hölle schrecken:
Jesus will mich decken.]
Trotz dem alten Drachen,
Trotz des Todes Rachen,
Trotz der Furcht darzu!
Tobe, Welt, und springe,
Ich steh hier und singe
In gar sichrer Ruh.
Gottes Macht hält mich in acht;
Erd und Abgrund muss verstummen,
Ob sie noch so brummen.
Weg mit allen Schätzen!
Du bist mein Ergötzen,
Jesu, meine Lust !
Weg ihr eitlen Ehren,
Ich mag euch nicht hören,
Bleibt mir unbewusst!
Elend, Not, Kreuz, Schmach und Tod
Soll mich, ob ich viel muss leiden,
Nicht von Jesu scheiden.
Gute Nacht, o Wesen,
Das die Welt erlesen,
Mir gefällst du nicht.
Gute Nacht, ihr Sünden,
Bleibet weit dahinten,
Kommt nicht mehr ans Licht!
Gute Nacht, du Stolz und Pracht!
Dir sei ganz, du Lasterleben,
Gute Nacht gegeben.
Weicht, ihr Trauergeister,
Denn mein Freudenmeister,
Jesus, tritt herein.
Denen, die Gott lieben,
Muß auch ihr Betrüben
Lauter Zucker sein.
Duld ich schon hier Spott und Hohn,
Dennoch bleibst du auch im Leide,
Jesu, meine Freude.

Johann Sebastian Bach (1685 - 1750): Jesu, meine Freude, mottetto funebre a 5 voci e basso continuo BWV 227 (1723). Agnès Mellon e Greta de Reyghere, soprani; Vincent Darras, controtenore; Howard Crook, tenore; Peter Kooy, basso. La Chapelle Royale, dir. Philippe Herreweghe.
Le strofe di Franck sono alternate a passi della Lettera ai Romani :
Johann Sebastian Bach: Jesu, meine Freude, preludio corale BWV 610 (c1713-15). Gilberto Guarino, organo.

Rediscoveries: Old & New Music of Ireland. Joanne Quigley-McParland, violino; David Quigley, pianoforte.

-
Berta Alves de Sousa (8 aprile 1906 - 1997): Preludio I per pianoforte. Sofia Lourenço.

Berta Alves de Sousa (al pianoforte)
Bianca Maria Meda (c1665 - c1700): Cari musici, mottetto per soprano, 2 violini e basso continuo (da Mottetti a 1, 2, 3 e 4 voci con violini e senza, 1691, n. 1). Roberta Invernizzi, soprano; ensemble Bizzarrie Armoniche, dir. e violoncello Elena Russo.
Cari musici, cum grato silentio
Voces comprimite,
Suspendite sonos,
Cantare cessate,
Et contemplate dilecte
Jesu amores.
Non me turbate, no, amante,
Armonici chori
Cantare, cessate.
Quantae deliciae
Quantae fortunata beant me,
Rapit meum cor ad se
Jesus solus voce amante.
Quanta laetitia
Quanta me divina replet lux
In amore verus dux
Mihi donat gaudia tanta.
Ah! Quid dico! Anima ingrata,
in silentio taciturno
Amores sponsi audio sepelire,
Ah non tacete, no,
O voces canorae,
Non tacete.
Amare et silere, cor,
Tentas impossibile,
Plus tormentum sit terribile
Quando curat reticere.
Tacere et ardere, no,
Non potes tam firmissime,
Tuae pene sunt durissimae,
Si tacendo vis languere.
Alleluia.

Ignaz Holzbauer (1711 - 7 aprile 1783): Quintetto in sol maggiore per flauto, violino, viola, violoncello e fortepiano. Neue Düsseldorfer Hofmusik.
Claude Debussy (1862 - 1918): Quartetto in sol minore per archi op. 10 (1893). Juilliard Quartet.
« Con queste giornate primaverili mentre siamo indolenti e insonnoliti come dei bevitori di birra è passato il concerto commemorativo di Claudio Debussy sul nostro assopimento, come una lenta ombra luttuosa.
« Noi l’abbiamo veduto pochi anni fa: la sua pallidissima fronte gonfia e quasi ondeggiante sotto gli urti di un fermento interno in levitazione, il suo sguardo sofferente e profondo di bizantino, e le sue povere mani fredde, passive, emaciate e gialle come due vecchi guanti ci impressionarono come se in quell’uomo ancora tanto vivo e celebre l’istinto fosse spento e incenerito per sempre.
« Lo si considera come un genio del nostro secolo, a noi apparve sempre come un modista della musica. Ricercatore di espressioni originali egli non trovava che qualche fortunata eleganza. Egli si rifiutava di toccare la terra con i piedi ed aveva dei brividi di repulsione al suono di musica altrui, e disse che Beethoven era volgare.
« Mal sostenuto da un temperamento che non era né ricco né generativo egli oltrepassò il segno dell’arte per naufragare in un intellettualismo disperato. Aveva in fondo più confidenza nella pittura e nella poesia che nella musica a sé. Procedendo criticamente per esclusione egli giunse a farsi un genere limitato, indeterminabile, e quasi scientifico. Egli eccelle dal punto di vista istrumentale pianistico.
« Maeterlinck è stato il suo ispiratore. Le principesse incorporee che non vedono il giorno e agonizzano contro le pareti dei bui sotterranei ostruiti; la vita senza occhi e senza orecchi; tutte le vaghe apprensioni dell’inintelligibile fanno parte del suo programma di perdizione musicale e ci costringono a far quarantena sulle minacciose latitudini dell’Inconcludente.
« Pure spesso, sotto i veli, traspare nelle sue pagine quel genere d’album indispensabile nel salotto francese, che Egli deforma orribilmente per repulsione e per necessità, ma il sentimento poco originale rimane.
« Nondimeno, se accostiamo bene l’orecchio a qualche fenditura ci accadrà di sorprendere, a traverso questo cumulo di pregiudiziali, il passaggio fortuito di certe squisitezze sincere, sonore, rare ed effimere.
« Non vogliamo intendercene troppo, ma probabilmente il programma di ieri non fu composto con quel senso di carità e di onoranza che la triste e solenne occasione richiedeva.
« Gli esecutori erano tutti valorosissimi artisti e ci parve di capire che alcuni d’essi non fossero preparati alla morte prematura del decantato riformatore francese.
« Il programma comprendeva: la Sonata per violino e pianoforte, le Trois Chansons de Bilitis, due liriche dalle Ariettes oubliées e il Noël des enfants qui n’ont plus de maisons, che la signora Montjovet cantò con profondo sentimento; i Reflets dans l’eau, l’Hommage à Rameau e il Children’s Corner per pianoforte solo, eseguiti egregiamente da Alfredo Casella. Per ultimo il Quartetto per archi, esecutori Mario Costa, Giacinto Spada, Gustavo Gatti e Tito Rosati.
« Il pubblico numerosissimo fece, qua e là, il respiro grosso, ma applaudi alla fine di ogni pezzo e acclamò la signora Montjovet che dovette bissare il Noël des enfants…
« Noi rimaniamo tutt’ora persuasi che Claudio Debussy oltre che un creatore di musiche che non dureranno molto nel tempo a venire, era, per certe sue attitudini teoriche, il propulsore di un movimento disastroso e in Italia ne conosciamo assai bene le conseguenze.
« Alfredo Casella che fu magna pars del concerto, Malipiero e tutti i fratellini minori erano presenti ieri alla commemorazione. Se piangiamo la morte di Claudio Debussy dovremmo strapparci le chiome al vedere la numerosa famiglia che Egli ha abbandonato sul lastrico di S. Cecilia.»
Bruno Barilli
(«Il Tempo», 6 aprile 1918)
Bruno Barilli
Revol Samojlovič Bunin (6 aprile 1924 - 1976): Concerto in sol maggiore per viola e orchestra op. 22 (1965). Rudolf Baršaj (dedicatario della composizione), viola; Orchestra sinfonica della Radio di Mosca, dir. Nikolaj Anosov (registrazione del 1956).
Rudolf Baršaj e Revol Bunin
Manuel Rosenthal (1904 - 2003) Gaîté parisienne, balletto su musiche di Jacques Offenbach. Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo diretto dall’autore.
Il balletto, sceneggiato da Étienne de Beaumont e coreografato da Léonide Massine, fu presentato dalla compagnia del Ballet Russe de Monte-Carlo al Théâtre de Monte-Carlo il 5 aprile 1938. Per l’orchestrazione (per me insoddisfacente), Rosenthal si avvalse della collaborazione di Jacques Brindejont-Offenbach (1883 - 1956), figlio di Pépita, la terzogenita di Jacques Offenbach, e Prosper Brindejont.
Manuel Rosenthal
Richard Yardumian (5 aprile 1917 - 1985): Veni, Sancte Spiritus (1959). Český národní symfonický orchestr, dir. Paul Freeman.

È nota come Suite española una selezione di composizioni chitarristiche di Gaspar Sanz (alias Francisco Bartolomé Sanz Celma; 4 aprile 1640 - 1710) adattate per la chitarra moderna da Narciso Yepes, che qui la esegue.

Eugène Bozza (4 aprile 1905 - 1991): Aria per sassofono contralto e pianoforte (1936). Otis Murphy, sassofono; Haruko Murphy, piano

Elisabetta Brusa (3 aprile 1954): Simply Largo per archi (2011). I Solisti Veneti, dir. Claudio Scimone (in concerto pubblico: Padova, 8 marzo 2011).

Franz Berwald (1796 - 3 aprile 1868): Sinfonia n. 2 re maggiore, Sinfonie capricieuse (1842). Helsingborgs Symfoniorkester, dir. Okko Kamu.

Giampaolo Testoni (2 aprile 1957): Danze popolari immaginarie per grande orchestra (2015-16).
Vincenzo Legrenzio Ciampi (2 aprile 1719 - 1762): Sonata I in sol maggiore. Fernando De Luca, clavicembalo.

Un piccolo omaggio al più… musicale dei fotografi.



« Dans mon école idéale de photographie il y aurait un professeur de bouquet et un professeur de musique. On ne formerait pas des virtuoses du violon, mais on expliquerait le rôle de la musique qui donne une lumière sur les civilisations passées, formation complémentaire très nécessaire » (Robert Doisneau, 1912 - 1° aprile 1994).





Le fotografie nascono dalla collaborazione di Doisneau con l’amico Maurice Baquet (1911 - 2005), attore e violoncellista.
Francisco de Peñalosa (c1470 - 1° aprile 1528): Ave, verum corpus, mottetto a 4 voci. Ensemble Absalon.
Ave, verum corpus natum
de Maria Virgine;
vere passum, immolatum
in cruce pro homine;
cuius latus perforatum
vere fluxit sanguine.
O clemens, o pie,
o Iesu Fili Mariae,
miserere nobis.

Johann Sebastian Bach (31 marzo 1685 - 1750): «Kommt, ihr angefochtnen Sünder», aria (n. 5) dalla cantata Freue dich, erlöste Schar BWV 30 (c1738). Magdalena Kožená, mezzosoprano; Musica Florea, dir. Marek Stryncl.
Kommt, ihr angefochtnen Sünder,
Eilt und lauft, ihr Adamskinder,
Euer Heiland ruft und schreit!
Kommet, ihr verirrten Schafe,
Stehet auf vom Sündenschlafe,
Denn itzt ist die Gnadenzeit!
(Venite, peccatori, accorrete, figli d’Adamo. Il vostro Salvatore grida e vi chiama! Venite, gregge disperso, svegliatevi dal sonno del peccato, poiché ora è il tempo del perdono!)

Henryk Wieniawski (1835 - 31 marzo 1880): Originalthema mit Variationen per violino e pianoforte op. 15. Leonid Kogan, violino; Arnold Kaplan, pianoforte.

Antonio de Cabezón (30 marzo 1510 - 26 marzo 1566): Primer Tiento del primer tono (pubblicato in Libro de cifra nueva, 1557, n. 16). Jean-Baptiste Dupont all’organo dell’Église des Minimes in Tolosa.

Els Aarne (nome d’arte di Else Paëmuru; 30 marzo 1917 - 1995): Seconda Sinfonia (1966). Eesti Riiklik Sümfooniaorkester, dir. Neeme Järvi.
La prima «voce» del Dizionario di musica della Utet (Deumm), sezione Biografie (l’anno di pubblicazione è il 1985), è dedicata a Els Aarne.
Johann Wilhelm Hässler (29 marzo 1747 - 29 marzo 1822): Grande Gigue in re minore op. 31. Olga Tverskaya, fortepiano.
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Nicolaus Bruhns (1665 - 29 marzo 1697): Die Zeit meines Abschieds ist vorhanden, cantata per coro a 4 voci, archi e continuo. Ricercar Consort.
Testo: II Lettera a Timoteo IV:6-8
[6] Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. [7] Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. [8] Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione.
Constantijn Huygens (1596 - 28 marzo 1687): Dilataverunt super me os suum, mottetto a 1 voce e basso continuo (pubblicato in Pathodia sacra et profana, 1647, n. 6). Anne Grimm, soprano; Peter Kooij, basso di viola; Leo van Doeselaar, organo.
Et dilataverunt super me os suum; dixerunt: Euge, euge! viderunt oculi nostri.
Vidisti, Domine: ne sileas; Domine, ne discedas a me.
(Salmo 35:21-22)

Henri Vieuxtemps (1820 - 1881): Concerto per violino e orchestra n. 6 in sol maggiore op. 47 (1865). Jolente De Maeyer, violino; Orchestre Philharmonique Royal de Liège, dir. Patrick Davin.
Il brano è dedicato a Wilma Neruda (1838 - 1911), celebre violinista morava che sposò in prime nozze il compositore svedese Ludvig Norman e poi il pianista e direttore d’orchestra tedesco-inglese Charles Hallé. Nel romanzo Uno studio in rosso (1887) di sir Arthur Conan Doyle, Sherlock Holmes e il dottor Watson assistono a un recital di «Madame Norman-Neruda».


Wilma Neruda ritratta da George Frederic Watts
Jacob Obrecht (1457/58 - 1505): Missa Fortuna desperata a 4 voci. Ensemble vocale The Sound and The Fury.
Obrecht compose questa messa non su una delle rielaborazioni d’autore della chanson omonima (se ne conoscono una a 3 voci di Heinrich Isaac, una a 6 di Alexander Agricola e una a 3 parti strumentali, forse di Josquin des Prez), bensì sulla versione originale, quella riportata dai quattro manoscritti di cui s’è detto ieri. Il fatto che Obrecht abbia lavorato sul testo originale dà maggior consistenza all’attribuzione di Fortuna desperata a Antoine Busnois: è infatti molto probabile che i due musicisti si conoscessero di persona, essendo stati attivi a Bruges nello stesso periodo, Busnois — nell’ultimo anno della sua vita — presso la Cattedrale di San Salvatore, Obrecht in San Donaziano.
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Sonia Bo (27 marzo 1960): Come nella memoria, tre pezzi per pianoforte (1996). Francesco Conti.

Antoine Busnois? (1430 - 1492): Fortuna desperata, chanson a 3 voci. The Clerks’ Group, dir. Edward Wickham.
Fortuna desperata
Iniqua e maledecta
Che de tal dona electa
La fama ay denigrata.
O morte dispietata,
Inimica e crudele,
Che d’alto più che stelle
L’hai così abbassata.
Meschina e despietata,
Ben piangere posso may
Et desiro finire,
Finire i miei guay.
Questa chanson è stata tramandata da quattro manoscritti, tre dei quali non indicano il nome dell’autore; nel quarto codice è attribuita a Busnois. Secondo alcuni studiosi, potrebbe invece essere opera di un musicista fiorentino, Felice di Giovanni Martini († 1478).
