Leone Leoni (c1560 - 24 giugno 1627): Cor mio, deh, non languire, madrigale a 5 voci (pubblicato in Bell’Alba: quinto libro de madrigali a cinque voci, 1602, n. 9) su testo di Battista Guarini. The Consort of Musicke, dir. Anthony Rooley.
Cor mio, deh, non languire,
Che fai teco languir l’anima mia.
Odi i caldi sospiri: a te gl’invia,
La pietate e’l desire.
S’i’ ti potessi dar morendo aita,
Morrei per darti vita.
Ma vivi ohimé, ch’ingiustamente more,
Chi vivo tien ne l’altrui petto il core.
Louis Brassin (24 giugno 1836 o 1840 - 1884): Feuerzauber (Incantesimo del fuoco), scena finale di Die Walküre di Richard Wagner (1870) liberamente trascritta per pianoforte. Aleksandra Beljakovič.
Valéry Sauvage interpreta la più antica versione conosciuta di Greensleeves (anonima, riportata dal manoscritto noto come William Ballet’s Lute Book, c1590-1603) insieme con le variazioni composte da Francis Cutting (c1550 - 1595/96).
Valéry Sauvage performs the earliest known version of Greensleeves (anonymous, found in a manuscript known as the William Ballet’s Lute Book, c1590-1603) and the variations by Francis Cutting (c1550 - 1595/96).
Tobias Michael (23 giugno 1592 - 1657): Das ist ein kostlich Ding per voce, flauto e basso continuo (pubblicato in Musikalische Seelenlust, vol. II, 1636). Ensemble Circa 1500, dir. Nancy Hadden.
Das ist ein köstlich Ding, dem Herren danken
und lobsingen deinem Namen, du Höchster.
Des Morgens deine Gnade und des Nachts deine Wahrheit verkündigen.
Auff den zehen Seiten und Psalter mit Spielen auff der Harffen.
Denn, Herr, du lässest mich frölich singen von deinen Wercken,
und ich rühme die Geschäffte deiner Hände.
Philippe Hersant (21 giugno 1948): Concerto per violoncello e orchestra da camera (Prix «Arthur Honegger» 1994). Olivia Gay, violoncello; Orchestre Pasdeloup, dir. Wolfgang Doerner.
Pasquale Bini (21 giugno 1716 - 1770): Concerto in re maggiore per violino, archi e basso continuo. Giacomo Scarponi, violino; Ensemble Frequenze Diverse.
Jehan Alain (1911 - 20 giugno 1940): Aria per organo JA 138 (1939). Marie-Claire Alain.
Suggestiva composizione dedicata a Noëlie Pierront, che ne diede la 1a esecuzione il 23 marzo 1941 in Saint-Germain-des-Prés a Parigi.
Di questa Aria si trovano in rete alcune registrazioni in una versione per flauto e organo: si tratta di un adattamento non originale, opera del fratello minore di Jehan, Olivier (1918 - 1994).
Ralph Vaughan Williams (1872 - 1958): Fantasia on Greensleeves for flute, harp and strings. Philadelphia Orchestra; conductor: Eugene Ormandy.
La Fantasia on Greensleeves è in realtà un arrangiamento, realizzato nel 1934 da Ralph Greaves con l’approvazione di Vaughan Williams, di un brano dell’opera Sir John in Love (1929), basata sulla commedia di Shakespeare Le allegre comari di Windsor. Utilizza non solo il ballad cui si allude nel titolo, ma anche una melodia tradizionale intitolata Lovely Joan, che Vaughan Williams aveva ascoltato nel Suffolk.
The Fantasia on Greensleeves is actually an arrangement, made in 1934 by Ralph Greaves with the approval of Vaughan Williams, of a piece from the opera Sir John in Love (1929), based on Shakespeare’s play The Merry Wives of Windsor. It uses not only the ballad alluded to in the title, but also a traditional tune called Lovely Joan, which Vaughan Williams heard in Suffolk.
Gustav Allan Pettersson (1911 - 20 giugno 1980): Sinfonia n. 14 (1976-78). Kungliga Filharmoniska Orkestern (Orchestra filarmonica regia) di Stoccolma, dir. Sergiu Comissiona.
Jacques Offenbach (20 giugno 1819 - 1880): Die Rheinnixen, ouverture (1864). The Gulbenkian Orchestra, dir. Michel Swierczewski.
Oltre alle operette per cui è famoso, Offenbach scrisse due opere «serie». La prima, Les Fées du Rhin, composta su libretto di Charles-Louis-Étienne Nuitter, Offenbach vivente fu rappresentata solo a Vienna nel 1864 con il titolo di Die Rheinnixen e libretto tradotto in tedesco da Alfred von Wolzogen; ma fu un allestimento poco fortunato: l’opera andò in scena in forma ridotta a causa di un’indisposizione del tenore Alois Ander, che vi avrebbe dovuto sostenere uno dei ruoli principali. La prima rappresentazione integrale, con il libretto originale francese, è del 2002.
Offenbach riutilizzò due brani delle Fées nella sua seconda e ultima opera, Les contes d’Hoffmann, rappresentata postuma nel 1881. Il più famoso dei due, lo «Chant des Elfes» citato anche nell’ouverture, diventò la barcarola («Belle nuit, ô nuit d’amour») cantata da Nicklausse e Giulietta all’inizio del IV atto, ambientato a Venezia.
Dopo il «Galop infernal» di Orphée aux enfers, questa barcarola è senz’altro la più celebre composizione di Offenbach. Qui è eseguita da Elīna Garanča e Anna Netrebko accompagnate dall’Orchestra filarmonica di Praga diretta da Emmanuel Villaume.
Belle nuit, ô nuit d’amour,
Souris à nos ivresses,
Nuit plus douce que le jour,
Ô belle nuit d’amour!
Le temps fuit et sans retour
Emporte nos tendresses
Loin de cet heureux séjour.
Le temps fuit sans retour.
Zéphyrs embrasés.
Versez-nous vos caresses.
Zéphyrs embrasés,
Donnez-nous vos baisers.
Egon Wellesz (1885 - 1974): Prosperos Beschwörungen, 5 symphonische Stücke nach Shakespeares „Der Sturm“ op. 53 (1934-36). Wiener Philharmoniker, dir. Bernard Haitink.
Prosperos Beschwörung: Molto sostenuto
Ariel und der Sturm: Leicht bewegt [5:13]
Ariels Gesang: Tranquillo [10:30]
Caliban: Unruhig [16:15]
Ferdinand und Miranda: Sehr breit und ruhevoll – Prosperos Epilog. Misterioso [21:44]
Ignaz Joseph Pleyel (18 giugno 1757 – 1831): Sinfonia concertante in si bemolle maggiore per violino, viola e orchestra op. 35 (1791). Cornelia Loscher, violino; Johannes Flieder, viola; Camerata Pro Musica, dir. Paul Weigold.
Galina Ivánovna Ustvól’skaja (17 giugno 1919 - 2006): Sinfonia n. 5, Amen, per voce recitante, oboe, tromba, tuba, violino e percussione (1989-90). Sergej Lejferkus, voce recitante; London Musici, dir. Mark Stephenson.
Gérard Grisey (17 giugno 1946 - 1998): Le Temps et l’écume per 4 percussionisti, 2 sintetizzatori e orchestra da camera (1989). Ensemble S; Paulo Alvares e Benjamin Kobler, sintetizzatori; WDR Sinfonieorchester Köln, dir. Emilio Pomarico.
Jan Václav Stamic (Johann Stamitz; 17 giugno 1717 - 1757): Concerto per organo e orchestra n. 4 in mi bemolle maggiore. Alena Veselá, organo; Orchestra da camera «Dvořák», dir. Vladimir Válek.
Anonimo (sec. XVI-XVII): The Willow Song. Duo Mignarda: Donna Stewart, voce; Ron Andrico, liuto.
The poor soul sat sighing by a sycamore tree,
Sing willow, willow, willow,
With his hand in his bosom and his head upon his knee,
O willow, willow, willow shall be my garland.
Sing all a green willow, willow, willow, willow;
Aye me, the green willow must be my garland!
He sighed to his singing, and made a great moan:
I am dead to all pleasure, my true love she is gone.
The mute bird sat by him was made tame by his moans,
The true tears fell from him would have melted the stones.
Come all you forsaken and mourn you with me.
Who speaks of a false love, mine’s falser than she.
Let love no more boast her in palace nor bower.
It buds, but it blasteth ere it be a flower.
Though fair and more false, I die with thy wound.
Thou hast lost the truest lover that goes upon the ground.
Let nobody chide her, her scorns I approve.
She was born to be false, and I to die for her love.
Take this for my farewell and latest adieu,
Write this on my tomb, that in love I was true.
Dopo aver ascoltato la versione di Rossini e quella di Verdi, ecco la Canzone del salice « originale », ossia il ballad cantato da Desdemona nella 3a scena dell’atto IV dell’Otello scespiriano, come ci è stato tramandato da un manoscritto conservato nella British Library (Add. 15117, databile intorno al 1615). È una bella canzone triste, nello stile malinconico che era di moda nell’Inghilterra elisabettiana. Nei primi versi è ben descritta una persona afflitta da profonda malinconia, in una postura non molto dissimile da quella dell’angelo in una celebre incisione di Dürer (Melencolia I, 1514).
Da sottolineare che il comportamento di Desdemona contravviene alle consuetudini teatrali dell’epoca: era infatti considerato disdicevole che un personaggio di rango elevato si producesse in esibizioni canore sulla scena. Ma Desdemona è in preda a una forte agitazione, teme per la propria vita e teme ancora di più che Otello possa considerarla infedele: per questo motivo il suo canto — come del resto quello di Ofelia impazzita (Amleto IV:5) — poteva essere tollerato.
Con la Canzone del salice Shakespeare ha trovato il modo più efficace di rappresentare il turbamento di Desdemona, pervasa da presentimenti di morte ma ancora profondamente innamorata di Otello: nell’armonia, il continuo alternarsi di modo minore e maggiore rende musicalmente il contrasto dei suoi sentimenti, mentre nel testo la ripetizione insistita della parola willow (il salice è da sempre simbolo della tristezza d’amore) dà l’idea del suo intimo tormento.
After listening to The Willow Song set to music by Rossini and by Verdi, here is now the « original » version, i.e. the ballad that Desdemona sings in Shakespeare’s Othello (act 4, scene 3): this piece has come down to us through a manuscript which is preserved in the British Library (Add. 15117, datable around 1615). It’s a beautiful sad song, in the melancholy style that was popular in Elizabethan England. The first stanza well describes a person afflicted by a profound melancholy, in a posture not unlike that took by the angel in a Dürer’s famous engraving (Melencolia I, 1514).
It should be noted that Desdemona’s behavior contravenes the theatrical customs of the time: it was in fact considered unbecoming for a high-ranking character to perform singing on stage. But Desdemona is in the throes of a strong agitation, she is in fear for her own life, and fears even more that Othello might believe her unfaithful: for this reason her singing — like that of Ophelia gone mad (Hamlet, act 4, scene 5) — can be tolerated.
With The Willow Song Shakespeare finds the most effective way of representing Desdemona’s turmoil, pervaded by forebodings of death but still deeply in love with Othello: the continuous alternation of minor and major modes musically renders the contrast of her feelings, while the insistent repetition of the word willow (a tree which has always been a symbol of love sadness) illustrates her inner torment.
Emil Sjögren (16 giugno 1853 - 1918): Sonata per violino e pianoforte n. 2 in mi minore op. 24 (1889). Nils-Erik Sparf, violino; Lucia Negro, pianoforte.