Leonard Bernstein (1918 - 14 ottobre 1990): Halil, notturno per flauto, percussioni, arpa e archi (1981). Anita Olivieri Passeri, flauto; The Buchmann-Mehta School of Music Symphony Orchestra, dir. Eyal Ein-Habar.

Leonard Bernstein (1918 - 14 ottobre 1990): Halil, notturno per flauto, percussioni, arpa e archi (1981). Anita Olivieri Passeri, flauto; The Buchmann-Mehta School of Music Symphony Orchestra, dir. Eyal Ein-Habar.

Isabella Colbran (1784 - 7 ottobre 1845): So che un sogno è la speranza (da Sei Canzoncine ou Petits Airs Italiens, 3ème recueil, 1809); testo di Pietro Metastasio, dal Ruggero (aria di Bradamante, atto I, scena 9a). Maria Chiara Pizzoli, soprano; Marianne Gubri, arpa.
So che un sogno è la speranza
So che spesso il ver non dice
Ma, pietosa ingannatrice,
Consolando il cor mi va.
Fra quei sogni non ha pace
E capace almen si rende
Di sue barbare vicende
A soffrir la crudeltà.

Jean Cras (1879 - 14 settembre 1932): Quintetto per arpa, flauto, violino, viola e violoncello (1928). Catherine Michel arpa; Thomas Prévost, flauto; Marie-Christine Millière, violino; Jean-François Benatar, viola; Philippe Bary, violoncello.

James Tenney (1934 - 24 agosto 2006): Harmonium #3 per 3 arpe (1980). Interpreti non identificati.

Jacopo Peri detto Zazzerino (20 agosto 1561 - 12 agosto 1633): Un dì soletto, madrigale a 1 voce e basso continuo (pubblicato nella raccolta Le varie musiche del Sig. Jacopo Peri, 1609, n. 17) su testo di Gabriello Chiabrera. Marc Mauillon, voce; Angélique Mauillon, arpa.
Un dì soletto
vidi il diletto,
ond’ho tanto martire;
e sospirando,
tutto tremando
così le presi a dire:
«O tu, che m’ardi
co’ dolci sguardi,
come sì bella appari!»
Ella veloce
sciolse la voce
fra vaghi risi, e cari:
«Sul volto rose
l’alba mi pose,
lume su’ crini il sole,
ne gli occhi Amore
il suo splendore,
suo mel ne le parole.»
Così disse ella;
poscia, più bella
che giamai m’apparisse,
piena il bel viso
di bel sorriso,
lieta soggiunse, e disse:
«O tu, che t’ardi
a’ dolci sguardi,
come sì tristo appari!»
ed io veloce
sciolsi la voce
fra caldi pianti amari:
«D’empio veneno
mi sparge il seno,
oimé, tua gran beltade;
e la mia vita
quasi è finita
per troppa feritade».
Ella per gioco
sorise un poco,
indi mi si nascose;
ed io dolente
pregava ardente,
ma più non mi rispose.

Aleksandr Aleksandrovič Aljab’ev (15 agosto 1787 - 1851): L’usignolo (Соловей, 1826), romanza su testo di Anton Del’vig; trascrizione per voce e orchestra di Michail Ivanovič Glinka (1804 - 1857). Natalie Dessay, soprano; Berliner Sinfonie-Orchester, dir. Michael Schoenwandt.
Соловей мой, соловей,
Голосистый соловей!
Ты куда, куда летишь,
Где всю ночку пропоешь?
Соловей мой, соловей,
Голосистый соловей!
[Кто-то бедная, как я,
Ночь прослушает тебя,
Не смыкаючи очей,
Утопаючи в слезах?
Соловей мой, соловей,
Голосистый соловей!]
Ты лети, мой соловей,
Хоть за тридевять земель,
Хоть за синие моря,
На чужие берега;
Соловей мой, соловей,
Голосистый соловей!
Побывай во всех странах,
В деревнях и в городах:
Не найти тебе нигде
Горемышнее меня.
Соловей мой, соловей,
Голосистый соловей!
(Usignolo, mio usignolo, chiassoso usignolo! Dove sei, dove voli, dove canterai tutta la notte?
Usignolo, mio usignolo, chiassoso usignolo!
[Ti ascolterà, questa notte, un’altra infelice come me, senza poter chiudere occhi che annegano nelle lacrime?]
Vola, mio usignolo, sopra terre lontane, sopra il blu del mare, sopra rive straniere.
Viaggia attraverso ogni landa, sui villaggi, sulle città: non troverai nessuno più infelice di me.)
Michail Ivanovič Glinka (1804 - 1857): Variazioni in mi minore sulla romanza L’usignolo di A. A. Aljab’ev (1833). Anna Petrova-Forster, pianoforte.
Franz Liszt (1811 - 1886): Le Rossignol, air russe d’Alabieff S 250/1 (1842). France Clidat, pianoforte.
Il brano di Liszt trascritto per arpa da Henriette Renié (1875 - 1956) e interpretato da Anneleen Lenaerts.

Gioachino Rossini (1792 - 1868): «Zitti zitti, piano piano», terzetto dal II atto dell’opera Il barbiere di Siviglia, o sia L’inutil precauzione (1816). Joyce DiDonato (Rosina), William Browning (Figaro), Patrick Greene (Almaviva).
Nicolas Bochsa (9 agosto 1789 - 1856): Rondo sur le trio «Zitti, zitti» du Barbier de Seville. Joel von Lerber, arpa.


Giovanni Bononcini (18 luglio 1670 - 1747): «Ombra mai fu», aria dal I atto dell’opera Xerse (1694), libretto di Nicolò Minato rimaneggiato da Silvio Stampiglia. Armin Gramer, controtenore; Hubert Hoffmann, arciliuto; Anna Zauner-Pagitsch, arpa.
Atto I, scena 1a.
Belvedere accanto ad un bellissimo giardino, in mezzo di cui v’è un platano.
Xerse sotto il platano.
Recitativo:
Frondi tenere e belle,
del mio platano amato,
per voi risplenda il Fato.
Tuoni, lampi e procelle
non v’oltraggino mai la cara pace
né giunga a profanarvi mostro rapace.
Arioso:
Ombra mai fu
di vegetabile
cara e amabile,
soave più.
Georg Friedrich Händel (1685 – 1759): Concerto in si bemolle maggiore per arpa, archi e continuo op. 4 n. 6 HWV 294 (1736). Maxime Eilander, arpa; Tafelmusik Baroque Orchestra, dir. Jeanne Lamon.
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Guy Ropartz (15 giugno 1864 - 1955): Prélude, Marine et Chansons per flauto, violino, viola, violoncello e arpa (1928). Melos Ensemble of London.

Luigi Maurizio Tedeschi (7 giugno 1867 - 1944): Elegia per violino e arpa op. 22 (1938). Daniela Cammarano, violino; Elisa Sargenti, arpa.

Cesare Galeotti (5 giugno 1872 - 1929): Légende per arpa op. 139 (1910). Eleonora Volpato.

Cesare Galeotti (5 giugno 1872 - 1929): Fantaisie per arpa op. 138 (1908). Carlotta Gambarelli.

Daniele Bertotto (1947 - 31 maggio 2007): O dulcissimum puerum per coro, flauto, 2 clarinetti, fagotto, arpa, organo e archi (1995, rev. 2006). Coro e Ensemble strumentale dell’Accademia musicale «Ruggero Maghini», dir. Claudio Chiavazza.

Tre composizioni attribuite a san Godric di Finchale (c1065 - 21 maggio 1170).
| Sainte Nicolaes, Godes druth, Tymbre us faire scone hus; At thi burth, at thi bare, Sainte Nicolaes, bring us wel thare. |
San Nicola, diletto da Dio, prepara per noi belle dimore, Alla nascita, alla morte, San Nicola, portaci là in salvo. |
| Saintë Marië Virginë, Moder Iesu Cristes Nazarenë, Onfo, schild, help thin Godric, Onfong bring hegilich With the in Godës riche. |
Santa Maria Vergine, Madre di Gesù Cristo di Nazareth, Accogli, proteggi, soccorri il tuo Godric E, quando l’avrai accolto, portalo Solennemente con te nel regno di Dio. |
| Kyrie eleison, Kyrie eleison. Crist and Sainte Marie Swa on scamel me iledde That ich on this erthe ne silde With mine bare footen itredde. Kyrie eleison, Kyrie eleison Christe eleison, Christe eleison. |
Signore pietà, Signore pietà. Cristo e Santa Maria Mi hanno condotto a questo altare In modo che io non tocchi la terra Con i miei piedi scalzi. Signore pietà, Signore pietà, Cristo pietà, Cristo pietà. |
Questo articolo è stato ispirato da Antartica e perciò a lei dedicato.
Passacaglia è il nome generico di una danza secentesca di origine spagnola e della forma musicale tradizionalmente associata alla danza stessa, in ritmo ternario e di andamento lento. Fra Seicento e Settecento la passacaglia si affermò nella musica d’arte assumendo la forma di variazioni sopra un tema, sopra uno schema armonico o sopra un basso ostinato; sotto il profilo musicale, la passacaglia è di fatto simile alla ciaccona, tanto che a lungo i due termini furono considerati equivalenti.
Numerosi musicisti si sono dedicati alla composizione di passacaglie; uno dei primi è Girolamo Frescobaldi:
Nell’ambito della musica teatrale, una passacaglia assai nota si trova nel V atto dell’Armide di Lully:
La Passacaglia con Fuga BWV 582 di Bach è uno dei più grandi capolavori della musica organistica d’ogni tempo:
Fra le passacaglie più celebri va annoverata quella in sol minore di Georg Friedrich Händel; fa parte di una Suite per clavicembalo (la n. 7, HWV 432) ed è una passacaglia sui generis perché ha ritmo binario anziché ternario. La versione originale suona così:
Nel 1897, quasi centoquarant’anni dopo la morte di Händel, il compositore norvegese Johan Halvorsen elaborò un adattamento per violino e viola della Passacaglia in sol minore:
Tanto della versione originale di Händel quanto della rielaborazione di Halvorsen esistono vari arrangiamenti per strumenti diversi. Fino a qualche anno fa, un adattamento per arpa (eseguito da Anna Palomba Contadino) era ben noto agli abbonati Rai:
Un’altra famosa passacaglia si trova nel IV movimento del Quintettino op. 30 n. 6 di Luigi Boccherini, noto anche come Musica notturna delle strade di Madrid:
È una passacaglia il Finale della Quarta Sinfonia di Brahms, costituito da una serie di 32 variazioni sopra il tema del coro conclusivo («Meine Tage in dem Leide») della cantata Nach dir, Herr, verlanget mich BWV 150 di Bach.
La passacaglia che costituisce il III movimento del Trio per violino, violoncello e pianoforte di Ravel è un brano di straordinaria intensità:
Troviamo una passacaglia, poi, fra i capolavori della musica del Novecento: è l’opus 1 di Anton Webern:
Giaches de Wert (c1535 - 6 maggio 1596): O primavera, gioventù de l’anno, madrigale a 5 voci (dall’Undecimo libro de madrigali a cinque voci, 1595, n. 2) su testo di Battista Guarini (Il pastor fido, atto III), parte 1a. Francesca Benetti, tiorba e direzione; Tanja Vogrin, arpa; Giovanna Baviera, viola da gamba; Rui Staehelin, liuto; Ricardo Leitão Pedro, chitarra barocca.
O primavera, gioventù de l’anno,
Bella madre de’ fiori,
D’herbe novelle e di novelli amori,
Tu torni ben, ma teco
Non tornano i sereni
E fortunati dì de le mie gioie;
Tu torni ben, tu torni,
Ma teco altro non torna
Che del perduto mio caro tesoro
La rimembranza misera, e dolente.
Tu quella se’, tu quella
Ch’eri pur dianzi sì vezzosa e bella;
Ma non son io già quel ch’un tempo fui
Sì caro à gli occhi altrui.

Carlos Salzedo (6 aprile 1885 - 1961): Variations sur un thème dans le style ancien per arpa op. 30 (1911). Maria Luisa Rayan-Forero.

Claude Debussy (1862 - 25 marzo 1918): Chansons de Bilitis, 12 brani per 2 flauti, 2 arpe e celesta L2 102 (1900-01) per accompagnare la recitazione degli omonimi poemetti di Pierre Louÿs.
La partitura originale (perduta) è stata ricostruita, sulla base del materiale autografo superstite, da Pierre Boulez (1954), da Arthur Hoérée (1971) e da Rudolf Escher (1972).
Nel 1914 Debussy rielaborò sei di questi brani (nn. 1, 7, 4, 10, 8 e 12) per pianoforte a 4 mani con il titolo Six Épigraphes antiques (L2 139).
Sulle Chansons de Bilitis di Debussy si trovano in rete, fra l’altro, uno studio in italiano (qui) e uno in francese (qui).
Illustrazioni di George Barbier (1922).
Anonimo: The Liverpool Hornpipe (dalla Atholl Collection, Perth, A. K. Bell Library). Jordi Savall, treble viol; Andrew Lawrence-King, arpa irlandese.

Jean-Baptiste Cardon (1760 - 11 marzo 1803): Trio per arpa, violino e viola op. 9 n. 2 (1790). Rachel Talitman, arpa; Tigran Maytesian, violino; Igal Braslavsky, viola.
Sebastiano Festa (c1490/95 - 1524): Se ‘l pensier che mi strugge, madrigale su testo di Francesco Petrarca (Canzoniere CXXV:1 e 3). Sabine Lutzenberger, soprano; Kirsty Whatley, arpa.
Se ’l pensier che mi strugge,
com’è pungente et saldo,
cosí vestisse d’un color conforme,
forse tal m’arde et fugge,
ch’avria parte del caldo,
et desteriasi Amor là dov’or dorme;
men solitarie l’orme
fôran de’ miei pie’ lassi
per campagne et per colli,
men gli occhi ad ognor molli,
ardendo lei che come un ghiaccio stassi,
et non lascia in me dramma
che non sia foco et fiamma.
Dolci rime leggiadre
che nel primiero assalto
d’Amor usai, quand’io non ebbi altr’arme,
chi verrà mai che squadre
questo mio cor di smalto
ch’almen com’io solea possa sfogarme?
Ch’aver dentro a lui parme
un che madonna sempre
depinge et de lei parla:
a voler poi ritrarla
per me non basto, et par ch’io me ne stempre.
Lasso, cosí m’è scorso
lo mio dolce soccorso.
