See, the conqu’ring hero comes!

Georg Friedrich Händel (1685 - 14 aprile 1759): «See, the conqu’ring hero comes!», coro (n. 58) dall’oratorio Judas Maccabaeus HWV 63 (1747) su testo di Thomas Morell. Wands­worth School Boys Choir, English Chamber Orchestra, dir. sir Charles Mackerras.

Youths :

See, the conqu’ring hero comes!
Sound the trumpets! Beat the drums!
Sports prepare! The laurel bring !
Songs of triumph to him sing!

Virgins :

See the godlike youth advance!
Breathe the flutes and lead the dance!
Myrtle wreaths and roses twine
to deck the hero’s brow divine!

Israelites :

See, the conqu’ring hero comes!
Sound the trumpets! Beat the drums!
Sports prepare! The laurel bring!
Songs of triumph to him sing!
See, the conqu’ring hero comes!
Sound the trumpets! Beat the drums!


Ludwig van Beethoven (1770 - 1827): 12 Variationen über ein Thema aus dem Oratorium «Judas Maccabäus» von Händel per violoncello e pianoforte WoO 45 (1796). Yo-Yo Ma, violoncello; Emanuel Ax, pianoforte.

WoO 45

Parallel Lines (Subotnick 90)

Morton Subotnick (14 aprile 1933): Parallel Lines per ottavino solista con “ghost electronics”, oboe, clarinetto/clarinetto basso, tromba, trombone, percussione, arpa, viola e violoncello (1979).

« The “ghost” score is a parallel composition to the piccolo solo. The ghost score amplifies and shifts the frequency of the original non-amplified piccolo sound. The two (“ghost” and original piccolo sounds), like a pair of parallel lines, can never touch, no matter how quickly or intricately they move. The work is divided into three large sections: (1) a perpetual-motion-like movement in which all parts play an equal role; (2) more visceral music, starting with the piccolo alone and leading to a pulsating “crying out”, and (3) a return to the perpetual motion activity, but sweeter » (Morton Subotnick).


Sonate pour la flûte à bec

Anne Danican Philidor (11 aprile 1681 - 1728): Sonata in re minore per flauto dolce e basso continuo (dal 1er Livre de pièces, 1712). Frans Brüggen, flauto dolce; Anner Bylsma, violoncello; Gustav Leonhardt, clavicembalo.

– Lentement – Plus lentement
– Fugue [2:47]
– Courante [4:06]
– Les notes égales et détachez (Gracieusement) [5:47]
– Fugue [7:32]

Quel cosacco al di là del Danubio

Anonimo: Їхав козак за Дунай (Ikhav kozak za Dunaj, Cavalcò un cosacco al di là del Danubio), canto tradizionale ucraino, qui interpretato dal cantante e virtuoso di bandura Taras Kom­pa­ni­čenko, da Kiev, con il suo ensemble. Il testo è attribuito al poeta ucraino Semen Klimovskij (1705 - 1785).
Portato nell’Europa occidentale dai soldati dell’esercito zarista in guerra contro Napoleone, questo canto divenne noto nei Paesi di lingua tedesca con il titolo Schöne Minka; nella prima metà dell’Ottocento ispirò diversi compositori.


Carl Maria von Weber (1786 - 1826): [9] Variations sur un air russe per pianoforte op. 40, J. 179 (1814-15). Alexander Paley.


Johann Nepomuk Hummel (1778 - 1837): Variazioni per flauto, violoncello e pianoforte op. 78 n. 2 (1818). Ilma Ensemble: Rosa Sanz, flauto; David Olivares, violoncello; Hernán Milla, pianoforte.


Aleksandr Aleksandrovič Aljab’ev (1787 - 1851): Variazioni sul tema ucraino «Cavalcò un cosacco al di là del Danubio» per violino e orchestra. Aleksandr Trostjanskij, violino; Orchestra Musica Viva, dir. Aleksandr Rudin.


Ludwig van Beethoven (1770 - 1827): Air cosaque: Schöne Minka, ich muß scheiden per canto, violino, violoncello e pianoforte, n. 16 dei Lieder verschiedener Völker WoO 158 (1816-18). Dorothee Wohlgemuth, soprano; Georg Poplutz, tenore; Martin Haunhorst, violino; Bernhard Schwarz, violoncello; Rainer Maria Klaas, pianoforte.

Schöne Minka, ich muß scheiden, ach du fühlest nicht das Leiden,
fern auf freudelosen Heiden, fern zu sein von dir!
Finster wird der Tag mir scheinen, einsam werd ich gehn und weinen;
auf den Bergen, in den Hainen ruf ich, Minka, dir.

Nie werd ich von dir mich wenden; mit den Lippen, mit den Händen
werd ich Grüße zu dir senden von entfernten Höhn.
Mancher Mond wird noch vergehen, ehe wir uns wiedersehen;
ach, vernimm mein letztes Flehen: bleib mir treu und schön!

Du, mein Olis, mich verlassen? Meine Wange wird erblassen;
alle Freuden werd ich hassen, die sich freundlich nahn.
Ach, den Nächten und den Tagen werd ich meinen Kummer klagen;
alle Lüfte werd ich fragen, ob sie Olis sahn!

Tief verstummen meine Lieder, meine Augen schlag ich nieder;
aber seh ich dich einst wieder, dann wird’s anders sein.
Ob auch all die frischen Farben deiner Jugendblüte starben:
ja, mit Wunden und mit Narben bist du, Süßer mein!


Beethoven: Air russe: Schöne Minka, variazioni per flauto e pianoforte op. 107 n. 7 (1817-18). Jean-Pierre Rampal, flauto; Robert Veyron-Lacrois, pianoforte.


Auguste Franchomme (10 aprile 1808 - 1884): Air russe varié pour violoncelle avec accompagnement de quintuor op. 32 (1845). Anner Bylsma, violoncello; L’Archibudelli.


Ma non è finita. Ritroviamo il tema musicale in brani molto più recenti, come per esempio questa canzone proposta negli anni 1940 da Dinah Shore (statunitense di origini russe) e più tardi ripresa da Sandie Shaw:


Alla fine, proporrei di tornare a est per ascoltare il Coro Kubanskij:

Їхав козак за Дунай.
Сказав: «Дівчино, прощай!
Ти, конику вороненький
Неси та й гуляй!»

Та було б, та було б не ходити,
Та було б, та було б не любити,
Та було б, та було б та й не знаться
Чим тепер, чим тепер росставаться!

Постій, постій, козаче,
Твоя дівчина плаче.
«Як ти мене покидаєш!
Тільки подумай!»

Лучше було б, лучше було б не ходити
Лучше було б, лучше було б не любити
Лучше було б, лучше було б та й не знаться
Чим тепер, чим тепер росставаться

«Білих ручок не ламай.
Ясних очок не стирай.
Мене з війни зі славою
К собі ожидай!»

Та було б, та було б не ходити…

«Не хочу я нічого
Тільки тебе одного.
Будь здоров ти, мій миленький
А все пропадай!»

Лучше було б, лучше було б не ходити…

Cavalcò un cosacco al di là del Danubio.
Disse: «Mia bella, addio!
E tu, mio buon cavallo nero,
portami via, andiamo!»

Sarebbe stato meglio non partire,
sarebbe stato meglio non amare,
sarebbe stato meglio non conoscerci
che doverci lasciare ora!

Aspetta, aspetta, cosacco,
la tua bella sta piangendo.
«Mi vuoi abbandonare!
Pensaci bene!»

Sarebbe stato meglio non partire,
sarebbe stato meglio non amare,
sarebbe stato meglio non conoscerci
che doverci lasciare ora!

Non torcerti quelle mani bianche,
non strofinarti quegli occhi chiari,
aspettami: dalla guerra
tornerò coperto di gloria.

Sarebbe stato meglio non partire…

Non voglio nessun altro,
sei tu quello che desidero.
Prenditi cura di te, caro:
solo questo mi sta a cuore.

Sarebbe stato meglio non partire…

Didone abbandonata

Giuseppe Tartini (8 aprile 1692 - 1770): Sonata in sol minore per violino e basso continuo op. 1 n. 10, Didone abbandonata (c1731). Sergio Marrini, violino; Ekachai Maskulrat, violoncello; Francesco Saverio Pedrini, clavicembalo.

  1. Affettuoso
    Mi volesti infelice, eccomi sola,
    tradita, abbandonata,
    senz’Enea, senz’amici e senza regno.
  2. Presto [8:01]
    Precipiti Cartago,
    arda la reggia e sia
    il cenere di lei la tomba mia.
  3. Allegro [10:54]
    E dell’ibere stelle
    al fausto balenar
    tutti i regni del mar
    tornino in calma.

L’infinito

L'infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.


Gaetano Braga (1829 - 1907): L’infinito per voce, violoncello e pianoforte. Amor Lilia Perez, mezzosoprano; Galileo Di Ilio, violoncello; Giuseppe Sabatini, pianoforte.


Mario Castelnuovo-Tedesco (3 aprile 1895 - 1968): L’infinito per voce e pianoforte op. 22 (1921). Leonardo De Lisi, tenore; Anna Toccafondi, pianoforte.

Fantasmi – II

Ludwig van Beethoven (1770 - 26 marzo 1827): Trio in re maggiore per violino, violoncello e pianoforte op. 70 n. 1, Geistertrio (n. 4, 1808). Isaac Stern, violino; Leonard Rose, violoncello; Eugene Istomin, pianoforte.

  1. Allegro vivace e con brio
  2. Largo assai ed espressivo [6:34]
  3. Presto [17:45]

Perché questo brano è noto come Geistertrio, ossia «Trio degli spettri»? A quanto pare il titolo si deve indirettamente a Carl Czerny, il più celebre fra gli allievi di Beethoven, il quale nel 1842 scrisse che ascoltando il II movimento gli era venuta in mente la scena iniziale dell’Amleto.

Concerto per violoncello – XII

Franz (František) Xaver Neruda (1843 - 19 marzo 1915): Concerto n. 3 in la maggiore per violoncello e orchestra op. 60 (1887). Beate Altenburg, violoncello; Anhaltische Philharmonie Dessau, dir. Golo Berg.

  1. Allegro
  2. Andante [5:44]
  3. Allegro [9:14]

Chi passa

Filippo Azzaiolo (c1530/40 - p1570): Chi passa per ’sta strada, villotta a 4 voci. Eseguita da: The Musicians of Swanne Alley; The King’s Singers; Denis Raisin-Dadre, flauto, e ens. Doulce Mémoire; Yo-Yo Ma, violoncello, e The Silk Road Ensemble; Marco Beasley, voce, e ens. Accordone, dir. Guido Morini.

Chi passa per ‘sta strad’ e non sospira,
Beato s’è,
falalilela,
Beato è chillo chi lo puote fare,
Per la reale.
Affacciati mo’
Se non ch’io moro mo’,
falalilela.

Affacciati, ché tu mi dai la vita,
Meschino me,
falalilela,
Se ‘l cielo non ti possa consolare,
Per la reale.
Affacciati mo’
Se non ch’io moro mo’,
falalilela.

Et io ci passo da sera e mattina,
Meschino me,
falalilela,
Et tu, crudele, non t’affacci mai,
Perché lo fai?
Affacciati mo’
Se non ch’io moro mo’,
falalilela.

Compar Vassillo, che sta a loco suo,
Beato s’è,
falalilela,
Salutami ‘no poco la comare,
Per la reale.
Affacciati mo’
Se non ch’io moro mo’,
falalilela.


Giacomo Gorzanis (1525 - 1578): Padoana detta Chi passa per questa strada (trascrizione della villotta di Azzaiolo). Massimo Lonardi, liuto.


Anonimo (Inghilterra, sec. XVI): Chi passa (dal Marsh lute book). Valéry Sauvage, liuto.


William Byrd (c1540 - 1623): Qui Passe, dal My Ladye Nevells Booke (n. 2). Timothy Roberts, virginale.


Concerto per violoncello – XI

Josef Mysliveček (9 marzo 1737 - 1781): Concerto in do maggiore per violoncello e orchestra (rifacimento di un concerto per violino). Ofra Harnoy, violoncello; I solisti veneti, dir. Claudio Scimone.

  1. Allegro moderato
  2. Grave [7:20]
  3. Tempo di menuetto [14:16]

Concertino – XV

Johann Georg Albrechtsberger (1736 - 7 marzo 1809): Concertino a 5 in mi bemolle maggiore (1771). Marcos-Fregnani Martins, flauto; Benjamin Braude, violino; Pierre-Henri Xuereb, viola; Damien Ventula, violoncello; Rachel Talitman, arpa.

  1. Moderato
  2. Menuett [5:33]
  3. Larghetto [8:29]
  4. Finale: Vivace [13:50]

Un innocente amor

Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791): «Là ci darem la mano», duettino di Don Giovanni e Zerlina, dal I atto, scena 9a, del dramma giocoso Don Giovanni K 527 (1787), libretto di Lorenzo Da Ponte. Bryn Terfel, baritono; Cecilia Bartoli, soprano; Orchestra dell’Accademia nazionale di santa Cecilia, dir. Myung-Whun Chung.


Friedrich Dotzauer (1783 - 6 marzo 1860): Andante con Variazioni über ein Thema aus der Oper «Don Giovanni» per 2 violoncelli. Marie Spaemann e Rebekka Markowski.


Fryderyk Chopin (1810 - 1849): Variazioni per pianoforte e orchestra op. 2 (1827) su «Là ci darem la mano» dal Don Giovanni di Mozart. Claudio Arrau, pianoforte; London Philharmonic Orchestra, dir. Eliahu Inbal.

Chopin elaborò questa sua prima partitura orchestrale durante il secondo anno di studio presso la Scuola superiore di musica di Varsavia; le Variazioni contribuirono in maniera determinante, forse anche più dei Concerti per pianoforte, a far conoscere il nome del giovane compositore in patria e nei principali centri musicali europei.
È noto l’entusiasmo che le Variazioni op. 2 suscitarono nel giovane Schumann, il quale le recensì in un lungo articolo per l’«Allgemeine Musikalische Zeitung» di Lipsia (n. XXXIII/49 del 7 dicembre 1831), articolo che s’inizia con una significativa esclamazione: «Giù il cappello, signori, un genio!». Chopin lesse la recensione e ne scrisse divertito a Tytus Woyciechowski, dedicatario delle Variazioni: «Costui le analizza misura per misura, affermando che non sono variazioni come le altre, ma una specie di quadro fantastico. Della seconda dice che vi si vedono correre Don Giovanni e Leporello; nella terza Don Giovanni stringe Zerlina fra le braccia, mentre a sinistra Masetto si rode di rabbia. Infine sostiene che nella quinta misura dell’Adagio Don Giovanni bacia Zerlina in re bemolle maggiore. […] È ben divertente la fantasia di questo tedesco» (12 dicembre 1831).
Chopin eseguì più volte in pubblico le Variazioni op. 2: fra l’altro, anche nel concerto con il quale si presentò al mondo musicale parigino, il 26 febbraio 1832.

Chopin op. 2

NB: salvo diversa indicazione, i testi inseriti negli articoli dedicati a Chopin nel presente blog sono tratti dal volume Chopin: Signori il catalogo è questo di C. C. e Giorgio Dolza, Einaudi, Torino 2001.

Prokof’ev 1953-2023 – IV

Sergej Sergeevič Prokof’ev (1891 - 5 marzo 1953): Ouverture su temi ebraici op. 34, versione originale (1919) per clarinetto, quartetto d’archi e pianoforte. Ermanno Veglianti, clarinetto; Pierluigi Pietroniro e Antonio Cordici, violini; Massimiliano Carlini, viola; Francesco Storino, violoncello; Leandro Piccioni, pianoforte.


Lo stesso brano nella versione per orchestra realizzata da Prokof’ev nel 1934 e poi pubblicata come op. 34bis. The Chamber Orchestra of Europe, dir. Claudio Abbado.

op. 34

Il modo giusto

Johann Pachelbel (1653 - 3 marzo 1706): Canone e Giga [al minuto 2:57] in re maggiore per 3 violini e basso continuo (1694). Hespèrion XXI, dir. Jordi Savall.

Ecco la composizione più tartassata dell’intera storia musicale: eseguita il più delle volte con lentezza abnorme; orbata della seconda parte, la Giga, come se questa non fosse una sua componente fondamentale; per tacer di quelli che ne eseguono il solo an­tecedente, ossia la parte del I violino, sopra un canapè di accordi banali, come se igno­rassero il significato del termine “canone” – e probabilmente l’ignorano davvero (*).
Insomma, un gioiello del repertorio musicale barocco ridotto a insipida sciacquetta romantico-sentimentale. Fortuna che ci sono Jordi Savall e il suo ensemble a ricordarci come Pachelbel l’aveva concepito.

(*) In ambito musicale il canone è, nella sua forma più semplice, una composizione polifonica costituita da un’unica idea melodica che viene enunciata da due o più “voci” (per convenzione si usa questo termine anche se si tratta di parti strumentali) diverse, le quali non attaccano simultaneamente ma in successione:

Si tratta dunque di una forma di contrappunto “a imitazione” (imitazione è detta appunto la ripe­ti­zione di una frase melodica eseguita da una voce diversa da quella che l’ha enunciata per prima).
Quello di Pachelbel che si può ascoltare in questa pagina è un canone a 3 voci (i tre violini). Siccome v’è una quarta parte (il basso continuo) che non partecipa al gioco delle imitazioni, si parla in questo caso di “canone misto”.

Canon

Notturno – VI

Aleksandr Porfir’evič Borodin (1833 - 27 febbraio 1887): Quartetto per archi n. 2 in re maggiore (1881). Quartetto Borodin.

  1. Allegro moderato
  2. Scherzo [7:56]
  3. Notturno [12:39]
  4. Finale [20:50]

Il III movimento del Secondo Quartetto di Borodin trascritto per orchestra da Aleksandr Čerepnin (1899 - 1977). Philharmonia Orchestra, dir. Anatole Fistoulari.

Grande Symphonie de salon

Antonín Reicha (26 febbraio 1770 - 1836): Grande Symphonie de salon n. 1 in re minore-maggiore per 9 strumenti solisti (oboe, clarinetto, fagotto, corno, 2 violini, viola, violoncello e contrabbasso; 1825). Le Concert de la Loge, dir. Julien Chauvin.

  1. Adagio – Allegro
  2. Adagio [13:40]
  3. Minuetto: Allegro [20:53]
  4. Finale: Allegro vivace [24:52]

Una Sonata di Alessandro Stradella

Alessandro Stradella (1639 - 25 febbraio 1682): Sonata in re minore per violino, violoncello e basso continuo. Ensemble Consonanze Stravaganti: Linda Przybiernow, violino; Nicola Paoli, violoncello; Andrea Antonel, tiorba.

Stradella, Sonata in re minore

Allegretto scherzando

Sveinbjörn Sveinbjörnson (1847 - 23 febbraio 1927): Trio per pianoforte e archi in mi minore. Nína Margrét Gunnarsdóttir, pianoforte; Auður Hafsteinsdóttir, violino; Sigurgeir Agnarsson, violoncello.

  1. Allegro
  2. Andantino [5:11]
  3. Allegretto scherzando [9:33]
  4. Allegro [12:56]

Serenata – XVII

Hugo Wolf (1860 - 22 febbraio 1903): Italienische Serenade per quartetto d’archi (1887). The Doric String Quartet: Alex Redington e Jonathan Stone, violini; Hélène Clément, viola; John Myerscough, violoncello.


Lo stesso brano nella trascrizione per orchestra eseguita da Wolf nel 1892. Orpheus Chamber Orchestra.

Con un celebre Minuetto

Luigi Boccherini (19 febbraio 1843 - 1805): Quintetto per archi in mi maggiore op. 11 n. 5, G 275 (1771). Lukas Stepp e Tobias Feldmann, violini; Philipp Bonhoeffer, viola; Jakob Stepp e Kristapps Bergs, violoncelli.

  1. Amoroso
  2. Allegro e con spirito [4:48]
  3. Minuetto (con un poco di moto) [12:32]
  4. Rondeau: Andante [16:06]

À son ami A. Franchomme

Fryderyk Chopin (1810 - 1849): Sonata in sol minore per violoncello e pianoforte op. 65 (1845-46). Pavel Gomzjakov, violoncello; Maria João Pires, pianoforte.

  1. Allegro moderato
  2. Scherzo: Allegro con brio [17:10]
  3. Largo [22:45]
  4. Finale. Allegro [26:42]

L’ultima opera pubblicata da Chopin è dedicata all’amico Auguste-Joseph Franchomme, all’epoca il più famoso violoncellista francese, insieme con il quale il compositore eseguì più volte questa Sonata – fra l’altro, nel corso dell’ultimo concerto tenuto da Chopin, alla Salle Pleyel di Parigi il 16 febbraio 1848.
«Il primo movimento, il capolavoro, non fu compreso. Agli ascoltatori apparve oscuro, involuto, appe­santito da troppe idee […] La Sonata è una delle composizioni più vaste, più complesse, più difficili e meno apprezzate dell’intero repertorio chopiniano» (G. Belotti).

Chopin, op. 65/III

Pavana triste per tempi difficili

Thomas Tomkins (1572 - 1656): A Sad Paven for these Distracted Tymes (14 febbraio 1649); adattamento per quartetto d’archi di David Byers. Badke Quartet: Lana Trotovsek e Emma Parker, violini; Jon Thorne, viola; Jonny Byers, violoncello.