Adolf Wiklund (1879 - 2 aprile 1950): Sommarnatt och soluppgång, poema sinfonico op. 19 (1919). Göteborgs Symfoniker, dir. Jorma Panula.
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Adolf Wiklund (1879 - 2 aprile 1950): Sommarnatt och soluppgång, poema sinfonico op. 19 (1919). Göteborgs Symfoniker, dir. Jorma Panula.
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Anne-Marie Ørbeck (1° aprile 1911 - 1996): Sinfonia in re maggiore (1944). Royal Philharmonic Orchestra, dir. Peer Dreijer.
Autore non identificato: Fuga a 4 voci in sol maggiore, Alla giga, già attribuita a Johann Sebastian Bach (BWV 577). Matthias Havinga all’organo van Vulpen (1966) dell’Augustanakerk in Amsterdam.
La giga (in francese gigue) è una forma di danza barocca, di andamento rapido e in ritmo doppio ternario, originatasi dalla jig irlandese. Per eseguire la Fuga alla giga gli organisti devono essere provetti ballerini: guardate infatti il nostro bravo e simpatico Matthias, qui sopra, come volteggia agile e leggero sulla pedaliera!
La Fuga BWV 577 — il cui manoscritto originale non è reperibile — non sarebbe opera di Bach: lo affermano, sulla base di considerazioni stilistiche, i più autorevoli studiosi del lascito bachiano. Ferruccio Rivoir, amico, collega e versatile organista, una volta mi confidò: «La Fuga alla giga non è di Bach. Te lo dicono le dita: quando suoni il vero Bach, le dita trasmettono sensazioni del tutto differenti.»
Troppo “facile”, dunque, per essere scaturita dal genio del Kantor di Lipsia, la Fuga in sol maggiore è tuttavia un brano assai gradevole, tant’è vero che è stata fatta oggetto di numerosi adattamenti: eccone alcuni, scelti fra i più interessanti:
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Johann Sebastian Bach (31 marzo 1685 - 1750): Toccata e fuga in re minore (detta Dorica) BWV 538. Ton Koopman all’organo Schnitger (1689-93) della Sankt-Jacobi-Kirche in Amburgo.
Se confrontate questa con altre registrazioni del medesimo brano riscontrerete la differenza di accordatura: per lo strumento di Amburgo è stato in effetti adottato un temperamento mesotonico modificato, con LA a 495,45 Hz.
Johann Sebastian Bach (31 marzo 1685 - 1750): Fantasia e fuga in sol minore BWV 542 (c1720), detta «la Grande». Marie-Claire Alain, organo.

Johann Sebastian Bach (31 marzo 1685 - 1750): Fuga in sol minore BWV 578 (c1705-07). Simone Stella, organo.
La Fuga BWV 578 è popolarmente detta «la Piccola» per distinguerla dalla Fantasia e Fuga BWV 542, anch’essa in sol minore.

Sergej Nikiforovič Vasilenko (30 marzo 1872 - 1956): Весной (In primavera), suite per flauto e orchestra da camera op. 138 (1954). Aleksandr Korneev (dedicatario della composizione), flauto; Orchestra filarmonica di Mosca, dir. Nikolaj Anosov.

Hugo Wolf (1860 - 1903): Im Frühling, Lied su testo di Eduard Mörike (1888). Dietrich Fischer-Dieskau, baritono; Gerald Moore, pianoforte.
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Hier lieg’ ich auf dem Frühlingshügel; Der Sonnenblume gleich steht mein Gemüte offen, Die Wolke seh’ ich wandeln und den Fluß, Ich denke Diess und denke Das, |
Me ne sto disteso sul colle della primavera: Come un girasole si apre il mio spirito, Vedo passare le nuvole e il fiume, Vagano qua e là i miei pensieri, |

Nicolaus Bruhns (1665 - 29 marzo 1697): (Großes) Praeludium und Fuge in mi minore. Georg Hagel all’organo Rieger della Basilica dei Quattordici Santi in Bad Staffelstein (Alta Franconia).
« Questo Preludio e Fuga in mi minore è una delle opere organistiche pre-bachiane più grandi e…sconvolgenti. A cominciare dal folgorante inizio che tocca tutte le note della scala cromatica e proseguendo con una quantità di episodi contrastanti che creano una sorta di tormentato ritratto psicologico di un musicista morto a 32 anni e di cui poco si sa. Tanto è vero che lo scrittore Andreas Nohr ne ha tentato una biografia immaginaria dal titolo Mitternacht, sorta di romanzo noir, ipotizzandone una fine tragica. Lo Stylus phantasticus è alla sua apoteosi e va ancora oltre quello di Buxtehude. L’interpretazione di quest’opera pone problemi rilevanti che sono stati risolti in modo molto vario nel corso del tempo. Richiede comunque un notevole coinvolgimento personale da parte dell’interprete. Musica visionaria quant’altre mai » (Pietro Pompili).

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Charles-Valentin Alkan (1813 - 29 marzo 1888): Studio in re minore per pianoforte op. 39 n. 2 (1846), En rythme molossique (in ritmo ternario). Jack Gibbons.
Nell’antica prosodia era chiamato molosso un piede (unità ritmica di versificazione) costituito dal susseguirsi di tre sillabe lunghe.
Sir William Walton (29 marzo 1902 - 1983): Seconda Sinfonia in do maggiore (1959–60). London Philharmonic Orchestra, dir. Bryden Thomson.

Achille Longo (28 marzo 1900 - 1954): Quintetto con pianoforte (1934). Circolo Artistico Ensemble: Giuseppe Carotenuto e Nicola Marino, violini; Giuseppe Navelli, viola; Manuela Albano, violoncello; Aldo Ciccolini, pianoforte.

Ludvig Norman (1831 - 28 marzo 1885): Terza Sinfonia in re minore op. 58 (1881). Helsingborgs Symfoniorkester, dir. Andrew Manze.

Joseph Weigl (28 marzo 1766 - 1846): Ouverture per Die Schweizer Familie, «lyrische Oper» in 3 atti su libretto di Franz Castelli (1809). Orchestra Dreieck, dir. Uri Rom.
Ammirata da tutti i più noti compositori del tempo, fra i quali Franz Schubert, all’inizio del XX secolo Die Schweizer Familie scomparve dai teatri.
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Ruperto Chapí Lorente (27 marzo 1851 - 25 marzo 1909): Escenas de capa y espada, poema sinfonico (1876). Orquesta sinfónica de Radio Televisión Española, dir. Adrian Leaper.
Claude Debussy (1862-1918): Nuit d’étoiles, mélodie su testo di Théodore de Banville (1880). Natalie Dessay, soprano; Philippe Cassard, pianoforte.
Nuit d’étoiles,
Sous tes voiles,
Sous ta brise et tes parfums,
Triste lyre
Qui soupire,
Je rêve aux amours défunts.
La sereine Mélancolie
Vient éclore au fond de mon cœur,
Et j’entends l’âme de ma mie
Tressaillir dans le bois rêveur.
Nuit d’etoiles…
Je revois à notre fontaine
Tes regards bleus comme les cieux;
Cette rose, c’est ton haleine,
Et ces étoiles sont tes yeux.
Nuit d’etoiles…
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Heinrich Isaac (c1450 - 26 marzo 1517): Un dí lieto giamai, madrigale a 3 voci su testo di Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico. Insieme vocale e strumentale L’homme armé.
Un dí lieto giamai
non ebbi, Amor, da poi
che dalli lacci tuoi mi dislegai.
Cagion della nimica
mia donna, a cui servia;
cosí convien ch’i’ dica
la sua discortesia.
Amore a tal follia
m’indusse, allor ch’i’ ruppi
i tuoi amorosi gruppi e ti lassai.
Fanne tu, Amor, vendetta,
ché mio poter non cura;
anzi talor m’alletta
con gli occhi e m’assicura;
e poi mi strazia e giura
che te e me disprezza:
cotanto male avvezza, signor, l’hai.
Ma, lasso, or del mio errore
m’avveggio e me ne pento,
ché sanza te, Amore,
assai piú doglia sento.
Allor qualche contento
sentiva a mezzo il lutto:
or quello è perso tutto, e vivo in guai.
Heinrich Isaac: Palle, palle, canzone a 3 voci. Versione strumentale eseguita dall’ensemble Piffaro; versione per organo (intavolatura pubblicata nel 1507) eseguita da Gabriele Giacomelli.
Heinrich Isaac: Quis dabit capiti meo aquam?, mottetto a 4 voci su testo di Agnolo Poliziano, in morte di Lorenzo il Magnifico (1492). La Capella Reial de Catalunya e Hespèrion XXI, dir. Jordi Savall.
Prima pars :
Quis dabit capiti meo aquam?
Quis oculis meis fontem lachrimarum dabit,
ut nocte fleam, ut luce fleam?
Sic turtur viduus solet,
sic cygnus moriens solet,
sic luscinia conqueri.
Heu miser, o dolor!
Secunda pars, altus & tenor I:
Laurus impetu fulminis
illa iacet subito,
laurus omnium celebris
musarum choris,
nympharum choris.
Secunda pars, bassus:
Et requiescamus in pace.
Tertia pars :
Sub cuius patula coma
et Phebi lira blandius insonat
et vox blandius insonat.
Nunc muta omnia,
nunc surda omnia.
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François-Joseph Fétis (25 marzo 1784 - 26 marzo 1871): Sinfonia n. 1 in mi bemolle maggiore (1862). Orchestre symphonique de la RTBF, dir. Brian Priestman.

Oskar Nedbal (26 marzo 1874 - 1930): Scherzo-Caprice in sol maggiore per orchestra op. 5 (1892). Symfonický orchestr Masarykovy univerzity, dir. Martin Mazánek.

Claude Debussy (1862 - 25 marzo 1918): Chansons de Bilitis, 12 brani per 2 flauti, 2 arpe e celesta L2 102 (1900-01) per accompagnare la recitazione degli omonimi poemetti di Pierre Louÿs.
La partitura originale (perduta) è stata ricostruita, sulla base del materiale autografo superstite, da Pierre Boulez (1954), da Arthur Hoérée (1971) e da Rudolf Escher (1972).
Nel 1914 Debussy rielaborò sei di questi brani (nn. 1, 7, 4, 10, 8 e 12) per pianoforte a 4 mani con il titolo Six Épigraphes antiques (L2 139).
Sulle Chansons de Bilitis di Debussy si trovano in rete, fra l’altro, uno studio in italiano (qui) e uno in francese (qui).
Illustrazioni di George Barbier (1922).
Claude Debussy (1862 - 25 marzo 1918): Trois Chansons de Bilitis, 3 mélodies per voce e pianoforte L2 97 (1897-98) su testi di Pierre Louÿs. Régine Crespin, soprano; John Wustman, pianoforte.
I. La Flûte de Pan: Lent et sans rigueur de rythme
Pour le jour des hyacinthies,
il m’a donné une syrinx faite
de roseaux bien taillés,
unis avec la blanche cire
qui est douce à mes lèvres comme le miel.
Il m’apprend à jouer, assise sur ses genoux;
mais je suis un peu tremblante.
il en joue après moi,
si doucement que je l’entends à peine.
Nous n’avons rien à nous dire,
tant nous sommes près l’un de l’autre;
mais nos chansons veulent se répondre,
et tour à tour nos bouches
s’unissent sur la flûte.
Il est tard,
voici le chant des grenouilles vertes
qui commence avec la nuit.
Ma mère ne croira jamais
que je suis restée si longtemps
à chercher ma ceinture perdue.
II. La Chevelure: Assez lent, très expressif et passionnément concentré [3:01]
Il m’a dit: «Cette nuit, j’ai rêvé.
J’avais ta chevelure autour de mon cou.
J’avais tes cheveux comme un collier noir
autour de ma nuque et sur ma poitrine.
«Je les caressais, et c’étaient les miens;
et nous étions liés pour toujours ainsi,
par la même chevelure, la bouche sur la bouche,
ainsi que deux lauriers n’ont souvent qu’une racine.
«Et peu à peu, il m’a semblé,
tant nos membres étaient confondus,
que je devenais toi-même,
ou que tu entrais en moi comme mon songe.»
Quand il eut achevé,
il mit doucement ses mains sur mes épaules,
et il me regarda d’un regard si tendre,
que je baissai les yeux avec un frisson.
III. Le Tombeau des Naïades: Très lent [7:00]
Le long du bois couvert de givre, je marchais;
Mes cheveux devant ma bouche
Se fleurissaient de petits glaçons,
Et mes sandales étaient lourdes
De neige fangeuse et tassée.
Il me dit: «Que cherches-tu?»
Je suis la trace du satyre.
Ses petits pas fourchus alternent
Comme des trous dans un manteau blanc.
Il me dit: «Les satyres sont morts.»
«Les satyres et les nymphes aussi.
Depuis trente ans, il n’a pas fait un hiver aussi terrible.
La trace que tu vois est celle d’un bouc.
Mais restons ici, où est leur tombeau.»
Et avec le fer de sa houe il cassa la glace
De la source ou jadis riaient les naïades.
Il prenait de grands morceaux froids,
Et les soulevant vers le ciel pâle,
Il regardait au travers.

Béla Bartók (25 marzo 1881 - 1945): Sonatina per pianoforte Sz. 55, BB 69, su melodie tradizionali romene (1915), eseguita dall’autore.

Gustav Mahler (1860 - 1911): Urlicht (da Des Knaben Wunderhorn). Maria Radner (1981 - 24 marzo 2015), contralto.
O Röschen rot,
Der Mensch liegt in größter Not,
Der Mensch liegt in größter Pein,
Je lieber möcht’ ich im Himmel sein.
Da kam ich auf einem breiten Weg,
Da kam ein Engelein und wollt’ mich abweisen.
Ach nein, ich ließ mich nicht abweisen!
Ich bin von Gott und will wieder zu Gott,
Der liebe Gott wird mir ein Lichtchen geben,
Wird leuchten mir bis in das ewig selig’ Leben!
Maria Radner era, con il figlio e il marito, sul volo Germanwings 9525 il 24 marzo 2015.

Samuel Scheidt (1587 - 24 marzo 1654): Cantio Sacra. Warum betrübst du dich, mein Herz, 12 variazioni SSWV 106 (pubblicate in Tabulatura Nova I, 1624, n. 5). Tina Christiansen, organo.

Aimé Maillart (24 marzo 1817 - 1871): Ouverture per Les Dragons de Villars (1856), opéra-comique in 3 atti su libretto di Lockroy (alias Joseph-Philippe Simon) e Eugène Cormon. London Symphony Orchestra, dir. Richard Bonynge.
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Eugène Gigout (23 marzo 1844 - 1925): Toccata in si minore per organo (1890). Ben van Oosten.

Johann Gottfried Walther (1684 - 23 marzo 1748): Partita sopra Erschienen ist der herrliche Tag (È giunto il lieto giorno). Walter Gatti all’organo Metzler della Zwinglikirche in Zurigo.

Jean-Baptiste Lully (1632 - 22 marzo 1687): scelta di brani dal Ballet des Plaisirs LWV 2 (1655). Aradia Ensemble, dir. Kevin Mallon.
Il balletto fu composto in collaborazione con Louis de Mollier (1615 - 1688) e Jean-Baptiste Boësset (1614 - 1685) su uno scenario di Isaac de Bensérade (1613 - 1691); è suddiviso in due parti, la prima dedicata ai piaceri della campagna (Les Plaisirs de la Campagne ou les Délices champêtres), la seconda a quelli della città (Les Divertissements de la Ville), per un totale di 25 entrées.
Luigi XIV prese parte alle rappresentazioni interpretando quattro personaggi: la Pace, un Egiziano, un Debosciato e il Genio della Danza; anche Lully ebbe quattro ruoli: un Satiro, un altro Egiziano, un altro Debosciato e un Bagnante.

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