Nicholas Papadimitriou (1993): The COVID-19 Fugue per pianoforte o organo (2020). Esegue l’autore.
Per soggetto cavato (la denominazione si deve a Gioseffo Zarlino, 1558) si intende un tema musicale ottenuto associando le lettere o le sillabe che formano un nome o una frase a altrettante note musicali; l’associazione può avvenire in vari modi, il più comune considera le sole vocali (per esempio, la sillaba “con” corrisponde a DO, “per” corrisponde a RE, e così via) ma in certi casi sono prese in considerazione anche le consonanti (m = MI, f = FA, eccetera). Il tema così costruito viene poi elaborato in composizioni di vario genere, spesso in architetture contrappuntistiche (fughe, canoni e simili).
Nel caso di COVID-19, Papadimitriou opera le seguenti associazioni:
CO, inteso come C° = abbreviazione convenzionale per l’accordo di settima diminuita in base DO, e quindi: DO – MI♭ – SOL♭ – SI♭♭
V, inteso come V grado della fondamentale, cioè del DO su cui è costruito l’accordo di cui sopra, e quindi: SOL
I, inteso come I grado, e quindi: DO (un’ottava sopra il DO precedente)
D = RE (nella notazione altomedievale e in quella anglosassone tuttora vigente)
1, cioè di nuovo il I grado espresso in cifre arabe, e quindi: DO
9, cioè IX della fondamentale e quindi: RE, ma in questo caso RE♭ (avverte l’autore di essersi preso la libertà di usare una 9a minore anziché maggiore).
Sul tema risultante, DO – MI♭ – SOL♭ – SI♭♭ – SOL – DO – RE – DO – RE♭, Papadimitriou elabora una fuga a 4 voci.
Mozart: Missa brevis in do maggiore K 259, detta Orgelsolo-Messe (1776). Celestina Casapietra, soprano; Annelies Burmeister, contralto; Peter Schreier, tenore; Hermann Christian Polster, basso; Walter Heinz Bernstein, organo; Rundfunkchor Leipzig e Radio-Sinfonie-Orchester Leipzig, dir. Herbert Kegel.
Wolfgang Amadeus Mozart
* 27 gennaio 1756 – † 5 dicembre 1791
Antonio Maria Abbatini (26 gennaio 1595 - 1679): Missa sexdecim vocibus concinenda (1627). Coro del Duomo di Paderborn, dir. Thomas Berning; Johann Rosenmüller Ensemble.
Anonimo: My Lady Carey’s Dompe (c1530). Ernst Stolz, spinetta.
Secondo alcuni studiosi, il termine dompe trarrebbe origine dall’irlandese dump, che significa lamento. My Lady Carey’s Dompe — tramandato senza il nome del suo autore dal manoscritto Roy. App. 58 della British Library, redatto verso il 1530 — potrebbe essere opera di Hugh Aston, insigne musicista da annoverarsi fra i più originali e innovativi compositori dell’epoca Tudor.
« My Lady Carey » è assai probabilmente Maria Bolena, sorella di Anna: nata intorno all’anno 1500, sposò sir William Carey, uno dei favoriti di Enrico VIII, nel 1520 e ne rimase vedova otto anni dopo. Dal 1522 al 1525 fu una delle amanti del re, il quale fu forse il vero padre dei suoi due figli. Morendo, sir Carey lasciò in eredità molti debiti alla vedova, che per sopravvivere fu perfino costretta a dare in pegno i propri gioielli, prima che Anna, nel frattempo divenuta moglie di Enrico, riuscisse a farle ottenere una pensione. Nel 1534 Maria sposò segretamente William Stafford, un militare di buona famiglia ma di scarse risorse; questo matrimonio le alienò i favori del sovrano e di Anna: fu allontanata dalla corte e visse gli ultimi anni nell’ombra. Morì nel 1543.
Domenico Porretti (1709 - 23 gennaio 1784): Sonata (Trio) in sol maggiore per violino, violoncello e clavicembalo. Capitol Chamber Artists: Mary Lou Saetta, violino; André Laurent O’Neil, violoncello; Alfred V. Fedak, clavicembalo.
Henri Duparc (21 gennaio 1848 - 1933): Aux étoiles, «poème nocturne» per orchestra (1874, rev. 1911). Orchestre du Capitole de Toulouse, dir. Michel Plasson.
La lumière sidérale des nuits!
Qui peut savoir les vertus secrètes
de cette lumière si humble, mais
venant de l’immensité?
(Alphonse-Joseph-Auguste Gratry)
Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840 - 1893): Времена года / Les Saisons op. 37a (1875-76), 1. Январь: У камелька / Janvier: Au coin du feu. Versione originale: Valentyna Lysycja, pianoforte. Trascrizione per orchestra di Aleksandr Gauk (1893 - 1963): Orchestra da camera di Mosca, dir. Constantine Orbelian.
Le dodici composizioni che costituiscono la suite furono originariamente pubblicate, una al mese, dal gennaio al dicembre 1876, sul periodico «Нувеллист» (Nuvellist), edito a San Pietroburgo a cura di Nikolaj Matveevič Bernard. Questi pensò di associare a ciascun brano un breve componimento poetico; per il mese di gennaio scelse una quartina di Puškin:
И мирной неги уголок
Ночь сумраком одела,
В камине гаснет огонек
И свечка нагорела.
Un piccolo angolo di serena felicità,
la notte abbigliata di penombra;
il fuoco sta morendo nel caminetto
e la candela s’è consumata.
Maria Teresa Agnesi Pinottini (1720 - 19 gennaio 1795): Non piangete, amati rai, aria per soprano, 2 violini e continuo; testo di Pietro Metastasio. Tal Ganor, soprano; Inbar Solomon, flauto diritto; Evgenia Epshtein, violino; Dan Weinstein, violoncello; Marina Minkin, clavicembalo.
Non piangete, amati rai:
nol richiede il morir mio.
Lo sapete, io sol bramai
rivedervi e poi morir.
E tu resta ognor dubbioso,
crudo re, senza riposo,
le tue furie alimentando,
fabbricando il tuo martir.
John Dowland (1563 - 1626): Come away, come, sweet love, ayre (pubblicato nel First Booke of Songes or Ayres, 1597, n. 11):
– versione a 4 voci con accompagnamento di liuto: The Consort of Musicke, dir. Anthony Rooley;
– versione a 1 voce con accompagnamento di liuto: Alfred Deller. controtenore; Robert Spencer, liuto.
Come away, come, sweet love,
the golden morning breaks.
All the earth, all the air
of love and pleasure speaks:
teach thine arms then to embrace
and sweet rosy lips to kiss,
and mix our souls in mutual bliss.
Eyes were made for beauty’s grace,
viewing, rueing love’s long pain
procur’d by beauty’s rude disdain.
Come away, come, sweet love,
the golden morning wastes,
while the sun from his sphere
his fiery arrows casts:
making all the shadows fly,
playing, staying in the grove,
to entertain the stealth of love.
Thither sweet love let us hie,
flying, dying in desire,
wing’d with sweet hopes and heav’nly fire.
Come away, come, sweet love,
do not in vain adorn
beauty’s grace, that should rise
like to the naked morn:
lilies on the river’s side,
and fair Cyprian flow’rs new-blown,
desire no beauties but their own.
Ornament is nurse of pride,
pleasure, measure love’s delight:
haste then sweet love our wishèd flight.
Anonimo (fine sec. XV-inizio XVI): Dindirindin, villancico a 4 voci, dal Cancionero de Palacio (n. 359). Capella de Ministrers, dir. Carles Magraner.
Nel testo si alternano parole in francese, in provenzale e in catalano.
Dindirin danya, dindirindin.
Je me levé un bel maitin,
Matineta per la prata;
encontré le ruyseñor,
que cantaba so la rama,
dindirindin. Dindirin danya, dindirindin.
Encontré le ruyseñor,
que cantaba so la rama.
«Ruyseñor, le ruyseñor,
facteme aquesta embaxata,
dindirindin.» Dindirin danya, dindirindin.
«Ruyseñor, le ruyseñor,
facteme aquesta embaxata,
y digalo a mon ami
que je ya só maritata,
dindirindin.» Dindirin danya, dindirindin.
Dindirin danya, dindirindin.
Mi alzai un bel mattino,
mattinata nel prato;
incontrai l’usignolo,
che cantava sul ramo,
dindirindin. Dindirin danya, dindirindin.
Incontrai l’usignolo,
che cantava sul ramo.
«Usignolo, usignolo,
fammi questa ambasciata,
dindirindin.» Dindirin danya, dindirindin.
«Usignolo, usignolo,
fammi questa ambasciata,
e dillo al mio amico
ch’io son già maritata,
dindirindin.» Dindirin danya, dindirindin.
Fabio Campana (14 gennaio 1819 - 1882): L’ultima speme, romanza per voce e pianoforte su testo di Pietro Welponer. Dame Joan Sutherland, soprano; Richard Bonynge, pianoforte.
Da una vergine adorato
che più bella Iddio creò,
fui felice, fui beato
quanto in cielo esser si può.
Ah!, ma quel tempo è trapassato
come lampo che brillò,
come stella in ciel nebbiato
che rifulse e s’oscurò.
Come rapido baleno
quella vergine mancò:
Dio la volle, e dal mio seno
al suo seno ella volò.
Ah!, che mi resta?, in terra, solo,
speme alcuna io più non ho.
Verso il Ciel scioglierò il volo
e nel Ciel la rivedrò.
Oggi Poe è noto soprattutto per i suoi racconti dell’orrore e del mistero, ma fu anche un sottile umorista, nonché uno dei massimi verseggiatori in lingua inglese. Nei suoi scritti teorici si trovano alcuni interessanti pensieri sulla musica. «La musica è come l’idea della poesia. L’indeterminatezza dell’esaltazione suscitata da una dolce aria, che deve essere rigorosamente indefinita, è precisamente ciò cui dobbiamo mirare in poesia» (The Philosophy of Composition, 1846). In un altro saggio, The Poetic Principle (1849), Poe afferma di credere nella possibilità del raggiungimento della bellezza divina («supernal beauty») attraverso la fusione della poesia con la musica. A questo proposito, sempre nel Poetic Principle si legge: «Spesso siamo portati a sentire con un brivido di gioia che da un’arpa terrena si traggono suoni che non possono essere stati ignoti agli angeli». Nella poesia Israfel v’è appunto la visione magica e dolcissima di un regno immaginario che sta fra l’uomo e il cielo, un regno in cui l’angelo Israfel – «le cui corde del cuore sono un liuto» – canta con voce così soave che le stelle cessano i loro inni, la luna arrossisce d’amore e il baleno indugia nel cielo per ascoltare il canto:
If I could dwell Where Israfel Hath dwelt, and he where I, He might not sing so wildly well A mortal melody, While a bolder note than this might swell From my lyre within the sky.
Sulla concezione che Poe aveva della musica può inoltre far luce l’ingegnoso passo del racconto Bon-Bon (1845; originariamente The Bargain Lost, 1832) ove il Diavolo narra di aver ispirato a Platone la frase «ὁ νούς εστιν αὐλός» (il pensiero è aulo, cioè musica): ma, pentitosi di aver divulgato una verità, e tornato dal filosofo proprio mentre questi stava vergando l’ultima parola, «dando un colpetto al lambda» lo capovolse, sicché la frase si legge ora «ὁ νούς εστιν αὐγός» (= αὐγή; il pensiero è luce).
Nei racconti di Poe non vi sono molti riferimenti alla musica: questo perché lo scrittore sente e dichiara l’esigenza di escludere tutti gli elementi non assolutamente necessari al progresso della ricerca fantastica. Sicché quando la musica entra nel meccanismo narrativo ne costituisce sempre un ingrediente essenziale: serve infatti a sottolineare un particolare stato d’animo, a meglio descrivere una situazione, ad accrescerne il pathos. Così, per esempio, una musica «sommessa e malinconica, di cui non era possibile scoprire l’origine» contribuisce a creare l’opprimente atmosfera in cui si svolge il dramma di The Assignation; di Roderick Usher si legge che «solo particolari suoni, prodotti da strumenti a corda, non gli ispiravano orrore»; e in The System of Doctor Tarr and Professor Fether una scalcinata orchestrina “accompagna” la vicenda all’apice del grottesco suonando – o tentando di suonare – un improbabile Yankee Doodle.
È noto che la fama di Poe crebbe meno rapidamente in patria che in Europa, ove la sua opera ebbe grande diffusione e successo nella seconda metà dell’Ottocento, dopo che fu tradotta in francese da Baudelaire e poi da Mallarmé. Non è dunque motivo di stupore che, dei numerosi musicisti che a Poe si sono ispirati, la maggior parte siano europei. I testi di Poe che più sovente hanno stimolato la creatività di questi compositori sono i racconti The Masque of the Red Death, da cui sono stati tratti vari balletti, e The Devil in the Belfry; e, fra le poesie, la giovanile To Helen, il celeberrimo poemetto The Raven e soprattutto Annabel Lee e The Bells. Quest’ultima, in particolare, è forse la più musicale fra le creazioni di Poe, con le sue quattro strofe in cui risuonano quattro diversi tipi di campane – le campane d’argento, cioè i sonagli delle carrozze; le campane d’oro delle nozze; le campane di bronzo dell’allarme; e le campane di ferro della morte – delle quali pare di udire veramente i rintocchi: effetto che Poe ottiene con la ripetizione ‘ostinata’ di alcuni monosillabi quali time e, appunto, bells.
Sergej Vasil’evič Rachmaninov (1873 - 1943): Le campane (Колокола), cantata op. 35 per soprano, tenore e baritono solisti, coro misto e orchestra (1913-16). Testo di E. A. Poe, traduzione russa (assai libera) di Konstantin Dmitrievič Bal’mont. Suzanne Murphy, soprano; Keith Lewis, tenore; David Wilson-Johnson, baritono; Royal Scottish National Orchestra & Chorus, dir. Neeme Järvi. I. Allegro ma non tanto II. Lento III. Presto IV. Lento lugubre
André Caplet (1878 - 1925): Conte fantastique «le Masque de la Mort Rouge» per arpa e quartetto d’archi (1919). Bridget Kibbey, Guillaume Pirard, Agnes Gottschewski, Richard Yongjae O’Neill, Ani Aznavoorian e Timothy Eckert.
Leonard Bernstein (1918 - 1990): Israfel, n. 12 di Songfest: A Cycle of American Poems per voci e orchestra (1977).
Vieri Tosatti (1920 - 1999: Il sistema della dolcezza, dramma musicale assurdo (libretto proprio, da The System of Dr Tarr, 1948-49; 1ª rappresentazione: Bergamo 1951).
Florent Schmitt (1870 - 1958): le Palais hanté, studio sinfonico op. 49 (1904). American Symphony Orchestra, dir. Leon Botstein.
THE HAUNTED PALACE
In the greenest of our valleys
By good angels tenanted,
Once a fair and stately palace —
Radiant palace — reared its head.
In the monarch Thought’s dominion,
It stood there!
Never seraph spread a pinion
Over fabric half so fair!
Banners yellow, glorious, golden,
On its roof did float and flow
(This — all this — was in the olden
Time long ago)
And every gentle air that dallied,
In that sweet day,
Along the ramparts plumed and pallid,
A wingèd odor went away.
Wanderers in that happy valley,
Through two luminous windows, saw
Spirits moving musically
To a lute’s well-tunèd law,
Round about a throne where, sitting,
Porphyrogene!
In state his glory well befitting,
The ruler of the realm was seen.
And all with pearl and ruby glowing
Was the fair palace door,
Through which came flowing, flowing, flowing
And sparkling evermore,
A troop of Echoes, whose sweet duty
Was but to sing,
In voices of surpassing beauty,
The wit and wisdom of their king.
But evil things, in robes of sorrow,
Assailed the monarch’s high estate;
(Ah, let us mourn! — for never morrow
Shall dawn upon him, desolate!)
And round about his home the glory
That blushed and bloomed
Is but a dim-remembered story
Of the old time entombed.
And travellers, now, within that valley,
Through the red-litten windows see
Vast forms that move fantastically
To a discordant melody;
While, like a ghastly rapid river,
Through the pale door
A hideous throng rush out forever,
And laugh — but smile no more.
Henriette Renié (1875 - 1956): Ballade fantastique d’après Le Coeur révélateur d’Edgar Poe per arpa (1912). Sandrine Chatron.
Nikolaj Jakovlevič Mjaskovskij (1881 - 1950): Silenzio (Молчание), parabola sinfonica op. 9 (1909). Orchestra sinfonica di Stato della Federazione russa, dir. Evgenij Fëdorovič Svetlanov.
Dormono le cime delle montagne;
valli, rupi e caverne sono silenti. (*)
ALCMANE
«Ascoltami», disse il Demone ponendomi una mano sulla testa, «la regione di cui parlo è una tetra zona della Libia, sulle rive del fiume Zaire. Lì non v’è quiete né silenzio.
«Le acque del fiume hanno un malsano color zafferano, e non scorrono verso il mare, ma continuamente ribollono sotto l’occhio infuocato del sole con un moto tumultuoso e convulso. Per molte miglia su entrambi i lati del letto melmoso del fiume si estende un pallido deserto di giganteschi gigli d’acqua. Essi sospirano l’uno nell’altro in quella solitudine, e protendono verso il cielo i lunghi, sottili colli, e dondolano qua e là le teste perenni. Da loro sgorga un indistinto mormorio, come il gorgogliare di una sorgente d’acqua sotterranea. Ed essi sospirano l’uno nell’altro.
«V’è però un confine al loro regno — il limite dell’atra, orribile, alta foresta. Qui, come le acque intorno alle Ebridi, il sottobosco è continuamente agitato. Ma non arriva vento dal cielo. Gli alti alberi primevi ondeggiano eternamente, di qua e di là, con un scroscio possente. E dalle loro alte cime cadono, una dopo l’altra, gocce d’eterna rugiada. E alle loro radici strani fiori velenosi giacciono contorti in un sonno agitato. In alto, con un sordo fruscìo, le grigie nubi corrono in continuazione verso occidente, finché non cadono, una cateratta, oltre l’infuocata parete dell’orizzonte. Ma non arriva vento dal cielo. E sulle rive del fiume Zaire non v’è quiete né silenzio.
«Era notte, e cadeva la pioggia: e mentre cadeva era pioggia, ma una volta caduta era sangue. Io stavo nella palude, fra gli alti gigli, e la pioggia cadeva sulla mia testa ed i gigli sospiravano uno nell’altro nella solennità della loro desolazione.
«E all’improvviso, fra la nebbia sottile e spettrale, sorse la luna, ed era cremisi. Il mio sguardo cadde su un’enorme roccia grigia che si ergeva sulla riva del fiume ed era illuminata dalla luna. E la roccia era grigia e spaventosa e alta; la roccia era grigia. Sulla sua parete anteriore v’erano lettere incise nella pietra. Camminai nella palude dei gigli d’acqua fino a giungere sulla riva, in modo da poter leggere le parole sulla pietra, ma non riuscii a decifrarle. Stavo tornando indietro nella palude quando la luna s’illuminò di un rosso più vivo e io mi voltai; e lessi ancora le lettere sulla roccia — e la parola era DESOLAZIONE.
«Guardai in alto e c’era un uomo sulla sommità della roccia; mi nascosi tra i gigli d’acqua per poter spiare i suoi gesti. Era alto e d’aspetto maestoso, era avvolto dalle spalle ai piedi nella toga dell’antica Roma. I contorni della sua figura erano indistinti, ma le sue fattezze erano quelle di una divinità; il manto della notte, della bruma, della luna e della rugiada aveva lasciato scoperti i lineamenti del suo viso. La sua fronte era alta, pensosa, il suo sguardo tormentato, e nei solchi scavati sulle sue guance lessi storie di dolore, di tedio, di disgusto per l’umanità, e un desiderio di solitudine.
«L’uomo sedette sulla roccia, poggiò il capo sulle mani e chinò lo sguardo sulla desolazione antistante. Guardò in basso l’agitato boschetto di arbusti e in alto gli alti alberi primordiali e ancor più in alto nel cielo corrusco e nella rossa luna. Io ero disteso, nascosto dietro lo schermo dei gigli, e osservavo le azioni dell’uomo. L’uomo tremava in solitudine; ma la notte svaniva ed egli sedeva sulla roccia.
«L’uomo distolse la sua attenzione dal cielo e guardò il tetro fiume Zaire, le gialle orrende acque, la pallida schiera dei gigli d’acqua. L’uomo ascoltava i sospiri dei gigli d’acqua e il mormorio che veniva da loro. Giacevo al riparo delle ninfee e osservavo le azioni dell’uomo. E l’uomo tremava in solitudine — ma la notte svaniva ed egli sedeva sulla roccia.
«Tornai nei recessi della palude, avanzai a fatica nell’intreccio dei gigli, chiamai gli ippopotami che dimoravano nella melma dei recessi della palude. E gli ippopotami udirono il mio richiamo e vennero fino ai piedi della roccia e mugghiarono alte paurose grida sotto la luna. Io giacevo rinchiuso nel mio nascondiglio e osservavo i gesti dell’uomo. L’uomo tremava in solitudine — ma la notte svaniva ed egli sedeva sulla roccia.
«Allora imprecai contro gli elementi con la maledizione del tumulto, e una paurosa tempesta si scatenò nel cielo, là dove prima non c’era alito di vento. Il cielo divenne livido per la violenza della tempesta, la pioggia cadde sulla testa dell’uomo, la corrente del fiume si gonfiò, le rive furono tormentate dagli scrosci, i gigli d’acqua sghignazzavano isterici nel loro letto, la foresta crollava sotto il vento, il tuono rombava, la folgore cadeva, e la roccia oscillava sulla sua base. Io ero racchiuso nel mio nascondiglio e osservavo i gesti dell’uomo. E l’uomo tremava in solitudine — ma la notte svaniva ed egli sedeva sulla roccia.
«Allora mi infuriai e imprecai, con la maledizione del silenzio, contro le rive, i gigli, il vento, la foresta, il cielo, il tuono ed i sospiri dei gigli d’acqua. Furono maledetti e tacquero. La luna cessò di ondeggiare sulla sua traiettoria nel cielo; il tuono morì — il lampo non divampò — le nubi rimasero ferme — le acque sprofondarono al loro livello — gli alberi cessarono di scuotersi — i gigli d’acqua non sospirarono più — il mormorio cessò di levarsi da loro, non c’era più l’ombra di un suono in tutto lo sconfinato deserto. Io guardai le lettere incise sulla roccia ed esse erano cambiate; le lettere dicevano SILENZIO.
«Il mio sguardo cadde sul volto dell’uomo ed il suo volto era pallido di terrore. Sollevò bruscamente la testa dalle mani, si levò in piedi sulla roccia e ascoltò. Ma non c’era alcuna voce in tutto lo sconfinato deserto e le lettere incise sulla roccia dicevano SILENZIO. L’uomo trasalì, volse il viso e fuggì via lontano, veloce, fino a che non lo vidi più.»
Ora si trovano bei racconti nei volumi dei Magi, nei malinconici volumi dei Magi, rilegati in ferro. Là, vi dico, vi sono storie eroiche del cielo, della terra, del possente mare, e dei geni che dominarono il mare, la terra e il cielo sconfinato. Molte leggende sono anche nei responsi dettati dalle sibille, e molte sacre ammonizioni furono udite nell’antichità dalle tremule foglie opache intorno a Dodona — ma, per Allah che vive, quella parabola che mi raccontò il Demone quando sedette al mio fianco nell’ombra del sepolcro credo proprio sia la più splendida di tutte! Quando il Demone ebbe terminato il suo racconto, ricadde nella cavità della tomba e rise. Io non potevo ridere insieme con il Demone, ed egli imprecò contro di me perché non potevo ridere. La lince che dimora in eterno nella tomba ne uscì e si accovacciò ai piedi del Demone, e lo guardò fisso in volto.
(*) Questa non è la traduzione del frammento di Alcmane («Dormono le cime dei monti e le vallate intorno, i declivi e i burroni» nella versione di Salvatore Quasimodo), bensì la… traduzione della traduzione che ne dà Poe: «The mountain pinnacles slumber; valleys, crags and caves are silent».
Composizioni su o ispirate da testi di Edgar A. Poe (scelta)
Dominick Argento [York, Pennsylvania, 1927 – Minneapolis 2019]: The Voyage of Edgar A. Poe, opera teatrale (Minneapolis, 1976); Le Tombeau d’Edgar Poe per tenore e orchestra (con materiale tratto dall’opera precedente, 1986)
sir Edward Cuthbert Bairstow [Huddersfield 1874 – York 1946]: Eldorado per coro (1937)
Michael William Balfe [Dublino 1808 – Rowney Abbey, Hertfordshire, 1870]: Annabel Lee per voce e pianoforte (c1865)
Yves Baudrier [Parigi 1906 – 1988]: Eleonora, suite sinfonica per onde Martenot e piccola orchestra (1938)
Irving Berlin [Tjumen’, Siberia, 1888 – New York 1988]: The Bells per voce e pianoforte (1920)
Leonard Bernstein [Lawrence, Massachusetts, 1918 – New York 1990]: Israfel, n. 12 di Songfest: A Cycle of American Poems per voci e orchestra (1977)
Bruno Bettinelli [Milano 1913 – 2004]: Il pozzo e il pendolo, opera teatrale (libretto di Clemente Crispolti; Bergamo, 1967)
Valentino Bucchi [Firenze 1916 – Roma 1976]: Ballata del silenzio per orchestra (1951)
Dudley Buck sr [Hartford, Connecticut, 1839 – Orange, New Jersey, 1909]: The Bells per voce e pianoforte (1866)
André Caplet [Le Havre 1878 – Neuilly-sur-Seine 1925]: Étude symphonique «le Masque de la Mort Rouge» per arpa e orchestra (1909; rielaborazione per arpa e quartetto d’archi con il titolo Conte fantastique, 1919)
Nikolaj Nikolaevič Čerepnin [San Pietroburgo 1873 – Issy-les-Moulineaux, Parigi, 1945]: le Masque de la Mort Rouge, balletto (Pietrogrado 1916)
Philip Greeley Clapp [Boston 1888 – Iowa City 1954]: A Dream within a Dream, Hymn, Evening Star e To Helen per voce e pianoforte (1942)
Bruno Coli [Genova 1957]: The Tell-Tale Heart, opera (Rovigo 2004); The Angel of the Odd, opera (Poznań 2014)
George Henry Crumb [Charleston 1929 – Media, Pennsylvania, 2022]: The Sleeper per soprano e pianoforte (1984)
Claude Debussy [Saint-Germain-en-Laye 1862 – Parigi 1918]: le Diable dans le beffroi, racconto musicale (libretto proprio; 1902-1911, incompiuto); la Chûte de la Maison Usher, opera teatrale (idem; 1908-1917, idem)
Arkadij Dubenskij [Vjatka, Kirov, 1890 – Tenafly, New Jersey, 1966]: The Raven per coro e orchestra (1931)
Arthur William Foote [Salem, Massachusetts, 1853 – Boston 1937]: The Bells per coro (1901)
Cecil Forsyth [Greenwich 1870 – New York 1941]: To Helen per coro (1927)
John Herbert Foulds [Manchester 1880 – Calcutta 1939]: The Tell-Tale Heart per voce recitante e orchestra da camera (1910)
Roberto García Morillo [Buenos Aires 1911 – 2003]: Usher, mimodramma op. 8 (Buenos Aires 1948); El caso Maillard, opera teatrale op. 41 (libretto proprio, da The System of Doctor Tarr and Professor Fether; ivi 1977)
Henry Franklin Belknap Gilbert [Somerville, Massachusetts, 1868 – Cambridge, Massachusetts, 1928]: The Island of the Fay per pianoforte (1904; versione per orchestra, 1923)
Philip Glass [Baltimora 1937]: The Fall of the House of Usher, opera in 2 atti (libretto di Arthur Yorinks; Cambridge, Massachusetts, 1988)
Michail Fabjanovič Gnesin [Rostov sul Don 1883 – Mosca 1957]: Il verme conquistatore per voce e orchestra op. 12 (traduzione russa di Konstantin Bal’mont; 1913)
Edward Burlingame Hill [Cambridge, Massachusetts, 1872 – Francestown, New Hampshire, 1960]: The Fall of the House of Usher, poema sinfonico op. 27 (1919-1920)
Josef Holbrooke [Croydon, Surrey, 1878 – Londra 1958]: The Raven, poema sinfonico op. 25 (1900); Ulalume, idem op. 35 (1901-1903); Al Aaraf, sestetto per archi op. 43 (1902); The Bells per coro e orchestra op. 50 (1903); Annabel Lee per voce e pianoforte (1906); Israfel, sestetto per pianoforte e strumenti a fiato op. 33a (1906); Homage to Edgar Allan Poe, «dramatic choral symphony» op. 48 (The Haunted Palace, Hymn, The City in the Sea e The Valley Nis; 1908); Fate, or Ligeia, quintetto per clarinetto e archi op. 27 n. 2 (1910); The Red Masque, balletto (1914); Tamerlane, concerto per clarinetto (o sassofono), fagotto e orchestra op. 115 (1939)
Albert Huybrechts [Dinant 1899 – Bruxelles 1938]: Trois Poèmes d’Edgar A. Poe per soprano (o mezzosoprano) e pianoforte (Eldorado, Je ne prends point garde e À la rivière, traduzione di Stéphane Mallarmé; 1928); Eldorado, trascrizione per voce e orchestra (1928)
Désiré-Émile Inghelbrecht [Parigi 1880 – 1965]: le Diable dans le beffroi, balletto (Parigi 1927)
John Nicholson Ireland [Bowdon, Cheshire, 1879 – Rock Mill, Sussex, 1962]: Annabel Lee per voce recitante e pianoforte (c1910)
Léon Jongen [Liegi 1884 – Bruxelles 1969]: le Masque de la Mort Rouge, balletto (Bruxelles 1956)
Edgard Stillman Kelley [Sparta, Wisconsin, 1857 – New York 1944]: Israfel e Eldorado per voce e orchestra (1901); The Sleeper per coro (1904); The Pit and the Pendulum, suite sinfonica (1925)
Frederick Saint John Lacy [Blackrock, Cork, 1862 – Cork 1935]: Annabel Lee, cantata per tenore, coro e orchestra op. 2 (1887)
Constant Lambert [Londra 1905 – 1951]: King Pest per orchestra (1937)
Franco Leoni [Milano 1864 – Londra 1949]: The Bells per coro (1908)
William Charles Levey [Dublino 1837 – Londra 1894]: Annabel Lee e The Raven per voce e pianoforte (c1865)
Gaël Liardon [Losanna 1973 – 2018]: Eldorado
Charles Martin Loeffler [Mulhouse 1861 – Medfield, Massachusetts, 1935]: A Dream within a Dream e To Helen per voce e pianoforte (1906)
Adriano Lualdi [Larino, Campobasso, 1885 – Milano 1971]: Il diavolo nel campanile, opera teatrale (libretto proprio; Milano 1925)
James Albert Mallinson [Leeds 1870 – Helsingør 1946]: Eldorado per voce e pianoforte (1901)
Enzo Masetti [Bologna 1893 – Roma 1961]: The Bells per voce e pianoforte (1925)
Darius Milhaud [Aix-en-Provence 1892 – Ginevra 1974]: The Bells, balletto (Chicago 1946)
Slavko Osterc [Verzej, Slovenia, 1895 – Lubiana 1941]: Maska rdeče smrti, balletto (Lubiana 1932)
Flor Peeters [Tielen, Anversa, 1903 – Anversa 1986]: Annabel Lee per voce recitante e pianoforte op. 86a (1956)
Claude Prey [Fleury-sur-Andelle, Eure, 1925 – Parigi 1998]: Le coeur révélateur, opera da camera (libretto di Philippe Soupault; 1964)
Sergej Vasil’evič Rachmaninov [Oneg, Novgorod, 1873 – Beverly Hills, California, 1943]: Le campane, cantata per soprano, tenore, baritono, coro e orchestra op. 35 (traduzione russa di K. Bal’mont; 1913, revisione 1916)
Augusta Read Thomas [Glen Cove, New York, 1964]: Ligeia, opera teatrale (libretto di Leslie Dunton-Downer; Évian 1994)
Herbert Owen Reed [Odessa, Missouri, 1910 – Athens, Georgia, 2014]: The Mask of the Red Death, balletto-pantomima (1936)
Aribert Reimann [Berlino 1936 – 2024]: Drei Lieder nach Gedichten von Edgar A. Poe per soprano e orchestra (1980-1982)
Henriette Renié [Parigi 1875 – 1956]: Ballade fantastique d’après Le Coeur révélateur d’Edgar Poe per arpa (1912)
José Rogel [Orihuela, Alicante, 1829 – Cartagena 1901]: ¿Quién es el loco?, musiche di scena (da The System of Dr Tarr; 1867)
Lazare Saminsky [Vale-Gozulovo, Odessa, 1882 – Port Chester, New York, 1959]: Gagliarda of a Merry Plague, opera-balletto (da The Mask of the Red Death; New York 1925)
Henri Sauguet [Bordeaux 1901 – Parigi 1989]: le Caméléopard, balletto (sceneggiatura di Alain Vigot, da Four Beasts in One; Parigi 1956)
Florent Schmitt [Blamont, Meurthe-et-Moselle, 1870 – Neuilly-sur-Seine 1958]: le Palais hanté, studio sinfonico op. 49 (1904)
Déodat de Séverac [Saint-Félix-de-Caraman, Tolosa, 1872 – Céret, Pyrénéees-Orientales, 1921]: Un rêve (= A Dream within a Dream) per voce e pianoforte (1914)
Bertram Shapleigh [Boston 1871 – Washington 1940]: To Helen, To F–, Hymn, Eldorado e To the River per voce e pianoforte (c1900); The Raven per coro e orchestra op. 50 (c1906)
Martin Edward Fallas Shaw [Londra 1875 – Southwold, Suffolk, 1958]: Annabel Lee per voce e pianoforte (1921)
Lazar “Larry” Sitsky [Tientsin 1934]: The Fall of the House of Usher, opera teatrale (libretto di Gwen Harwood; 1965)
sir Arthur Somervell [Windermere, Westmoreland, 1863 – Londra 1937]: Annabel Lee per voce e pianoforte (c1900)
Oscar George Theodore Sonneck [Jersey City 1873 – New York 1928]: Four Poems by Edgar A. Poe per voce e pianoforte op. 16 (To Helen, To F–, Eldorado e A Dream within a Dream; 1917)
John Philip Sousa [Washington 1854 – Reading, Pennsylvania, 1932]: Annabel Lee per voce e pianoforte (c1930)
Erich Walter Sternberg [Berlino 1891 – Tel Aviv 1974]: Haorew per baritono e orchestra (da The Raven; 1953)
George Templeton Strong [New York 1856 – Ginevra 1948]: Annabel Lee per voce e pianoforte (1924)
sir Arthur Seymour Sullivan [Lambeth, Londra, 1842 – 1900]: To One in Paradise per voce e pianoforte (c1900)
Joseph Deems Taylor [New York 1885 – 1966]: To Helen per voce e pianoforte (1930)
George William Torrance [Rathmines, Dublino, 1835 – Kilkenny 1907]: A Dream within a Dream per coro (1904)
Vieri Tosatti [Roma 1920 – 1999]: Il sistema della dolcezza, dramma musicale assurdo (libretto proprio, da The System of Dr Tarr; Bergamo 1951); Il Paradiso e il Poeta, dramma musicale in 3 atti e 4 quadri liberamente tratto da testi vari di Poe (1965; eseguito in versione da concerto a Torino nel 1971)
Giulio Viozzi [Trieste 1912 – Verona 1984]: Allamistakeo, opera teatrale (libretto proprio, da Some Words with a Mummy; Bergamo 1954)
Richard Henry Walthew [Londra 1872 – East Preston, Surrey, 1951]: Eldorado (1896) e Annabel Lee (1923) per voce e pianoforte
Inoltre, il compositore austro-tedesco Franz Schreker [Principato di Monaco 1878 – Berlino 1934] dal racconto The Masque of the Red Death trasse un libretto d’opera (Der rote Tod, 1911; il testo è pubblicato in Dichtungen für Musik, 2 voll., Vienna 1920-21).
Quantas sabedes amar amigo
treydes comig’ a lo mar de Vigo:
e banhar nos emos nas ondas! Quantas sabedes amar amado
treydes comig’ a lo mar levado:
e banhar nos emos nas ondas! Treydes comig’ a lo mar de Vigo
e veeremo lo meu amigo:
e banhar nos emos nas ondas! Treydes comig’ a lo mar levado
e veeremo lo meu amado:
e banhar nos emos nas ondas!
Tutte voi che sapete amare un amico
venite con me al mare di Vigo:
e andremo a bagnarci nell’onde!
Tutte voi che sapete amare l’amato
venite con me al mare agitato:
e andremo a bagnarci nell’onde!
Venite con me al mare di Vigo
e vedremo il mio amico:
e andremo a bagnarci nell’onde!
Venite con me al mare agitato
e vedremo il mio amato:
e andremo a bagnarci nell’onde!
Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791): Trio in mi bemolle maggiore per pianoforte, clarinetto e viola K 498 (Kegelstatt-Trio, 1786). Roland Pöntinen, pianoforte; Martin Fröst, clarinetto; Maksim Rysanov, viola.
Il titolo (apocrifo) con cui il brano è noto si deve a un aneddoto, non verificabile, secondo il quale Mozart avrebbe composto il Trio K 498 durante una partita a birilli: infatti il termine tedesco Kegelstatt designa un luogo in cui si pratica il gioco dei birilli, ovvero una specie di bowling.
Victor Bendix (1851 - 5 gennaio 1926): Sinfonia n. 1 in do maggiore op. 16, Fjeldstigning (La scalata; 1882). Orchestra filarmonica di Omsk, dir. Evgenij Šestakov.
Giovanni Giacomo Gastoldi (c1555 - 4 gennaio 1609): Amor vittorioso, «balletto» (madrigale) a 5 voci (1591). Ensemble Les Voix Animées.
Tutti venite armati
O forti miei soldati. Fa la la.
Io son l’invitt’Amore
Giusto saettatore.
Non temete punto,
Ma in bella schiera uniti,
Me seguitate arditi. Fa la la.
Sembrano forti heroi
Quei che son contra voi.
Ma da chi sa ferire,
Non si sapran schermire.
Non temete punto,
Ma coraggiosi e forti,
Siat’ a la pugna accorti.
[Lieti hor movete il piede,
Che vostre sian le prede.
Hor via feriam lo sdegno
Ch’ei de la vita è indegno.
Non temete punto,
Eterna sia la gloria
E certa è la vittoria.
Già morto giace in terra
Chi ci avea mosso guerra.
Or gli altri suoi seguaci
Tutti assaliamo, audaci.
Non temete punto:
Ecco ch’i non estinti
Fuggon già sparsi e vinti.]
Lo stesso brano in una reboante versione solo strumentale. Ensemble Tibicines, dir. Igino Conforzi.
«Recentemente ho visto Stravinskij…
Dice: il mio Oiseau de feu, il mio Sacre, come un bambino direbbe: la mia trottola, il mio cerchio. Ed è proprio questo: un bambino viziato che, ogni tanto, mette le dita nel naso della musica. È anche un giovane selvaggio che porta cravatte da pugno nell’occhio, bacia la mano alle signore pestando loro i piedi. Da vecchio, sarà insopportabile, o meglio non sopporterà nessuna musica; ma per ora è straordinario! Dichiara di essere mio amico, perché l’ho aiutato a salire un gradino della scala dalla cui sommità lancia granate, non tutte esplodono. Ma, ripeto, è straordinario.»
(lettera di Claude Debussy a Robert Godet del 4 gennaio 1916)
Baldassare Galuppi (1706 - 3 gennaio 1785): Sonata in re minore (dalla raccolta manoscritta Suonate Per il Clavicembalo Del Sig:r Baldassar Galuppi detto il Buranello, Biblioteca nazionale Marciana, Venezia, n. 1). Paolo Bottini, organo.
William Byrd (c1540 - 1623): Laudibus in sanctis – Magnificum Domini – Hunc arguta, mottetto a 5 voci (pubblicato in Liber secundus sacrarum cantionum quinque vocum, 1589, n. 1-2); testo: parafrasi in distici elegiaci del Salmo 150. VOCES8.
Laudibus in sanctis Dominum celebrate supremum:
Firmamenta sonent inclita facta Dei.
Inclita facta Dei cantate, sacraque potentis
Voce potestatem saepe sonate manus.
2ª pars:
Magnificum Domini cantet tuba martia nomen:
Pieria Domino concelebrate lira.
Laude Dei resonent resonantia tympana summi,
Alta sacri resonent organa laude Dei.
3ª pars:
Hunc arguta canant tenui psalteria corda,
Hunc agili laudet laeta chorea pede.
Concava divinas effundant cymbala laudes,
Cymbala dulcisona laude repleta Dei.
Omne quod aethereis in mundo vescitur auris
Halleluya canat tempus in omne Deo.
« Glassworks was my debut record on CBS. This music was written for the recording studio, though a number of the pieces soon found their way into the Ensemble repertory. A six-“movement” work, Glassworks was intended to introduce my music to a more general audience than had been familiar with it up to then » (Philip Glass).