
Peanuts, tavola domenicale del 6 aprile 1975

Peanuts, tavola domenicale del 6 aprile 1975
Revol Samojlovič Bunin (6 aprile 1924 - 1976): Musica per archi op. 36 (1965). Orchestra da camera di Mosca, dir. Rudolf Baršaj.

Rudolf Baršaj e Revol Bunin
Robert Volkmann (6 aprile 1815 - 1883): Schlummerlied in la maggiore per viola, violoncello e pianoforte op. 76 (1876). Matthias Weise, viola; Henriette-Luise Neubert, violoncello; Stefan Burkhardt, pianoforte.

Claude Delvincourt (1888 - 5 aprile 1954): Croquembouches, 12 pezzi per pianoforte (1926). Diane Andersen.
Proprio come aveva fatto Debussy per i suoi Preludi, cui questi 12 Croquembouches fanno simpaticamente il verso, anche Delvincourt indica il titolo di ciascun brano non in testa alla partitura, bensì alla fine, sotto l’ultima battuta, fra parentesi e preceduti da tre punti di sospensione.

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Nicola Sabatino (c1705 - 4 aprile 1796): Vola turtur de nido, mottetto a voce sola e orchestra (1729). Roberta Invernizzi, soprano; Cappella della Pietà de’ Turchini, dir. Antonio Florio.
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Salvatore Sciarrino (4 aprile 1947): Shadow of Sound per orchestra (2005). Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, dir. Tito Ceccherini.
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Sergej Sergeevič Prokof’ev (1891 - 1953): Поручик Киже (Il tenente Kižé), suite op. 60 tratta dalla colonna sonora del film omonimo di Aleksandr Fajncimmer (1934). London Symphony Orchestra, dir. André Previn.
La sceneggiatura del film è ricavata da un racconto di Jurij Tynjanov (1894-1943) in cui si mette alla berlina l’assurda burocrazia militare dell’epoca di Paolo I, alla fine del XVIII secolo. In sostanza succede questo: copiando un ordine del giorno, un cancelliere del reggimento Preobraženskij incappa in un errore di trascrizione, invece di scrivere Подпоручики же…, «Per quanto riguarda i tenenti…», gli sfugge un Подпоручик Киже che letteralmente significa «Il sottotenente Kižé»: e così dà nome a un sottufficiale che non esiste. Prima che ci si accorga dell’errore, il documento finisce nelle mani dell’imperatore, il quale vuole sapere chi sia questo militare e che cosa abbia fatto di tanto rilevante da finire per essere citato in un ordine del giorno. Prova tu a dire a uno zar che si è sbagliato, se ne hai il coraggio… Superfluo dire che nessuno osa, anzi: si decide di inventare ipso facto il curriculum di Kižé. Favorevolmente colpito, il sovrano stabilisce che il valoroso soldato venga promosso e chiede di essere poi costantemente informato su di lui e sulle sue azioni. E così gli si racconta di volta in volta che Kižé, caduto in disgrazia, è stato esiliato in Siberia, ma poi ottiene il perdono, viene reintegrato nell’esercito, è promosso capitano, poi colonnello e infine generale. A questo punto lo zar vuole conoscerlo di persona: impossibile, si è ammalato, sta tanto male e non può muoversi. Allora l’imperatore si recherà di persona al suo capezzale: troppo tardi, maestà, Kižé è morto. Sinceramente addolorato, lo zar fa predisporre grandiosi funerali di stato.
Per chi volesse vederlo, il film è disponibile su YouTube. Il racconto di Tynjanov è stato pubblicato da Sellerio con il titolo Il sottotenente Summenzionato.
Questo post è dedicato a Luisella del blog Tra Italia e Finlandia, che ha pubblicato un articolo sulla composizione di Prokof’ev, sottolineando il fatto che fra la «Romanza», II movimento della suite, e la canzone di Sting Russians vi sia una singolare somiglianza 🙂

Manolis Kalomiris (1883 - 3 aprile 1962): Trittico per orchestra (1937-40). Orchestra di Stato di Atene, dir. Byron Fidetzis.

Hajime Okumura (1925 - 2 aprile 1991): Ondo no Funauta (1964), melodia tradizionale, una sorta di barcarola, del distretto di Hiroshima. Marie-Claude Montplaisir, pianoforte.

Hajime Okumura: Otemoyan (1964), melodia tradizionale della prefettura di Kumamoto. Shura Cherkassky, pianoforte.

Adolf Wiklund (1879 - 2 aprile 1950): Sommarnatt och soluppgång, poema sinfonico op. 19 (1919). Göteborgs Symfoniker, dir. Jorma Panula.
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Anne-Marie Ørbeck (1° aprile 1911 - 1996): Sinfonia in re maggiore (1944). Royal Philharmonic Orchestra, dir. Peer Dreijer.
Autore non identificato: Fuga a 4 voci in sol maggiore, Alla giga, già attribuita a Johann Sebastian Bach (BWV 577). Matthias Havinga all’organo van Vulpen (1966) dell’Augustanakerk in Amsterdam.
La giga (in francese gigue) è una forma di danza barocca, di andamento rapido e in ritmo doppio ternario, originatasi dalla jig irlandese. Per eseguire la Fuga alla giga gli organisti devono essere provetti ballerini: guardate infatti il nostro bravo e simpatico Matthias, qui sopra, come volteggia agile e leggero sulla pedaliera!
La Fuga BWV 577 — il cui manoscritto originale non è reperibile — non sarebbe opera di Bach: lo affermano, sulla base di considerazioni stilistiche, i più autorevoli studiosi del lascito bachiano. Ferruccio Rivoir, amico, collega e versatile organista, una volta mi confidò: «La Fuga alla giga non è di Bach. Te lo dicono le dita: quando suoni il vero Bach, le dita trasmettono sensazioni del tutto differenti.»
Troppo “facile”, dunque, per essere scaturita dal genio del Kantor di Lipsia, la Fuga in sol maggiore è tuttavia un brano assai gradevole, tant’è vero che è stata fatta oggetto di numerosi adattamenti: eccone alcuni, scelti fra i più interessanti:
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Johann Sebastian Bach (31 marzo 1685 - 1750): Toccata e fuga in re minore (detta Dorica) BWV 538. Ton Koopman all’organo Schnitger (1689-93) della Sankt-Jacobi-Kirche in Amburgo.
Se confrontate questa con altre registrazioni del medesimo brano riscontrerete la differenza di accordatura: per lo strumento di Amburgo è stato in effetti adottato un temperamento mesotonico modificato, con LA a 495,45 Hz.
Johann Sebastian Bach (31 marzo 1685 - 1750): Fantasia e fuga in sol minore BWV 542 (c1720), detta «la Grande». Marie-Claire Alain, organo.

Johann Sebastian Bach (31 marzo 1685 - 1750): Fuga in sol minore BWV 578 (c1705-07). Simone Stella, organo.
La Fuga BWV 578 è popolarmente detta «la Piccola» per distinguerla dalla Fantasia e Fuga BWV 542, anch’essa in sol minore.

Sergej Nikiforovič Vasilenko (30 marzo 1872 - 1956): Весной (In primavera), suite per flauto e orchestra da camera op. 138 (1954). Aleksandr Korneev (dedicatario della composizione), flauto; Orchestra filarmonica di Mosca, dir. Nikolaj Anosov.

Hugo Wolf (1860 - 1903): Im Frühling, Lied su testo di Eduard Mörike (1888). Dietrich Fischer-Dieskau, baritono; Gerald Moore, pianoforte.
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Hier lieg’ ich auf dem Frühlingshügel; Der Sonnenblume gleich steht mein Gemüte offen, Die Wolke seh’ ich wandeln und den Fluß, Ich denke Diess und denke Das, |
Me ne sto disteso sul colle della primavera: Come un girasole si apre il mio spirito, Vedo passare le nuvole e il fiume, Vagano qua e là i miei pensieri, |

Nicolaus Bruhns (1665 - 29 marzo 1697): (Großes) Praeludium und Fuge in mi minore. Georg Hagel all’organo Rieger della Basilica dei Quattordici Santi in Bad Staffelstein (Alta Franconia).
« Questo Preludio e Fuga in mi minore è una delle opere organistiche pre-bachiane più grandi e…sconvolgenti. A cominciare dal folgorante inizio che tocca tutte le note della scala cromatica e proseguendo con una quantità di episodi contrastanti che creano una sorta di tormentato ritratto psicologico di un musicista morto a 32 anni e di cui poco si sa. Tanto è vero che lo scrittore Andreas Nohr ne ha tentato una biografia immaginaria dal titolo Mitternacht, sorta di romanzo noir, ipotizzandone una fine tragica. Lo Stylus phantasticus è alla sua apoteosi e va ancora oltre quello di Buxtehude. L’interpretazione di quest’opera pone problemi rilevanti che sono stati risolti in modo molto vario nel corso del tempo. Richiede comunque un notevole coinvolgimento personale da parte dell’interprete. Musica visionaria quant’altre mai » (Pietro Pompili).

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Charles-Valentin Alkan (1813 - 29 marzo 1888): Studio in re minore per pianoforte op. 39 n. 2 (1846), En rythme molossique (in ritmo ternario). Jack Gibbons.
Nell’antica prosodia era chiamato molosso un piede (unità ritmica di versificazione) costituito dal susseguirsi di tre sillabe lunghe.
Sir William Walton (29 marzo 1902 - 1983): Seconda Sinfonia in do maggiore (1959–60). London Philharmonic Orchestra, dir. Bryden Thomson.

Achille Longo (28 marzo 1900 - 1954): Quintetto con pianoforte (1934). Circolo Artistico Ensemble: Giuseppe Carotenuto e Nicola Marino, violini; Giuseppe Navelli, viola; Manuela Albano, violoncello; Aldo Ciccolini, pianoforte.

Ludvig Norman (1831 - 28 marzo 1885): Terza Sinfonia in re minore op. 58 (1881). Helsingborgs Symfoniorkester, dir. Andrew Manze.

Joseph Weigl (28 marzo 1766 - 1846): Ouverture per Die Schweizer Familie, «lyrische Oper» in 3 atti su libretto di Franz Castelli (1809). Orchestra Dreieck, dir. Uri Rom.
Ammirata da tutti i più noti compositori del tempo, fra i quali Franz Schubert, all’inizio del XX secolo Die Schweizer Familie scomparve dai teatri.
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Ruperto Chapí Lorente (27 marzo 1851 - 25 marzo 1909): Escenas de capa y espada, poema sinfonico (1876). Orquesta sinfónica de Radio Televisión Española, dir. Adrian Leaper.
Claude Debussy (1862-1918): Nuit d’étoiles, mélodie su testo di Théodore de Banville (1880). Natalie Dessay, soprano; Philippe Cassard, pianoforte.
Nuit d’étoiles,
Sous tes voiles,
Sous ta brise et tes parfums,
Triste lyre
Qui soupire,
Je rêve aux amours défunts.
La sereine Mélancolie
Vient éclore au fond de mon cœur,
Et j’entends l’âme de ma mie
Tressaillir dans le bois rêveur.
Nuit d’etoiles…
Je revois à notre fontaine
Tes regards bleus comme les cieux;
Cette rose, c’est ton haleine,
Et ces étoiles sont tes yeux.
Nuit d’etoiles…
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Heinrich Isaac (c1450 - 26 marzo 1517): Un dí lieto giamai, madrigale a 3 voci su testo di Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico. Insieme vocale e strumentale L’homme armé.
Un dí lieto giamai
non ebbi, Amor, da poi
che dalli lacci tuoi mi dislegai.
Cagion della nimica
mia donna, a cui servia;
cosí convien ch’i’ dica
la sua discortesia.
Amore a tal follia
m’indusse, allor ch’i’ ruppi
i tuoi amorosi gruppi e ti lassai.
Fanne tu, Amor, vendetta,
ché mio poter non cura;
anzi talor m’alletta
con gli occhi e m’assicura;
e poi mi strazia e giura
che te e me disprezza:
cotanto male avvezza, signor, l’hai.
Ma, lasso, or del mio errore
m’avveggio e me ne pento,
ché sanza te, Amore,
assai piú doglia sento.
Allor qualche contento
sentiva a mezzo il lutto:
or quello è perso tutto, e vivo in guai.
Heinrich Isaac: Palle, palle, canzone a 3 voci. Versione strumentale eseguita dall’ensemble Piffaro; versione per organo (intavolatura pubblicata nel 1507) eseguita da Gabriele Giacomelli.
Heinrich Isaac: Quis dabit capiti meo aquam?, mottetto a 4 voci su testo di Agnolo Poliziano, in morte di Lorenzo il Magnifico (1492). La Capella Reial de Catalunya e Hespèrion XXI, dir. Jordi Savall.
Prima pars :
Quis dabit capiti meo aquam?
Quis oculis meis fontem lachrimarum dabit,
ut nocte fleam, ut luce fleam?
Sic turtur viduus solet,
sic cygnus moriens solet,
sic luscinia conqueri.
Heu miser, o dolor!
Secunda pars, altus & tenor I:
Laurus impetu fulminis
illa iacet subito,
laurus omnium celebris
musarum choris,
nympharum choris.
Secunda pars, bassus:
Et requiescamus in pace.
Tertia pars :
Sub cuius patula coma
et Phebi lira blandius insonat
et vox blandius insonat.
Nunc muta omnia,
nunc surda omnia.
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François-Joseph Fétis (25 marzo 1784 - 26 marzo 1871): Sinfonia n. 1 in mi bemolle maggiore (1862). Orchestre symphonique de la RTBF, dir. Brian Priestman.

Oskar Nedbal (26 marzo 1874 - 1930): Scherzo-Caprice in sol maggiore per orchestra op. 5 (1892). Symfonický orchestr Masarykovy univerzity, dir. Martin Mazánek.

Claude Debussy (1862 - 25 marzo 1918): Chansons de Bilitis, 12 brani per 2 flauti, 2 arpe e celesta L2 102 (1900-01) per accompagnare la recitazione degli omonimi poemetti di Pierre Louÿs.
La partitura originale (perduta) è stata ricostruita, sulla base del materiale autografo superstite, da Pierre Boulez (1954), da Arthur Hoérée (1971) e da Rudolf Escher (1972).
Nel 1914 Debussy rielaborò sei di questi brani (nn. 1, 7, 4, 10, 8 e 12) per pianoforte a 4 mani con il titolo Six Épigraphes antiques (L2 139).
Sulle Chansons de Bilitis di Debussy si trovano in rete, fra l’altro, uno studio in italiano (qui) e uno in francese (qui).
Illustrazioni di George Barbier (1922).