Dmitrij Kabalevskij (30 dicembre 1904 - 1987): Suite dall’opera in 3 atti Colas Breugnon op. 24 (1938), composta su libretto tratto dall’omonimo romanzo di Romain Rolland. Orchestra filarmonica armena, dir. Loris Čknavorjan.
Maurice Ravel (1875 - 28 dicembre 1937): Rapsodie espagnole per orchestra (1907). Queensland Symphony Orchestra, dir. Alondra de la Parra.
Prélude à la nuit [0:18]
Malagueña [4:20]
Habanera [6:41]
Feria [9:12]
« Mentre in Debussy gli sviluppi musicali si sciolgono in continue fluttuazioni di macchie sonore che si innestano e si sfrangiano liberamente per creare mobilissime atmosfere, in Ravel le immagini sonore sono sempre circoscritte da contorni taglienti, da una netta e quasi razionale precisazione melodica. Alle eleganze evanescenti di Debussy, Ravel oppone cadenze armoniche elementari che semplificano al massimo la struttura compositiva, un dinamismo ritmico ben definito, dure insistenze timbriche che squadrano gli sviluppi musicali con razionale geometria, spesso accentuata dall’adozione di certi schemi crudi e ossessivi della musica iberica » (Francis Poulenc).
Antonio Vivaldi (1678 - 1741): Concerto in la minore per violino, archi e continuo op. 3 (L’estro armonico, 1711) n. 6, RV 356. Elizabeth Wallfisch, violino; ensemble Tafelmusik, dir. Jeanne Lamon.
Johann Sebastian Bach (1685 - 1750): «Flösst, mein Heiland, flösst dein Namen», aria per soprano, oboe e organo, dalla IV parte del Weihnachtsoratorium BWV 248 (1734). Nancy Argenta, soprano; The English Baroque Soloists, dir. John Eliot Gardiner.
Testo di Christian Friedrich Henrici alias Picander:
Flößt, mein Heiland, flößt dein Namen
Auch den allerkleinsten Samen
Jenes strengen Schreckens ein?
Nein, du sagst ja selber nein.
(Echo: Nein! ) Sollt ich nun das Sterben scheuen?
Nein, dein süßes Wort ist da!
Oder sollt ich mich erfreuen?
Ja, du Heiland sprichst selbst ja.
(Echo: Ja! )
Potrà il tuo nome, Redentore, infondere
anche il più piccolo seme
di quel tremendo terrore?
No, tu stesso dici no.
(Eco : No!)
Dovrei dunque temere la morte?
No, la dolce tua parola è qui.
Oppure dovrei rallegrarmi?
Sì, Redentore, tu stesso dici sì.
(Eco : Sì!)
«Flösst, mein Heiland» è una parodia dell’aria «Treues Echo dieser Orten» per contralto, oboe d’amore e orchestra, quinto brano della cantata profana Lasst uns sorgen, lasst uns wachen (Die Wahl des Herkules) BWV 213, composta l’anno precedente (1733) per l’undicesimo compleanno del principe elettore Federico Cristiano di Sassonia (1722 - 1763):
Carolyn Watkinson, contralto; Kammerorchester Berlin, dir. Peter Schreier.
Testo dello stesso Picander:
Treues Echo dieser Orten,
Sollt ich bei den Schmeichelworten
Süßer Leitung irrig sein?
Gib mir deine Antwort: Nein!
(Echo: Nein! ) Oder sollte das Ermahnen,
Das so mancher Arbeit nah,
Mir die Wege besser bahnen?
Ach! so sage lieber: Ja!
(Echo: Ja! )
Eco fedele di questi luoghi,
dovrò da parole adulatrici
essere indotto in errore?
Dammi la tua risposta: No!
(Eco : No!)
Oppure sarà l’esortazione
che prelude a così tanta fatica
a indicarmi correttamente la via?
Oh! Allora dimmi piuttosto: Sì!
(Eco : Sì!)
Vincenzo Tommasini (1878 - 23 dicembre 1950): Le donne di buon umore, balletto su musiche di Domenico Scarlatti (1917). Cleveland Orchestra, dir. Louis Lane.
Edgard Varèse (22 dicembre 1883 - 1965): Arcana, poema sinfonico per orchestra (1925-27, rev. 1931-32). Orchestre national de France, dir. Pascal Rophé.
André Jolivet (1905 - 20 dicembre 1974): Concertino per tromba, pianoforte e archi (1948). Maurice André, tromba; Annie d’Arco, pianoforte; Orchestre de l’Association des Concerts Lamoureux diretta dall’autore.
Saverio Mercadante (1795 - 17 dicembre 1870): Concerto in mi minore per flauto e orchestra op. 76. Jean-Pierre Rampal, flauto; I Solisti Veneti, dir. Claudio Scimone.
Anton Webern (3 dicembre1883 - 1945): Im Sommerwind, idillio per grande orchestra (1904) ispirato dal poemetto omonimo di Bruno Wille. Berliner Philharmoniker, dir. Pierre Boulez.
Bruno Wille (1860 - 1928): Im Sommerwind, da Offenbarungen des Wacholderbaums, Roman eines Allsehers, 2 voll. (1901); riporto solo le parti prese in considerazione da Webern:
Es wogt die laue Sommerluft.
Wacholderbüsche, Brombeerranken
Und Adlerfarne nicken, wanken.
Die struppigen Kiefernhäupter schwanken;
Rehbraune Äste knarren;
Von ihren zarten, schlanken,
Lichtgrünen Schossen stäubt
Der harzige Duft;
Und die weiche Luft
Wallt hin wie betäubt.
Auf einmal tut sich lächelnd auf
Die freie sonnige Welt:
Weithin blendendes Himmelblau;
Weithin heitre Wolken zu Hauf;
Weithin wogendes Ährenfeld
Und grüne, grüne Auen…
[…]
O du sausender brausender Wogewind!
Wie Freiheitsjubel, wie Orgelchor
Umrauschest du mein durstiges Ohr;
[…]
Da wird mir leicht, so federleicht!
Die dumpfi g alte Beklemmung weicht;
All meine Unrast, alle wirren
Gedanken sind im Lerchengirren –
Im süßen Jubelmeer ertrunken!
Versunken
Die Stadt mit Staub und wüstem Schwindel!
Ertrunken
das lästige Menschengesindel!
Begraben der Unrat, tief versenkt
Hinter blauendem Hügel.
[…]
Weißt du, sinnende Seele,
Was selig macht?
Unendliche Ruhe!
[…]
Im Lerchenliede,
In Windeswogen,
In Ährenwogen!
Unendliche Ruhe
Am umfassenden Himmelsbogen!
Compositori elisabettiani vari: An Elizabethan Suite, 5 brani per strumento a tastiera trascritti per orchestra da sir John Barbirolli (2 dicembre 1899 - 1970). The Hallé Orchestra, dir. John Barbirolli; registrata a Lugano nel 1961.
Dmitrij Dmitrievič Šostakovič (1905 - 1976): Concerto n. 2 in fa maggiore per pianoforte e orchestra op. 102 (1957). New York Philharmonic Orchestra; Leonard Bernstein, solista e direttore. Registrazione del 1958.
Jacques Offenbach (20 giugno 1819 - 1880): Le Papillon, balletto in 2 atti e 4 scene (1860). London Symphony Orchestra, dir. Richard Bonynge.
Preludio – Atto I, scena 1a: inizio
Atto I, scena 1a: fine [9:23]
Atto I, scena 2a: inizio [16:53]
Atto I, scena 2a: Valse des rayons [18:36]
Atto I, scena 2a: fine [23:10]
Atto II, scena 1a: inizio [30:30]
Atto II, scena 1a: continuazione [32:26]
Atto II, scena 1a: fine [39:42]
Atto II, scena 2a: Pas de deux [41:52]
Apoteosi [53:06]
Composto sopra un soggetto di Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Maria Taglioni, il balletto andò in scena per la prima volta all’Opéra di Parigi, Salle Le Peletier, il 26 novembre 1860, con la coreografia di M. Taglioni; fra gli interpreti, Emma Livry (Farfalla), Louis Mérante (Djalma), Louise Marquet (Hamza) e Berthier (Patimate).
Trama. ATTO I: l’azione si svolge in Circassia. La fata Hamza, ormai anziana, cerca invano di sedurre il principe Djalma, il cui bacio le restituirebbe magicamente bellezza e giovinezza. La giovane Farfalla, alla quale il principe dedica le proprie attenzioni, si burla della fata, suscitandone l’ira: Hamza infatti la trasforma nell’insetto da cui trae il nome. Catturata dalle dame di corte, Farfalla viene riconosciuta da Djalma, che le dà la libertà. Ma Hamza è vigile e riduce nuovamente Farfalla in prigionia; a questo punto Patimate, servo della fata, rivela che Farfalla è figlia dell’emiro e tempo prima era stata rapita da Hamza.
ATTO II: la rivelazione di Patimate costringe Hamza a restituire Farfalla al padre, il quale promette la fanciulla in sposa al principe. Nel momento in cui i due giovani stanno per baciarsi, la fata malvagia riesce a intrufolarsi fra loro: davvero il bacio le ridona giovinezza e bellezza. Ma il principe continua a respingerla, sicché Hamza, indispettita, induce in lui un magico sonno e ritrasforma Farfalla in insetto, mentre il palazzo dell’emiro diventa un giardino incantato. Nella casa di Hamza, Farfalla viene attratta dalla luce delle torce: volando troppo vicino alla fiamma si brucia le ali e precipita nel vuoto, ma viene salvata dal principe, che prendendola fra le braccia spezza il sortilegio: Farfalla, riprese sembianze umane, potrà sposare Djalma mentre Hamza, per punizione, viene trasformata in una statua.
Frank Martin (1890 – 21 novembre 1974): Petite Symphonie concertante per arpa, clavicembalo, pianoforte e doppia orchestra d’archi (1944-45). Taylor Ann Fleshman, arpa; Renée Anne Louprette, clavicembalo; Frank Corliss, pianoforte; The Orchestra Now, dir. Zachary Schwartzman.
Aleksandr Porfir’evič Borodin (12 novembre 1833 - 1887): В средней Азии (Nell’Asia centrale), quadro sinfonico (1880). Orchestre de la Suisse Romande, dir. Ernest Ansermet.
Oggi il brano è noto con il titolo Nelle steppe dell’Asia centrale, scelto da qualcuno cui evidentemente l’originale non sembrava abbastanza esotico; noi che amiamo la filologia, non esclusa quella musicale, preferiremo sempre e comunque le scelte degli autori.
La composizione intende raffigurare musicalmente l’incedere di una carovana di asiatici attraverso una zona desertica nella regione del Caucaso; il viaggio si svolge sotto la protezione di un drappello di cavalleria russo. Il brano è strutturato su due temi principali, di carattere contrastante: uno, ampio e luminoso, rappresenta i soldati russi e viene enunciato subito all’inizio, prima dal clarinetto [0:09] e poi dal corno [0:25]; l’altro tema, sinuoso, orientaleggiante, ritrae i carovanieri asiatici e viene introdotto dal corno inglese [1:02]. Vi sono inoltre due elementi secondari: il pedale (nota prolungata) acuto dei violini, che rappresenta l’immutabile vastità del deserto; e un motivo eseguito dagli archi in pizzicato, che dà il senso del passo regolare e ininterrotto dei cavalli e dei cammelli [0:41]. L’orchestra riprende il tema russo [2:05] e poi quello asiatico [3:32], infine i due temi risuonano insieme [4:25] in magnifico contrappunto doppio (ciascun tema può essere indifferentemente il più acuto o il più grave), prima della coda finale [5:15], nella quale il tema russo è trattato a canone.
Borodin si autodefiniva un «compositore della domenica»: in effetti la sua principale attività era quella di medico e chimico. Aveva studiato all’Accademia medico-chirurgica di San Pietroburgo e si era laureato nel 1856 con una tesi intitolata Sull’analogia dell’acido arsenico con il fosfatico nella loro azione sull’organismo umano; nello stesso anno entrò in servizio quale assistente medico presso il II Ospedale militare di fanteria. In seguito, dopo una serie di viaggi di studio all’estero (fu anche a Pisa, dove ebbe modo di approfondire le proprie ricerche con Paolo Tassinari), venne nominato professore aggiunto presso l’Accademia medico-chirurgica, dove fra l’altro, a partire dal 1872, organizzò i primi corsi superiori per studentesse di medicina, fornendo anche aiuti finanziari alle allieve meno abbienti. Tutti questi impegni non gli impedirono di coltivare una profonda passione per la musica, che lo portò a scrivere alcune delle più belle pagine operistiche e sinfoniche dell’Ottocento russo.
Dame Elizabeth Violet Maconchy Le Fanu (1907 - 11 novembre 1994): Sinfonia per doppia orchestra d’archi (1953). London Symphony Orchestra, dir. Vernon Handley.
Allegro molto
Lento [4:50]
Allegro scherzando [11:40]
Passacaglia: Lento sostenuto – Allegro – Lento [15:10]
Elliott Carter (1908 - 5 novembre 2012): Concerto doppio per pianoforte, clavicembalo e 2 orchestre da camera (1961); commissionato dalla Fromm Music Foundation e dedicato a Paul Fromm, filantropo e mecenate. Charles Rosen, pianoforte; Ursula Oppens, clavicembalo; Fellows of the Tanglewood Music Center, dir. Oliver Knussen.
Introduzione
Cadenza per clavicembalo
Allegro scherzando
Adagio
Presto
Cadenza per pianoforte
Coda
«Un capolavoro – e di un compositore americano» (Igor’ Stravinskij).
Gabriel Fauré (1845 - 4 novembre 1924): Requiem (versione del 1893 ricostruita da John Rutter). Caroline Ashton, soprano; Stephen Varcoe, baritono; Simon Standage, violino; John Scott, organo; The Cambridge Singers; membri della City of London Sinfonia, dir. John Rutter.
Gabriel Fauré (1845 - 1924): Ballata in fa diesis maggiore per pianoforte op. 19 (1877-78). Jean-Baptiste Doulcet.
Lo stesso brano nella versione per pianoforte e orchestra op. 19a (1881). Grant Johannesen, pianoforte; Orchestre philharmonique du Luxembourg, dir. Louis de Froment.
Gabriel Fauré (1845 - 4 novembre 1924): Pavane in fa diesis minore op. 50, versione per coro e orchestra (1887). Hallé Choir and Orchestra, dir. Maurice Handford.
La Pavane è dedicata alla contessa Élisabeth Greffulhe, nata Riquet de Caraman (1860 - 1952), che Fauré chiamava «Madame ma Fée». Il testo affidato al coro, del tutto inconsistente, è di un cugino della contessa, il famoso esteta, poeta simbolista e dandy Robert de Montesquiou (1855 - 1921).
C’est Lindor, c’est Tircis et c’est tous nos vainqueurs!
C’est Myrtille, c’est Lydé! Les reines de nos coeurs!
Comme ils sont provocants! Comme ils sont fiers toujours!
Comme on ose régner sur nos sorts et nos jours!
Faites attention! Observez la mesure!
Ô la mortelle injure! La cadence est moins lente!
Et la chute plus sûre! Nous rabattrons bien leur caquets!
Nous serons bientôt leurs laquais!
Qu’ils sont laids! Chers minois!
Qu’ils sont fols! (Airs coquets!)
Et c’est toujours de même, et c’est ainsi toujours!
On s’adore! On se hait! On maudit ses amours!
Adieu Myrtille, Eglé, Chloé, démons moqueurs!
Adieu donc et bons jours aux tyrans de nos coeurs!
Et bons jours!
Lo stesso brano nella versione per sola orchestra. London Philharmonic Orchestra, dir. Ben Gernon.
Gabriel Fauré (1845 - 4 novembre 1924): Clair de Lune (Menuet ), mélodie per soprano e orchestra op. 46 n. 2 (1887) sul medesimo testo di Paul Verlaine (da Fêtes galantes, 1869) che ispirò a Debussy il III movimento della Suite bergamasque. Natalie Dessay, soprano; Radion sinfoniaorkesteri, dir. Hannu Lintu.
Votre âme est un paysage choisi
Que vont charmant masques et bergamasques
Jouant du luth et dansant et quasi
Tristes sous leurs déguisements fantasques.
Tout en chantant sur le mode mineur
L’amour vainqueur et la vie opportune,
Ils n’ont pas l’air de croire à leur bonheur
Et leur chanson se mêle au clair de lune.
Au calme clair de lune triste et beau,
Qui fait rêver les oiseaux dans les arbres
Et sangloter d’extase les jets d’eau,
Les grands jets d’eau sveltes parmi les marbres.
Camille Saint-Saëns (1835 - 1921): «Mon coeur s’ouvre à ta voix», dal II atto di Samson et Dalila (1877), opera in 3 atti su libretto di Ferdinand Lemaire. Elīna Garanča, mezzosoprano; Orchestra filarmonica del Teatro Comunale di Bologna, dir. Yves Abel.
Mon cœur s’ouvre à ta voix comme s’ouvrent les fleurs
Aux baisers de l’aurore!
Mais, ô mon bien-aimé, pour mieux sécher mes pleurs,
Que ta voix parle encore!
Dis-moi qu’à Dalila tu reviens pour jamais!
Redis à ma tendresse
Les serments d’autrefois, ces serments que j’aimais!
Ah! réponds à ma tendresse!
Verse-moi l’ivresse!
Ainsi qu’on voit des blés les épis onduler
Sous la brise légère,
Ainsi frémit mon cœur, prêt à se consoler
À ta voix qui m’est chère!
La flèche est moins rapide à porter le trépas,
Que ne l’est ton amante à voler dans tes bras!
Ah! réponds à ma tendresse!
Verse-moi l’ivresse!
[Samson, Samson, je t’aime!]
Carl Davis (28 ottobre 1936 - 2023): The French Lieutenant’s Woman, suite tratta dalla colonna sonora del film (regia di Karel Reisz, 1981) ispirato dal romanzo omonimo di John Fowles. Royal Liverpool Philharmonic Orchestra diretta dall’autore.
Niccolò Paganini (27 ottobre 1782 - 1840): Concerto per violino e orchestra n. 2 in si minore op. 7, La campanella (1826). Salvatore Accardo, violino; London Philharmonic Orchestra, dir. Charles Dutoit.
Charles Ives (20 ottobre 1874 - 1954): Three Places in New England (Orchestral Set No. 1; 1903-14, rev. 1929). Ensemble Intercontemporain, dir. Matthias Pintscher.
The «St Gaudens» in Boston Common (Col. Shaw and his Colored Regiment)