La notte, ancora

 
Alphons Diepenbrock (2 settembre 1862 - 1921): Die Nacht, elegia per contralto e orchestra (1910-11) su testo di Friedrich Hölderlin. Janet Baker, mezzosoprano; Koninklijk Concertgebouworkest, dir. Bernard Haitink.

Rings um ruhet die Stadt; still wird die erleuchtete Gasse,
Und, mit Fackeln geschmückt, rauschen die Wagen hinweg.
Satt gehn heim von Freuden des Tags zu ruhen die Menschen,
Und Gewinn und Verlust wäget ein sinniges Haupt
Wohlzufrieden zu Haus; leer steht von Trauben und Blumen,
Und von Werken der Hand ruht der geschäftige Markt.
Aber das Saitenspiel tönt fern aus Gärten; vielleicht, daß
Dort ein Liebendes spielt oder ein einsamer Mann
Ferner Freunde gedenkt und der Jugendzeit; und die Brunnen
Immerquillend und frisch rauschen an duftendem Beet.
Still in dämmriger Luft ertönen geläutete Glocken,
Und der Stunden gedenk rufet ein Wächter die Zahl.
Jetzt auch kommet ein Wehn und regt die Gipfel des Hains auf,
Sieh! und das Schattenbild unserer Erde, der Mond,
Kommet geheim nun auch; die Schwärmerische, die Nacht, kommt,
Voll mit Sternen und wohl wenig bekümmert um uns,
Glänzt die Erstaunende dort, die Fremdlingin unter den Menschen,
Über Gebirgeshöhn traurig und prächtig herauf.
    (Friedrich Hölderlin, Brod und Wein I)

Riposa la città, il vicolo acceso azzittisce;
strepitano carrozze adorne di fiaccole,
la gente rincasa, sazia delle gioie del giorno,
un capo accorto calcola entrata e uscita
in pace e a casa, il mercato industrioso
spoglio di grappoli fiori e opere s’acquieta.
– Un violino lontano, da un giardino. Forse
qualcuno che ama o un solitario che pensa
gioie perdute, la sua giovinezza; perenni
fresche fontane scrosciano su aiuole odorose.
Erano nella penembra dell’aria rintocchi lenti,
qualcuno annuncia chiaro il conto delle ore.
Un soffio di vento muove le cime del bosco,
e il simulacro della terra, la luna,
viene in segreto: e la fantastica notte
che è ricca di stelle e di noi non si cura,
splende stupita, estraniata tra gli uomini
sopra le cime dei colli, triste e sfarzosa.
    (traduzione di Enzo Mandruzzato)

diepenbrock_incipit

A Musicall Banquet: I. Lord Viscount Lisle His Galliard

 
John Dowland (1563 - 1626): The Right Honourable the Lord Viscount Lisle, Lord Chamberlaine to the Queenes most excellent Maiestie, his Galliard. Nigel North, liuto.

A Musicall Banquet. Furnished with a varietie of delicious Ayres, Collected out of the best Authors in English, French, Spanish and Italian è il titolo di una raccolta di composizioni di diversi autori, curata e pubblicata a Londra nel 1610 da Robert Dowland (1591 - 1641), figlio di John, e dedicata a Robert Sidney (1563 - 1626), statista al servizio di Elisabetta I e Giacomo I. La silloge si apre con questa gagliarda dal titolo chilometrico, uno dei più celebri brani liutistici di Dowland: la composizione è espressamente intitolata a Sidney, che era stato creato visconte Lisle nel 1605 — e che più tardi, nel 1618, divenne il primo conte di Leicester.

Settembre

Richard Strauss (1864 - 1949): September, Lied per voce e orchestra (Vier letzte Lieder, n. 2; 1948) su testo di Hermann Hesse. Lucia Popp, soprano; London Symphony Orchestra, dir. Michael Tilson Thomas.

Der Garten trauert,
kühl sinkt in die Blumen der Regen.
Der Sommer schauert
still seinem Ende entgegen.

Golden tropft Blatt um Blatt
nieder vom hohen Akazienbaum.
Sommer lächelt erstaunt und matt
in den sterbenden Gartentraum.

Lange noch bei den Rosen
bleibt er stehn, sehnt sich nach Ruh.
Langsam tut er die [großen]
müdgeword’nen Augen zu.

(Il giardino è in lutto, fredda scivola tra i fiori la pioggia. Rabbrividendo l’estate si avvia silente verso la fine.
A foglia a foglia l’oro cade a terra dall’alto albero d’acacia. L’estate sorride, stupita e languida, nel sogno del giardino morente.
A lungo ancora vicino alle rose sembra sopravvivere, ma anela al riposo. Lentamente chiude i [grandi] suoi occhi ormai stanchi.)


Rockocò

Jean-Paul Égide Martini (ovvero Johann Paul Aegidius Schwarzendorf detto Martini il Tedesco, 31 agosto 1746 - 1816): Plaisir d’amour, ro­man­za per voce e pianoforte (c1784) su testo di Jean-Pierre Claris de Florian. Claire Lefilliâtre, soprano; Arthur Schoonderwoerd, fortepiano.

Plaisir d’amour ne dure qu’un moment,
chagrin d’amour dure toute la vie.

J’ai tout quitté pour l’ingrate Sylvie.
Elle me quitte et prend un autre amant.

Plaisir d’amour ne dure qu’un moment,
chagrin d’amour dure toute la vie.

«Tant que cette eau coulera doucement
vers ce ruisseau qui borde la prairie

Je t’aimerai», me répétait Sylvie.
L’eau coule encore. Elle a changé pourtant.

Plaisir d’amour ne dure qu’un moment,
chagrin d’amour dure toute la vie.

Com’è noto, la melodia composta da Martini il Tedesco ha dato origine a uno dei capisaldi della musica rock (grazie, Luisa 🙂 ).

Sinfonia Gioconda

Nodar Gabunija (1933 - 31 agosto 2000): Terza Sinfonia (Sinfonia Gioconda) per orchestra da camera (1988). Orchestra da camera di Stato della Georgia, dir. Lijana Isakadze.

  1. Quasi danza
  2. Tempo molto rubato, come improvvisazione
  3. Intermedio: Moderato quasi cembalo
  4. Tempo molto rubato

Il longo pianto

Andrea Gabrieli (c1533 - 30 agosto 1585): O beltà rara, madrigale a 5 voci (pubblicato nel Primo Libro de madrigali a 5 voci, 1566, n. 11) su testo di Luigi Alamanni. I Fagiolini, dir. Robert Hollingworth.

O beltà rara, o santi modi adorni,
Luci beate piene
Di dolcezza e di spene:
Ah sì tosto in oblio me posto avete!
Ma, sia pur quel che può, voi non farete
Ch’io non sia quel che’l primo giorno volli;
Fin che questi occhi molli
Finiran per mai sempre il longo pianto.

O beltà rara

Clarinettisti virtuosi

 
Ernesto Cavallini (30 agosto 1807 - 1874): Adagio e Tarantella per clarinetto e pianoforte. Sergio Bosi, clarinetto; Riccardo Bartoli, pianoforte.

Adagio e Tarantella

 
Acclamato virtuoso, Cavallini fu soprannominato «il Paganini del clarinetto». Verdi scrisse per lui l’assolo del Preludio al III atto della Forza del destino, qui in una riduzione per clarinetto (Corrado Giuffredi) e pianoforte (Federico Nicoletta):


Giorno d’autunno

Simon Bainbridge (30 agosto 1952 - 2021): Herbsttag / Autumn Day per doppio coro a cappella (1993) su testo di Rainer Maria Rilke nella traduzione inglese di James Blair Leishman. The Ionian Singers, dir. Timothy Salter.

Herr: es ist Zeit. Der Sommer war sehr groß
Leg deinen Schatten auf die Sonnenuhren,
und auf den Fluren laß die Winde los.

Befiehl den letzten Früchten voll zu sein;
gieb ihnen noch zwei südlichere Tage,
dränge sie zur Vollendung hin und jage
die letzte Süße in den schweren Wein.

Wer jetzt kein Haus hat, baut sich keines mehr.
Wer jetzt allein ist, wird es lange bleiben,
wird wachen, lesen, lange Briefe schreiben
und wird in den Alleen hin und her
unruhig wandern, wenn die Blätter treiben.

Lord, it is time. The summer was so great.
Impose upon the sundials now your shadows
and round the meadows let the winds rotate.

Command the last fruits to incarnadine;
vouchsafe, to urge them on into completeness,
yet two more south-like days; and that last sweetness,
inveigle it into the heavy vine.

He’ll not build now, who has no house awaiting.
Who’s now alone, for long will so remain:
sit late, read, write long letters, and again
return to restlessly perambulating
the avenues of parks when leaves downrain.

Nel cor più non mi sento

Giovanni Paisiello (1740 - 1816): «Nel cor più non mi sento», duetto, dal II atto dell’opera L’amor contrastato, ossia La molinarella (libretto di Giuseppe Palomba, 1788; ripresa nel 1790 con il titolo La molinara). Renata Tebaldi, soprano (esegue soltanto la 1a strofe); New Philharmonia Orchestra, dir. Richard Bonynge.

Nel cor più non mi sento
brillar la gioventù.
Cagion del mio tormento,
Amor, sei colpa tu.
Mi pizzichi, mi stuzzichi,
mi pungichi, mi mastichi;
Che cosa è questa, ohimè?
Pietà, pietà, pietà!
Amore è un certo che,
che disperar mi fa!


Bonifazio Asioli (30 agosto 1769 - 1832): Sonata in sol maggiore per pianoforte op. 8 n. 1. Vladimir Plešakov.

  1. Presto
  2. Adagio [6:22]
  3. Tema («Nel cor più non mi sento» di Paisiello), 10 variazioni e Epilogo [11:18]


Ludwig van Beethoven (1770 - 1827): 6 Variazioni per pianoforte su «Nel cor più non mi sento» WoO 70 (1795). Wilhelm Kempff.
Sulla genesi di questa composizione si racconta il seguente aneddoto. Una sera Beethoven si trovava a teatro per assistere a una rappresentazione della Molinara; quando fu eseguito il noto duetto «Nel cor più non mi sento», una dama gli disse: «Avevo alcune variazioni su questo tema, ma le ho perdute». Durante la notte Beethoven compose sei variazioni sul tema di Paisiello e il mattino successivo le inviò alla signora con questa intitolazione: Variazioni ecc. perdute per la — ritrovate per Luigi van Beethoven. Sie sind so leicht, daß die Dame sie wohl a vista sollte spielen können (sono così facili che la signora dovrebbe essere in grado di eseguirle a prima vista).


Niccolò Paganini (1782 - 1840): Introduzione e variazioni sul tema «Nel cor più non mi sento» per violino solo (1821). Leonid Kogan.


Giovanni Bottesini (1821 - 1889): Variazioni su «Nel cor più non mi sento» per contrabbasso e pianoforte op. 23. Gabriele Ragghianti, contrabbasso; Pier Narciso Masi, pianoforte.

Il deserto

Félicien David (1810 - 29 agosto 1876): Le désert, ode-symphonie in 3 parti per voce recitante, tenore, coro maschile e orchestra, testo poetico di Auguste Colin (1844). Olivier Pascalin, recitante; Bruno Lazzaretti, tenore; Chor der St.-Hedwigs-Kathedrale Berlin; Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin, dir. Guido Maria Guida.

Questa composizione è il frutto (maturato oltre dieci anni dopo) del viaggio in Egitto e in Medio Oriente compiuto da David nel 1833, all’epoca della sua adesione al sansimonismo. Il testo narra il percorso di una carovana attraverso il deserto del Sahara: affronta una tempesta di sabbia, fa sosta per la notte, riprende il cammino al levar del giorno rendendo omaggio a Allah. L’ode è articolata in 3 parti a loro volta suddivise in scene fra loro indipendenti:
PARTE I, L’entrée au désert. L’orchestra evoca l’immensità silente del deserto; si ode la preghiera di un coro di pellegrini che rende omaggio a Allah; dopo, in lontananza, si avverte il rumore della carovana (Marche de la caravane), dapprima sommesso, poi sempre più forte man mano che questa si avvicina. Si leva una forte tempesta di sabbia (Le simoun), amplificata dalla disperata supplica del coro che invoca Allah affinché abbia pietà dei credenti. Tornata la calma, la carovana può riprendere il cammino.
PARTE II, La nuit [22:26]. Il coro intona un cantico alla notte; seguono due brani strumentali, la Fantaisie arabe («air syrien») e la Danse des almées, che richiamano remote atmosfere orientali. Si celebra la vita libera del deserto in contrapposizione a quella civilizzata (La liberté au désert); l’episodio si conclude con una Rêverie du soir fondata sopra una melodia orientale udita da David al tempo del suo soggiorno in Egitto. Il silenzio, immobile, si distende nuovamente sul deserto.
PARTE III, Le lever du soleil [35:09]. Il sole si alza sul deserto e lo inonda di luce e di amore; solo il canto del muezzin (Chant du muezzin) increspa l’atmosfera immobile del Sahara. La carovana si rimette in cammino (Le départ de la caravane). L’ode si conclude con un omaggio corale a Allah.

I drappi ricamati del cielo

Ivor Gurney (28 agosto 1890 - 1937): The Cloths of Heaven, testo di William Butler Yeats. Ian Partridge, tenore; Jennifer Partridge, pianoforte.

Had I the heavens’ embroidered cloths,
Enwrought with golden and silver light
The blue and the dim and the dark cloths
Of night and light and the half-light,
I would spread the cloths under your feet:
But I, being poor, have only my dreams.
I have spread my dreams under your feet;
Tread softly because you tread on my dreams.

Dei tempi antichi

Anatolij Konstantinovič Ljadov (1855 - 28 agosto 1914): Dei tempi antichi (Про старину), ballata in re maggiore per pianoforte op. 21a (1889). Inna Porošina.


Ljadov: Dei tempi antichi, ballata in re maggiore per orchestra op. 21b (1889). Orchestra filarmonica slovacca, dir. Stephen Gunzenhauser.

Ljadov, op. 21a

Quartetto con spirito

Ugo AmendolaUgo Amendola (28 agosto 1917-1995): Quartetto per archi (1947). Paul Klee 4tet: Alessandro Fagiuoli e Stefano Antonello, violini; Andrea Amendola, viola; Luca Paccagnella, violincello.

  1. Allegro con spirito
  2. Allegro giusto ma con spirito [6:14]
  3. Andante [9:18]
  4. Allegro [14:21]

Concerto per violoncello – III: Alla cosacca

Antonín Kraft (1749 - 28 agosto 1820): Concerto in do maggiore per violoncello e orchestra op. 4 (c1805). Jiří Hošek, violoncello; Orchestra sinfonica di Praga, dir. Josef Hrnčíř.

  1. Allegro aperto
  2. Andante [11:56]
  3. Rondò alla cosacca: Moderato [17:32]

frontespizio

Alma redemptoris mater: Josquin & Victoria

 
Josquin des Prez (c1450 - 27 agosto 1521): Alma redemptoris mater, antifona (mottetto) a 4 voci (1518). Ensemble De Labyrinto.

Alma Redemptoris Mater, quae pervia coeli porta manes,
et stella maris, succurre cadenti, surgere qui curat, populo:
tu quae genuisti, natura mirante, tuum sanctum Genitorem,
Virgo prius ac posterius, Gabrielis ab ore sumens illud Ave, peccatorum miserere.

Josquin: Alma redemptoris mater a 4


 
Tomás Luis de Victoria (1548 - 27 agosto 1611): Alma redemptoris mater, antifona a 8 voci (pubblicata in Cantica B. Virginis, 1581, n. 18). Ensemble Plus Ultra, dir. Michael Noone.
 

Victoria: Alma redemptoris mater a 8

Bruna, ma bella

Tomás Luis de Victoria (1548 - 27 agosto 1611): Nigra sum, sed formosa, antifona (mottetto) a 6 voci (pubblicato in Motecta festorum totius anni cum Communi Sanctorum, quae partim senis, partim quinis, partim quaternis, alia octonis vocibus concinuntur, 1585, n. 3); testo tratto dal Canticum canticorum (I:5, II:10-12) in parte modificato.
Alcune interpretazioni del mio mottetto preferito. Nell’ordine:
– The Tallis Scholars, dir. Peter Phillips
– Chanticleer
– The Song Company
– Ensemble Plus Ultra, dir. Michael Noone

Nigra sum sed formosa filia Jerusalem
Ideo dilexit me Dominus et introduxit me in cubiculum suum et dixit mihi:
surge amica mea et veni.
Jam hiems transiit, imber abiit et recessit,
Flores apparuerunt in terra nostra, tempus putationis advenit.

Victoria è uno dei più straordinari compositori di ogni tempo. Ogni volta che ho l’occasione di ascoltare la sua musica mi sorprende la maestria con cui riesce a creare architetture polifoniche di complesse senza mai rinunciare all’intelligibilità del testo e alla piacevolezza dell’insieme. Questo brano è un esempio significativo della sua arte formidabile.

Nec alium adoramus

 
Josquin des Prez (c1450 - 27 agosto 1521): Tu solus qui facis mirabilia, mottetto a 4 voci (pubblicato in Motetti de Passione de Cruce de Sacramento de Beata Virgine – B, Venezia 1503). Gloriana Ensemble: Noar Lee Naggan, controtenore; Hillel Sherman, tenore; Yoram Bar Akiva, baritono; Joel Sivan, basso.

I. Tu solus qui facis mirabilia,
Tu solus Creator, qui creasti nos,
Tu solus Redemptor, qui redemisti nos
sanguine tuo pretiosissimo.

Ad te solum confugimus,
in te solum confidimus
nec alium adoramus,
Jesu Christe.

Ad te preces effundimus
exaudi quod supplicamus,
et concede quod petimus,
Rex benigne .

II. D’ung aultre amer,
Nobis esset fallacia:
D’ung aultre amer,
Magna esset stultitia et peccatum.

Audi nostra suspiria,
Replenos tua gratia,
O rex regum,
Ut ad tua servitia
Sistamus cum laetitia
in aeternum.

Tu solus

In the Upper Room

 
Philip Glass (1937): cinque danze (nn. 1, 2, 5, 8 e 9) dal balletto In the Upper Room (1986). Philip Glass Ensemble, dir. Michael Riesman.
Il balletto, coreografato da Twyla Tharp, fu presentato al pubblico il 26 agosto 1986 come Untitled. In seguito Tharp ebbe l’idea di ribattezzarlo con il titolo attuale prendendo spunto da un inno cristiano per la Pentecoste, In the upper room at Jerusalem ovvero Prayer for the Power: il testo, del rev. James Bruce Mackay, fa riferimento a un passo degli Atti degli apostoli (1:13) in cui si dice che i discepoli di Gesù erano soliti riunirsi « in una stanza al piano superiore » dove ricevettero poi lo Spirito Santo, il quale si manifestò loro, annunciato da un vento impetuoso, sotto forma di « lingue di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno » (Atti 2:2-3). Il titolo del balletto non allude però a esperienze mistico-religiose: la Upper Room è in realtà la mente dell’artista, visitata dal vento e dal fuoco dell’ispirazione.

Musica di sua maestà: il principe consorte

 
Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha (26 agosto 1819 - 1861): Melodia per violino e pianoforte. Iona Brown, violino; Jennifer Partridge, pianoforte.


 
Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha: Gruss an den Bruder, testo di Ernesto I di Sassonia-Coburgo-Gotha (padre del compositore). Toby Spence, tenore; Ronald Brautigam, pianoforte.

Hat so lang mein Leid geschwiegen,
soll es heute auf erstehn
und aus süssen Schlaf dich wiegen,
durch der Klänge zartes Weh’n.

Ist auch noch so weit die Reise
trägt’s ein Zephir hin zu Dir!
Und es flüstert dann ganz leise,
Denkst des Bruders Du auch hier

von der Heimath von dem Norden
von der Jugend stillem Glück,
spricht es schwebend in Accorden:
leitet hieher deinen Blick.

(A lungo il mio soffrire è stato silente, ma oggi sorgerà e ti desterà dolcemente dal tuo sonno con il lieve respiro dei suoni.
Il viaggio è lungo, ma te lo porterà il vento! E con lieve alito ti farà pensare al tuo fratello,
alla casa, al Nord, alla serena felicità della gioventù, librandosi parlerà per accordi: qui attirerà il tuo sguardo.)


 
Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha: Ständchen (Serenata) per voce e pianoforte su testo di Ernesto I di Sassonia-Coburgo-Gotha. Ian Partridge, tenore; Jennifer Partridge, pianoforte.

Wachst, Liebchen, Du in stiller Nacht?
Kennest Liebchen auch der Sehnsucht Macht?
O lass bey meinem heissen Fleh’n
das Fenster heut noch offen stehn.

Es ruhet längst schon süss und fest,
was Lieb’ und Sehnsucht ruhen lässt.
O Liebchen komm an’s Fenster Dein,
lass schauen Deine Äugelein!

Wie ist’s so schön im Mondenschein!
Es weht die Luft so kühl und rein.
Horch wie die Leier sehnend klingt!
Das Vöglein selbst im Traum noch singt!

Da that sich auf das Fensterlein,
es sahn heraus im Mondenschein
die schönsten schönsten Äugelein:
wie freundlich waren sie und rein.

(Vegli ancora, amor mio, nella notte silente? Anche tu, amore, avverti il morso del desiderio? Oh, ascolta il mio appello appassionato e lascia aperta, ora, la tua finestra.
È un riposo assai dolce e profondo quello di chi dà requie all’amore e al desiderio. Oh, amore, vieni alla finestra e fa’ che possa vedere i tuoi begli occhi!
Com’è bello stare al chiaro di luna! L’aria è così fresca e pura. Ascolta il bramoso suono della cetra! Il passerotto canta anche quando sogna!
Ed ecco, la finestra si spalancò e nel chiaro di luna brillarono quegli occhi stupendi: e quanto erano amichevoli e puri.)

Staendchen
Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha