Adrian Willaert (c1490 - 7 dicembre 1562): Ave regina caelorum, mottetto a 4 voci (pubblicato in Musica quatuor vocum quae vulgo motecta nuncupatur liber primus, 1539, n. 17). Membri dell’ensemble Capilla Flamenca: Marnix De Cat, contraltista; Jan Caals, tenore; Lieven Termont, baritono; Dirk Snellings, basso e direttore.
Ave, Regina caelorum,
Ave, Domina angelorum:
Salve, radix sancta
ex qua mundo lux est orta:
Gaude gloriosa,
super omnes speciosa:
Vale, valde decora
et pro nobis semper Christum exora.
Léon Boëllmann (1862 - 1897): Suite gothique op. 25 (1895). Marie-Claire Alain all’organo Cliquot/Cavaillé-Coll di Saint-Sulpice in Parigi.
Introduction-choral: Maestoso
Menuet gothique: Allegro [2:23]
Prière à Notre-Dame: Très lent [5:24]
Toccata: Allegro [11:13]
Ai tempi di Boëllmann il termine gothique conservava ancora qualche sfumatura in più rispetto a oggi. A noi, donne e uomini del XXI secolo, l’aggettivo gotico fa pensare immediatamente all’arte (e in particolare all’architettura) tardomedievale, o altrimenti alla letteratura fantastica del Sette-Ottocento, ma in passato era impiegato anche nell’accezione di «barbarico» (con riferimento all’antica popolazione germanica dei goti) e poi in quelle di «bizzarro», «capriccioso» e «desueto»: più o meno ciò che aveva in mente Giorgio Vasari quando gli venne l’idea di definire «gotica», appunto, l’arte del basso Medioevo, in contrapposizione a quella rinascimentale, che riproponeva i canoni estetici della classicità greca e romana.
Il termine gotico non ha una specifica valenza musicale e non l’ha mai avuta, nemmeno ai tempi di Boëllmann: solo recentemente l’aggettivo è stato impiegato per riferirsi alla polifonia duecentesca, segnatamente alla produzione della cosiddetta Scuola di Notre-Dame (Music of the Gothic Era è il titolo di un cofanetto di lp Archiv contenenti un’ampia scelta di composizioni di quel periodo eseguite, ormai mezzo secolo fa, dall’Early Music Consort of London diretto da David Munrow). Cose cui Boëllmann comunque non pensava, non è certo con l’idea di alludere alla musica medievale (ai suoi tempi in grandissima parte ancora da riscoprire) che definì gothique quella che sarebbe diventata la sua composizione più famosa. Intendeva piuttosto far pensare a qualche cosa che è «d’un autre âge, désuet, barbare, conservateur» (traggo questa definizione di gothique dal Lessico del Centre National de Ressources Textuelles et Lexicales).
Del resto, in piena Belle Époque il minuetto era senza dubbio desueto, e doveva essere considerata perlomeno bizzarra l’idea di suonarne uno all’organo di una cattedrale.
Hanns Jelinek (5 dicembre 1901 - 1969): Two blue O’s per celesta, clavicembalo, arpa, percussioni e contrabbasso (1959). Michiyoshi Inoue, celesta; Reiko Honsho, clavicembalo; Matsue Yamahata, arpa; Tomoyuki Okada e Mitsuaki Imamura, percussioni; il contrabbassista è ignoto.
Anton Webern (3 dicembre1883 - 1945): Im Sommerwind, idillio per grande orchestra (1904) ispirato dal poemetto omonimo di Bruno Wille. Berliner Philharmoniker, dir. Pierre Boulez.
Bruno Wille (1860 - 1928): Im Sommerwind, da Offenbarungen des Wacholderbaums, Roman eines Allsehers, 2 voll. (1901); riporto solo le parti prese in considerazione da Webern:
Es wogt die laue Sommerluft.
Wacholderbüsche, Brombeerranken
Und Adlerfarne nicken, wanken.
Die struppigen Kiefernhäupter schwanken;
Rehbraune Äste knarren;
Von ihren zarten, schlanken,
Lichtgrünen Schossen stäubt
Der harzige Duft;
Und die weiche Luft
Wallt hin wie betäubt.
Auf einmal tut sich lächelnd auf
Die freie sonnige Welt:
Weithin blendendes Himmelblau;
Weithin heitre Wolken zu Hauf;
Weithin wogendes Ährenfeld
Und grüne, grüne Auen…
[…]
O du sausender brausender Wogewind!
Wie Freiheitsjubel, wie Orgelchor
Umrauschest du mein durstiges Ohr;
[…]
Da wird mir leicht, so federleicht!
Die dumpfi g alte Beklemmung weicht;
All meine Unrast, alle wirren
Gedanken sind im Lerchengirren –
Im süßen Jubelmeer ertrunken!
Versunken
Die Stadt mit Staub und wüstem Schwindel!
Ertrunken
das lästige Menschengesindel!
Begraben der Unrat, tief versenkt
Hinter blauendem Hügel.
[…]
Weißt du, sinnende Seele,
Was selig macht?
Unendliche Ruhe!
[…]
Im Lerchenliede,
In Windeswogen,
In Ährenwogen!
Unendliche Ruhe
Am umfassenden Himmelsbogen!
Compositori elisabettiani vari: An Elizabethan Suite, 5 brani per strumento a tastiera trascritti per orchestra da sir John Barbirolli (2 dicembre 1899 - 1970). The Hallé Orchestra, dir. John Barbirolli; registrata a Lugano nel 1961.
Guillaume de Machaut (c1300 - 1377): Dame, a vous sans retollir, virelai monodico (dal Remède de Fortune). Emma Kirkby, soprano.
Dame, a vous sans retollir
Dong cuer, pensée, desir,
Corps, et amour,
Comme a toute la millour
Qu’on puist choisir,
Ne qui vivre ne morir
Puist a ce jour.
Si ne me doit a folour
Tourner, se je vous äour,
Car sans mentir,
Bonté passés en valour,
Toute flour en douce odour
Que on puet sentir.
Vostre biauté fait tarir
Toute autre et anïentir,
Et vo douçour
Passe tout; rose en coulour
Vous doi tenir,
Et vo regars puet garir
Toute dolour.
Dame, a vous sans retollir
Dong cuer, pensée, desir,
Corps, et amour,
Comme a toute la millour
Qu’on puist choisir,
Ne qui vivre ne morir
Puist a ce jour.
Pour ce, dame, je m’atour
De tres toute ma vigour
A vous servir,
Et met, sans nul villain tour,
Mon cuer, ma vie et m’onnour
En vo plaisir.
Et se Pité consentir
Vuet que me daigniez oïr
En ma clamour,
Je ne quier de mon labour
Autre merir,
Qu’il ne me porroit venir
Joie gringnour.
Dame, a vous sans retollir
Dong cuer, pensée, desir,
Corps, et amour,
Comme a toute la millour
Qu’on puist choisir,
Ne qui vivre ne morir
Puist a ce jour.
Dame, ou sont tuit mi retour,
Souvent m’estuet en destour
Pleindre et gemir,
Et, present vous, descoulour,
Quant vous ne savez l’ardour
Qu’ay a souffrir
Pour vous qu’aim tant et desir,
Que plus ne le puis couvrir.
Et se tenrour
N’en avez, en grant tristour
M’estuet fenir.
Nonpourquant jusqu’au morir
Vostres demour.
Dame, a vous sans retollir
Dong cuer, pensée, desir,
Corps, et amour,
Comme a toute la millour
Qu’on puist choisir,
Ne qui vivre ne morir
Puist a ce jour.
Ludwig Thuille (30 novembre 1861 - 1907): Quintetto n. 2 in mi bemolle maggiore per quartetto d’archi e pianoforte op. 20 (1901). Gigli Quartet; Gianluca Luisi, pianoforte.
Allegro con brio
Adagio assai sostenuto [12:35]
Allegro [28:28]
Finale: Quasi cadenza (Allegro) – Maestoso – Allegro risoluto [35:07]
Dmitrij Dmitrievič Šostakovič (1905 - 1976): Concerto n. 2 in fa maggiore per pianoforte e orchestra op. 102 (1957). New York Philharmonic Orchestra; Leonard Bernstein, solista e direttore. Registrazione del 1958.
Guillaume Dufay (c1397 - 27 novembre 1474): Nuper rosarum flores, mottetto a 4 voci (1436). The Hilliard Ensemble.
Nuper rosarum flores
Ex dono pontificis
Hieme licet horrida
Tibi, virgo coelica,
Pie et sancte deditum
Grandis templum machinae
Condecorarunt perpetim.
Hodie vicarius
Jesu Christi et Petri
Successor Eugenius
Hoc idem amplissimum
Sacris templum manibus
Sanctisque liquoribus
Consecrare dignatus est.
Igitur, alma parens
Nati tui et filia
Virgo decus virginum,
Tuus te Florentiae
Devotus orat populus,
Ut qui mente et corpore
Mundo quicquam exorarit.
Oratione tua
Cruciatus et meritis
Tui secundum carnem
Nati Domini sui
Grata beneficia
Veniamque reatum
Accipere mereatur.
Amen.
Tenor :
Terribilis est locus iste.
Nuper rosarum flores fu composto per la consacrazione del Duomo di Firenze, avvenuta il 25 marzo 1436. Si è ipotizzato che la struttura del mottetto e quella della cattedrale siano correlate, ma l’argomento è tuttora oggetto di discussione; qui si trovano alcune informazioni in proposito.
Jacques Offenbach (20 giugno 1819 - 1880): Le Papillon, balletto in 2 atti e 4 scene (1860). London Symphony Orchestra, dir. Richard Bonynge.
Preludio – Atto I, scena 1a: inizio
Atto I, scena 1a: fine [9:23]
Atto I, scena 2a: inizio [16:53]
Atto I, scena 2a: Valse des rayons [18:36]
Atto I, scena 2a: fine [23:10]
Atto II, scena 1a: inizio [30:30]
Atto II, scena 1a: continuazione [32:26]
Atto II, scena 1a: fine [39:42]
Atto II, scena 2a: Pas de deux [41:52]
Apoteosi [53:06]
Composto sopra un soggetto di Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Maria Taglioni, il balletto andò in scena per la prima volta all’Opéra di Parigi, Salle Le Peletier, il 26 novembre 1860, con la coreografia di M. Taglioni; fra gli interpreti, Emma Livry (Farfalla), Louis Mérante (Djalma), Louise Marquet (Hamza) e Berthier (Patimate).
Trama. ATTO I: l’azione si svolge in Circassia. La fata Hamza, ormai anziana, cerca invano di sedurre il principe Djalma, il cui bacio le restituirebbe magicamente bellezza e giovinezza. La giovane Farfalla, alla quale il principe dedica le proprie attenzioni, si burla della fata, suscitandone l’ira: Hamza infatti la trasforma nell’insetto da cui trae il nome. Catturata dalle dame di corte, Farfalla viene riconosciuta da Djalma, che le dà la libertà. Ma Hamza è vigile e riduce nuovamente Farfalla in prigionia; a questo punto Patimate, servo della fata, rivela che Farfalla è figlia dell’emiro e tempo prima era stata rapita da Hamza.
ATTO II: la rivelazione di Patimate costringe Hamza a restituire Farfalla al padre, il quale promette la fanciulla in sposa al principe. Nel momento in cui i due giovani stanno per baciarsi, la fata malvagia riesce a intrufolarsi fra loro: davvero il bacio le ridona giovinezza e bellezza. Ma il principe continua a respingerla, sicché Hamza, indispettita, induce in lui un magico sonno e ritrasforma Farfalla in insetto, mentre il palazzo dell’emiro diventa un giardino incantato. Nella casa di Hamza, Farfalla viene attratta dalla luce delle torce: volando troppo vicino alla fiamma si brucia le ali e precipita nel vuoto, ma viene salvata dal principe, che prendendola fra le braccia spezza il sortilegio: Farfalla, riprese sembianze umane, potrà sposare Djalma mentre Hamza, per punizione, viene trasformata in una statua.
Viktor Stepanovič Kosenko (23 novembre 1896 - 1938): Passacaglia in sol minore con 38 variazioni, n. 10 degli 11 Studi in forma di antiche danze per pianoforte op. 19 (1927). Anastacia Tolstonog.
Frank Martin (1890 – 21 novembre 1974): Petite Symphonie concertante per arpa, clavicembalo, pianoforte e doppia orchestra d’archi (1944-45). Taylor Ann Fleshman, arpa; Renée Anne Louprette, clavicembalo; Frank Corliss, pianoforte; The Orchestra Now, dir. Zachary Schwartzman.
Romanus Weichlein (20 novembre 1652-1706): Missa «Rectorum cordium» a 15 voci (1687). Sankt Florianer Sängerknaben, Vokalensemble NOVA, Ars Antiqua Austria, dir. Gunar Letzbor.
Franz Schubert (1797 - 19 novembre 1828): Trio con pianoforte n. 2 in mi bemolle maggiore op. 100, D 929 (1827). Trio di Trieste: Renato Zanettovich, violino; Amadeo Baldovino, violoncello; Dario de Rosa, pianoforte.
Carl Maria von Weber (18 novembre 1786 – 1826): Quintetto in si bemolle maggiore per clarinetto e archi op. 34 (J 182). Venancio Rius, clarinet; Enrique Palomares e Albert Skuratov, violini; Santiago Cantó, viola; David Barona, violoncello.
Thomas Ford (c1580 - sepolto il 17 novembre 1648): Now I see thy looks were feigned, madrigale a 4 voci (pubblicato in Musicke of Sundrie Kindes, 1607, vol. I, n. 4). Elisabeth Frèrebeau, Emma Spinelli e Tom Mébarki.
Now I see thy looks were feigned,
Quickly lost and quickly gained.
Soft thy skin like wool of wethers,
Heart unconstant, light as feathers.
Tongue untrusty, subtle-sighted,
Wanton will with change delighted.
Siren pleasant, foe to reason,
Cupid plague thee for thy treason.
Of thine eye I made my mirror,
From thy beauty came my error;
All thy words I counted witty,
All thy sighs I deemed pity;
Thy false tears that me aggrieved
First of all my trust deceived.
Siren pleasant…
Feign’d acceptance when I asked,
Lovely words with cunning masked,
Holy vows but heart unholy
Wretched man! my trust was folly.
Lily-white and pretty winking,
Solemn vows, but sorry thinking.
Siren pleasant…
Now I see, O seemly cruel,
Others warm them at my fuel.
Wit shall guide me in this durance
Since in love is no assurance.
Change thy pasture, take thy pleasure,
Beauty is a fading treasure.
Siren pleasant…
Prime youth lasts not, age will follow,
And make white those tresses yellow;
Wrinkled face for looks delightful
Shall acquaint the dame despiteful;
And when time shall date thy glory
Then too late thou wilt be sorry.
Siren pleasant, foe to reason,
Cupid plague thee for thy treason.
Girolamo Abos (15 novembre 1715 - 1760): Stabat mater per 2 soprani, contralto, 2 violini e basso continuo (1750). Isabelle Desrochers e Isabelle Poulenard, soprani; Martin Oro, contralto; Ensemble Stradivaria, dir. Daniel Poulenard.
Costanzo Antegnati (1549 - 14 novembre 1624): Ricercare 1° del secondo tono (da L’Antegnata, Intavolatura de ricercari d’organo, 1608). Luca Raggi all’organo Antegnati (1588) della Chiesa di San Nicola (Santa Maria della Consolazione) in Almenno San Salvatore (Bergamo).
Gioachino Rossini (1792 - 13 novembre 1868): Quelques riens pour album, 24 pezzi per pianoforte, vol. XII dei Péchés de vieillesse composti fra il 1857 e il 1868. Jeffrey Swann.
Allegretto
Allegretto moderato
Allegretto moderato
Andante sostenuto – Allegretto – Tempo primo
Allegretto moderato
Andante maestoso – Allegro brillante
Andantino mosso
Andantino sostenuto
Allegretto moderato
Andantino mosso
Andantino mosso – Allegretto moderato – Tempo primo
Aleksandr Porfir’evič Borodin (12 novembre 1833 - 1887): В средней Азии (Nell’Asia centrale), quadro sinfonico (1880). Orchestre de la Suisse Romande, dir. Ernest Ansermet.
Oggi il brano è noto con il titolo Nelle steppe dell’Asia centrale, scelto da qualcuno cui evidentemente l’originale non sembrava abbastanza esotico; noi che amiamo la filologia, non esclusa quella musicale, preferiremo sempre e comunque le scelte degli autori.
La composizione intende raffigurare musicalmente l’incedere di una carovana di asiatici attraverso una zona desertica nella regione del Caucaso; il viaggio si svolge sotto la protezione di un drappello di cavalleria russo. Il brano è strutturato su due temi principali, di carattere contrastante: uno, ampio e luminoso, rappresenta i soldati russi e viene enunciato subito all’inizio, prima dal clarinetto [0:09] e poi dal corno [0:25]; l’altro tema, sinuoso, orientaleggiante, ritrae i carovanieri asiatici e viene introdotto dal corno inglese [1:02]. Vi sono inoltre due elementi secondari: il pedale (nota prolungata) acuto dei violini, che rappresenta l’immutabile vastità del deserto; e un motivo eseguito dagli archi in pizzicato, che dà il senso del passo regolare e ininterrotto dei cavalli e dei cammelli [0:41]. L’orchestra riprende il tema russo [2:05] e poi quello asiatico [3:32], infine i due temi risuonano insieme [4:25] in magnifico contrappunto doppio (ciascun tema può essere indifferentemente il più acuto o il più grave), prima della coda finale [5:15], nella quale il tema russo è trattato a canone.
Borodin si autodefiniva un «compositore della domenica»: in effetti la sua principale attività era quella di medico e chimico. Aveva studiato all’Accademia medico-chirurgica di San Pietroburgo e si era laureato nel 1856 con una tesi intitolata Sull’analogia dell’acido arsenico con il fosfatico nella loro azione sull’organismo umano; nello stesso anno entrò in servizio quale assistente medico presso il II Ospedale militare di fanteria. In seguito, dopo una serie di viaggi di studio all’estero (fu anche a Pisa, dove ebbe modo di approfondire le proprie ricerche con Paolo Tassinari), venne nominato professore aggiunto presso l’Accademia medico-chirurgica, dove fra l’altro, a partire dal 1872, organizzò i primi corsi superiori per studentesse di medicina, fornendo anche aiuti finanziari alle allieve meno abbienti. Tutti questi impegni non gli impedirono di coltivare una profonda passione per la musica, che lo portò a scrivere alcune delle più belle pagine operistiche e sinfoniche dell’Ottocento russo.
Dame Elizabeth Violet Maconchy Le Fanu (1907 - 11 novembre 1994): Sinfonia per doppia orchestra d’archi (1953). London Symphony Orchestra, dir. Vernon Handley.
Allegro molto
Lento [4:50]
Allegro scherzando [11:40]
Passacaglia: Lento sostenuto – Allegro – Lento [15:10]