Heinrich Schütz (8 ottobre 1585 - 1672): Di marmo siete voi SWV 17, madrigale a 5 voci (n. 17 del Primo libro de madrigali, 1611) su testo di Giambattista Marino. The Consort of Musicke, dir. Anthony Rooley.
Di marmo siete voi,
donna, a colpi d’amore,
al pianto mio,
e di marmo son io
alle vostr’ire e agli strali suoi
per natura,
per amor io costante
e voi dura.
Ambo siam sassi
e l’un e l’altro è scoglio,
io di fé e voi d’orgoglio.
Isabella Colbran (1784 - 7 ottobre 1845): So che un sogno è la speranza (da Sei Canzoncine ou Petits Airs Italiens, 3ème recueil, 1809); testo di Pietro Metastasio, dal Ruggero (aria di Bradamante, atto I, scena 9a). Maria Chiara Pizzoli, soprano; Marianne Gubri, arpa.
So che un sogno è la speranza
So che spesso il ver non dice
Ma, pietosa ingannatrice,
Consolando il cor mi va.
Fra quei sogni non ha pace
E capace almen si rende
Di sue barbare vicende
A soffrir la crudeltà.
Jacques Offenbach (1819 - 5 ottobre 1880): J’aime la rêverie, mélodie; «paroles de Mme la Baronne Gay de V[aux]» (1839). Mariam Sarkissian, mezzosoprano; Daniel Propper, pianoforte.
J’aime la rêverie:
Les bois et la prairie,
Le gazon et les fleurs
Font oublier les pleurs.
J’aime à voir ton image
Se refléter dans l’eau
D’un ruisseau.
Je voudrais au village
Avec toi m’isoler
Et rester.
J’aime la rêverie…
J’aime ta chevelure,
Et je frémis parfois
Quand mes doigts
De ta blonde parure
Déroulent les anneaux
Doux et beaux.
J’aime la rêverie…
Près de toi les orages
D’un rigoureux destin
Ne sont rien;
Dans tes yeux sans nuages
Je trouve le bonheur
De mon cœur.
Pierre de Manchicourt (c1510 - 5 ottobre 1564): Laudate Dominum omnes gentes, mottetto a 6 voci. Huelgas Ensemble, dir. Paul van Nevel.
1ª pars:
Laudate Dominum, omnes gentes;
laudate eum, omnes populi:
resurrexit Dominus, alleluia.
Unus est Christus qui regnat;
laudate Dominum, omnes gentes:
Christus triumphat, alleluia.
Unus est Christus qui renovat;
laudate eum, omnes populi:
Christus glorificat, alleluia.
Unus est Christus qui coronat;
laudate Dominum, omnes gentes, alleluia.
2ª pars:
Plaudite ergo, omnes gentes,
quoniam confirmata est super nos misericordia ejus, alleluia;
et veritas Domini manet in æternum:
laudate eum, omnes populi.
Questo mottetto ha una caratteristica che lo rende unico fra le composizioni congeneri dell’epoca di Manchicourt: presenta un refrain sulla parola «alleluia», riproposto cinque volte (prima pars: a 0:54, 1:45, 2:36, 3:19; secunda pars: a 4:52), continuamente variato.
Anonimo del XII secolo: Crucifigat omnes, conductus a 3 voci. New London Consort, dir. Philip Pickett.
Si tratta di un vero e proprio canto di crociata. Il testo, composto a seguito della conquista di Gerusalemme da parte del Saladino (2 ottobre 1187), è riportato con o senza musica da più fonti diverse, fra le quali il manoscritto dei Carmina Burana : nell’ambito di questa raccolta è compreso fra i carmina moralia (canti morali) e gli è stato assegnato il numero 47.
Crucifigat omnes
Domini crux altera,
nova Christi vulnera!
Arbor salutifera
perditur, sepulchrum
gens evertit extera
violente, plena gente
sola sedet civitas,
agni fedus rapit hedus,
plorat dotes perditas
sponsa Sion, immolatur
Ananias, incurvatur
cornu David, flagellatur
mundus;
ab iniustis abdicatur
per quem iuste iudicatur
mundus.
O quam dignos luctus!
exulat rex omnium,
baculus fidelium
sustinet opprobrium
gentis infidelis;
cedit parti gentium
pars totalis; iam regalis
in luto et latere
elaborat tellus, plorat
Moysen fatiscere.
homo, Dei miserere!
fili, patris ius tuere!
in incerto certum quere,
ducis
ducum dona promerere
et lucrare lucem vere
lucis!
Quisquis es signatus
fidei charactere,
fidem factis assere,
rugientes contere
catulos leonum,
miserans intuere
corde tristi damnum Christi!
longus Cedar incola,
surge, vide, ne de fide
reproberis frivola!
suda martyr in agone
spe mercedis et corone!
Derelicta Babylone,
pugna
pro celesti regione,
et ad vitam te compone
pugna!
Crocifigga tutti
la seconda croce del Signore,
le nuove ferite di Cristo!
L’albero della salvezza
è perduto, il Sepolcro
è stato profanato da stranieri
con la violenza, piena di gente
la città resta sola,
l’ariete ha rotto il patto con l’agnello,
piange la dote perduta
la sposa di Sion, immolato
Anania, piegata
la potenza di Davide, flagellato
chi è puro;
dagli empi rinnegato
Colui che con giustizia giudica
il mondo.
Oh, come sono giusti i pianti!
Il Re del mondo è bandito,
il sostegno dei credenti
deve patire l’obbrobrio
di un popolo infedele;
cede a una parte dei gentili
la parte intera; già del Re
la terra tra fango e macerie
soffre, e lamenta
la rovina di Mosè.
Uomo, implora la pietà di Dio!
Figlio, difendi il diritto del Padre!
Nell’incerto cerca la certezza,
del Re
dei re merita il dono
e guadàgnati la luce della vera
luce!
Chiunque tu sia, segnato
con il marchio della fede,
testimoniala con i fatti,
schiaccia i ruggenti
cuccioli dei leoni,
osserva con pietà
e dolore la rovina di Cristo!
Lontano abitante di Kedar,
alzati e bada, che non ti si rimproveri
per la tua debole fede!
Suda, come un martire, nella mischia
sperando nel premio e nella corona!
Lasciata Babilonia,
lotta
per guadagnare un posto in cielo,
e preparati alla vita eterna
combattendo.
Il conductus è un tipo di composizione vocale su testo latino, monodica (a una voce) o polifonica (a più voci), la cui origine è da localizzarsi nella Francia meridionale (Aquitania) intorno al volgere del primo millennio; il nome è presumibilmente dovuto alla funzione che il conductus aveva in ambito liturgico, cioè quella di accompagnare durante la messa eventuali spostamenti del celebrante, di «condurre» processioni, e simili. Nel XII secolo il conductus divenne una delle forme predilette dagli esponenti della Scuola cosiddetta di Notre-Dame, che l’affrancarono dalla primitiva destinazione liturgica creando composizioni di argomento vario, talvolta anche non religioso: è il caso, per esempio, di Veris ad imperia, un conductus a 3 voci costruito sulla melodia di una canzone a ballo occitana abbastanza famosa, A l’entrada del tens clar (in questa pagina del blog potete ascoltare ambedue le composizioni). Mentre in altre forme della Scuola parigina prevale la scrittura melismatica (melisma: tante note per una sola sillaba), il conductus ha andamento perlopiù sillabico (una nota per ciascuna sillaba). La storia del conductus si conclude verso la fine del Duecento, con l’affermarsi di una forma nuova che avrà grandissima fortuna nei secoli a venire, il mottetto.
Jacques Colebault detto Jacquet de Mantua (1483 - 2 ottobre 1559): Salve virgo virginum, mottetto a 4 voci. Ensemble «Jachet de Mantoue».
Salve virgo virginum,
salve lumen luminum,
vale, dulce lilium.
Salve, mater pauperum.
Mater Christi, tu peperisti regem omnium:
gaude pura spes futura deprecantium;
tu in hora mortis nostrae ora Christum Dominum ,
ne damnemur in aeternum.
Speciosa pretiosa lux errantium,
generosa, gratiosa sis in hac valle te laudantium
consolatrix et gaudium, apud Patrem et Filium.
Quirino Gasparini (1721 - 30 settembre 1778): Adoramus te, antifona a 4 voci a cappella, un tempo erroneamente attribuita a Mozart (K 327). St. Martin’s Chamber Choir, dir. Timothy J. Krueger.
Adoramus te, Domine Jesu Christe, et benedicimus tibi
Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Juan Hidalgo de Polanco (28 settembre 1614 - 1685): ¡Ay que me río de Amor!, «solo humano» (canzone profana) per voce e basso continuo su testo di Agustín de Salazar y Torres. Marta Almajano, soprano; Dani Zapico, chitarra barocca; Dani Espasa, clavicembalo.
Ay, que me río de amor,
escuchen, atiendan
verán lo que importa
seguir mi opinión.
Dicen que al que quiere bien,
luego la razón quitó;
con que solo el que no quiere,
es el que tendrá razón:
ay, que me rio de amor.
Todos del amor se rían,
mas con una distinción,
que es bueno burlarse de él,
mas burlarse con él, no:
ay, que me rio de amor.
Inclinación natural
dicen que causa su ardor,
mas quien lo dice, no dice
como es mala inclinación:
ay, que me río de amor.
Florent Schmitt (28 settembre 1870 - 1958): Psaume XLVII per soprano, coro, organo e orchestra op. 38 (1904). Andréa Guiot, soprano; Gaston Litaize, organo; Choeur et Orchestre National de l’ORTF, dir. Jean Martinon.
Gloire au Seigneur!
Nations, frappez des mains toutes ensemble
Chantez la gloire de Dieu, mêlez vos voix!
Parce que le Seigneur est très élevé
Et très redoutable et qu’il est le roi supreme
Qui a l’empire en toute la terre!
Chantez la gloire de Dieu par des cris d’allégresse!
Parce que le Seigneur est très élevé et très puissant.
Il est très grand, puissant et très élevé.
Qu’une sainte allégresse parte des coeurs
pour monter vers lui.
Que de vos voix et de vos âmes
Les chants de joie clamant:
Gloire au Seigneur!
Exaltez-vous à sa gloire.
Il nous a assujetti les peuples
Il a mis les nations sous nos pieds!
Gloire au Seigneur, Gloire au Dieu suprême!
Il a choisi dans son héritage
La beauté de Jacob qu’il a aimée avec tendresse.
Dieu est monté au milieu des chants de joie
Et le Seigneur est monté à la voix de la
trompette éclatante!
Nations, frappez des mains toutes ensemble!
Mêlez vos voix
Parce que le Seigneur et très élevée et très redoutable
Et qu’il est le Roi suprême,
Qui a l’empire en toute la terre
Chantez la gloire de Dieu
Par des cris d’une saint allégresse,
Gloire au Seigneur!
Bellerofonte Castaldi (c1581 - 27 settembre 1649): Hor che la notte ombrosa, aria per voce e basso continuo (pubblicata in Primo mazzetto di fiori musicalmente colti dal giardino bellerofonteo, 1623); testo del compositore. Allegoria Ensemble: Elisenda Pujals, soprano; Guzmán Ramos, arciliuto; Robert Cases, tiorba; Hen Goldsobel, violone.
Hor che la notte ombrosa
Con tacito silentio il mondo cuopre,
Tu sola mi rispondi, Echo amorosa.
Ma che? Se quell’empia e crudele,
Se sdegna d’ascoltar le mie querelle,
Dunque chi darà fine a tanti guai?
Tu con lamento mi rispondi
E par che vi nascondi
Che da lei pace non havro già mai.
Se tanto asprezza in lei s’aduna,
Altra dia fine a si crudel fortuna.
Pur troppo il so ch’altri che quella
Non parrà a gl’occhi miei donna più bella,
Onde’l pensier mi parla e dice:
Forse co’l tempo diverrai felice.
Ben lieta sorte ha l’amor mio
Se giunge al fin del suo dolce desio
Tu del mio ben presaga a Dio.
William Lawes (1602 - 24 settembre 1645): Gather ye rosebuds, song su testo di Robert Herrick. Anna Dennis, soprano; ensemble Voices of Music.
Gather ye rosebuds while ye may,
Old Time is still a-flying;
And this same flower that smiles today
Tomorrow will be dying.
The glorious lamp of heaven, the sun,
The higher he’s a-getting,
The sooner will his race be run,
And nearer he’s to setting.
That age is best which is the first,
When youth and blood are warmer;
But being spent, the worse, and worst
Times still succeed the former.
Then be not coy, but use your time,
And while ye may, go marry;
For, having lost but once your prime,
You may forever tarry.
John Keating-Robin Williams invita i propri allievi a meditare sui versi di Herrick:
Fiero sostenitore del partito realista, William Lawes cadde sul campo di battaglia di Rowton Heath, presso Chester. Carlo I dispose che gli fossero dedicate speciali onoranze funebri e gli conferì postumo il titolo di Father of Musick.
Igor’ Fëdorovič Stravinskij (1882-1971): The Owl and the Pussycat per voce e pianoforte (1966) su testo di Edward Lear. Adrienne Albert, mezzosoprano; Robert Craft, pianoforte.
The Owl and the Pussy-cat went to sea
In a beautiful pea-green boat,
They took some honey, and plenty of money,
Wrapped up in a five-pound note.
The Owl looked up to the stars above,
And sang to a small guitar,
‘O lovely Pussy! O Pussy my love,
What a beautiful Pussy you are,
You are,
You are!
What a beautiful Pussy you are!’
Pussy said to the Owl, ‘You elegant fowl!
How charmingly sweet you sing!
O let us be married! too long we have tarried:
But what shall we do for a ring?’
They sailed away, for a year and a day,
To the land where the Bong-tree grows
And there in a wood a Piggy-wig stood
With a ring at the end of his nose,
His nose,
His nose,
With a ring at the end of his nose.
‘Dear pig, are you willing to sell for one shilling
Your ring?’ Said the Piggy, ‘I will.’
So they took it away, and were married next day
By the Turkey who lives on the hill.
They dined on mince, and slices of quince,
Which they ate with a runcible spoon;
And hand in hand, on the edge of the sand,
They danced by the light of the moon,
The moon,
The moon,
They danced by the light of the moon.
Mátyás Seiber (1905 - 24 settembre 1960): The Owl and the Pussycat per voce, violino e chitarra (1956) su testo di Edward Lear. Beáta Máthé, mezzosoprano; Zoltán Benedekfi, violino; Dávid Pavlovits, chitarra.
The Owl and the Pussy-cat went to sea
In a beautiful pea-green boat,
They took some honey, and plenty of money,
Wrapped up in a five-pound note.
The Owl looked up to the stars above,
And sang to a small guitar,
‘O lovely Pussy! O Pussy my love,
What a beautiful Pussy you are,
You are,
You are!
What a beautiful Pussy you are!’
Pussy said to the Owl, ‘You elegant fowl!
How charmingly sweet you sing!
O let us be married! too long we have tarried:
But what shall we do for a ring?’
They sailed away, for a year and a day,
To the land where the Bong-tree grows
And there in a wood a Piggy-wig stood
With a ring at the end of his nose,
His nose,
His nose,
With a ring at the end of his nose.
‘Dear pig, are you willing to sell for one shilling
Your ring?’ Said the Piggy, ‘I will.’
So they took it away, and were married next day
By the Turkey who lives on the hill.
They dined on mince, and slices of quince,
Which they ate with a runcible spoon;
And hand in hand, on the edge of the sand,
They danced by the light of the moon,
The moon,
The moon,
They danced by the light of the moon.
Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809 - 1947): Herbstlied, duetto op. 63 n. 4 (1844); testo di Karl Klingemann (1798-1862). Barbara Bonney, soprano; Angelika Kirchschlager, mezzosoprano; Malcolm Martineau, pianoforte.
Ach, wie so bald verhallet der Reigen,
Wandelt sich Frühling in Winterzeit!
Ach, wie so bald in trauerndes Schweigen
Wandelt sich alle der Fröhlichkeit!
Bald sind die letzten Klänge verflogen!
Bald sind die letzten Sänger gezogen!
Bald ist das letzte Grün dahin!
Alle sie wollen heimwärts ziehn!
Ach, wie so bald verhallet der Reigen,
Wandelt sich Lust in sehnendes Leid.
Wart ihr ein Traum, ihr Liebesgedanken?
Süß wie der Lenz und schnell verweht?
Eines, nur eines will nimmer wanken:
Es ist das Sehnen, das nimmer vergeht.
Ach, wie so bald verhallet der Reigen!
Ach, wie so bald in trauerndes Schweigen
Wandelt sich alle die Fröhlichkeit!
(Oh, quanto presto s’arresta la danza, la primavera si tramuta in inverno; oh, quanto presto in doloroso silenzio si tramuta ogni allegria.
Presto si affievoliscono gli ultimi suoni! Presto se ne vanno gli ultimi alati cantori! Presto l’ultimo verde scompare! Tutti vogliono tornare a casa.
Oh, quanto presto s’arresta la danza e il piacere si trasforma in mesto dolore!
Eravate soltanto un sogno, voi, pensieri d’amore? Dolce come la primavera e presto svanito? Una cosa, solo una cosa non cambierà mai: la nostalgia, che mai se ne va.
Oh, quanto presto s’arresta la danza! Oh, quanto presto in doloroso silenzio si tramuta ogni allegria.)
Franz Schubert (1797 - 1828): Herbst, Lied D 945 (1828); testo di Ludwig Rellstab (1799 - 1860). Dietrich Fischer-Dieskau, baritono; Gerald Moore, pianoforte.
Es rauschen die Winde
So herbstlich und kalt;
Verödet die Fluren,
Entblättert der Wald.
Ihr blumigen Auen!
Du sonniges Grün!
So welken die Blüten
Des Lebens dahin.
Es ziehen die Wolken
So finster und grau;
Verschwunden die Sterne
Am himmlischen Blau!
Ach, wie die Gestirne
Am Himmel entflieh’n,
So sinket die Hoffnung
Des Lebens dahin!
Ihr Tage des Lenzes
Mit Rosen geschmückt,
Wo ich die Geliebte
Ans Herze gedrückt!
Kalt über den Hügel
Rauscht, Winde, dahin!
So sterben die Rosen
Des Lebens dahin.
(Soffiano i venti gelidi dell’autunno; la campagna si fa sterile, il bosco perde le foglie. Che ne è di voi, prati fioriti, e di te, verde solare? Così avvizziscono i fiori della vita.
Passano nuvole scure e grigie; scompaiono le stelle nel blu del cielo! Ah, come fuggono le stelle dal cielo, così svanisce la speranza dalla vita!
Dove siete, giornate primaverili adornate di rose, quando stringevo al cuore la mia amata? Scendete gelidi dalla collina, venti! Così muoiono le rose della vita.)
Gabriel Fauré (1845 - 1924): Automne, mélodie op. 18 n. 3 (1878), testo di Armand Silvestre (1837 - 1901). Janine Devost (1932 - 1985), soprano; David Selig, pianoforte.
Automne au ciel brumeux, aux horizons navrants,
Aux rapides couchants, aux aurores pâlies,
Je regarde couler, comme l’eau du torrent,
Tes jours faits de mélancolie.
Sur l’aile des regrets mes esprits emportés,
– Comme s’il se pouvait que notre âge renaisse! –
Parcourent, en rêvant, les coteaux enchantés,
Où jadis sourit ma jeunesse!
Je sens, au clair soleil du souvenir vainqueur,
Refleurir en bouquet les roses deliées,
Et monter à mes yeux des larmes, qu’en mon coeur,
Mes vingt ans avaient oubliées!
Michel Pignolet de Montéclair (1667 - 22 settembre 1737): La mort de Didon, cantata per soprano, archi e basso continuo (c1709). Agnes Mellon, soprano; Les Arts Florissants, dir. William Christie.
I. Lent, marqué et détaché
«Je ne verrai donc plus Enée!»
S’écria tristement Didon abandonnée,
«Il est donc vrai qu’il part?
Il fuit loin de ces bords,
Dieux que j’étois crédule!
Ô Dieux qu’il est perfide!
L’inconstant plus leger que le vent qui le guide
Me quitte sans regrets, me trahit sans remords.
II. Air lent
«O Toi, Déesse de Cithère,
Tendre Vénus, es-tu la mère
De l’ingrat qui m’a su charmer?
Non, non, il ne sait pas aimer.
Helas! Helas! Helas!
Pourquoi sait-il trop plaire?
III. Récitatif
«Infidèle, pourquoi quittez-vous ce rivage?
Les plaisirs et les jeux y voloient sur vos pas!
Pourquoi vouloir régner dans de lointains climats
Quand ma main vous offroit le sceptre de Carthage?
Perfide amant, funeste jour!
Faut-il que je trouve un volage
Dans le frère du tendre Amour?
IV. Vivement
Tirans de l’empire de l’Onde,
Grondez. Volez, vents furieux.
Élevez les flots jusqu’aux cieux!
Que tout l’Univers se confonde!
Tonnez, vengez mes feux trahis!
Justes Dieux, vengez mon injure!
Tonnez, embrasez un parjure
Dans le sein même de Thétis!
V. Récitatif
«Non, arretez.
Grands Dieux, gardez vous d’exaucer
Mon courroux légitime!
Laissez moi choisir ma victime:
Énée est dans mon cœur et je vais l’y percer.»
Sur un bûcher fatal, théâtre de sa rage,
Didon en ce moment se livre à la fureur.
Un fer, triste present que lui laisse un volage,
Un fer cruel lui perce enfin le cœur:
Mourante elle tombe, et son âme
Chérit encore l’ingrat qu’elle n’a pu toucher;
Elle expire sur le bûcher,
Le flambeau de l’Amour en alume la flamme.
VI. Air gai
Qu’il est dangereux
De se rendre aux vœux
D’un objet volage!
Un sensible cœur
Risque son bonheur
Le jour qu’il s’engage.
Que les seuls plaisirs
Fixent nos désirs:
Evitons les peines!
Amour, si les jeux
N’en forment les nœuds,
Je brise mes chaînes.
Anonimo (XVI-XVII secolo): O bella più che la stella diana, aria a voce sola e continuo. Ensemble A Musicall Banquet: Baltazar Zúñiga, tenore; Rebeca Ferri, violoncello; Francesco Tomasi, liuto.
O bella più che la stella diana,
Che par innanzi della mia patrona,
Mia regina, dolce mio amore,
Pietà, cuor mio, pietà, non più dolore.
Bene mio caro, cuore mio bello,
Tu sei la mala morte mia,
La freccia che mi passa il cuore.
Con questa composizione di autore ignoto si conclude la raccolta A Musicall Banquet pubblicata a Londra nel 1610 a cura di Robert Dowland (1591 - 1641).
Gilles Binchois (c1400 - 20 settembre 1460): Amours merchi, chanson a 3 voci. Ensemble «Gilles Binchois», dir. Dominique Vellard.
Amours merchi de trestout non poir
tant que je puis quant il m’a fait choisir.
Tres douchement, et tout a mon voloir
Agatie m’a un tres riche plaisir.
Cescune fois que j’en ay souvenir
Le cuer de moy devient tout joieux,
Prendre ne puis nul espoir doloreux
Si richement t’ay choisi a mon gré
Et par amours que le m’a commandé.
Giulio Caccini (1551 - 1618): Amarilli, mia bella, aria a voce sola e basso continuo (pubblicata nel volume Le nuove musiche, 1601, n. 8). Emma Kirkby, soprano; Anthony Rooley, liuto.
Amarilli, mia bella
Non credi, o del mio cor dolce desio,
D’esser tu l’amor mio?
Credilo pur, e se timor t’assale,
Prendi questo mio strale,
Aprimi il petto e vedrai scritto in core:
Amarilli, Amarilli, Amarilli
è il mio amore.
Amarilli, mia bella di Giulio Caccini venne poi ripubblicata da Robert Dowland (1591 - 1641) nella raccolta A Musicall Banquet (Londra 1610, n. XIX).
Giulio Caccini (1551 - 1618): Dovrò dunque morire?, aria a voce sola e basso continuo su testo di Ottavio Rinuccini (pubblicata nel volume Le nuove musiche, 1601, n. 11). Anne Sofie von Otter, soprano; Jakob Lindberg, liuto.
Dovrò dunque morire?
Pria che di nuovo io miri,
voi bramata cagion de miei martiri?
Mio perduto tesoro,
non potrò dirvi pria ch’io mora
Io moro?
O miseria inaudita,
non poter dir a voi morrò mia vita.
Questa aria di Giulio Caccini è stata poi ripubblicata da Robert Dowland (1591 - 1641) nella raccolta A Musicall Banquet (Londra 1610, n. XVIII).
Domenica Maria Melli (1545 - p1615): Se di farmi morire, aria a voce sola e continuo (pubblicata in Seconde musiche di Domenico Maria Melli, reggiano: Madrigali, canzonette, arie, dialoghi, a una e due voci per cantare nel chitarrone o cembalo, 1602, n. 8). Ensemble A Musicall Banquet: Baltazar Zúñiga, tenore; Rebeca Ferri, violoncello; Francesco Tomasi, liuto.
Se di farmi morire
Con crudeltà pensate,
Certo che v’ingannate.
Ché da la crudeltà nascono l’ire,
E da l’ire lo sdegno
Che scaccia Amor
Dal suo superbo regno.
Questo brano è stato poi ripubblicato da Robert Dowland (1591 - 1641) nella raccolta A Musicall Banquet (Londra 1610, n. XVII).
Francesca Caccini, detta La Cecchina (18 settembre 1587 - 1640): Non so se quel sorriso, canzonetta, dal Primo Libro delle musiche a una e due voci (1618). Shannon Mercer, soprano; Luc Beauséjour, clavicembalo; Sylvain Bergeron, tiorba; Amanda Keesmaat, violoncello.
Non so se quel sorriso
mi schernisce o m’affida,
se quel mirarmi fiso
m’alletta o mi diffida.
Gia schernito e deriso
da bella donna infida
non vorrei più che’l core
fosse strazio d’amore.
Non vo’ più per dolcezza
d’immaginato bene
nutrirmi d’amarezza
vivendo sempre in pene,
né per nuova bellezza
portar i lacci e catene,
né gravar l’alma ancella
di inferma novella.
Se tu vuoi ch’io t’adori,
d’amor stella gentile,
ti canti, e ch’io t’onori
su la mia cetra docile,
a più degni tesori
a guiderdon non vile
chiama l’avida speme
che spregiata già teme.
Soffrir’io più non voglio
la ferita crudele
d’un cor cinto d’orgoglio,
d’un anima infedele,
né tra scoglio né tra scoglio
affidar più le vele
della mia libertate
senza certa pietate.
Francesca Caccini: Ciaccona. Luigi Cozzolino, violino; Andrea Benucci, chitarra; Alfonso Fedi, clavicembalo; Francesco Tomei, viola da gamba.
Anonimo (XVII secolo): Vuestros ojos tienen d´amor no sé qué. Raquel Andueza, soprano; Jesús Fernández Baeza, tiorba; Pierre Pitzl, chitarra barocca.
Vuestros ojos tienen
d’Amor no sé qué,
que me yelan, me roban,
me hieren, me matan, a fe!
Porque me mirays
con tanta aflicción,
y a mi coraçón
me aprisionays?
Que si vos me mirays
yo os acusare.
Il brano fu pubblicato da Robert Dowland (1591 - 1641) nella raccolta A Musicall Banquet (Londra 1610, n. XVI).
Anonimo (XVI-XVII secolo): Sta notte mi sognava, aria pubblicata da Robert Dowland nella raccolta A Musicall Banquet (Londra 1610, n. XV). Andreas Scholl, controtenore; Marcus Märkl, liuto.
Sta notte mi sognava
ch’all’inferno mestamente me n’andava,
non per i miei peccati
ma per veder che fanno i dannati.
Stando là mi pareva
che nel mezzo Plutone si sedeva
tra quei spiriti infernali
che dann’all’alma tanti strazi mali.
Francisco Correa de Arauxo (16 settembre 1584 - 1654): Tres glosas sobre el canto llano de la Inmaculada concepción de la Virgen María «Todo el mundo en general» (dal Libro de tientos y discursos de música práctica y theórica de órgano, intitulado Facultad orgánica, 1626). La Capella Reial de Catalunya e Hespèrion XX, dir. Jordi Savall.
Todo el mundo en general
a voces reina escogida
diga que sois concebida
sin pecado original.
Si mandó Dios verdadero
al padre y la madre honrar,
lo que nos mandó guardar,
él lo quiso obrar primero
y assiesta ley celestial
en vos la dexo cumplida,
pues os hizo concevida
sin pecado original.
Una versione più… spigliata è quella dell’ensemble Unda Maris, con la voce di Guillemette Laurens.
Anonimo (sec. XVI-XVII): Passava Amor, su arco desarmado, romance su testo di Jorge de Montemayor (da Los siete libros de la Diana, 1559). Olga Pitarch, soprano; ensemble Faenza, dir. Marco Horvat.
Passava Amor, su arco desarmado,
los ojos baxos, blando y muy modesto:
dexávame ya atrás muy descuydado.
¡Quán poco espacio pude gozar esto!
Fortuna, de embidiosa, dixo luego:
– ¡Teneos, Amor! ¿Por qué vais [passáis] tan presto?
Bolvió de presto a mí el niño ciego,
muy enojado en verse reprehendido,
que no hay reprehensión do está su fuego.
Ay, prados, bosques, selvas que criastes
tan libre coraçón como era el mío:
¿Por qué tan grave mal no le estorvastes?
Passava Amor è il primo dei tre romances su testo spagnolo inclusi da Robert Dowland nella raccolta A Musicall Banquet (Londra 1610, n. XIV)
Clément Janequin (c1485 - 1558): la Guerre (la Bataille de Marignan), chanson a 4 voci (1555). Ensemble «Clément Janequin».
La partitura è interessantissima: leggendola e insieme ascoltando il brano, sono tutte da gustare le numerose onomatopee. Ecco il testo, per chi non sa (o non vuole) leggere la musica:
1ère partie :
Escoutez, tous gentilz Galloys,
La victoire du noble roy Françoys.
Et orrez, si bien escoutez,
Des coups ruez de tous costez.
Phiffres, soufflez,
Frappez, tambours, toujours!
Aventuriers, bons compagnons,
Ensemble croisez vos bastons.
Bendez soudain, gentils Gascons.
Nobles, sautez dans les arçons,
La lance au poing hardiz et prompts,
Comme lyons!
Haquebutiers, faites vos sons!
Armes bouclez, frisques mignons.
Donnez dedans! Frappez dedans!
Alarme, alarme.
Soyez hardiz, en joye mis.
Chacun s’assaisonne,
La fleur de lys,
Fleur de haut pris,
Y est en personne.
Suivez Françoys,
Le roy Françoys,
Suivez la couronne!
Sonnez trompettes et clarons,
Pour resjouyr les compagnons.
2ème partie :
Fan fre le le,
Fan fan feyne,
Fa ri ra ri ra,
A l’étendard,
Tous avant,
Boutez selle,
gens d’armes à cheval,
Frere le le fan fan.
Bruyez, tonnez,
Bombardes et canons,
Tonnez gros couteaux et faulcons,
Pour secourir les compagnons.
Von pa ti pa toc,
Ta ri ra ri ra ri ra reyne,
Pon, pon, pon, pon,
Courage, courage,
Donnez des horions.
Chipe, chope, torche, lorgne,
Pa ti pa toc,
Tric, trac zin zin,
Tue! à mort; serre,
Courage prenez,
Frappez, tuez.
Gentils galants, soyez vaillants,
Frappez dessus, ruez dessus,
Fers émolus, chiques dessus,
Alarme, alarme!
Ils sont confus, ils sont perdus,
Ils montrent les talons.
Escampe toute frelore,
La tintelore,
Ils sont défait.
Victoire au noble roy Françoys,
Escampe toute frelore bigot.
Andrea Gabrieli (c1533 - 1585): Aria della battaglia per sonar d’istrumenti da fiato (pubbl. 1590), trascrizione della chanson di Janequin. Symposium musicum, dir. Miloslav Klement.
La battaglia di Marignano, passata alla storia come «battaglia dei giganti», ebbe luogo fra il 13 e il 14 settembre 1515.